Il tuo cliente non accetta la cessione del credito? Un mito da sfatare

Il ricorso al factoring si è rivelato, e lo sarà di più in futuro, opportuno e necessario per molte imprese, anche in sostituzione del credito bancario.

Ma frequentemente gli imprenditori muovono obiezioni a questo strumento: è caro, richiede troppo tempo, “ma il mio cliente non accetta la cessione del credito” sono le più frequenti.

Prendiamo in considerazione l’ultima. È una obiezione frequente che, a volte (con una frequenza maggiore di quel che si creda) in realtà nasconde un timore, una “paura” del fornitore, più che una reale posizione contraria del cliente. Altre volte, invece, è effettivamente vera, vuoi perché il contratto sottostante la fornitura vieta espressamente la cessione del credito, vuoi perché il cliente è una realtà importante che ha propri accordi con una compagnia interna al gruppo o convenzionata, vuoi perché, semplicemente, il cliente preferisce non impegnarsi con un riconoscimento di debito per potersi mantenere una certa elasticità nei pagamenti e un maggiore controllo sul fornitore.

La “paura” del fornitore (che si genera “auto-obiezioni”) è invece quella di mostrare un segnale di debolezza al proprio cliente (avere la necessità di cedere i crediti per poter incassare immediatamente le fatture), rendendogli nota la propria necessità di credito, cosa che non avviene nella pratica dell’anticipo fatture senza notifica o nell’anticipo delle ricevute bancarie. Ma il nostro fornitore dimentica che, molto probabilmente, anche il cliente fa altrettanto ricorso al credito, con gli stesso o altri strumenti (salvo pochi casi di aziende particolarmente virtuose).

Dunque, come possono agire le aziende per poter incassare monetizzare i propri crediti sfruttando questa opportunità?

Se l’impresa cedente ha dei buoni valori e un buon andamentale, si può chiedere al Factor di valutare la cessione del credito in forma non notificata, quindi senza che il cliente sappia della cessione del proprio credito (o meglio, senza che al cliente venga chiesto di sottoscrivere il riconoscimento). Questa forma di credito, sta crescendo nella sua diffusione anche grazie alla possibilità concessa ai Factor di accedere alla garanzia del Fondo Centrale.

E’ evidente come, questa possibilità, faccia venir meno anche l’obiezione riferita al “tempo” cioè al numero di giorni necessario per vedere monetizzati i crediti sul proprio conto. Infatti, venendo meno l’intervento del cliente e dei suoi tempi, l’accredito è molto veloce.

Quanto al prezzo che dire: vogliamo fare i conti per bene, insieme? In molti casi, nella mia esperienza, il factoring si è dimostrato di gran lunga più economico rispetto alla banca tradizionale. Senza considerare i benefici conseguenti.

Come capire se la tua azienda è idonea per la cessione del credito non notificata?

Parlane con me e facciamo insieme una verifica.

Scrivimi a claudio.arrigoni@fmediafinance.it

Decreto Rilancio: i principali contenuti

Come ormai noto, nei giorni scorsi è’ stato pubblicato il nuovo decreto chiamato DECRETO RILANCIO, che contiene una serie di interventi in diversi ambiti, finalizzati alla ripartenza dell’economia a seguito dello stop imposto dall’emergenza sanitaria per contrastare la diffusione del coronavirus Covid-19.

Di seguito una prima elencazione dei contenuti principali per le imprese, vedremo poi di approfondire le principali nei prosismi giorni.

DEBITI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE un primo stanziamento, destinato al pagamento debiti commerciali degli enti locali e delle Regioni in favore delle imprese, vedremo poi i tempi della burocrazia quanto impiegheranno ad evadere questo step;

CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO in favore delle imprese (con ricavi fino a 5 milioni di euro) parametrato al calo del fatturato di aprile 2020 rispetto al corrispondente mese del 2019 (anche in questo caso, non grandi cifre: 2000 euro per le società e di 1000 euro per l’impresa individuale,  una tantum e cumulabile col bonus INPS);

IRAP cancellati il saldo e l’acconto IRAP, riservato alle imprese con fatturato fino a 250 milioni di euro;

FONDO DI GARANZIA PER LE PMI irrobustimento della dotazione del Fondo in aggiunta a quanto previsto dal Decreto Liquidità e Cura Italia;

BOLLETTE ELETTRICHE previsto un intervento per la riduzione, nel 2020, dei costi delle bollette per utenze non domestiche in bassa tensione

ECOBONUS e SISMABONUS uno degli argomenti più interessanti, anche se bisogna approfondire meccanismi e contorni, è quello dei bonus legati al miglioramento energetico degli edifici e al loro adeguamento in tema di caratteristiche antisismiche. Si tratta di previsioni che – se saranno seguite da specifici prodotti messi a disposizione dal sistema bancario o da altri operatori finanziari  – potranno dare un impulso significativo all’edilizia e all’impiantistica. In sostanza, è previsto l’innalzamento al 110% delle detrazioni (come credito d’imposta) per una serie di interventi e secondo alcune regole specifiche (nei prossimi giorni pubblicherò un post dedicato a questi argomenti)

CANONI DI LOCAZIONE credito d’imposta per il 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione per i mesi di aprile, maggio e giugno (il credito può essere usato in compensazione oppure ceduto al locatore, al concedente o a banche);

OCCUPAZIONE SUOLO PUBBLICO esonero del pagamento di tasse e canoni (Tosap-Cosap) fino al 31 ottobre 2020, per bar e ristoranti, discoteche e altri pubblici esercizi;

SUPER AMMORTAMENTO prorogato al 31.12 (rispetto al 30.6) il termine per la consegna dei beni strumentali oggetto del super ammortamento;

RICAPITALIZZAZIONE IMPRESE incentivi finalizzati alla ricapitalizzazione di imprese che abbiano un fatturato compreso tra i 5 e i 50 milioni di euro;

STARTUP INNOVATIVE rafforzamento del sistema delle start up innovative e del trasferimento tecnologico tra mondo della ricerca e quello produttivo (finanziamenti e maggiori crediti d’imposta).

Continua a seguire nei prossimi giorni. Per approfondimenti scrivi a info@claudioarrigoni.it

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 10: LE GARANZIE

Negli scorsi contributi, abbiamo visto molti degli aspetti che devi conoscere (ed applicare) per presentarti opportunamente alla tua banca. Ciò che più di altro mi preme che tu comprenda, che tu e la tua impresa, se già non lo avete fatto, dovete intraprendere “un percorso” che vi conduca ad essere meritevoli del credito che andate cercando e poi comunicarlo in modo adeguato.

Ma dopo tutto questo, quando sarete di fronte al “vostro” direttore o gestore e avrete illustrato, spiegato, mostrato, ecco che molto probabilmente vi sentirete dire la fatidica frase: “si, molto bene, complimenti. Ma quali garanzie può offrire?”. E a questo punto, se non siete preparati, un po’ di smarrimento (ma anche del legittimo nervosismo) lo potreste provare.

Vediamo quindi, pur brevemente, di cosa stiamo parlando.

Intanto è importante che ti sia chiaro che, a differenza di un tempo, le garanzie non sono più l’unico elemento, o il principale, in base al quale la banca decide se accogliere o meno la tua richiesta. Mi spiego meglio: offrire l’ipoteca sul tuo immobile per ottenere della liquidità non sortirà alcun risultato se la tua proposta di business, se la tua attività, la tua impresa, la tua idea, non risulteranno meritevoli di credito. Quindi, la proposta deve “camminare” da sola, essere credibile e generare flussi di cassa adeguati al rimborso del prestito. Poi sarà la banca che ti chiederà comunque una garanzia, per mitigare eventuali elementi di rischio e, di conseguenza, gli accantonamenti a cui può essere chiamata. Ma da sola, la garanzia non basta più. Quindi, non iniziare il tuo approccio con l’argomento delle garanzie, ma con la validità del tuo business. Se poi la banca ti chiede comunque una garanzia, allora verificherai cosa potrai fare.

Intanto vediamo quali sono le principali forme di attenuazione del rischio utilizzate normalmente nei rapporti bancari:

GARANZIE REALI: l’ipoteca, il pegno, il privilegio

GARANZIE PERSONALI: la fideiussione, l’avallo

GARANZIE STATALI: ad es. Fondo Garanzia per PMI

GARANZIE CONSORTILI: i Confidi

ALTRE FORME di garanzia atipiche

Più  nel dettaglio, l’IPOTECA è una garanzia reale che grava sugli immobili, sui beni mobili registrati e sui diritti reali di godimento (usufrutto, uso, ecc.). L’ipoteca può avere ad oggetto beni di proprietà del richiedente il finanziamento o di terzi soggetti (ad esempio, il socio della srl che concede in garanzia una ipoteca sulla propria abitazione) e nasce con la sua iscrizione nei pubblici registri. In caso di mancato pagamento, il soggetto che ha concesso il prestito potrà rivalersi sul ricavato dalla vendita dell’immobile colpito dall’ipoteca (la famigerata asta) e, qualora il ricavato dovesse essere inferiore al debito, quest’ultimo rimane in capo al debitore per la differenza. In questi giorni, sta per essere approvato il “Patto Marciano”, che è una forma di garanzia un po’ diversa, di cui – eventualmente – parleremo in seguito.

Il PEGNO è anch’esso una forma di garanzia reale ma colpisce beni mobili (titoli, somme di denaro, merci, crediti, ecc.) e si concretizza con lo spossessamento del bene che, pur rimanendo di proprietà del concedente (ad esempio, del debitore) viene però introdotto nel possesso del creditore. Anche in questo caso, qualora si verificasse l’inadempimento, il creditore ha diritto di vendere i beni che ha ricevuto in garanzia.

La FIDEIUSSIONE è invece un impegno, un obbligo, personale (la persona può essere fisica o giuridica) di pagare per conto del debitore principale. Cioè, per intenderci, se la banca concede un prestito a una srl e questa si rivela inadempiente, la banca può chiedere direttamente al terzo fideiussione di provvedere al pagamento e contro il fideiussore può attivare tutte le azioni che potrebbe avviare nei confronti del debitore principale (la srl del nostro esempio): il decreto ingiuntivo, il pignoramento dei beni personali, ecc.

L’AVALLO è una forma ora poco usata e riguarda debiti assunti attraverso la sottoscrizione di cambiali.

Il FONDO CENTRALE DI GARANZIA è invece uno strumento messo a disposizione dallo Stato per sostenere le PMI che possono avere difficoltà di accesso al credito. Di questo abbiamo già parlato in precedenti contributi (http://www.claudioarrigoni.it/2017/12/27/fondo-di-garanzia-pmi-cosa-cambia-dal-2018/).

Le GARANZIE CONSORTILI sono quelle rilasciate da Enti mutualistici in favore dei propri associati. Si tratta di una forma di garanzia che presenta dei costi ma che, negli scorsi anni, è stata molto utilizzata durante la lunga crisi iniziata nel 2008.

Tra le GARANZIE ATIPICHE possiamo invece ricordarne alcune: la lettera di patronage, utilizzata soprattutto nel caso il debitore faccia parte di un gruppo. Si tratta di una dichiarazione di impegno rilasciata da una delle società del gruppo in favore di quella che sta richiedendo il finanziamento e, di solito, sostituisce la fideiussione vera e propria; la cessione del credito, normalmente utilizzata quando la facilitazione ha per oggetto l’anticipazione di crediti commerciali (anticipo fatture, factoring); il mandato all’incasso, cioè l’incarico alla banca di procedere all’incasso dei crediti (che però non sono ceduti come nel caso precedente); infine i covenants, cioè condizioni che la banca chiede siano mantenute per la durata del prestito o parte di esso e che normalmente riguardano poste o indici di bilancio. Su questo aspetto una raccomandazione: a volte gli imprenditori pongono poca attenzione ai covenants che hanno sottoscritto, salvo poi trovarsi in difficoltà quando le condizioni cambiano e la banca chiede il rientro dall’esposizione o di prestare altre garanzie.

Questo per ora. Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.

CREDITO ALLE PMI: COSA ASPETTARSI DAL 2018

Gli osservatori e i commentatori davano l’anno appena concluso come quello della ripresa, anche dell’erogazione del credito da parte delle banche in favore delle imprese. O almeno, questo era quello che ci si aspettava. In effetti, le statistiche dicono il contrario e i prestiti alle imprese, da gennaio a ottobre 2017, sono scesi di ulteriori 50 miliardi di Euro (Fonte Banca d’Italia), in gran parte non erogati alle PMI, vista la propensione delle Banche ad erogare alle grandi aziende, con ratios migliori, al fine di contenere l’ammontare degli accantonamenti. E’ noto, infatti, che migliore è il rating delle imprese, minori sono gli accantonamenti e viceversa.

Il punto è proprio questo, e ne ho già parlato da queste pagine: il mondo del credito è cambiato, le regole non sono più “quelle di prima”, ed è velleitario continuare ad attendere che possa tornare ad essere com’era. Inoltre, anche questo l’ho già anticipato, nuovi e importanti cambiamenti sono all’orizzonte. Anzi, alcuni sono già operativi. Mi riferisco, ad esempio, all’avvento delle nuove regole che saranno applicate dal Fondo Centrale di Garanzia, lo strumento al quale, in questi anni, le Banche hanno attinto a piene mani per fare credito alle PMI e, a volte, per rientrare dalle esposizioni sui fidi: l’accesso alla garanzia non sarà più automatico, così come non sarà automatica la sua percentuale di copertura, qualora dovesse venire concessa; di conseguenza, non sarà automatico – per le banche – ridurre i requisiti di capitale trasferendo il rischio sullo Stato (per un approfondimento, consiglio una lettura di questo contributo http://www.claudioarrigoni.it/2017/12/27/fondo-di-garanzia-pmi-cosa-cambia-dal-2018/) .

E questo non è che uno dei cambiamenti in corso. Eppure la ripresa c’è, molti di noi lo hanno visto. Ma la ripresa ha bisogno di essere finanziata, e questo è il punto. E allora, la soluzione qual è?

Ci sono grande fermento e attenzione attorno a quella che viene definita la “finanza alternativa”, nelle sue diverse accezioni: fintech, piattaforme varie, mini-bond, peer-to-peer lending, ecc. L’offerta di questi prodotti alternativi si è moltiplicata negli ultimi 24 mesi ed è in continua crescita ed i volumi di operazioni sono in aumento, anche se sono ancora lontani dall’ammontare di quanto divorato dal credit-crunch. Ma, di nuovo, questi strumenti possono davvero costituire l’alternativa alla banca per le micro e le piccole imprese? Voglio dire, avete mai provato ad accedere ad una piattaforma che tratta aste o sconti fatture ed approfondire i requisiti che sono richiesti alla Vostra impresa affinché possiate essere presi in considerazione? Oppure vi siete mai chiesti a quali condizioni (di redditività, prospettiva, dimensioni ma anche di costo) si può accedere ad un mini-bond? Non fraintendetemi, sono strumenti nei quali io credo e che, realmente, costituiscono un’alternativa, spesso risolutiva, al credito bancario. Tuttavia, non sono strumenti per tutti.

E quindi? E quindi occorre che gli imprenditori comprendano i cambiamenti che hanno attraversato e continuano ad attraversare il sistema del credito e gli altri che stanno arrivando; occorre che gli imprenditori siano loro stessi a cambiare, iniziando a correggere l’impostazione delle loro imprese per adeguarsi, in fretta, ai nuovi paradigmi. E’ necessario che imparino a conoscere se stessi, i propri conti: il bilancio a giugno, fatto perché obbligatorio e perché bisogna pagare le tasse, non basta più. C’è bisogno di inserire in azienda nuove professionalità che possano assistere l’imprenditore nel conoscere e nell’avviare il processo di cambiamento, nel tempo, di quelle che sono le modalità di approccio al credito. Cambiare si può.

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FONDO DI GARANZIA PMI: COSA CAMBIA DAL 2018

ll Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese è stato istituito con la Legge n. 662 del 1996 ed ha lo scopo di facilitare le piccole e medie imprese nell’accesso ai finanziamenti, concedendo una garanzia pubblica in favore delle banche e degli istituti finanziatori, a fronte dei finanziamenti da queste concessi.

Il vantaggio per la PMI è di poter accedere al credito, che diversamente avrebbe potuto non avere, e a costi inferiori rispetto ad altre forme di garanzia (fideiussioni, polizze, garanzie consortili, altro). L’ammontare della garanzia può arrivare fino all’80%.

Possono beneficiare della garanzia le imprese che rientrano nei parametri PMI e che operano in alcuni ambiti classificati su base ATECO e tra le operazioni ammesse alla garanzia, rientrano i finanziamenti a medio-lungo termine, compresi lo sconto di effetti e il leasing, i prestiti partecipativi, i crediti a breve termine, i finanziamenti volti al reintegro del circolante, le operazioni riguardanti investimenti.

C’è poi una caratteristica soggettiva, riferita al merito creditizio dell’impresa, che fino al 2017 era definita sulla base di un modello di credit scoring. La vera novità per il 2018 è che la determinazione di tale requisito non dipende più dal “vecchio modello” di scoring, bensì da un vero e proprio rating, un modello di valutazione più articolato e che mira a calcolare la probabilità di inadempimento (o probabilità di default) classificando le imprese in 12 classi di valutazione che sono, a loro volta, raggruppate in 5 macro fasce di valutazione, proprio in funzione del rischio espresso.

Il modello di valutazione si fonda su 3 livelli di indagine:

  • Una valutazione degli aspetti economici e finanziari (basata quindi, essenzialmente sui bilanci) e che esprime un primo profilo dell’impresa nei suoi tratti patrimoniali, economici e finanziari;
  • Una valutazione su quello che viene chiamato “l’andamentale”, cioè sulla qualità dei rapporti già in essere con le istituzioni finanziarie ed il sistema bancario in particolare. Saranno quindi valutate le informazioni della Centrale Rischi di Banca d’Italia ma anche di altri sistemi di monitoraggio e saranno oggetto di punteggio i diversi aspetti che da questi emergono (puntualità nei pagamenti delle rate, sconfini, percentuale di utilizzi degli affidamenti, ecc.)
  • Una valutazione riferita alla eventuale presenza di “pregiudizievoli”, cioè di elementi indicatori di possibili situazioni di rischio (già avanzato, potremmo dire), quali – ad esempio – ipoteche giudiziali, pignoramenti, ecc.

 

Il risultato sarà la classificazione nelle 5 classi, riepilogate qui sotto:

 

Classe

Probabilità Default

Valutazione Rischio

     

1

0.12% Basso

2

1.02%

Contenuto

3

3.62%

Accettabile

4

9.43%

Significativo

5 Oltre 9.43%

Elevato

 

L’ammontare massimo della garanzia che potrà essere concessa dal Fondo, varierà in funzione della Classe di appartenenza dell’impresa in esame, secondo la tabella proposta di seguito:

 

Classe

Finanziamenti fino a 36 mesi Finanziamenti oltre 36 mesi Finanziamenti a medio lungo, inclusi i minibond senza piano di ammortamento o con rate di durata superiore a un anno Finanziamenti del rischio Operazioni a fronte di investimenti, inclusi Sabatini; operazioni concesse a PMI innovative

Operazioni concesse a nuove imprese, start-up innovative, incubatori certificati, microcredito, operazioni di importo ridotto

1

30% 50% 30% 50% 80%

80%

2

40% 60% 30% 50% 80%

80%

3

50%

70% 30% 50% 80%

80%

4

60%

80%

30% 50% 80%

80%

5

Non ammissibile

Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile

80%

 

La ratio di questa riforma, può essere individuata nell’opportunità di permettere al MISE interventi più mirati e selettivi, per rendere disponibile la garanzia alle imprese che, pur meritevoli, presentano una rischiosità maggiore e, di conseguenza, una minore propensione delle banche a concedere finanziamenti senza garanzie, oltre che di consentire al Gestore del Fondo di effettuare accantonamenti più mirati. Nel contempo, può essere vista anche come un modo per arginare l’indiscriminata richiesta di garanzia allo Stato anche per quelle imprese che già sono virtuose e che, di conseguenza, potrebbero essere finanziate dal Sistema senza l’intervento del Fondo.

Quel che è certo è che, almeno in fase iniziale, si genera un ulteriore elemento di incertezza, in quanto sarà necessario comprendere come il nuovo modello di rating lavora e, di conseguenza, quali i risultati delle prime istruttorie; inoltre, resta da comprendere la reale propensione delle banche a concedere finanziamenti assumendosi percentuali di rischio maggiore rispetto al 20% che erano disposte ad assumersi fino ad ora.

L’altra deduzione che se ne trae è che è indispensabile che le imprese si avviino su modelli di comportamento virtuosi, che consentano loro di ridurre – nel tempo – la loro rischiosità, migliorando la possibilità di accedere al credito, a costi inferiori e, perché no, in misura più contenuta.

 

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

OGGI PARLIAMO DI MICROCREDITO

 

Il Fondo Centrale di Garanzia interviene a sostegno dell’avvio e dello sviluppo della microimprenditorialità, favorendone l’accesso alle fonti finanziarie. L’intervento si sostanzia nella concessione di una garanzia pubblica sulle operazioni di microcredito.

La materia è regolata dai decreti del 24 dicempre 2014 e del 18 marzo 2015 del Ministero dello Sviluppo Economico, che hanno introdotto criteri di accesso alla garanzia significativamente semplificati e la possibilità per l’impresa di effettuare la prenotazione on line.

Le caratteristiche delle operazioni di microcredito sono stabilite dal Testo Unico Bancario (TUB) e dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze n.176 del 17/10/2014.

I soggetti beneficiari

Possono beneficiare della garanzia esclusivamente le imprese già costituite o i professionisti già titolari di partita IVA, in entrambi i casi da non più di 5 anni. Professionisti e imprese non possono avere più di 5 dipendenti, ovvero 10 nel caso di Società di persone, SRL semplificate, cooperative. L’attivo patrimoniale non può superare l’importo di 300 mila euro ed i i ricavi lordi non devono eccedere la soglia di 200 mila euro; infine, il livello di indebitamento non deve superare 100 mila euro.

Affinché possano essere ammessi alla garanzia, i professionisti devono essere iscritti agli ordini professionali o aderire alle associazioni professionali iscritte nell’elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico ai sensi della legge 4/2013.

Finanziamenti ammissibili

Sono ammissibili alla garanzia i finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi direttamente connessi all’attività svolta. Tra questi sono compresi il pagamento dei canoni del leasing, il microleasing finanziario e il pagamento delle spese connesse alla sottoscrizione di polizze assicurative, ma anche il pagamento di retribuzioni di nuovi dipendenti o soci lavoratori oltre che il sostenimento di costi per corsi di formazione

I soggetti che erogano un’operazione di microcredito sono tenuti a prestare, in fase di istruttoria e durante il periodo di rimborso, almeno due dei servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati previsti dalla normativa. Tali servizi possono riguardare il supporto alla definizione della strategia di sviluppo, la formazione sulle tecniche di amministrazione o sull’uso di tecnologie avanzate, la definizione di strategie di marketing, il supporto per la soluzione di problemi legali, fiscali e amministrativi o per l’individuazione di criticità del progetto finanziato.

La durata massima dei finanziamenti è stabilita in 7 anni e non possono essere assistiti da garanzie reali, così come non possono eccedere il limite di euro 25.000 per ciascun beneficiario. Una deroga a tale limite è prevista (fino a un massimo di euro 10.000) qualora il finanziamento preveda l’erogazione frazionata, subordinando i versamenti al pagamento puntuale di almeno le ultime sei rate pregresse e al raggiungimento di risultati intermedi stabiliti dal contratto.

La prenotazione

I soggetti beneficiari possono prenotare on line la garanzia, accedendo ad una procedura telematica cui si accede attraverso il sistema del Ministero e che prevede la registrazione del richiedente e, successivamente, la prenotazione. Si ottiene quindi una ricevuta, con relativo codice identificativo, che attesta la prenotazione e che il beneficiario può stampare.

Dalla conferma della prenotazione, il soggetto beneficiario ha 5 giorni di tempo per trovare un soggetto disponibile a concedere il finanziamento e a confermare on-line la prenotazione (è evidente che è molto meglio adoperarsi prima per trovare il finanziatore disponibile, quindi prenotare la garanzia)

 

La presentazione della domanda

Una volta confermata la garanzia da parte dell’ente finanziatore, entro 60 giorni deve essere presentata la richiesta di ammissione alla garanzia da parte di un soggetto abilitato ad operare con il Fondo.

E’ possibile fare più richieste di prenotazione, a condizione che la somma degli importi non superi il limite di 35 mila euro. Se la prenotazione scade per mancanza di conferma entro i termini, il relativo importo viene cancellato dal plafond occupato ed è possibile effettuare una nuova richiesta.

In ogni caso, la prenotazione non è un passaggio necessario per ottenere la garanzia e le imprese e i professionisti si possono rivolgere direttamente a banche, intermediari vigilati, operatori di microcredito o confidi che, anche in assenza di prenotazione, possono effettuare la richiesta di ammissione alla garanzia per un’operazione di microcredito

Le risorse destinate al microcredito rappresentano il plafond entro il quale è possibile acquisire le prenotazioni on line. Se tale limite viene raggiunto, la prenotazione delle risorse viene sospesa, per essere eventualmente riattivata con le risorse liberate dalle prenotazioni non confermate. In caso di sospensione della prenotazione, le domande di garanzia sulle operazioni di microcredito presentate da banche, confidi e intermediari accreditati continueranno ad essere accettate dal Gestore, anche in assenza di prenotazione.

Modalità di accesso alla garanzia

Le modalità di accesso per le operazioni di microcredito alla garanzia pubblica sono particolarmente agevolate: il Fondo interviene senza la valutazione economico-finanziaria del soggetto beneficiario finale; questo significa che, ai fine dell’accesso alla garanzia, non occorre presentare al Fondo alcun documento contabile né un business plan: il merito di credito dell’impresa o del professionista viene valutato dal soggetto finanziatore.

La copertura della garanzia per tutte le operazioni di microcredito è quella massima prevista in base alla normativa in vigore: il Fondo interviene infatti fino all’80% dell’ammontare del finanziamento concesso (Garanzia Diretta) o all’80% dell’importo garantito da Confidi o da Altro Fondo di garanzia, a condizione che le garanzie da questi rilasciate non superino l’80% del finanziamento (Controgaranzia).

La concessione della garanzia è completamente gratuita, non comportando il pagamento di alcuna commissione al Fondo.

Per info e approfondimenti: info@claudioarrigoni.it

Fonte: Ministero Sviluppo Economico