LA SEGNALAZIONE A SOFFERENZA IN CENTRALE RISCHI: ALCUNI ASPETTI DI LEGITTIMITA’ E DI OPPORTUNITA’

Parliamo oggi di un aspetto alquanto sgradevole.

Molte aziende si sono trovate, in questi anni, a fare i conti con il rischio o con la vera e propria segnalazionea sofferenza” in centrale rischi di Banca d’Italia. Uno spettro per qualcuna, un vero e proprio incubo per altre. O peggio, una realtà.

Ma che cos’è la sofferenza, in accezione bancaria? “Si parla di sofferenza quando il cliente è valutato in stato di insolvenza (cioè irreversibilmente incapace di saldare il proprio debito) anche se questo non è stato accertato in sede giudiziaria. La classificazione a sofferenza è il risultato della valutazione della situazione finanziaria complessiva del cliente da parte della banca” (1), Quindi, si tratta di un giudizio sulla capacità del cliente di adempiere ai propri impegni, un giudizio che, però, non è pronunciato da un giudice o da un organismo terzo bensì – in via del tutto autonoma e senza alcun contraddittorio – da una banca o da un intermediario finanziario, quindi da una delle due parti contrattuali. Il punto è che questa segnalazione, frequentemente presenta alcune conseguenze devastanti, la prima delle quali è la revoca degli affidamenti anche da parte di eventuali altri istituti finanziatori.

Come esempio, riporto una vicenda processuale sfociata in una sentenza del Tribunale di Lanciano del 12 febbraio 2018.

Una Società, giudicata solida dal punto di vista finanziario e patrimoniale ma che riteneva di aver subito usura dalla propria banca, ha promosso una causa contro la banca stessa al fine di vedere riconosciuto tale trattamento e ottenere il risarcimento che riteneva di meritare. Il punto però – e questo è un errore che troppe imprese fanno – è che la Società, nelle more della decisione del giudice, ha ritenuto di sospendere il pagamento delle rate del finanziamento in quanto ciò che si aspettava di vedersi riconosciuto era ampiamente maggiore rispetto al debito residuo nei confronti della banca. Ma il mancato pagamento  delle rate di un finanziamento, è oggetto di segnalazione in centrale rischi di Banca d’Italia e, ad un certo punto, durante la vertenza, la banca – senza preavviso – ha segnalato a sofferenza la società. Questo ha innescato una reazione a catena poiché gli altri istituti finanziatori, alla luce della segnalazione, hanno revocato gli affidamenti, portando quindi la società in crisi di liquidità.

Di fatti come questi, ne sono accaduti diversi in questi anni, anche grazie a cattivi consigli forniti alle aziende.

Nel caso di specie, tuttavia, anche la banca ha commesso un errore, riconosciuto dal Tribunale nella citata sentenza, in quanto la banca ha operato la segnalazione senza farla precedere dalla comunicazione di preavviso al debitore e agli eventuali garanti. Il Tribunale si è spinto anche oltre, richiamando una sentenza della Corte di Cassazione (n. 21428 del 2007) la quale ha sancito che non basta un mero ritardo a far scaturire la segnalazione a sofferenza ma è necessaria una valutazione e una ponderazione complessa da parte della banca, dalla quale si evinca lo stato di difficoltà e l’oggettivo rischio di riscossione del credito, senza escludere la possibilità di rientro o la ristrutturazione del debito.

Nel caso specifico, il Tribunale ha imposto alla banca la cancellazione della sofferenza. Peccato che, nel frattempo, la crisi finanziaria fosse comunque esplosa e non è automatico che le altre banche corrano a ripristinare le facilitazioni concesse.

Cosa ne consegue ai fini nostri:

l’argomento della Centrale Rischi di Banca d’Italia, è stato già scritto più volte in questo blog, è molto delicato e ad esso va dedicata la massima attenzione da parte dell’imprenditore in quanto, per le PMI, il dato di CR incide in maniera preponderante sulla valutazione del merito creditizio dell’impresa (rating).

Un’altra lezione che se ne può trarre è che, a prescindere dalle emozioni e dai cattivi consigli, il rapporto è prima regolato da un contratto, gestito da persone e di questo occorre avere contezza. Non può l’impresa farsi ragione da se, così come non lo può fare la banca. Viceversa, occorre usare intelligenza e prudenza nella gestione del rapporto, per ottenere il massimo rischiando il minimo. O almeno, conoscendo i rischi che si corrono.

In definitiva, occorre prevenire la possibilità che simili fatti possano accadere: non si può mettere a repentaglio un’azienda e le vite di tutte le persone coinvolte, dipendenti e fornitori compresi, per una questione di puntiglio. C’è un bene più grande da salvaguardare prima, e c’è tempo, dopo, per il puntiglio.

Questo, almeno, è il pensiero di chi scrive.

Se vuoi approfondire o affrontare qualche argomento, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

(1) Fonte Banca d’Italia

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 9: LA PRESENTAZIONE

Dopo una lunga pausa, riprendiamo ad occuparci di come ci valuta la nostra banca e di quali attenzioni dobbiamo porre nel rapporto con essa, in particolare ai fini dell’accesso al credito.

Abbiamo iniziato dicendoci che le banche sono cambiate (http://www.claudioarrigoni.it/2017/06/28/come-ti-valuta-la-tua-banca-1/) e che questo cambiamento è tuttora in corso e, nei prossimi mesi, ci attendiamo una ulteriore accelerazione; abbiamo visto diversi aspetti negli 8 post precedenti e nell’ultimo prima di questo (http://www.claudioarrigoni.it/2017/11/26/come-ti-valuta-la-tua-banca-8-il-business-plan/) abbiamo parlato dell’importanza delle nostre previsioni e, dopo anni passati a lamentarci che le banche osservavano solo i bilanci e non prendevano a cuore i nostri progetti e le nostre possibilità, finalmente ora hanno iniziato ad interessarsene. Però noi dobbiamo essere in grado di raccontarle, in modo corretto e coerente, ecco quindi l’importanza di un business-plan ben costruito e partecipato. Abbiamo visto anche che questo 2018 porta con se alcuni rischi, per le imprese che hanno la necessità di nuove risorse finanziarie (http://www.claudioarrigoni.it/2018/01/01/credito-alle-pmi-cosa-aspettarsi-dal-2018/). Facciamo quindi tesoro di quanto ci siamo detti e proseguiamo con un altro argomento importante: il vestito! Si, è vero, non è l’abito che fa il monaco, tuttavia – come altri ci insegnano – “non abbiamo una seconda occasione per fare una buona prima impressione”, quindi è importante che ci presentiamo alla banca in modo ordinato, pulito, adeguato. Naturalmente, non sto parlando dei vestiti che indossiamo quando il gestore imprese o il direttore vengono a trovarci (possiamo continuare ad indossare il “toni” che abbiamo messo per lavorare in officina), ma di quello con cui vestiamo la nostra richiesta alla banca.

Non mi dilungo sulla parte grafica, che comunque ha un suo effetto sul nostro interlocutore, e ti propongo una sintesi dei contenuti che il fascicolo con il quale ci presentiamo in banca deve assolutamente avere, soprattutto se non siamo ancora clienti e abbiamo bisogno di presentarci e farci conoscere.

Intanto sarà necessario fornire tutte le informazioni di base riferite alla tua impresa, quindi un’anagrafica fatta bene, l’oggetto e una breve descrizione della storia della tua attività. La mission e la vision, se già le hai, altrimenti quello può essere un bell’esercizio da fare. Essenziale poi una descrizione dell’attività, di come e dove è svolta; quali sono le persone chiave, a partire dai soci per giungere al management; è sempre utile indicare le principali certificazioni di cui disponi. Poi è necessario illustrare gli obiettivi dell’impresa, nel breve e nel medio termine, senza omettere di illustrare eventuali fattori critici. Se la tua azienda fa parte di un gruppo, è opportuno evidenziarlo e fornire le principali informazioni del gruppo di appartenenza.

Quando parli del management, descrivi brevemente le principali competenze ed i punti di forza di chi collabora con te; descrivi bene il tuo prodotto o servizio e le caratteristiche che ti distinguono dalla concorrenza. Illustra quindi il mercato, le sue dimensioni e trend e quali sono i tuoi principali concorrenti.

Un altro suggerimento: prima di illustrare i tuoi obiettivi futuri, se non sei una start-up, fornisci un’illustrazione delle performance passate descrivendo l’evoluzione dei fatturati, dei risultati e della struttura finanziaria, spiegando le motivazioni di quanto stai schematizzando.

Illustra quindi le tue strategie future, sia da un punto di vista descrittivo che numerico (…ma qui, siamo nell’ambito del business-plan), i tuoi obiettivi, i punti di forza e debolezza di questo tuo scenario.

Infine, concludi con la tua richiesta alla banca: fai attenzione che sia una richiesta “opportuna” e sostenibile, coerente – per dimensione e caratteristiche – con quanto hai descritto nel documento e con gli aspetti economici e finanziari che hai illustrato (si, lo so, pensi che sia scontato ma, credimi, non è così!)

Un tema a parte è quello delle garanzie: se anche tu non ne accenni, preparati al fatto che la banca te le chieda! Ma di questo, parleremo al prossimo contributo.

Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.

 

FONDO DI GARANZIA PMI: COSA CAMBIA DAL 2018

ll Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese è stato istituito con la Legge n. 662 del 1996 ed ha lo scopo di facilitare le piccole e medie imprese nell’accesso ai finanziamenti, concedendo una garanzia pubblica in favore delle banche e degli istituti finanziatori, a fronte dei finanziamenti da queste concessi.

Il vantaggio per la PMI è di poter accedere al credito, che diversamente avrebbe potuto non avere, e a costi inferiori rispetto ad altre forme di garanzia (fideiussioni, polizze, garanzie consortili, altro). L’ammontare della garanzia può arrivare fino all’80%.

Possono beneficiare della garanzia le imprese che rientrano nei parametri PMI e che operano in alcuni ambiti classificati su base ATECO e tra le operazioni ammesse alla garanzia, rientrano i finanziamenti a medio-lungo termine, compresi lo sconto di effetti e il leasing, i prestiti partecipativi, i crediti a breve termine, i finanziamenti volti al reintegro del circolante, le operazioni riguardanti investimenti.

C’è poi una caratteristica soggettiva, riferita al merito creditizio dell’impresa, che fino al 2017 era definita sulla base di un modello di credit scoring. La vera novità per il 2018 è che la determinazione di tale requisito non dipende più dal “vecchio modello” di scoring, bensì da un vero e proprio rating, un modello di valutazione più articolato e che mira a calcolare la probabilità di inadempimento (o probabilità di default) classificando le imprese in 12 classi di valutazione che sono, a loro volta, raggruppate in 5 macro fasce di valutazione, proprio in funzione del rischio espresso.

Il modello di valutazione si fonda su 3 livelli di indagine:

  • Una valutazione degli aspetti economici e finanziari (basata quindi, essenzialmente sui bilanci) e che esprime un primo profilo dell’impresa nei suoi tratti patrimoniali, economici e finanziari;
  • Una valutazione su quello che viene chiamato “l’andamentale”, cioè sulla qualità dei rapporti già in essere con le istituzioni finanziarie ed il sistema bancario in particolare. Saranno quindi valutate le informazioni della Centrale Rischi di Banca d’Italia ma anche di altri sistemi di monitoraggio e saranno oggetto di punteggio i diversi aspetti che da questi emergono (puntualità nei pagamenti delle rate, sconfini, percentuale di utilizzi degli affidamenti, ecc.)
  • Una valutazione riferita alla eventuale presenza di “pregiudizievoli”, cioè di elementi indicatori di possibili situazioni di rischio (già avanzato, potremmo dire), quali – ad esempio – ipoteche giudiziali, pignoramenti, ecc.

 

Il risultato sarà la classificazione nelle 5 classi, riepilogate qui sotto:

 

Classe

Probabilità Default

Valutazione Rischio

     

1

0.12% Basso

2

1.02%

Contenuto

3

3.62%

Accettabile

4

9.43%

Significativo

5 Oltre 9.43%

Elevato

 

L’ammontare massimo della garanzia che potrà essere concessa dal Fondo, varierà in funzione della Classe di appartenenza dell’impresa in esame, secondo la tabella proposta di seguito:

 

Classe

Finanziamenti fino a 36 mesi Finanziamenti oltre 36 mesi Finanziamenti a medio lungo, inclusi i minibond senza piano di ammortamento o con rate di durata superiore a un anno Finanziamenti del rischio Operazioni a fronte di investimenti, inclusi Sabatini; operazioni concesse a PMI innovative

Operazioni concesse a nuove imprese, start-up innovative, incubatori certificati, microcredito, operazioni di importo ridotto

1

30% 50% 30% 50% 80%

80%

2

40% 60% 30% 50% 80%

80%

3

50%

70% 30% 50% 80%

80%

4

60%

80%

30% 50% 80%

80%

5

Non ammissibile

Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile

80%

 

La ratio di questa riforma, può essere individuata nell’opportunità di permettere al MISE interventi più mirati e selettivi, per rendere disponibile la garanzia alle imprese che, pur meritevoli, presentano una rischiosità maggiore e, di conseguenza, una minore propensione delle banche a concedere finanziamenti senza garanzie, oltre che di consentire al Gestore del Fondo di effettuare accantonamenti più mirati. Nel contempo, può essere vista anche come un modo per arginare l’indiscriminata richiesta di garanzia allo Stato anche per quelle imprese che già sono virtuose e che, di conseguenza, potrebbero essere finanziate dal Sistema senza l’intervento del Fondo.

Quel che è certo è che, almeno in fase iniziale, si genera un ulteriore elemento di incertezza, in quanto sarà necessario comprendere come il nuovo modello di rating lavora e, di conseguenza, quali i risultati delle prime istruttorie; inoltre, resta da comprendere la reale propensione delle banche a concedere finanziamenti assumendosi percentuali di rischio maggiore rispetto al 20% che erano disposte ad assumersi fino ad ora.

L’altra deduzione che se ne trae è che è indispensabile che le imprese si avviino su modelli di comportamento virtuosi, che consentano loro di ridurre – nel tempo – la loro rischiosità, migliorando la possibilità di accedere al credito, a costi inferiori e, perché no, in misura più contenuta.

 

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 8: IL BUSINESS PLAN

Abbiamo visto negli scorsi contributi, alcuni degli elementi che devi conoscere e tenere ben presente per poter intervenire, nel tempo, e ottimizzare. Abbiamo parlato del conto economico, dello stato patrimoniale, del rendiconto finanziario, dei principali elementi e degli indicatori che puoi facilmente desumere. Abbiamo anche parlato del rischio di credito, che non è l’unico rischio imprenditoriale ma, sicuramente, almeno ai nostri fini, uno di quelli da gestire con maggiore attenzione.

Proseguiamo quindi in questo piccolo viaggio fatto di pillole che, se prese con regolarità, possono migliorare l’aspetto della nostra impresa e il modo di presentarci ai nostri interlocutori, bancari e non solo.

Iniziamo oggi a parlare di business plan, tracciando alcune linee che riprenderemo in seguito con degli interventi specifici.

Di questo argomento ne è piena la letteratura e internet contiene molti suggerimenti, esempi, raccomandazioni, schemi, offerte di software, e di tutto ciò che vuoi. Adesso aggiungiamo questo contributo che, tuttavia, ha lo scopo di semplificarti la vita, fornendoti indicazione su cosa è essenziale.

Intanto cominciamo col dire che esistono diverse motivazioni che spingono o suggeriscono la redazione di un business plan e i contenuti, o parte di questi, possono essere più o meno messi in luce in funzione degli obiettivi per cui ci si accinge a questo lavoro. Mi spiego meglio: se si è in presenza di una start-up, allora dovranno essere molto ben definiti tutti gli aspetti legati all’idea di business, agli strumenti, ai tempi, alle risorse, e così via; viceversa, se si è in presenza di un’azienda già avviata, ci potrebbero essere motivazioni diverse, ad esempio operazioni straordinarie, l’introduzione di nuovi prodotti o servizi, la necessità di nuovi investimenti, l’incontro con un nuovo partner finanziario, l’ingresso in un nuovo mercato oppure l’arrivo di un competitor, e così via. Insomma, circostanze diverse richiedono approfondimenti diversi, ma un elemento è necessario in tutti i casi: una accurata e credibile programmazione economica e finanziaria. E’ necessaria, anche se non sufficiente, sia che ti stia preparando a una richiesta di credito sia che il credito ce l’abbia già e devi, però, cercare di mantenerlo.

L’equilibrio finanziario tra gli impieghi (per cosa usi il denaro) e le fonti (da dove proviene e con quali termini) e l’equilibrio monetario tra entrate e uscite di cassa sono essenziali e vanno indagati e programmati, sia nel medio periodo (3/5 anni) che nel breve (1 anno). La pianificazione di breve periodo va poi ulteriormente sezionata in previsioni di cassa infrannuali, al massimo con periodicità mensile, con il budget di cassa, che riepiloga tutte le previsioni di incasso e di pagamento. Nel budget di cassa vanno evidenziati eventuali deficit di cassa e vanno individuate le necessarie coperture, determinando quali forme tecniche sono più appropriate per soddisfare il fabbisogno di liquidità. Come per tutti i budget, va poi fatta la verifica a consuntivo, determinando gli scostamenti intervenuti e indagandone le cause, così da poter migliorare la previsione per il periodo successivo. Questo è il minimo che deve accompagnare una normale presentazione alla tua banca, nel caso di rapporti già in essere e quando non ti sia necessario chiedere ulteriori affidamenti o un nuovo finanziamento.

Se invece stai per fare un investimento o sei in una delle situazioni che abbiamo accennato poco sopra, e per le quali ti è necessario chiedere ulteriore finanza, allora il livello di approfondimento deve essere maggiore. Senza la pretesa di esaurire qui l’argomento del business plan, considera che devi prepararti a ragionare e descrivere i seguenti aspetti:

  • La tua azienda, la tua storia, anche se già conosciuta;
  • I punti di forza, i successi che hai raccolto, i valori economici, patrimoniali e finanziari che hai già conseguito negli ultimi anni;
  • Qual è il tuo nuovo obiettivo, a cosa stai puntando, in quali tempi; che valore aggiunto ti porterà, quali e quante risorse richiede; di quali e quante risorse già disponi e quali e quante devi trovare; dove e come intendi trovarle;
  • Quale prodotto, servizio o mercato; con quali strategie commerciali e quale organizzazione produttiva e aziendale;
  • Chi è il tuo cliente, che esigenze ha, quanti sono e dove sono e, soprattutto, perché dovrebbero servirsi da te;
  • Quali studi e ricerche hai bisogno o quali hai già condotto ed ora intendi mettere a frutto; hai dei brevetti, del know-how, delle competenze esclusive? Descrivile e spiega come ti permetteranno di raggiungere il tuo nuovo obiettivo;
  • Chi sono i tuoi concorrenti, attuali e futuri; quali le caratteristiche del tuo prodotto o servizio e quali quelle dei tuoi concorrenti (benchmarking); come intendi competere sul mercato;
  • Quali i mercati di approvvigionamento, quale il tuo potere contrattuale;
  • Quali le difficoltà di ingresso, eventuali limiti o barriere da superare e come;
  • A questo punto, trasforma tutto questo in previsioni economiche e monetarie, dimostra la sostenibilità della tua idea nel lungo periodo; indaga e descrivi i costi fissi e quelli variabili, gli investimenti, il periodo di rientro, il punto di pareggio; individua le modalità di copertura del fabbisogno, prevedi i flussi di cassa, dimostra al tuo interlocutore che gli stai offrendo un’opportunità!

Approfondiremo questi aspetti quando descriveremo con maggiore dettaglio come si costruisce un business plan. Intanto è importante che tu cominci a pensare in questi termini dentro la tua azienda e, se già non l’hai fatto, inizia a mettere a fuoco gli aspetti che ti ho descritto. Ti servirà.

Nel frattempo, se hai necessità di un approfondimento o se vuoi sottopormi la tua idea di business e, magari, condividere alcuni aspetti e modalità di rappresentazione del tuo caso, scrivimi a claudio@claudioarrigoni.it. Un caro saluto.