Il tema della fatturazione elettronica è stato ampiamente discusso e illustrato, ormai da mesi, anche se rimangono ancora molti interrogativi. In vista della ormai prossima entrata in vigore, proviamo anche noi a fare il punto sull’argomento.

Intanto sappiamo che, dal prossimo 1 gennaio 2019, la fatturazione dovrà avvenire (quasi) esclusivamente in forma “elettronica” (per le fatture nei confronti della pubblica amministrazione è già così da tempo, mentre la fatturazione dei carburanti per autotrazione – ai fini della loro deducibilità – lo è dall’1 luglio di quest’anno).

Il controllo e la conservazione delle fatture sarà eseguito direttamente dallo Stato, pertanto non è più obbligatoria la conservazione della documentazione cartacea e, di conseguenza, neppure la stampa fisica o ottica delle fatture.

Le aziende minimamente strutturate, magari con un gestionale, si saranno già adeguate o lo stanno per fare, anche grazie alle società di software che stanno lavorando in tal senso. Le più piccole lo stanno magari facendo con l’aiuto del commercialista. Gli altri?

Intanto, non sono obbligati alla fatturazione elettronica coloro che rientrano nel vecchio regime dei minimi o nel regime forfettario (anche se dovranno attrezzarsi per ricevere le fatture elettroniche emesse a loro carico). Non si ricorre alla fattura elettronica neppure per la compravendita di merci (o servizi resi) al di fuori dello Stato: in questo caso valgono le regole specifiche per questo tipo di attività.

Dicevamo che per l’emissione della fattura non è più necessaria la stampa. Infatti, l’emissione avviene attraverso lo SDI, il sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate e, prima della sua emissione, la fattura dovrà essere firmata digitalmente (attrezzarsi anche in tal senso: pensiamo a chi emette centinaia o migliaia di fatture ogni mese!).

Per registrarsi al portale messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (gratuitamente e che può essere utilizzato per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche) è necessario essere in possesso dello SPID o di altre identità digitali riconosciute. Come avere lo SPID (acronimo che sta per Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale)? Basta (!) farne richiesta ai soggetti autorizzati a fornirlo: Infocert, Poste Italiane, Sielte o TIM (si quella dei telefoni). Ma si possono utilizzare anche la carta nazionale dei servizi o la carta di identità elettronica ma occorre prima abilitarle all’uso dei servizi. Il vantaggio dello SPID è di essere dematerializzato (cioè non legato ad alcun supporto fisico ma composto da uno username e una password).

La spedizione fisica della fattura non sarà più necessaria (sarà il cliente a doverla scaricare) e la sua conservazione avverrà in modo dematerializzato a cura dell’amministrazione fiscale (ma il consiglio è di tenerne comunque traccia o copia). Le fatture saranno standardizzate (XML) e saranno disponibili attraverso lo SDI (il Sistema Di Interscambio gestito da Agenzia delle Entrate), grazie al quale si può anche provvedere, gratuitamente, a tutti gli adempimenti (ma, come dicevamo, per chi ha un numero significativo di documenti, in entrata o in uscita, saranno indispensabili degli adeguamenti dei software gestionali, al fine di automatizzare queste attività).

La data della fattura sarà quella apposta dall’utente al momento dell’invio allo SDI (che registrerà data e ora) e l’amministrazione fiscale ha 5 giorni di tempo per svolgere le verifiche formali sul documento e stabilirne l’accettazione o lo scarto. In quest’ultimo caso, bisognerà intervenire per correggere l’errore evidenziato e riproporre la fattura corretta, anche con medesimo numero e data.

Questo aspetto del momento di emissione è importante in quanto la norma, stabilisce che la fattura vada emessa entro le ore 24 del giorno in cui è avvenuta l’operazione: in sostanza, sembrano scomparire le fatture riepilogative mensili.

Sino al 30/6/2019 ci sarà tolleranza sui termini di emissione delle fatture rispetto al momento in cui sorge l’obbligo (purché entro il termine di liquidazione). A partire da luglio 2019 si potrà emettere la fattura entro un termine massimo di 10 giorni rispetto a quello di effettuazione dell’operazione (in contrasto con la previsione base della norma), purché l’imposta venga liquidata entro il termine normale. Pertanto, saranno possibili anche fatture riepilogative di più prestazioni o di più DDT, purché venga emessa entro 10 giorni dal “momento impositivo”.

L’obbligo di numerazione delle fatture di acquisto è eliminato in quanto l’identificazione del documento avverrà in modo univoco a cura dello SDI.

Insomma, come per molte altre cose, ci attrezzeremo e ci sottoporremo anche a questo. Viceversa, chi le fatture già non le emetteva, pensate che ora si adeguerà?

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