FINANZIAMENTI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Il tema dell’internazionalizzazione è molto sentito dalle imprese di tutto il mondo. La ripresa attuale, infatti, è da ascrivere principalmente alla domanda – soprattutto di beni strumentali – proveniente dall’estero ed è trainata da quelle imprese che non hanno mai smesso di investire in questo ambito e nell’innovazione.

L’Italia non è troppo presente al fianco delle proprie imprese nella competizione internazionale, eppure c’è la possibilità di accedere a finanziamenti interessanti per quelle imprese che intendano avviare processi strutturati in questa direzione.

Tra gli ambiti oggetto di sostegno, ci sono:

  • La partecipazione a fiere, mostre e missioni per promuovere il business all’estero
  • La realizzazione di studi di fattibilità, per aiutare le aziende nella scelta e nelle azioni conseguenti
  • Le aperture delle prime strutture commerciali all’estero e i programmi di inserimento nei mercati extra UE
  • L’assistenza tecnica per la formazione del personale locale
  • La patrimonializzazione delle PMI esportatrici.

Partecipazione a fiere, mostre e missioni

Possono accedere ai benefici le PMI (escluse quindi le grandi imprese), sia da sole che in forma associata.

L’agevolazione consiste in un finanziamento a tasso agevolato a copertura delle spese per l’area espositiva, la logistica, la promozione e le consulenze riferite alla partecipazione a fiere/mostre in Paesi extra UE. Possono beneficiare del finanziamento anche le missioni promosse dal MISE, MAECI e ICE, Confindustria e altre associazioni di categoria.

L’importo massimo del finanziamento è il 100% delle spese preventivate, con un massimo del 10% dei ricavi dell’ultimo esercizio e, in ogni caso, non oltre € 100.000,00. Il rimborso può avvenire in 3 o 5 anni, di cui 18 mesi di preammortamento.

 

Programmi di inserimento nei mercati extra UE

Possono accedere tutte le imprese e l’agevolazione consiste in un finanziamento a tasso agevolato delle spese per la realizzazione di un ufficio, show room, negozio o corner in un Paese extra UE e relative attività promozionali. Riguarda quindi aspetti squisitamente commerciali.

L’importo massimo del finanziamento arriva al 100% di quanto preventivato, comunque non può eccedere il 25% del fatturato medio dell’ultimo triennio e, in ogni caso, l’importo di 2,5 milioni di euro. Il rimborso può avvenire il 6 anni, di cui 2 di preammortamento.

 

Programmi di assistenza tecnica

A sostegno della formazione del personale, sempre con riferimento a Paesi extra UE.

Possono accedere  tutte le imprese, in forma singola o aggregata e il beneficio consiste in un finanziamento a tasso agevolato delle spese per personale, viaggi, soggiorni e consulenze, sostenute per la realizzazione di un programma di formazione del personale operativo all’estero.

L’importo massimo è sempre il 100% dell’importo delle spese preventivate, fino al 12,5% dei ricavi medi dell’ultimo triennio e, in ogni caso, con un limite finanziabile di € 300.000,00 da rimborsare in non oltre 4 anni e 6 mesi, di cui 18 mesi di preammortamento

 

Patrimonializzazione delle PMI

E’ dedicato alle sole PMI, costituite in forma di società di capitali, che nell’ultimo triennio abbiano già realizzato all’estero almeno il 35% del proprio fatturato.

Il sostegno consiste in un finanziamento finalizzato al miglioramento o mantenimento del livello di solidità patrimoniale (rapporto patrimonio netto / attività immobilizzate nette) al momento della richiesta di finanziamento “livello d’ingresso” rispetto a un “livello soglia” predeterminato. L’importo massimo finanziabile è di € 400.000,00 fino al 25% del patrimonio netto dell’impresa, rimborsabile in massimo 7 anni, di cui 1 o 2 di preammortamento.

Tutti i finanziamenti sono erogati a tasso agevolato.

 

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 10: LE GARANZIE

Negli scorsi contributi, abbiamo visto molti degli aspetti che devi conoscere (ed applicare) per presentarti opportunamente alla tua banca. Ciò che più di altro mi preme che tu comprenda, che tu e la tua impresa, se già non lo avete fatto, dovete intraprendere “un percorso” che vi conduca ad essere meritevoli del credito che andate cercando e poi comunicarlo in modo adeguato.

Ma dopo tutto questo, quando sarete di fronte al “vostro” direttore o gestore e avrete illustrato, spiegato, mostrato, ecco che molto probabilmente vi sentirete dire la fatidica frase: “si, molto bene, complimenti. Ma quali garanzie può offrire?”. E a questo punto, se non siete preparati, un po’ di smarrimento (ma anche del legittimo nervosismo) lo potreste provare.

Vediamo quindi, pur brevemente, di cosa stiamo parlando.

Intanto è importante che ti sia chiaro che, a differenza di un tempo, le garanzie non sono più l’unico elemento, o il principale, in base al quale la banca decide se accogliere o meno la tua richiesta. Mi spiego meglio: offrire l’ipoteca sul tuo immobile per ottenere della liquidità non sortirà alcun risultato se la tua proposta di business, se la tua attività, la tua impresa, la tua idea, non risulteranno meritevoli di credito. Quindi, la proposta deve “camminare” da sola, essere credibile e generare flussi di cassa adeguati al rimborso del prestito. Poi sarà la banca che ti chiederà comunque una garanzia, per mitigare eventuali elementi di rischio e, di conseguenza, gli accantonamenti a cui può essere chiamata. Ma da sola, la garanzia non basta più. Quindi, non iniziare il tuo approccio con l’argomento delle garanzie, ma con la validità del tuo business. Se poi la banca ti chiede comunque una garanzia, allora verificherai cosa potrai fare.

Intanto vediamo quali sono le principali forme di attenuazione del rischio utilizzate normalmente nei rapporti bancari:

GARANZIE REALI: l’ipoteca, il pegno, il privilegio

GARANZIE PERSONALI: la fideiussione, l’avallo

GARANZIE STATALI: ad es. Fondo Garanzia per PMI

GARANZIE CONSORTILI: i Confidi

ALTRE FORME di garanzia atipiche

Più  nel dettaglio, l’IPOTECA è una garanzia reale che grava sugli immobili, sui beni mobili registrati e sui diritti reali di godimento (usufrutto, uso, ecc.). L’ipoteca può avere ad oggetto beni di proprietà del richiedente il finanziamento o di terzi soggetti (ad esempio, il socio della srl che concede in garanzia una ipoteca sulla propria abitazione) e nasce con la sua iscrizione nei pubblici registri. In caso di mancato pagamento, il soggetto che ha concesso il prestito potrà rivalersi sul ricavato dalla vendita dell’immobile colpito dall’ipoteca (la famigerata asta) e, qualora il ricavato dovesse essere inferiore al debito, quest’ultimo rimane in capo al debitore per la differenza. In questi giorni, sta per essere approvato il “Patto Marciano”, che è una forma di garanzia un po’ diversa, di cui – eventualmente – parleremo in seguito.

Il PEGNO è anch’esso una forma di garanzia reale ma colpisce beni mobili (titoli, somme di denaro, merci, crediti, ecc.) e si concretizza con lo spossessamento del bene che, pur rimanendo di proprietà del concedente (ad esempio, del debitore) viene però introdotto nel possesso del creditore. Anche in questo caso, qualora si verificasse l’inadempimento, il creditore ha diritto di vendere i beni che ha ricevuto in garanzia.

La FIDEIUSSIONE è invece un impegno, un obbligo, personale (la persona può essere fisica o giuridica) di pagare per conto del debitore principale. Cioè, per intenderci, se la banca concede un prestito a una srl e questa si rivela inadempiente, la banca può chiedere direttamente al terzo fideiussione di provvedere al pagamento e contro il fideiussore può attivare tutte le azioni che potrebbe avviare nei confronti del debitore principale (la srl del nostro esempio): il decreto ingiuntivo, il pignoramento dei beni personali, ecc.

L’AVALLO è una forma ora poco usata e riguarda debiti assunti attraverso la sottoscrizione di cambiali.

Il FONDO CENTRALE DI GARANZIA è invece uno strumento messo a disposizione dallo Stato per sostenere le PMI che possono avere difficoltà di accesso al credito. Di questo abbiamo già parlato in precedenti contributi (http://www.claudioarrigoni.it/2017/12/27/fondo-di-garanzia-pmi-cosa-cambia-dal-2018/).

Le GARANZIE CONSORTILI sono quelle rilasciate da Enti mutualistici in favore dei propri associati. Si tratta di una forma di garanzia che presenta dei costi ma che, negli scorsi anni, è stata molto utilizzata durante la lunga crisi iniziata nel 2008.

Tra le GARANZIE ATIPICHE possiamo invece ricordarne alcune: la lettera di patronage, utilizzata soprattutto nel caso il debitore faccia parte di un gruppo. Si tratta di una dichiarazione di impegno rilasciata da una delle società del gruppo in favore di quella che sta richiedendo il finanziamento e, di solito, sostituisce la fideiussione vera e propria; la cessione del credito, normalmente utilizzata quando la facilitazione ha per oggetto l’anticipazione di crediti commerciali (anticipo fatture, factoring); il mandato all’incasso, cioè l’incarico alla banca di procedere all’incasso dei crediti (che però non sono ceduti come nel caso precedente); infine i covenants, cioè condizioni che la banca chiede siano mantenute per la durata del prestito o parte di esso e che normalmente riguardano poste o indici di bilancio. Su questo aspetto una raccomandazione: a volte gli imprenditori pongono poca attenzione ai covenants che hanno sottoscritto, salvo poi trovarsi in difficoltà quando le condizioni cambiano e la banca chiede il rientro dall’esposizione o di prestare altre garanzie.

Questo per ora. Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 9: LA PRESENTAZIONE

Dopo una lunga pausa, riprendiamo ad occuparci di come ci valuta la nostra banca e di quali attenzioni dobbiamo porre nel rapporto con essa, in particolare ai fini dell’accesso al credito.

Abbiamo iniziato dicendoci che le banche sono cambiate (http://www.claudioarrigoni.it/2017/06/28/come-ti-valuta-la-tua-banca-1/) e che questo cambiamento è tuttora in corso e, nei prossimi mesi, ci attendiamo una ulteriore accelerazione; abbiamo visto diversi aspetti negli 8 post precedenti e nell’ultimo prima di questo (http://www.claudioarrigoni.it/2017/11/26/come-ti-valuta-la-tua-banca-8-il-business-plan/) abbiamo parlato dell’importanza delle nostre previsioni e, dopo anni passati a lamentarci che le banche osservavano solo i bilanci e non prendevano a cuore i nostri progetti e le nostre possibilità, finalmente ora hanno iniziato ad interessarsene. Però noi dobbiamo essere in grado di raccontarle, in modo corretto e coerente, ecco quindi l’importanza di un business-plan ben costruito e partecipato. Abbiamo visto anche che questo 2018 porta con se alcuni rischi, per le imprese che hanno la necessità di nuove risorse finanziarie (http://www.claudioarrigoni.it/2018/01/01/credito-alle-pmi-cosa-aspettarsi-dal-2018/). Facciamo quindi tesoro di quanto ci siamo detti e proseguiamo con un altro argomento importante: il vestito! Si, è vero, non è l’abito che fa il monaco, tuttavia – come altri ci insegnano – “non abbiamo una seconda occasione per fare una buona prima impressione”, quindi è importante che ci presentiamo alla banca in modo ordinato, pulito, adeguato. Naturalmente, non sto parlando dei vestiti che indossiamo quando il gestore imprese o il direttore vengono a trovarci (possiamo continuare ad indossare il “toni” che abbiamo messo per lavorare in officina), ma di quello con cui vestiamo la nostra richiesta alla banca.

Non mi dilungo sulla parte grafica, che comunque ha un suo effetto sul nostro interlocutore, e ti propongo una sintesi dei contenuti che il fascicolo con il quale ci presentiamo in banca deve assolutamente avere, soprattutto se non siamo ancora clienti e abbiamo bisogno di presentarci e farci conoscere.

Intanto sarà necessario fornire tutte le informazioni di base riferite alla tua impresa, quindi un’anagrafica fatta bene, l’oggetto e una breve descrizione della storia della tua attività. La mission e la vision, se già le hai, altrimenti quello può essere un bell’esercizio da fare. Essenziale poi una descrizione dell’attività, di come e dove è svolta; quali sono le persone chiave, a partire dai soci per giungere al management; è sempre utile indicare le principali certificazioni di cui disponi. Poi è necessario illustrare gli obiettivi dell’impresa, nel breve e nel medio termine, senza omettere di illustrare eventuali fattori critici. Se la tua azienda fa parte di un gruppo, è opportuno evidenziarlo e fornire le principali informazioni del gruppo di appartenenza.

Quando parli del management, descrivi brevemente le principali competenze ed i punti di forza di chi collabora con te; descrivi bene il tuo prodotto o servizio e le caratteristiche che ti distinguono dalla concorrenza. Illustra quindi il mercato, le sue dimensioni e trend e quali sono i tuoi principali concorrenti.

Un altro suggerimento: prima di illustrare i tuoi obiettivi futuri, se non sei una start-up, fornisci un’illustrazione delle performance passate descrivendo l’evoluzione dei fatturati, dei risultati e della struttura finanziaria, spiegando le motivazioni di quanto stai schematizzando.

Illustra quindi le tue strategie future, sia da un punto di vista descrittivo che numerico (…ma qui, siamo nell’ambito del business-plan), i tuoi obiettivi, i punti di forza e debolezza di questo tuo scenario.

Infine, concludi con la tua richiesta alla banca: fai attenzione che sia una richiesta “opportuna” e sostenibile, coerente – per dimensione e caratteristiche – con quanto hai descritto nel documento e con gli aspetti economici e finanziari che hai illustrato (si, lo so, pensi che sia scontato ma, credimi, non è così!)

Un tema a parte è quello delle garanzie: se anche tu non ne accenni, preparati al fatto che la banca te le chieda! Ma di questo, parleremo al prossimo contributo.

Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.

 

CREDITO ALLE PMI: COSA ASPETTARSI DAL 2018

Gli osservatori e i commentatori davano l’anno appena concluso come quello della ripresa, anche dell’erogazione del credito da parte delle banche in favore delle imprese. O almeno, questo era quello che ci si aspettava. In effetti, le statistiche dicono il contrario e i prestiti alle imprese, da gennaio a ottobre 2017, sono scesi di ulteriori 50 miliardi di Euro (Fonte Banca d’Italia), in gran parte non erogati alle PMI, vista la propensione delle Banche ad erogare alle grandi aziende, con ratios migliori, al fine di contenere l’ammontare degli accantonamenti. E’ noto, infatti, che migliore è il rating delle imprese, minori sono gli accantonamenti e viceversa.

Il punto è proprio questo, e ne ho già parlato da queste pagine: il mondo del credito è cambiato, le regole non sono più “quelle di prima”, ed è velleitario continuare ad attendere che possa tornare ad essere com’era. Inoltre, anche questo l’ho già anticipato, nuovi e importanti cambiamenti sono all’orizzonte. Anzi, alcuni sono già operativi. Mi riferisco, ad esempio, all’avvento delle nuove regole che saranno applicate dal Fondo Centrale di Garanzia, lo strumento al quale, in questi anni, le Banche hanno attinto a piene mani per fare credito alle PMI e, a volte, per rientrare dalle esposizioni sui fidi: l’accesso alla garanzia non sarà più automatico, così come non sarà automatica la sua percentuale di copertura, qualora dovesse venire concessa; di conseguenza, non sarà automatico – per le banche – ridurre i requisiti di capitale trasferendo il rischio sullo Stato (per un approfondimento, consiglio una lettura di questo contributo http://www.claudioarrigoni.it/2017/12/27/fondo-di-garanzia-pmi-cosa-cambia-dal-2018/) .

E questo non è che uno dei cambiamenti in corso. Eppure la ripresa c’è, molti di noi lo hanno visto. Ma la ripresa ha bisogno di essere finanziata, e questo è il punto. E allora, la soluzione qual è?

Ci sono grande fermento e attenzione attorno a quella che viene definita la “finanza alternativa”, nelle sue diverse accezioni: fintech, piattaforme varie, mini-bond, peer-to-peer lending, ecc. L’offerta di questi prodotti alternativi si è moltiplicata negli ultimi 24 mesi ed è in continua crescita ed i volumi di operazioni sono in aumento, anche se sono ancora lontani dall’ammontare di quanto divorato dal credit-crunch. Ma, di nuovo, questi strumenti possono davvero costituire l’alternativa alla banca per le micro e le piccole imprese? Voglio dire, avete mai provato ad accedere ad una piattaforma che tratta aste o sconti fatture ed approfondire i requisiti che sono richiesti alla Vostra impresa affinché possiate essere presi in considerazione? Oppure vi siete mai chiesti a quali condizioni (di redditività, prospettiva, dimensioni ma anche di costo) si può accedere ad un mini-bond? Non fraintendetemi, sono strumenti nei quali io credo e che, realmente, costituiscono un’alternativa, spesso risolutiva, al credito bancario. Tuttavia, non sono strumenti per tutti.

E quindi? E quindi occorre che gli imprenditori comprendano i cambiamenti che hanno attraversato e continuano ad attraversare il sistema del credito e gli altri che stanno arrivando; occorre che gli imprenditori siano loro stessi a cambiare, iniziando a correggere l’impostazione delle loro imprese per adeguarsi, in fretta, ai nuovi paradigmi. E’ necessario che imparino a conoscere se stessi, i propri conti: il bilancio a giugno, fatto perché obbligatorio e perché bisogna pagare le tasse, non basta più. C’è bisogno di inserire in azienda nuove professionalità che possano assistere l’imprenditore nel conoscere e nell’avviare il processo di cambiamento, nel tempo, di quelle che sono le modalità di approccio al credito. Cambiare si può.

Scrivimi a info@claudioarrigoni.it

FONDO DI GARANZIA PMI: COSA CAMBIA DAL 2018

ll Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese è stato istituito con la Legge n. 662 del 1996 ed ha lo scopo di facilitare le piccole e medie imprese nell’accesso ai finanziamenti, concedendo una garanzia pubblica in favore delle banche e degli istituti finanziatori, a fronte dei finanziamenti da queste concessi.

Il vantaggio per la PMI è di poter accedere al credito, che diversamente avrebbe potuto non avere, e a costi inferiori rispetto ad altre forme di garanzia (fideiussioni, polizze, garanzie consortili, altro). L’ammontare della garanzia può arrivare fino all’80%.

Possono beneficiare della garanzia le imprese che rientrano nei parametri PMI e che operano in alcuni ambiti classificati su base ATECO e tra le operazioni ammesse alla garanzia, rientrano i finanziamenti a medio-lungo termine, compresi lo sconto di effetti e il leasing, i prestiti partecipativi, i crediti a breve termine, i finanziamenti volti al reintegro del circolante, le operazioni riguardanti investimenti.

C’è poi una caratteristica soggettiva, riferita al merito creditizio dell’impresa, che fino al 2017 era definita sulla base di un modello di credit scoring. La vera novità per il 2018 è che la determinazione di tale requisito non dipende più dal “vecchio modello” di scoring, bensì da un vero e proprio rating, un modello di valutazione più articolato e che mira a calcolare la probabilità di inadempimento (o probabilità di default) classificando le imprese in 12 classi di valutazione che sono, a loro volta, raggruppate in 5 macro fasce di valutazione, proprio in funzione del rischio espresso.

Il modello di valutazione si fonda su 3 livelli di indagine:

  • Una valutazione degli aspetti economici e finanziari (basata quindi, essenzialmente sui bilanci) e che esprime un primo profilo dell’impresa nei suoi tratti patrimoniali, economici e finanziari;
  • Una valutazione su quello che viene chiamato “l’andamentale”, cioè sulla qualità dei rapporti già in essere con le istituzioni finanziarie ed il sistema bancario in particolare. Saranno quindi valutate le informazioni della Centrale Rischi di Banca d’Italia ma anche di altri sistemi di monitoraggio e saranno oggetto di punteggio i diversi aspetti che da questi emergono (puntualità nei pagamenti delle rate, sconfini, percentuale di utilizzi degli affidamenti, ecc.)
  • Una valutazione riferita alla eventuale presenza di “pregiudizievoli”, cioè di elementi indicatori di possibili situazioni di rischio (già avanzato, potremmo dire), quali – ad esempio – ipoteche giudiziali, pignoramenti, ecc.

 

Il risultato sarà la classificazione nelle 5 classi, riepilogate qui sotto:

 

Classe

Probabilità Default

Valutazione Rischio

     

1

0.12% Basso

2

1.02%

Contenuto

3

3.62%

Accettabile

4

9.43%

Significativo

5 Oltre 9.43%

Elevato

 

L’ammontare massimo della garanzia che potrà essere concessa dal Fondo, varierà in funzione della Classe di appartenenza dell’impresa in esame, secondo la tabella proposta di seguito:

 

Classe

Finanziamenti fino a 36 mesi Finanziamenti oltre 36 mesi Finanziamenti a medio lungo, inclusi i minibond senza piano di ammortamento o con rate di durata superiore a un anno Finanziamenti del rischio Operazioni a fronte di investimenti, inclusi Sabatini; operazioni concesse a PMI innovative

Operazioni concesse a nuove imprese, start-up innovative, incubatori certificati, microcredito, operazioni di importo ridotto

1

30% 50% 30% 50% 80%

80%

2

40% 60% 30% 50% 80%

80%

3

50%

70% 30% 50% 80%

80%

4

60%

80%

30% 50% 80%

80%

5

Non ammissibile

Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile Non ammissibile

80%

 

La ratio di questa riforma, può essere individuata nell’opportunità di permettere al MISE interventi più mirati e selettivi, per rendere disponibile la garanzia alle imprese che, pur meritevoli, presentano una rischiosità maggiore e, di conseguenza, una minore propensione delle banche a concedere finanziamenti senza garanzie, oltre che di consentire al Gestore del Fondo di effettuare accantonamenti più mirati. Nel contempo, può essere vista anche come un modo per arginare l’indiscriminata richiesta di garanzia allo Stato anche per quelle imprese che già sono virtuose e che, di conseguenza, potrebbero essere finanziate dal Sistema senza l’intervento del Fondo.

Quel che è certo è che, almeno in fase iniziale, si genera un ulteriore elemento di incertezza, in quanto sarà necessario comprendere come il nuovo modello di rating lavora e, di conseguenza, quali i risultati delle prime istruttorie; inoltre, resta da comprendere la reale propensione delle banche a concedere finanziamenti assumendosi percentuali di rischio maggiore rispetto al 20% che erano disposte ad assumersi fino ad ora.

L’altra deduzione che se ne trae è che è indispensabile che le imprese si avviino su modelli di comportamento virtuosi, che consentano loro di ridurre – nel tempo – la loro rischiosità, migliorando la possibilità di accedere al credito, a costi inferiori e, perché no, in misura più contenuta.

 

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Crowdfunding: eppur si muove, ma la strada è ancora lunga

Un recente articolo di MF Milano Finanza ha fatto il punto sull’andamento dello strumento Crowdfunding: nei primi 5 mesi del 2016, sono state finanziate 8 società rispetto alle 7 di tutto il 2015 e alle 4 del 2014. Poca cosa, vero, ma è un segnale che qualcosa si sta muovendo.

Il valore delle operazioni ammonta a poco più di 5,5 milioni di euro da inizio 2014, di cui 2,49 milioni soltanto nei primi 5 mesi del 2016.

Vero che sono ancora poche e autorizzate solo di recente le piattaforme operanti nel nostro paese, Tra queste Opstart, bergamasca, dinamica, giovane e che ha appena concluso una campagna interessante (http://www.opstart.it/).

Il numero totale di investitori nei primi 5 mesi del 2016 è stato di 256 unità (quasi pari a tutto il 2015, quando sono stati 263).

Tuttavia, affinché il settore possa dare un contributo significativo, è necessario semplificare e non ingessare le modalità di accesso a questo mercato. Del resto, le notizie che riguardano le 4 Banca Umbre o Toscane o le 2 Venete, dimostrano che le regole, a volte non servono.

Ecco che allora i regolamenti vanno snelliti e semplificati (viceversa, i controlli sulla veridicità delle comunicazioni di chi propone l’investimento, vanno rafforzati), anche nelle modalità di esecuzione (ad esempio consentendo l’uso della carta di credito). Poi l’accesso a questo mercato va esteso a tutte le idee di business, non solo a quelli che propongono innovazioni tecnologiche. Infatti, in motli paesi esteri, questo limite non esiste (viene facile pensare male: si vuole forse limitare questa opportunità a ragazzini e idee che le banche non sono in grado di capire? O peggio, si riservano a queste ed alle modalità istituzionali di accesso, i business importanti?). Oltre alla innovazione tecnologia, ci sarebbero molte iniziative, anche di piccole dimensioni, che potrebbero beneficiare dell’accesso a questa forma: birrifici, catene di bar, palestre, produttori di miele, organizzatori di eventi, immobili da costruire o da ristrutturare, sarti e stilisti, musicisti e gruppi musicali, artigianato locale, servizi turistici, ristoranti, servizi di vario genere, e chi più ne ha più ne metta. E’ il pubblico, l’investitore, che deve decidere chi premiare e dove investire. Ma da noi questo non è possibile. eccetera, eccetera… In Italia non possono.

In definitiva, il crowdfunding appare ancora come uno strumento esotico, attorno al quale sono stati fatti migliaia di articoli e di incontri, che evoca entusiasmi e speranze. Tuttavia, la strada è appena all’inizio e il libro è ancora tutto da scrivere.