Costi energetici da contenere, reddito da integrare. Ma qual è il vero modello di business che stiamo costruendo? La produzione energetica è al servizio dell'azienda agricola o è questa al servizio della produzione? Quali le possibili conseguenze?

Il tema dei costi energetici è sentito in maniera molto forte e penalizza molte attività.

Ormai ci siamo abituati a pagare il gasolio oltre 2 euro al litro. Ma non è normale! Non lo è per i costi di trasporto che si trascina, per l’erosione nella competitività. Ma, in generale, tutti i costi di rifornimento di energia elettrica sono schizzati sempre più verso l’alto e sembrano inarrestabili.

Come a volte accade, il mondo agricolo e quello dell’allevamento, in questi ultimi anni sono stati coinvolti nel tema, prima perché ne hanno dovuto sostenere i costi e poi perché hanno beneficiato di alcune possibilità, non sempre azzeccate ma tant’è.

Ma questi benefici sono sempre un bene?

Mi sembra che, ancora una volta, si somministrino sostante dopanti al sistema anziché renderlo autosufficiente e, soprattutto, aiutarlo a sviluppare un pensiero critico, laterale, orientato al progresso reale e alla sostenibilità propria. E si preferisce intervenire con contributi, incentivi, premi.

Insomma l’energia può essere una straordinaria leva di competitività per le imprese agroalimentari.

Diventa però un problema quando smette di essere uno strumento e diventa il fine dell’attività.

In altre parole, una filiera agricola forte può produrre anche energia.

Una filiera che produce solo energia rischia di non essere più una filiera agricola.

E quindi la domanda che mi sovviene è: qual è il vero modello di business che stiamo costruendo?

Fuor di polemica: è indispensabile che, chi può, ricorra a ogni possibilità offerta dalla tecnologia e dalle incentivazioni che consenta di sostenere attività imprenditoriali che, altrimenti, rischierebbero di chiudere (ma è qui il problema).

E quindi fotovoltaico, biogas e biometano, recupero energetico, comunità energetiche sono tutti strumenti utili. Il rischio? Che la terra, le costruzioni e, soprattutto, gli animali divengano strumentali alla produzione di energia elettrica, con tutta una serie di possibili conseguenze

Insomma, stiamo sempre più vedendo business nel mondo agricolo e nell’allevamento che sono fondati sui ricavi da produzione di energia e sugli incentivi connessi piuttosto che sul valore generato dall’attività agricola e di allevamento. E questa è una stortura che non può essere mantenuta a lungo.

E quindi ricorre nuovamente la domanda: qual è il vero modello di business che stiamo costruendo? Come la produzione energetica può tornare ad essere quel business collaterale, utile ma non principale? Soprattutto, quali cambiamenti di mentalità, governance, strumenti, idee servono perché la produzione alimentare torni a portare valore, nonostante le difficoltà e le minacce che arrivano da più parti?