Gli osservatori e i commentatori davano l’anno appena concluso come quello della ripresa, anche dell’erogazione del credito da parte delle banche in favore delle imprese. O almeno, questo era quello che ci si aspettava. In effetti, le statistiche dicono il contrario e i prestiti alle imprese, da gennaio a ottobre 2017, sono scesi di ulteriori 50 miliardi di Euro (Fonte Banca d’Italia), in gran parte non erogati alle PMI, vista la propensione delle Banche ad erogare alle grandi aziende, con ratios migliori, al fine di contenere l’ammontare degli accantonamenti. E’ noto, infatti, che migliore è il rating delle imprese, minori sono gli accantonamenti e viceversa.

Il punto è proprio questo, e ne ho già parlato da queste pagine: il mondo del credito è cambiato, le regole non sono più “quelle di prima”, ed è velleitario continuare ad attendere che possa tornare ad essere com’era. Inoltre, anche questo l’ho già anticipato, nuovi e importanti cambiamenti sono all’orizzonte. Anzi, alcuni sono già operativi. Mi riferisco, ad esempio, all’avvento delle nuove regole che saranno applicate dal Fondo Centrale di Garanzia, lo strumento al quale, in questi anni, le Banche hanno attinto a piene mani per fare credito alle PMI e, a volte, per rientrare dalle esposizioni sui fidi: l’accesso alla garanzia non sarà più automatico, così come non sarà automatica la sua percentuale di copertura, qualora dovesse venire concessa; di conseguenza, non sarà automatico – per le banche – ridurre i requisiti di capitale trasferendo il rischio sullo Stato (per un approfondimento, consiglio una lettura di questo contributo http://www.claudioarrigoni.it/2017/12/27/fondo-di-garanzia-pmi-cosa-cambia-dal-2018/) .

E questo non è che uno dei cambiamenti in corso. Eppure la ripresa c’è, molti di noi lo hanno visto. Ma la ripresa ha bisogno di essere finanziata, e questo è il punto. E allora, la soluzione qual è?

Ci sono grande fermento e attenzione attorno a quella che viene definita la “finanza alternativa”, nelle sue diverse accezioni: fintech, piattaforme varie, mini-bond, peer-to-peer lending, ecc. L’offerta di questi prodotti alternativi si è moltiplicata negli ultimi 24 mesi ed è in continua crescita ed i volumi di operazioni sono in aumento, anche se sono ancora lontani dall’ammontare di quanto divorato dal credit-crunch. Ma, di nuovo, questi strumenti possono davvero costituire l’alternativa alla banca per le micro e le piccole imprese? Voglio dire, avete mai provato ad accedere ad una piattaforma che tratta aste o sconti fatture ed approfondire i requisiti che sono richiesti alla Vostra impresa affinché possiate essere presi in considerazione? Oppure vi siete mai chiesti a quali condizioni (di redditività, prospettiva, dimensioni ma anche di costo) si può accedere ad un mini-bond? Non fraintendetemi, sono strumenti nei quali io credo e che, realmente, costituiscono un’alternativa, spesso risolutiva, al credito bancario. Tuttavia, non sono strumenti per tutti.

E quindi? E quindi occorre che gli imprenditori comprendano i cambiamenti che hanno attraversato e continuano ad attraversare il sistema del credito e gli altri che stanno arrivando; occorre che gli imprenditori siano loro stessi a cambiare, iniziando a correggere l’impostazione delle loro imprese per adeguarsi, in fretta, ai nuovi paradigmi. E’ necessario che imparino a conoscere se stessi, i propri conti: il bilancio a giugno, fatto perché obbligatorio e perché bisogna pagare le tasse, non basta più. C’è bisogno di inserire in azienda nuove professionalità che possano assistere l’imprenditore nel conoscere e nell’avviare il processo di cambiamento, nel tempo, di quelle che sono le modalità di approccio al credito. Cambiare si può.

Scrivimi a info@claudioarrigoni.it

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