Alternative al finanziamento bancario: i mini-bond

Nel post precedente (qui), abbiamo iniziato a trattare delle alternative alla banca tradizionale per finanziare le imprese.

Oggi approfondiamo il tema dei mini-bond, uno strumento che si sta rivelando interessante per diversi aspetti.

Sostanzialmente si tratta di prestiti obbligazionari, quindi niente di “troppo” nuovo se consideriamo che, storicamente, molte sono state le SPA che hanno provveduto ad emissioni di prestiti obbligazionari, anche se – frequentemente – i sottoscrittori di tali strumenti erano gli stessi soci o i loro familiari, mentre poche e solitamente di grandi dimensioni, erano le emissioni destinate al pubblico dei risparmiatori (stiamo parlando di titoli emessi da PMI non quotate).

In generale le obbligazioni sono titoli di debito, emessi da società di capitali, quindi strumenti che consentono alle imprese di raccogliere risorse a debito. Tradizionalmente, prevedono il riconoscimento al finanziatore di un interesse (cedola) e l’obbligo alla restituzione del capitale iniziale a una certa data o secondo un piano di rimborso reso noto al momento dell’emissione (regolamento).

Le SPA non quotate possono emettere obbligazioni per un importo non superiore al doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato. E’ ammessa una eccezione nel caso le obbligazioni siano sottoscritte da investitori professionali soggetti a vigilanza (fondi, banche, finanziarie, ecc.) oppure siano destinate alla quotazione nei mercati o, ancora, qualora attribuiscano al portatore il diritto di acquisire o sottoscrivere azioni.

Le SRL possono emettere questi titoli se previsto dall’atto costitutivo e sottoscrittori possono essere esclusivamente gli investitori professionali soggetti a vigilanza. L’ammontare dell’emissione non è soggetta a limitazioni.

Non ci addentreremo nei numerosi e importanti adempimenti necessari per giungere all’emissione (infatti, a seconda delle caratteristiche dell’emissione e del pubblico cui è destinata, potrebbero essere necessari diversi elaborati e documenti, oltre al regolamento del prestito, primo tra tutti il Prospetto Informativo che deve essere sottoposto ad approvazione della CONSOB in caso di quotazione).

Ma veniamo a parlare dei mini-bond.

Intanto cominciamo con il dire che possono essere emessi dalle società non quotate, incluse le PMI di qualsiasi dimensione (purché non classificata come microimpresa).

In buona sostanza consistono in emissioni obbligazionarie ma beneficiano di alcuni specifici trattamenti, soprattutto di carattere fiscale e a determinate condizioni. Quella che, forse, è la più interessante di queste condizioni è la quotazione su mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione. In tal caso, i benefici che conseguono sono la deducibilità degli interessi passivi, delle spese di emissione e l’esenzione dell’applicazione della ritenuta sugli interessi percepiti dall’investitore con applicazione dell’imposta sostitutiva. Gli stessi benefici sono previsti nel caso i mini-bond siano sottoscritti da investitori qualificati.

Vi possono essere quindi benefici sia per l’emittente che per il sottoscrittore.

In Italia, la principale iniziativa a sostegno della diffusione dei mini-bond potrebbe essere riconducibile a Borsa Italiana, la quale ha introdotto il segmento Extra MOT, riservato ai soli investitori professionali, sul quale vengono quotati e scambiati anche mini-bond e cambiali finanziarie.

Dopo questo primo inquadramento generale, vediamo quindi di approfondire alcuni aspetti più specifici.

Intanto, abbiamo detto che, in sostanza, si tratta di prestiti obbligazionari, quindi strumenti di debito a medio/lungo termine, la cui emissione e, soprattutto, quotazione, è resa possibile ad un più vasto numero di imprese e con alcune semplificazioni rispetto alle emissioni destinate alla quotazione “tradizionale”.

L’aspetto interessante è che consentono di “affrancarsi”, almeno in parte, dal tradizionale sistema bancario.

Normalmente, le risorse raccolte con l’emissione sono destinate a piani di sviluppo aziendale, o in operazioni di investimento straordinario, a volte a ristrutturazione di altre posizioni. Attenzione, in quest’ultimo caso, e in generale, non si sta parlando di aziende in crisi. Al contrario, l’azienda deve essere in buone condizioni di salute, con buone performance e deve avere precisi e concreti piani di sviluppo.

Possono essere emesse da Società di capitali che devono avere un fatturato non inferiore a 2 milioni di euro (quindi, le “microimprese” sono escluse da questa possibilità), e il bilancio della Società emittente deve essere certificato da un revisore esterno (questa è una annotazione importante e che le imprese devono tenere in considerazione, per tempo. Accade spesso che questo aspetto finisca per costituire uno scoglio…per più di un motivo). L’accesso ai mini-bond, e al mercato Extra MOT, costituiscono un ottimo esercizio di trasparenza e di programmazione. Gli investitori, infatti, sono tutti professionali (banche, società di investimento, SGG, SICAV, ecc.) e devono poter essere messi in condizione di apprezzare la bontà e l’affidabilità dell’offerta.

Al 30 settembre 2018, le emissioni di mini-bond quotate all’Extra Mot Pro erano 334 e sono in continuo aumento. L’ammontare medio dell’emissione è di circa 6,7 milioni di euro (ma ci sono emissioni anche molto più piccole) e il rendimento offerto è leggermente superiore al 5%. Su quest’ultimo aspetto vale porre molta attenzione, in quanto il costo per interessi, ai quali vanno aggiunti i costi accessori per giungere all’emissione, alla quotazione e al mantenimento di quest’ultima, sono – mediamente – sensibilmente maggiori rispetto a quelli che potrebbero essere ottenuti attraverso i normali canali bancari e sono altresì maggiori rispetto al solo rendimento offerto agli investitori.

Il fatturato medio delle società emittenti è nell’intorno dei 100 milioni e la durata media dei prestiti è prossima ai 5 anni. Le modalità di rimborso sono per circa la metà delle emissioni con un piano di ammortamento mentre l’altra metà prevede un rimborso bullet (tutto alla scadenza).

Quali sono i soggetti coinvolti nell’emissione di un mini-bond. Una figura importante è l’advisor al quale ci si rivolge, quindi un consulente (o una società di consulenza), che collabora con la Società nella definizione della strategia, nell’analisi del business-plan, nella definizione dei contenuti dell’information memorandum, oltre che nella condivisione dei tempi. Vi è poi un consulente legale per gli aspetti formali e per la stesura, nel rispetto delle norme, dei diversi documenti. L’arranger si incarica poi del collocamento dei bond presso il mercato degli investitori. La Società di rating si preoccuperà di esprimere il giudizio di affidabilità in merito alla solvibilità dell’emittente (anche se il rating non è obbligatorio, è opportuno verificarne l’opportunità, per migliorare l’appetibilità dell’emissione). Del certificatore di bilancio abbiamo già detto. E poi c’è Borsa Italiana. Insomma, il progetto è da valutare per tempo e i costi non sono indifferenti ma il risultato che se ne ottiene può essere davvero significativo.

Se vuoi approfondire, scrivi a info@claudioarrigoni.it

Alternative al finanziamento bancario?

Canali alternativi al sistema bancario. E’ un argomento che, ormai da alcuni anni, è di attualità e se ne parla molto, anche se si vede poco, almeno tra i capannoni delle PMI.

In effetti, il tentativo di fare a meno delle banche è molto più datato, ma i risultati sono ancora, tutto sommato, modesti. Attenzione, non che i tassi di crescita dei canali alternativi non sia importante, ma in volumi oggi è ancora la banca che, più di altri, assiste il sistema imprenditoriale. Poi, non vi sarebbe da sottacere il fatto che, molto spesso, “dietro” un operatore alternativo vi siano ancora le banche o, quantomeno, i fondi delle banche.

In ogni caso, il tema di trovare un’alternativa alla banca è diventato di attualità dopo l’inizio della crisi del 2008, quando ormai era palpabile il credit crunch (anche se le banche lo negano, lo sanno bene gli imprenditori delle PMI e dell’edilizia!). Come ben ricordano i meno giovani, dal 2008 in poi, molti imprenditori si sono trovati a dover sostenere un vero e proprio assedio da parte delle banche che chiedevano (pretendevano) rientri dalle posizioni debitorie, in alcuni casi da un giorno all’altro oppure anche con piani a medio termine ma, in ogni caso, molti hanno esperimentato la fatica del rapporto con i loro partners finanziari.

Oggi non è cambiato granché: le banche sono senz’altro disponibili a concedere credito, a condizioni molto interessanti. Ma solo a chi merita. Cioè a quelle aziende che godono di merito creditizio (altro tema già ampiamente trattato in questo blog: vedi questo post e i successivi). E allora ecco che nascono, in questi ultimi pochi anni, diversi strumenti e canali di finanziamento alternativi al canale bancario.

Ma … c’è un ma. Il merito creditizio: quello è rimasto, tale e quale, anzi! A volte i canali alternativi hanno criteri di assunzione ancora più rigidi rispetto alle banche tradizionali.

E allora? E allora, banca si o banca no, il merito creditizio va costruito. Di denaro ce n’è molto ed è disponibile per gli investimenti sicuri. Appunto, sicuri. Cioè destinati a quei progetti che … meritano (e si torna qui).

Vuoi sapere come fare per avere questo benedetto “merito creditizio”? Bene, continua a seguire questo blog oppure scrivi a info@claudioarrigoni.it e chiedi un appuntamento (anche telefonico), riservato e senza impegno. E continua a seguire questo blog.

Nei prossimi post parleremo di PIR, mini-bond, fintech e strumenti alternativi al credito bancario.