ll Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese è stato istituito con la Legge n. 662 del 1996 ed ha lo scopo di facilitare le piccole e medie imprese nell’accesso ai finanziamenti, concedendo una garanzia pubblica in favore delle banche e degli istituti finanziatori, a fronte dei finanziamenti da queste concessi.

Il vantaggio per la PMI è di poter accedere al credito, che diversamente avrebbe potuto non avere, e a costi inferiori rispetto ad altre forme di garanzia (fideiussioni, polizze, garanzie consortili, altro). L’ammontare della garanzia può arrivare fino all’80%.

Possono beneficiare della garanzia le imprese che rientrano nei parametri PMI e che operano in alcuni ambiti classificati su base ATECO e tra le operazioni ammesse alla garanzia, rientrano i finanziamenti a medio-lungo termine, compresi lo sconto di effetti e il leasing, i prestiti partecipativi, i crediti a breve termine, i finanziamenti volti al reintegro del circolante, le operazioni riguardanti investimenti.

C’è poi una caratteristica soggettiva, riferita al merito creditizio dell’impresa, che fino al 2017 era definita sulla base di un modello di credit scoring. La vera novità per il 2018 è che la determinazione di tale requisito non dipende più dal “vecchio modello” di scoring, bensì da un vero e proprio rating, un modello di valutazione più articolato e che mira a calcolare la probabilità di inadempimento (o probabilità di default) classificando le imprese in 12 classi di valutazione che sono, a loro volta, raggruppate in 5 macro fasce di valutazione, proprio in funzione del rischio espresso.

Il modello di valutazione si fonda su 3 livelli di indagine:

  • Una valutazione degli aspetti economici e finanziari (basata quindi, essenzialmente sui bilanci) e che esprime un primo profilo dell’impresa nei suoi tratti patrimoniali, economici e finanziari;
  • Una valutazione su quello che viene chiamato “l’andamentale”, cioè sulla qualità dei rapporti già in essere con le istituzioni finanziarie ed il sistema bancario in particolare. Saranno quindi valutate le informazioni della Centrale Rischi di Banca d’Italia ma anche di altri sistemi di monitoraggio e saranno oggetto di punteggio i diversi aspetti che da questi emergono (puntualità nei pagamenti delle rate, sconfini, percentuale di utilizzi degli affidamenti, ecc.)
  • Una valutazione riferita alla eventuale presenza di “pregiudizievoli”, cioè di elementi indicatori di possibili situazioni di rischio (già avanzato, potremmo dire), quali – ad esempio – ipoteche giudiziali, pignoramenti, ecc.

 

Il risultato sarà la classificazione nelle 5 classi, riepilogate qui sotto:

 

Classe

Probabilità Default

Valutazione Rischio

     

1

0.12% Basso

2

1.02%

Contenuto

3

3.62%

Accettabile

4

9.43%

Significativo

5 Oltre 9.43%

Elevato

 

L’ammontare massimo della garanzia che potrà essere concessa dal Fondo, varierà in funzione della Classe di appartenenza dell’impresa in esame, secondo la tabella proposta di seguito:

 

Classe

Finanziamenti fino a 36 mesi Finanziamenti oltre 36 mesi Finanziamenti a medio lungo, inclusi i minibond senza piano di ammortamento o con rate di durata superiore a un anno Finanziamenti del rischio Operazioni a fronte di investimenti, inclusi Sabatini; operazioni concesse a PMI innovative

Operazioni concesse a nuove imprese, start-up innovative, incubatori certificati, microcredito, operazioni di importo ridotto

1

30% 50% 30% 50% 80%

80%

2

40% 60% 30% 50% 80%

80%

3

50%

70% 30% 50% 80%

80%

4

60%

80%

30% 50% 80%

80%

5

Non ammissibile

Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile

80%

 

La ratio di questa riforma, può essere individuata nell’opportunità di permettere al MISE interventi più mirati e selettivi, per rendere disponibile la garanzia alle imprese che, pur meritevoli, presentano una rischiosità maggiore e, di conseguenza, una minore propensione delle banche a concedere finanziamenti senza garanzie, oltre che di consentire al Gestore del Fondo di effettuare accantonamenti più mirati. Nel contempo, può essere vista anche come un modo per arginare l’indiscriminata richiesta di garanzia allo Stato anche per quelle imprese che già sono virtuose e che, di conseguenza, potrebbero essere finanziate dal Sistema senza l’intervento del Fondo.

Quel che è certo è che, almeno in fase iniziale, si genera un ulteriore elemento di incertezza, in quanto sarà necessario comprendere come il nuovo modello di rating lavora e, di conseguenza, quali i risultati delle prime istruttorie; inoltre, resta da comprendere la reale propensione delle banche a concedere finanziamenti assumendosi percentuali di rischio maggiore rispetto al 20% che erano disposte ad assumersi fino ad ora.

L’altra deduzione che se ne trae è che è indispensabile che le imprese si avviino su modelli di comportamento virtuosi, che consentano loro di ridurre – nel tempo – la loro rischiosità, migliorando la possibilità di accedere al credito, a costi inferiori e, perché no, in misura più contenuta.

 

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *