I tools dell’imprenditore in tempo di Coronavirus: la moratoria sui finanziamenti

Mi sembra doveroso, in questo momento, non far mancare alcuni suggerimenti pratici agli imprenditori: strumenti di immediato utilizzo, applicabili in questo momento di grande incertezza e turbolenza.

Non sappiamo quanto durerà e quanto tempo ci vorrà perché l’economia possa riprendersi, per questo – per quanto possibile – attrezziamoci.

Il tema principale è quello della cassa: torneremo a parlare di questo, intanto parliamo di moratoria e degli altri contenuti del recente accordo Abi/Associazioni di Categoria.

In sostanza, vengono ampliate le possibilità di accesso alla moratoria su mutui e leasing contratti dalle PMI con il sistema bancario.

C’è tempo fino a dicembre 2020 ma il consiglio è di muoversi immediatamente per richiedere :

  • La sospensione fino a 12 mesi del pagamento della quota capitale di mutui e leasing già in essere al 31 gennaio 2020;
  • L’allungamento del finanziamento fino al 100% della durata residua al momento della domanda (con il massimo di 20 anni per i mutui ipotecari e 10 anni per i chirografari)
  • L’allungamento fino a 270 giorni delle scadenze previste per i finanziamenti a breve
  • l’allungamento fino a 120 delle scadenze per il credito agrario di conduzione.

Attenzione, non esistono automatismi, cioè la banca non è obbligata a concedere la moratoria e ogni caso sarà valutato a se, per questo prima si fa la domanda prima si avrà la risposta (l’accordo contiene la raccomandazione che la risposta venga fornita entro 30 giorni, ma la tempistica sarà da verificare in effettivo)

Se il finanziamento o il leasing presenta rate scadute da non più di 90 giorni è possibile comunque chiedere la moratoria, includendo anche tali rate. Non devono essere state richieste moratorie o rimodulazioni negli ultimi 24 mesi.

Se il finanziamento è assistito da garanzie (es. Enti di Garanzia) è necessario che la durata di queste venga estesa al pari di quella del finanziamento, mentre sarà automatica l’estensione della garanzia eventualmente concessa dal Fondo Centrale.

Di particolare interesse la possibilità di allungamento delle scadenze a breve termine: si tratta degli anticipi su fatture e di smobilizzo di ricevute o effetti SBF (non è prevista analoga facilitazione per gli anticipi su contratti e su importazioni). Attenzione: si tratta di un allungamento della scadenza, non di aumento del fido che, pertanto, rimane impegnato e non consentirà la presentazione di nuove fatture o Ri.ba.

L’allungamento non è automatico ma dovrà essere richiesto fattura per fattura o ricevuta per ricevuta e il credito dovrà essere certo ed esigibile. La banca potrà chiedere un diverso tasso così come un’aggiornamento delle garanzie concesse.

Infine, tenete presente che – a prescindere da quanto previsto nell’accordo ABI/Associazioni di categoria, con la Banca si può sempre cercare di trovare accordi diversi su argomenti specifici, per cui parlatene con la Vostra Banca o scrivetemi per una collaborazione: info@claudioarrigoni.it.

#andratuttobene #molamia

Nuove regole stringenti per la classificazione a default in Centrale Rischi

Nuove istruzioni EBA, fatte proprie da ABI (Associazione bancaria italiana), in materia di classificazione a default delle posizioni bancarie. Si tratta di una importante novità che può interessare numerose aziende e che, di fatto, introduce maglie molto più strette rispetto a quanto praticato fino ad ora, per quanto riguarda la classificazione a default (sofferenza) di una posizione bancaria.

Le nuove regole prevedono che la banca deve classificare un’esposizione in default quando l’impresa è in arretrato da oltre 90 giorni su un’obbligazione creditizia “rilevante”. E’ considerata tale una esposizione che:

  • abbia un ammontare minimo di € 500;
  • e sia almeno pari all’1% dell’importo totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca finanziatrice,

E importante sottolineare che la classificazione a default di una linea presso una delle società appartenenti al gruppo bancario, comporta analoga classificazione per tutte le linee presso tutte le filiazioni del gruppo bancario. E ancora, la stessa classificazione sarà applicata anche a tutte le esposizioni dell’impresa e delle sue consociate o controllate.

Insomma, una rivoluzione significativa.

Entro lo scorso 1 giugno, le banche hanno comunicato la data a decorrere dalla quale viene data applicazione a questa nuova norma, il cui termine ultimo è l’1/1/2021: vale tuttavia la pena sottolineare che alcune banche la introdurranno già dal prossimo 1 luglio, quindi tra pochi giorni. Tra queste, ad esempio, UBI.

Ma questa è solo una delle due condizioni che consentono (impongono) la classificazione a default. Vi è anche una condizione “soggettiva” , cioè quando il debitore è considerato dalla banca come UTP (unlikeliness to pay), cioè quando la banca giudica che, senza il ricorso ad azioni, quale l’escussione delle garanzie, è improbabile che il debitore adempia integralmente alla sua obbligazione.

L’ulteriore nota che gli imprenditori devono tenere in considerazione è che la classificazione a default presso una banca, produrrà effetti negativi anche nel giudizio delle altre banche e, stante la segnalazione in Centrale Rischi di Banca d’Italia, potrà causare serie difficoltà di ulteriore accesso al credito.

Per maggiori informazioni, scrivimi a info@claudioarrigoni.it