tax freedom dayE con oggi, incominciamo finalmente a lavorare per noi! Abbiamo pagato quanto dovevamo allo Stato, lavorando finora per pagare le tasse, ma da domani, ragazzi, sotto perché sarà tutto nostro.

O no?

Lasciando perdere il pollo di Trilussa, la statistica ci dice che per 173 giorni dobbiamo lavorare per pagare tasse, contributi, oneri, balzelli.
Eppure, questa cosa non mi convince. Mi capita frequentemente di vedere bilanci di molte aziende e forse dovrebbero vederli anche i giornalisti che scrivono di tax freedom day oltre che i politici che ci governano.
Proprio oggi, ne guardavo uno, di una bella azienda, ordinata, attenta alle normative ed alla salute dei lavoratori, che sono molti, riconosciuta anche a livello internazionale. Bene, dopo aver assolto tutti i costi, gli accantonamenti e aver contribuito ai conti economici delle banche, il risultato prima delle tasse ammonta a poco più di 240 mila euro. Interessante! Peccato che le imposte siano però quasi 210 mila!
E di conseguenza il risultato netto è solo di circa 30 mila euro.
Ma allora, di cosa parliamo quando diciamo che dobbiamo lavorare 173 giorni per lo Stato e il resto per noi? Del nulla.
Di aziende labour intensive ce ne sono molte, sempre meno purtroppo, e tipicamente lo sono le aziende manifatturiere, quelle storiche, quelle che contribuiscono al sostentamento di milioni di famiglie. Sono anche quelle che hanno i maggiori fabbisogni di finanziamenti, per gli investimenti negli impianti, che devono essere sempre tenuti all’avanguardia, e per sostenere il circolante, in quanto le uscite finanziarie conseguenti alla gestione del personale hanno scadenze brevissime. Ecco, queste sono le aziende maggiormente penalizzate dall’attuale fiscalità e che, nel nostro esempio, devono lavorare per 319 giorni per lo Stato e solo 46 (!!!) per esse stesse.

Tax freedom day? Non oggi. C’è ancora molto lavoro da fare. Troppo.

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