FINANZIAMENTI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Il tema dell’internazionalizzazione è molto sentito dalle imprese di tutto il mondo. La ripresa attuale, infatti, è da ascrivere principalmente alla domanda – soprattutto di beni strumentali – proveniente dall’estero ed è trainata da quelle imprese che non hanno mai smesso di investire in questo ambito e nell’innovazione.

L’Italia non è troppo presente al fianco delle proprie imprese nella competizione internazionale, eppure c’è la possibilità di accedere a finanziamenti interessanti per quelle imprese che intendano avviare processi strutturati in questa direzione.

Tra gli ambiti oggetto di sostegno, ci sono:

  • La partecipazione a fiere, mostre e missioni per promuovere il business all’estero
  • La realizzazione di studi di fattibilità, per aiutare le aziende nella scelta e nelle azioni conseguenti
  • Le aperture delle prime strutture commerciali all’estero e i programmi di inserimento nei mercati extra UE
  • L’assistenza tecnica per la formazione del personale locale
  • La patrimonializzazione delle PMI esportatrici.

Partecipazione a fiere, mostre e missioni

Possono accedere ai benefici le PMI (escluse quindi le grandi imprese), sia da sole che in forma associata.

L’agevolazione consiste in un finanziamento a tasso agevolato a copertura delle spese per l’area espositiva, la logistica, la promozione e le consulenze riferite alla partecipazione a fiere/mostre in Paesi extra UE. Possono beneficiare del finanziamento anche le missioni promosse dal MISE, MAECI e ICE, Confindustria e altre associazioni di categoria.

L’importo massimo del finanziamento è il 100% delle spese preventivate, con un massimo del 10% dei ricavi dell’ultimo esercizio e, in ogni caso, non oltre € 100.000,00. Il rimborso può avvenire in 3 o 5 anni, di cui 18 mesi di preammortamento.

 

Programmi di inserimento nei mercati extra UE

Possono accedere tutte le imprese e l’agevolazione consiste in un finanziamento a tasso agevolato delle spese per la realizzazione di un ufficio, show room, negozio o corner in un Paese extra UE e relative attività promozionali. Riguarda quindi aspetti squisitamente commerciali.

L’importo massimo del finanziamento arriva al 100% di quanto preventivato, comunque non può eccedere il 25% del fatturato medio dell’ultimo triennio e, in ogni caso, l’importo di 2,5 milioni di euro. Il rimborso può avvenire il 6 anni, di cui 2 di preammortamento.

 

Programmi di assistenza tecnica

A sostegno della formazione del personale, sempre con riferimento a Paesi extra UE.

Possono accedere  tutte le imprese, in forma singola o aggregata e il beneficio consiste in un finanziamento a tasso agevolato delle spese per personale, viaggi, soggiorni e consulenze, sostenute per la realizzazione di un programma di formazione del personale operativo all’estero.

L’importo massimo è sempre il 100% dell’importo delle spese preventivate, fino al 12,5% dei ricavi medi dell’ultimo triennio e, in ogni caso, con un limite finanziabile di € 300.000,00 da rimborsare in non oltre 4 anni e 6 mesi, di cui 18 mesi di preammortamento

 

Patrimonializzazione delle PMI

E’ dedicato alle sole PMI, costituite in forma di società di capitali, che nell’ultimo triennio abbiano già realizzato all’estero almeno il 35% del proprio fatturato.

Il sostegno consiste in un finanziamento finalizzato al miglioramento o mantenimento del livello di solidità patrimoniale (rapporto patrimonio netto / attività immobilizzate nette) al momento della richiesta di finanziamento “livello d’ingresso” rispetto a un “livello soglia” predeterminato. L’importo massimo finanziabile è di € 400.000,00 fino al 25% del patrimonio netto dell’impresa, rimborsabile in massimo 7 anni, di cui 1 o 2 di preammortamento.

Tutti i finanziamenti sono erogati a tasso agevolato.

 

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 10: LE GARANZIE

Negli scorsi contributi, abbiamo visto molti degli aspetti che devi conoscere (ed applicare) per presentarti opportunamente alla tua banca. Ciò che più di altro mi preme che tu comprenda, che tu e la tua impresa, se già non lo avete fatto, dovete intraprendere “un percorso” che vi conduca ad essere meritevoli del credito che andate cercando e poi comunicarlo in modo adeguato.

Ma dopo tutto questo, quando sarete di fronte al “vostro” direttore o gestore e avrete illustrato, spiegato, mostrato, ecco che molto probabilmente vi sentirete dire la fatidica frase: “si, molto bene, complimenti. Ma quali garanzie può offrire?”. E a questo punto, se non siete preparati, un po’ di smarrimento (ma anche del legittimo nervosismo) lo potreste provare.

Vediamo quindi, pur brevemente, di cosa stiamo parlando.

Intanto è importante che ti sia chiaro che, a differenza di un tempo, le garanzie non sono più l’unico elemento, o il principale, in base al quale la banca decide se accogliere o meno la tua richiesta. Mi spiego meglio: offrire l’ipoteca sul tuo immobile per ottenere della liquidità non sortirà alcun risultato se la tua proposta di business, se la tua attività, la tua impresa, la tua idea, non risulteranno meritevoli di credito. Quindi, la proposta deve “camminare” da sola, essere credibile e generare flussi di cassa adeguati al rimborso del prestito. Poi sarà la banca che ti chiederà comunque una garanzia, per mitigare eventuali elementi di rischio e, di conseguenza, gli accantonamenti a cui può essere chiamata. Ma da sola, la garanzia non basta più. Quindi, non iniziare il tuo approccio con l’argomento delle garanzie, ma con la validità del tuo business. Se poi la banca ti chiede comunque una garanzia, allora verificherai cosa potrai fare.

Intanto vediamo quali sono le principali forme di attenuazione del rischio utilizzate normalmente nei rapporti bancari:

GARANZIE REALI: l’ipoteca, il pegno, il privilegio

GARANZIE PERSONALI: la fideiussione, l’avallo

GARANZIE STATALI: ad es. Fondo Garanzia per PMI

GARANZIE CONSORTILI: i Confidi

ALTRE FORME di garanzia atipiche

Più  nel dettaglio, l’IPOTECA è una garanzia reale che grava sugli immobili, sui beni mobili registrati e sui diritti reali di godimento (usufrutto, uso, ecc.). L’ipoteca può avere ad oggetto beni di proprietà del richiedente il finanziamento o di terzi soggetti (ad esempio, il socio della srl che concede in garanzia una ipoteca sulla propria abitazione) e nasce con la sua iscrizione nei pubblici registri. In caso di mancato pagamento, il soggetto che ha concesso il prestito potrà rivalersi sul ricavato dalla vendita dell’immobile colpito dall’ipoteca (la famigerata asta) e, qualora il ricavato dovesse essere inferiore al debito, quest’ultimo rimane in capo al debitore per la differenza. In questi giorni, sta per essere approvato il “Patto Marciano”, che è una forma di garanzia un po’ diversa, di cui – eventualmente – parleremo in seguito.

Il PEGNO è anch’esso una forma di garanzia reale ma colpisce beni mobili (titoli, somme di denaro, merci, crediti, ecc.) e si concretizza con lo spossessamento del bene che, pur rimanendo di proprietà del concedente (ad esempio, del debitore) viene però introdotto nel possesso del creditore. Anche in questo caso, qualora si verificasse l’inadempimento, il creditore ha diritto di vendere i beni che ha ricevuto in garanzia.

La FIDEIUSSIONE è invece un impegno, un obbligo, personale (la persona può essere fisica o giuridica) di pagare per conto del debitore principale. Cioè, per intenderci, se la banca concede un prestito a una srl e questa si rivela inadempiente, la banca può chiedere direttamente al terzo fideiussione di provvedere al pagamento e contro il fideiussore può attivare tutte le azioni che potrebbe avviare nei confronti del debitore principale (la srl del nostro esempio): il decreto ingiuntivo, il pignoramento dei beni personali, ecc.

L’AVALLO è una forma ora poco usata e riguarda debiti assunti attraverso la sottoscrizione di cambiali.

Il FONDO CENTRALE DI GARANZIA è invece uno strumento messo a disposizione dallo Stato per sostenere le PMI che possono avere difficoltà di accesso al credito. Di questo abbiamo già parlato in precedenti contributi (http://www.claudioarrigoni.it/2017/12/27/fondo-di-garanzia-pmi-cosa-cambia-dal-2018/).

Le GARANZIE CONSORTILI sono quelle rilasciate da Enti mutualistici in favore dei propri associati. Si tratta di una forma di garanzia che presenta dei costi ma che, negli scorsi anni, è stata molto utilizzata durante la lunga crisi iniziata nel 2008.

Tra le GARANZIE ATIPICHE possiamo invece ricordarne alcune: la lettera di patronage, utilizzata soprattutto nel caso il debitore faccia parte di un gruppo. Si tratta di una dichiarazione di impegno rilasciata da una delle società del gruppo in favore di quella che sta richiedendo il finanziamento e, di solito, sostituisce la fideiussione vera e propria; la cessione del credito, normalmente utilizzata quando la facilitazione ha per oggetto l’anticipazione di crediti commerciali (anticipo fatture, factoring); il mandato all’incasso, cioè l’incarico alla banca di procedere all’incasso dei crediti (che però non sono ceduti come nel caso precedente); infine i covenants, cioè condizioni che la banca chiede siano mantenute per la durata del prestito o parte di esso e che normalmente riguardano poste o indici di bilancio. Su questo aspetto una raccomandazione: a volte gli imprenditori pongono poca attenzione ai covenants che hanno sottoscritto, salvo poi trovarsi in difficoltà quando le condizioni cambiano e la banca chiede il rientro dall’esposizione o di prestare altre garanzie.

Questo per ora. Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 9: LA PRESENTAZIONE

Dopo una lunga pausa, riprendiamo ad occuparci di come ci valuta la nostra banca e di quali attenzioni dobbiamo porre nel rapporto con essa, in particolare ai fini dell’accesso al credito.

Abbiamo iniziato dicendoci che le banche sono cambiate (http://www.claudioarrigoni.it/2017/06/28/come-ti-valuta-la-tua-banca-1/) e che questo cambiamento è tuttora in corso e, nei prossimi mesi, ci attendiamo una ulteriore accelerazione; abbiamo visto diversi aspetti negli 8 post precedenti e nell’ultimo prima di questo (http://www.claudioarrigoni.it/2017/11/26/come-ti-valuta-la-tua-banca-8-il-business-plan/) abbiamo parlato dell’importanza delle nostre previsioni e, dopo anni passati a lamentarci che le banche osservavano solo i bilanci e non prendevano a cuore i nostri progetti e le nostre possibilità, finalmente ora hanno iniziato ad interessarsene. Però noi dobbiamo essere in grado di raccontarle, in modo corretto e coerente, ecco quindi l’importanza di un business-plan ben costruito e partecipato. Abbiamo visto anche che questo 2018 porta con se alcuni rischi, per le imprese che hanno la necessità di nuove risorse finanziarie (http://www.claudioarrigoni.it/2018/01/01/credito-alle-pmi-cosa-aspettarsi-dal-2018/). Facciamo quindi tesoro di quanto ci siamo detti e proseguiamo con un altro argomento importante: il vestito! Si, è vero, non è l’abito che fa il monaco, tuttavia – come altri ci insegnano – “non abbiamo una seconda occasione per fare una buona prima impressione”, quindi è importante che ci presentiamo alla banca in modo ordinato, pulito, adeguato. Naturalmente, non sto parlando dei vestiti che indossiamo quando il gestore imprese o il direttore vengono a trovarci (possiamo continuare ad indossare il “toni” che abbiamo messo per lavorare in officina), ma di quello con cui vestiamo la nostra richiesta alla banca.

Non mi dilungo sulla parte grafica, che comunque ha un suo effetto sul nostro interlocutore, e ti propongo una sintesi dei contenuti che il fascicolo con il quale ci presentiamo in banca deve assolutamente avere, soprattutto se non siamo ancora clienti e abbiamo bisogno di presentarci e farci conoscere.

Intanto sarà necessario fornire tutte le informazioni di base riferite alla tua impresa, quindi un’anagrafica fatta bene, l’oggetto e una breve descrizione della storia della tua attività. La mission e la vision, se già le hai, altrimenti quello può essere un bell’esercizio da fare. Essenziale poi una descrizione dell’attività, di come e dove è svolta; quali sono le persone chiave, a partire dai soci per giungere al management; è sempre utile indicare le principali certificazioni di cui disponi. Poi è necessario illustrare gli obiettivi dell’impresa, nel breve e nel medio termine, senza omettere di illustrare eventuali fattori critici. Se la tua azienda fa parte di un gruppo, è opportuno evidenziarlo e fornire le principali informazioni del gruppo di appartenenza.

Quando parli del management, descrivi brevemente le principali competenze ed i punti di forza di chi collabora con te; descrivi bene il tuo prodotto o servizio e le caratteristiche che ti distinguono dalla concorrenza. Illustra quindi il mercato, le sue dimensioni e trend e quali sono i tuoi principali concorrenti.

Un altro suggerimento: prima di illustrare i tuoi obiettivi futuri, se non sei una start-up, fornisci un’illustrazione delle performance passate descrivendo l’evoluzione dei fatturati, dei risultati e della struttura finanziaria, spiegando le motivazioni di quanto stai schematizzando.

Illustra quindi le tue strategie future, sia da un punto di vista descrittivo che numerico (…ma qui, siamo nell’ambito del business-plan), i tuoi obiettivi, i punti di forza e debolezza di questo tuo scenario.

Infine, concludi con la tua richiesta alla banca: fai attenzione che sia una richiesta “opportuna” e sostenibile, coerente – per dimensione e caratteristiche – con quanto hai descritto nel documento e con gli aspetti economici e finanziari che hai illustrato (si, lo so, pensi che sia scontato ma, credimi, non è così!)

Un tema a parte è quello delle garanzie: se anche tu non ne accenni, preparati al fatto che la banca te le chieda! Ma di questo, parleremo al prossimo contributo.

Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.

 

FONDO DI GARANZIA PMI: COSA CAMBIA DAL 2018

ll Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese è stato istituito con la Legge n. 662 del 1996 ed ha lo scopo di facilitare le piccole e medie imprese nell’accesso ai finanziamenti, concedendo una garanzia pubblica in favore delle banche e degli istituti finanziatori, a fronte dei finanziamenti da queste concessi.

Il vantaggio per la PMI è di poter accedere al credito, che diversamente avrebbe potuto non avere, e a costi inferiori rispetto ad altre forme di garanzia (fideiussioni, polizze, garanzie consortili, altro). L’ammontare della garanzia può arrivare fino all’80%.

Possono beneficiare della garanzia le imprese che rientrano nei parametri PMI e che operano in alcuni ambiti classificati su base ATECO e tra le operazioni ammesse alla garanzia, rientrano i finanziamenti a medio-lungo termine, compresi lo sconto di effetti e il leasing, i prestiti partecipativi, i crediti a breve termine, i finanziamenti volti al reintegro del circolante, le operazioni riguardanti investimenti.

C’è poi una caratteristica soggettiva, riferita al merito creditizio dell’impresa, che fino al 2017 era definita sulla base di un modello di credit scoring. La vera novità per il 2018 è che la determinazione di tale requisito non dipende più dal “vecchio modello” di scoring, bensì da un vero e proprio rating, un modello di valutazione più articolato e che mira a calcolare la probabilità di inadempimento (o probabilità di default) classificando le imprese in 12 classi di valutazione che sono, a loro volta, raggruppate in 5 macro fasce di valutazione, proprio in funzione del rischio espresso.

Il modello di valutazione si fonda su 3 livelli di indagine:

  • Una valutazione degli aspetti economici e finanziari (basata quindi, essenzialmente sui bilanci) e che esprime un primo profilo dell’impresa nei suoi tratti patrimoniali, economici e finanziari;
  • Una valutazione su quello che viene chiamato “l’andamentale”, cioè sulla qualità dei rapporti già in essere con le istituzioni finanziarie ed il sistema bancario in particolare. Saranno quindi valutate le informazioni della Centrale Rischi di Banca d’Italia ma anche di altri sistemi di monitoraggio e saranno oggetto di punteggio i diversi aspetti che da questi emergono (puntualità nei pagamenti delle rate, sconfini, percentuale di utilizzi degli affidamenti, ecc.)
  • Una valutazione riferita alla eventuale presenza di “pregiudizievoli”, cioè di elementi indicatori di possibili situazioni di rischio (già avanzato, potremmo dire), quali – ad esempio – ipoteche giudiziali, pignoramenti, ecc.

 

Il risultato sarà la classificazione nelle 5 classi, riepilogate qui sotto:

 

Classe

Probabilità Default

Valutazione Rischio

     

1

0.12% Basso

2

1.02%

Contenuto

3

3.62%

Accettabile

4

9.43%

Significativo

5 Oltre 9.43%

Elevato

 

L’ammontare massimo della garanzia che potrà essere concessa dal Fondo, varierà in funzione della Classe di appartenenza dell’impresa in esame, secondo la tabella proposta di seguito:

 

Classe

Finanziamenti fino a 36 mesi Finanziamenti oltre 36 mesi Finanziamenti a medio lungo, inclusi i minibond senza piano di ammortamento o con rate di durata superiore a un anno Finanziamenti del rischio Operazioni a fronte di investimenti, inclusi Sabatini; operazioni concesse a PMI innovative

Operazioni concesse a nuove imprese, start-up innovative, incubatori certificati, microcredito, operazioni di importo ridotto

1

30% 50% 30% 50% 80%

80%

2

40% 60% 30% 50% 80%

80%

3

50%

70% 30% 50% 80%

80%

4

60%

80%

30% 50% 80%

80%

5

Non ammissibile

Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile

80%

 

La ratio di questa riforma, può essere individuata nell’opportunità di permettere al MISE interventi più mirati e selettivi, per rendere disponibile la garanzia alle imprese che, pur meritevoli, presentano una rischiosità maggiore e, di conseguenza, una minore propensione delle banche a concedere finanziamenti senza garanzie, oltre che di consentire al Gestore del Fondo di effettuare accantonamenti più mirati. Nel contempo, può essere vista anche come un modo per arginare l’indiscriminata richiesta di garanzia allo Stato anche per quelle imprese che già sono virtuose e che, di conseguenza, potrebbero essere finanziate dal Sistema senza l’intervento del Fondo.

Quel che è certo è che, almeno in fase iniziale, si genera un ulteriore elemento di incertezza, in quanto sarà necessario comprendere come il nuovo modello di rating lavora e, di conseguenza, quali i risultati delle prime istruttorie; inoltre, resta da comprendere la reale propensione delle banche a concedere finanziamenti assumendosi percentuali di rischio maggiore rispetto al 20% che erano disposte ad assumersi fino ad ora.

L’altra deduzione che se ne trae è che è indispensabile che le imprese si avviino su modelli di comportamento virtuosi, che consentano loro di ridurre – nel tempo – la loro rischiosità, migliorando la possibilità di accedere al credito, a costi inferiori e, perché no, in misura più contenuta.

 

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 8: IL BUSINESS PLAN

Abbiamo visto negli scorsi contributi, alcuni degli elementi che devi conoscere e tenere ben presente per poter intervenire, nel tempo, e ottimizzare. Abbiamo parlato del conto economico, dello stato patrimoniale, del rendiconto finanziario, dei principali elementi e degli indicatori che puoi facilmente desumere. Abbiamo anche parlato del rischio di credito, che non è l’unico rischio imprenditoriale ma, sicuramente, almeno ai nostri fini, uno di quelli da gestire con maggiore attenzione.

Proseguiamo quindi in questo piccolo viaggio fatto di pillole che, se prese con regolarità, possono migliorare l’aspetto della nostra impresa e il modo di presentarci ai nostri interlocutori, bancari e non solo.

Iniziamo oggi a parlare di business plan, tracciando alcune linee che riprenderemo in seguito con degli interventi specifici.

Di questo argomento ne è piena la letteratura e internet contiene molti suggerimenti, esempi, raccomandazioni, schemi, offerte di software, e di tutto ciò che vuoi. Adesso aggiungiamo questo contributo che, tuttavia, ha lo scopo di semplificarti la vita, fornendoti indicazione su cosa è essenziale.

Intanto cominciamo col dire che esistono diverse motivazioni che spingono o suggeriscono la redazione di un business plan e i contenuti, o parte di questi, possono essere più o meno messi in luce in funzione degli obiettivi per cui ci si accinge a questo lavoro. Mi spiego meglio: se si è in presenza di una start-up, allora dovranno essere molto ben definiti tutti gli aspetti legati all’idea di business, agli strumenti, ai tempi, alle risorse, e così via; viceversa, se si è in presenza di un’azienda già avviata, ci potrebbero essere motivazioni diverse, ad esempio operazioni straordinarie, l’introduzione di nuovi prodotti o servizi, la necessità di nuovi investimenti, l’incontro con un nuovo partner finanziario, l’ingresso in un nuovo mercato oppure l’arrivo di un competitor, e così via. Insomma, circostanze diverse richiedono approfondimenti diversi, ma un elemento è necessario in tutti i casi: una accurata e credibile programmazione economica e finanziaria. E’ necessaria, anche se non sufficiente, sia che ti stia preparando a una richiesta di credito sia che il credito ce l’abbia già e devi, però, cercare di mantenerlo.

L’equilibrio finanziario tra gli impieghi (per cosa usi il denaro) e le fonti (da dove proviene e con quali termini) e l’equilibrio monetario tra entrate e uscite di cassa sono essenziali e vanno indagati e programmati, sia nel medio periodo (3/5 anni) che nel breve (1 anno). La pianificazione di breve periodo va poi ulteriormente sezionata in previsioni di cassa infrannuali, al massimo con periodicità mensile, con il budget di cassa, che riepiloga tutte le previsioni di incasso e di pagamento. Nel budget di cassa vanno evidenziati eventuali deficit di cassa e vanno individuate le necessarie coperture, determinando quali forme tecniche sono più appropriate per soddisfare il fabbisogno di liquidità. Come per tutti i budget, va poi fatta la verifica a consuntivo, determinando gli scostamenti intervenuti e indagandone le cause, così da poter migliorare la previsione per il periodo successivo. Questo è il minimo che deve accompagnare una normale presentazione alla tua banca, nel caso di rapporti già in essere e quando non ti sia necessario chiedere ulteriori affidamenti o un nuovo finanziamento.

Se invece stai per fare un investimento o sei in una delle situazioni che abbiamo accennato poco sopra, e per le quali ti è necessario chiedere ulteriore finanza, allora il livello di approfondimento deve essere maggiore. Senza la pretesa di esaurire qui l’argomento del business plan, considera che devi prepararti a ragionare e descrivere i seguenti aspetti:

  • La tua azienda, la tua storia, anche se già conosciuta;
  • I punti di forza, i successi che hai raccolto, i valori economici, patrimoniali e finanziari che hai già conseguito negli ultimi anni;
  • Qual è il tuo nuovo obiettivo, a cosa stai puntando, in quali tempi; che valore aggiunto ti porterà, quali e quante risorse richiede; di quali e quante risorse già disponi e quali e quante devi trovare; dove e come intendi trovarle;
  • Quale prodotto, servizio o mercato; con quali strategie commerciali e quale organizzazione produttiva e aziendale;
  • Chi è il tuo cliente, che esigenze ha, quanti sono e dove sono e, soprattutto, perché dovrebbero servirsi da te;
  • Quali studi e ricerche hai bisogno o quali hai già condotto ed ora intendi mettere a frutto; hai dei brevetti, del know-how, delle competenze esclusive? Descrivile e spiega come ti permetteranno di raggiungere il tuo nuovo obiettivo;
  • Chi sono i tuoi concorrenti, attuali e futuri; quali le caratteristiche del tuo prodotto o servizio e quali quelle dei tuoi concorrenti (benchmarking); come intendi competere sul mercato;
  • Quali i mercati di approvvigionamento, quale il tuo potere contrattuale;
  • Quali le difficoltà di ingresso, eventuali limiti o barriere da superare e come;
  • A questo punto, trasforma tutto questo in previsioni economiche e monetarie, dimostra la sostenibilità della tua idea nel lungo periodo; indaga e descrivi i costi fissi e quelli variabili, gli investimenti, il periodo di rientro, il punto di pareggio; individua le modalità di copertura del fabbisogno, prevedi i flussi di cassa, dimostra al tuo interlocutore che gli stai offrendo un’opportunità!

Approfondiremo questi aspetti quando descriveremo con maggiore dettaglio come si costruisce un business plan. Intanto è importante che tu cominci a pensare in questi termini dentro la tua azienda e, se già non l’hai fatto, inizia a mettere a fuoco gli aspetti che ti ho descritto. Ti servirà.

Nel frattempo, se hai necessità di un approfondimento o se vuoi sottopormi la tua idea di business e, magari, condividere alcuni aspetti e modalità di rappresentazione del tuo caso, scrivimi a claudio@claudioarrigoni.it. Un caro saluto.

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 6

Dopo aver inquadrato l’argomento, esserci avvicinati allo Stato Patrimoniale e al Conto Economico e aver visto alcuni primi indici che possono aiutarci a capire com’è vista (o com’è) la nostra azienda, proseguiamo con alcuni altri aspetti.

Questa volta ci occuperemo di flussi di cassa ma, prima di addentrarci in questo, diamo ancora un’occhiata a due grandezze, una desumibile dallo Stato Patrimoniale riclassificato e una dal Conto Economico riclassificato:

la PFN (Posizione finanziaria netta) e

il MOL (Margine operativo lordo o EBITDA).

Il MOL, è spesso visto come un’approssimazione della cassa generata dalla nostra attività (vedremo in seguito che non è sempre così, anzi…); ecco quindi che un’osservazione che potrebbe essere interessante è quella che mette a confronto la cassa generata (il MOL, al denominatore) con la Posizione Finanziaria Netta (PFN, cioè i debiti finanziari al netto dei crediti). Ne viene il seguente indice:

PFN (POSIZIONE FINANZIARIA NETTA)/MOL (MARGINE OPERATIVO LORDO)  

Il risultato di questa frazione, esprime il rapporto tra l’indebitamento finanziario e la cassa generata dall’attività della nostra impresa e dovrebbe quindi esprimere in quanti anni siamo in grado di rimborsare i debiti finanziari. Ad esempio, se la PFN è 100 e il MOL è 25, allora si potrebbe essere indotti a ritenere che in 4 anni di attività, a parità di risultato, la nostra impresa potrebbe rimborsare tutti i debiti finanziari. Teniamo questa considerazione, che riprenderemo in seguito, e andiamo oltre.

 

IL CASH FLOW

La cassa non mente mai” è un vecchio detto, sempre di grande attualità e va sempre tenuto ben presente. Infatti, se altri fattori possono essere influenzati (compreso il MOL) da valutazioni, aspettative, “manovre” e quant’altro, la cassa, cioè il denaro, è un fatto squisitamente numerico, una conta, insomma, un dato che esprime una maggiore “certezza” rispetto ad altri valori. Almeno nella maggior parte dei casi.

Vi sono diverse modalità e diversi gradi di approfondimento e obiettivi d’indagine intorno al CASH FLOW (letteralmente, FLUSSO DI CASSA): in quest’occasione vedremo alcune prime approssimazioni e una prima versione di rendiconto finanziario, mentre in futuri appuntamenti approfondiremo altri schemi al fine di isolare alcune specifiche figure di flusso di cassa.

Intanto cominciamo col dire che, nell’immaginario comune, una prima approssimazione – da parte dei non addetti ai lavori – potrebbe indicare il CASH FLOW come il Risultato dell’esercizio (l’utile o la perdita). In realtà, non è proprio così, perché nella determinazione del risultato dell’esercizio influiscono molte variabili non monetarie, cioè molte voci che non hanno una effettiva manifestazione di entrata o di uscita di cassa: pensiamo agli ammortamenti, agli accantonamenti, al TFR, e molte altre voci che, nonostante influenzino il risultato d’esercizio, non hanno generato un incasso o un pagamento (un’entrata o un’uscita) nel corso dell’esercizio.

Quindi, il risultato d’esercizio NON E’ un indicatore del flusso di cassa.

In una certa prassi consolidata, anche in ambito bancario, si apportano quindi alcune rettifiche, aggiungendo al risultato d’esercizio tutti i costi che non danno origine ad una uscita monetaria (ammortamenti, quota TFR, accantonamenti, ecc.) e il risultato, viene chiamato … cash flow. Peccato che questa sia solo una pallida approssimazione. Abbiamo già detto di come il risultato economico possa essere oggetto di molte “valutazioni” o manovre o di come il fatto economico non necessariamente costituisca anche, nello stesso momento, un fatto finanziario. Per capirci, ripropongo un esempio: se la nostra impresa ha comprato della merce a 100, pagandola, e la mette a magazzino. Ha pagato stipendi per 10 e accantonato TFR per 1. Ipotizziamo anche che la merce sia stata venduta solo il 30/12, al prezzo di 150, con incasso a 60 giorni. Il nostro conto economico iper-semplificato porterà ricavi per 150, costi per 100 + 10 + 1 = 111, e un utile d’esercizio di 39. Applicando le due approssimazioni sin qui viste, saremmo pensati a ritenere che il cash flow sia pari a 40 (utile di 39 + accantonamento TFR per 1), cioè che la gestione della nostra impresa abbia prodotto “cassa” per 40. In effetti, invece, non è così, perché abbiamo concesso una dilazione al nostro cliente, mentre abbiamo pagato la merce che abbiamo acquistato e gli stipendi. Il flusso di cassa non è quindi di + 40 bensì di – 110.

Insomma, nessuna delle due formule di calcolo sin qui proposte, sono idonee a calcolare effettivamente qual è il flusso di cassa (denaro) prodotto o consumato dalla nostra impresa in un dato periodo.

 

Il RENDICONTO FINANZIARIO

Ecco quindi che ci serve un altro strumento, il Rendiconto finanziario, uno strumento che ha lo scopo di presentare, misurare, descrivere i flussi finanziari avvenuti nel corso dell’esercizio.

Purtroppo, o per fortuna, ci sono diversi schemi e diversi approcci a questo strumento: quello obbligatorio per alcuni tipi di società, altri schemi proposti dalla dottrina, lo schema utilizzato dalle Banche per analizzare le nostre società (il CEBI) e altri schemi utilizzati dagli analisti finanziari. In questo documento, vedremo il Rendiconto Finanziario CEBI, quello usato dalle banche ed elaborato dalla Centrale dei Bilanci. In uno studio che pubblicherò successivamente, utilizzeremo e approfondiremo un altro schema, ancora più preciso e significativo.

IL RENDICONTO FINANZIARIO SECONDO CEBI

Il rendiconto consente di isolare i flussi finanziari derivanti dalle diverse gestioni della nostra impresa: operativa/caratteristica; investimenti; finanziamento. Consente di distinguere le fonti interne da quelle esterne e ciò che è misurato è la variazione di liquidità. Non vengono presi in considerazione i movimenti contabili che non prevedono movimenti di denaro.

Ecco quindi lo schema del rendiconto finanziario CEBI:

 

RENDICONTO FINANZIARIO

 
+ MOL
+ SALDO RICAVI E ONERI DIVERSI
+ CAPITALIZZAZIONE DI ONERI PLURIENNALI
+ VARIAZIONE FONDO TFR (accantonamento – utilizzo=
– UTILIZZO FONDO RISCHI
+ ALTRE VARIAZIONI (es. variazione risconti; variazione partite per imposte anticipate; ecc.)
= AUTOFINANZIAMENTO ANTE GESTIONE FINANZIARIA ED IMPOSTE
+ PROVENTI FINANZIARI LORDI
– ONERI FINANZIARI LORDI
+/- PROVENTI e ONERI STRAORDINARI LORDI
– IMPOSTE
– DIVIDENTI E ALTRE DISTRIBUZIONI
= AUTOFINANZIAMENTO NETTO (a)
+ VARIAZIONE RIMANENZE
+ VARIAZIONE CREDITI COMMERCIALI e DIVERSI
– VARIAZIONE DEBITI COMMERCIALI e DIVERSI
= VARIAZIONE CIRCOLANTE OPERATIVO FUNZION. (b)
= SALDO DELLA GESTIONE (a – b)
– INVESTIMENTI IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
– INVESTIMENTI IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
+ DISINVESTIMENTI IN IMMOBILIZZAZIONI
– VARIAZ. ALTRE IMMOBILIZZAZIONI OPERATIVE
= SALDO FINANZIARIO LORDO
– INVESTIMENTI IN PARTECIPAZIONI
+ DISINVESTIMENTI IN PARTECIPAZIONI
– VARIAZIONE IMMOB. CREDITI FINANZ. E TITOLI
= SALDO FINANZIARIO NETTO
+ AUMENTI NETTI DI CAPITALE
+ CONTRIBUTI CAPITALIZZATI
= VARIAZIONE DEBITI FINANZIARI NETTI
+ VARIAZIONE PRESTITI OBBLIGAZIONARI
+ VARIAZIONE DEBITI MLT FINANZ. V/BANCHE
+ VARIAZIONE DEBITI MLT FINANZ. V/TERZI
= SALDO FINANZIARIO A BREVE TERMINE
+ VARIAZIONE DEBITI B.T. FINANZ. V/BANCHE
+ VARIAZIONE DEBITI B.T. FINANZ. V/TERZI
= VARIAZIONE NETTA DI LIQUIDITA’ (1)
(1) DI CUI: VARIAZ. ATTIVITA’ FIN. NON IMMOB.
(1) DI CUI: VARIAZ. DISPONIBILITA’ LIQUIDE
(1) DI CUI: VARIAZ. TESORERIA INTERGRUPPO

Del MOL, che costituisce il punto di partenza del calcolo, abbiamo già detto.

L’AUTOFINANZIAMENTO ANTE GESTIONE FINANZIARIA esprime le “potenziali” risorse finanziarie generate dalla gestione operativa della tua impresa dalla gestione operativa

L’AUTOFINANZIAMENTO NETTO rappresenta invece il “potenziale” di risorse finanziarie nette generate dall’impresa, dopo aver “pagato” le fonti di finanziamento: le banche, lo Stato e i soci.

Rettificando questo valore con la Variazione del circolante operativo (elemento fondamentale, lo abbiamo già accennato in precedenza e ci torneremo più avanti, quando vedremo come costruire il “nostro” rendiconto finanziario) otteniamo il valore effettivo delle risorse finanziarie generate, cioè quello che qui viene chiamato SALDO NETTO DELLA GESTIONE.

Il SALDO FINANZIARIO LORDO si ottiene deducendo dal Saldo Netto dalla Gestione gli Investimenti in immobilizzazioni, al netto dei disinvestimenti: rappresenta il fabbisogno di finanza esterna (ex post) prima delle decisioni di investimenti finanziari.

Deducendo da questo valore l’ammontare degli investimenti, al netto dei disinvestimenti, di ottiene il SALDO FINANZIARIO NETTO che rappresenta (se negativo) il fabbisogno di finanza esterna che ex post l’impresa ha affrontato nell’esercizio. Se invece è positivo indica il surplus di risorse che l’impresa ha avuto a disposizione nel periodo.

Aggiungendo al SFN gli aumenti di capitale ed i contributi ricevuti si ottiene la VARIAZIONE DEI DEBITI FINANZIARI NETTI, cioè il fabbisogno residuo coperto con la variazione dei debiti finanziari netti (al netto della liquidità).
Il SALDO FINANZIARIO A BREVE TERMINE se negativo, esprime il residuo fabbisogno di finanza dopo che l’impresa ha attinto da fonti a medio e lungo termine (azioni, contributi e debiti) e corrisponde alla variazione dei debiti finanziari netti a breve termine.

In definitiva, abbiamo visto come la dinamica finanziaria – che come abbiamo già detto, non mente – venga analizzata nel dettaglio e come “la cassa” sia l’elemento essenziale da tenere sempre sotto controllo.

La prossima volta parleremo di un elemento che può influire sulla “cassa”: i rischi!

Nel frattempo, se hai necessità di un approfondimento o se vuoi sottopormi il tuo caso, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Un saluto!