fusioni bancarieE’ ormai da tempo che si parla di fusioni tra le banche popolari e, dopo la legge che obbliga le banche popolari a trasformarsi in SPA promulgata dal Governo Renzi, ecco che arriva la prima fusione tra il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano, che vedrà la nascita del terzo gruppo bancario italiano per dimensioni.

Ci si aspettano molte sovrapposizioni tra filiali (cioè la concomitante presenza di filiali delle due banche nello stesso luogo) e questo comporterà la chiusura di molti sportelli bancari: primi coinvolti fra tutti quelli in provincia di Milano (inclusa Monza e Brianza) dove BPM ha 274 sportelli e il Banco Popolare 126. Ma a prescindere da questo, in Lombardia – in particolare ma anche in alcune zone della Liguria e del Piemonte – si verificherà il fenomeno per il quale molte aziende si troveranno ad avere sia un conto (e un fido) presso il Banco Popolare sia presso la BPM.

Ma se queste due banche diventano un’unica entità, ecco che allora si verificherà la chiusura di uno dei due rapporti. La domanda che ne segue è: quale sarà il destino di quegli affidamenti? Saranno uniti e sommati? L’esperienza delle passate fusioni ci insegna, purtroppo, che la risposta potrebbe non sempre essere quella e, pur consapevoli che ogni caso è diverso dall’altro, è molto probabile che gli affidamenti si riducano in maniera significativa perché mentre prima il rischio di credito era suddiviso tra due banche, dopo la fusione il rischio incide su un unico soggetto, che – se si limitasse a sommare le due facilitazioni – potrebbe risultare comunque troppo esposto verso una singola impresa.

Un secondo problema, che comunque molte aziende stanno già sperimentando anche in assenza di fusioni, è la riorganizzazione a livello “risorse umane”: ci sarà un rimescolamento delle persone, un possibile cambiamento degli strumenti operativi e, quasi certamente, una forte diminuzione dei dipendenti bancari: tutto questo causerà qualche tensione organizzativa, che si ripercuoterà inevitabilmente sui rapporti con i clienti, e si manifesterà, per esempio, con l’allungamento dei tempi di analisi e di risposta per gli affidamenti.

Ecco che è quindi essenziale che, le aziende che ancora lo possono fare, si concentrino da subito nella ricerca di nuovi partner bancari e di nuove soluzioni, cos da anticipare i possibili effetti di quanto descritto qui sopra.

Ai miei Clienti consiglio quindi di aprire nuovi conti e richiedere ad altre banche eventuali finanziamenti, e di farlo per tempo, prima che le fusioni divengano operative e prima di trovarsi in difficoltà.

Per chi gradisse un colloquio non impegnativo di approfondimento mi scriva o mi chiami:

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