Il caso GM Parte 1 – Quella volta che una bella impresa ha rischiato grosso!

GM (i nomi sono di fantasia, la storia no), è una impresa che opera nel settore della meccanica. Un giorno, primi mesi del 2017, vengono da me due signori, i due soci, presentati da una conoscenza comune mia e di Corrado, uno dei due soci.

Corrado, il socio più anziano, si occupava della parte amministrativa e finanziaria, mentre Marcello pensava esclusivamente a vendere. Il loro problema era che l’azienda non andava bene e non capivano perché: si vendeva ma meno di un tempo; Marcello, demoralizzato, si stava spegnendo e pensava di gettare la spugna; Corrado sembrava combattesse con le banche e con gli insoluti ma senza una strategia; marginalità nulla o negativa; idee per il futuro, nessuna.

E’ stato un incontro lungo e difficile, dove sono emerse alcune riflessioni e ho lanciato alcune provocazioni. Già da subito sono iniziate a emergere alcune differenze tra i soci e alcune divergenze di pensiero. Altre differenze e forti contrasti emersero nelle settimane successive, incluso l’appalesarsi di una serie di manchevolezze, fino al punto che, in Società, rimase solo Marcello. Corrado, quindi, fuori dalla Società e, con lui, le due risorse che presidiavano l’area amministrazione e finanza. Un altro problema!

In quelle settimane, avevo conosciuto e catalogato i principali problemi della GM: nessuna gestione della tesoreria predittiva; nessuna qualità delle rilevazioni; confusione; insoluti fuori misura (e, su alcuni Istituti, con percentuali mai viste); crediti non riscossi; fidi revocati e altri a rientro; nessuna idea delle marginalità; debiti verso fornitori fuori controllo; altro.

In quella confusione totale, Marcello si trova quindi solo, con un’intera area allo sfascio, con le banche che lo stanno aggredendo, fidi revocati da più parti, rientri e i principali fornitori che faticano a continuare a fare credito. Che fare? Intanto, Marcello – che è rispettoso di clienti e fornitori, orientato alla soluzione dei problemi -, dopo un primo momento di sconforto, vede il suo errore: aver lasciato intere parti di azienda interamente nelle mani del socio e non averci messo naso e testa. Ma, immediatamente dopo, inizia a intuire che, forse, questa è anche l’occasione per prendere finalmente in mano le redini della sua azienda e provare a cambiare le cose. Certo, i problemi sono molti e lo stimolo principale di Marcello, ciò che più di ogni altra cosa lo induce ad assumersi la responsabilità e proseguire, è il desiderio, il bisogno, di “sistemare” tutti, di pagare chi deve, soddisfare le banche, non abbandonare i dipendenti. E così un giorno mi chiama, mi dice alcune cose e mi chiede se me la sento di proseguire ad assisterlo nonostante quelle condizioni. Ed ecco che, da allora, sono passati più di tre anni e la collaborazione continua. Ma cosa abbiamo fatto, quali azioni abbiamo intrapreso? Continuiamo il racconto nei prossimi giorni.

Un breve riepilogo di cosa è stato fatto ed è successo fin qui:

I soci si sono trovati davanti alla loro realtà e, la conseguenza, è stata quella di specchiarsi e rivelare a se stessi che così non poteva proseguire. Per quanto doloroso, è stato un momento di verità necessario che ha permesso loro di vedere l’azienda da una prospettiva diversa rispetto a quella che – in fondo, per comodità -, avevano scelto.

Qualcuno ha finalmente preso decisioni gravi e difficili. Ha fatto il “lavoro duro”, quello emozionale, guardando in faccia ciò che faceva paura.

Sono stati analizzati i fatti e individuato ciò che non funzionava. Ho aiutato un imprenditore a trovare fiducia, rialzare la testa, decidere.

Continua a seguirmi e, se ti va, scrivimi: info@claudioarrigoni.it

I tools dell’imprenditore in tempo di Coronavirus: la moratoria sui finanziamenti

Mi sembra doveroso, in questo momento, non far mancare alcuni suggerimenti pratici agli imprenditori: strumenti di immediato utilizzo, applicabili in questo momento di grande incertezza e turbolenza.

Non sappiamo quanto durerà e quanto tempo ci vorrà perché l’economia possa riprendersi, per questo – per quanto possibile – attrezziamoci.

Il tema principale è quello della cassa: torneremo a parlare di questo, intanto parliamo di moratoria e degli altri contenuti del recente accordo Abi/Associazioni di Categoria.

In sostanza, vengono ampliate le possibilità di accesso alla moratoria su mutui e leasing contratti dalle PMI con il sistema bancario.

C’è tempo fino a dicembre 2020 ma il consiglio è di muoversi immediatamente per richiedere :

  • La sospensione fino a 12 mesi del pagamento della quota capitale di mutui e leasing già in essere al 31 gennaio 2020;
  • L’allungamento del finanziamento fino al 100% della durata residua al momento della domanda (con il massimo di 20 anni per i mutui ipotecari e 10 anni per i chirografari)
  • L’allungamento fino a 270 giorni delle scadenze previste per i finanziamenti a breve
  • l’allungamento fino a 120 delle scadenze per il credito agrario di conduzione.

Attenzione, non esistono automatismi, cioè la banca non è obbligata a concedere la moratoria e ogni caso sarà valutato a se, per questo prima si fa la domanda prima si avrà la risposta (l’accordo contiene la raccomandazione che la risposta venga fornita entro 30 giorni, ma la tempistica sarà da verificare in effettivo)

Se il finanziamento o il leasing presenta rate scadute da non più di 90 giorni è possibile comunque chiedere la moratoria, includendo anche tali rate. Non devono essere state richieste moratorie o rimodulazioni negli ultimi 24 mesi.

Se il finanziamento è assistito da garanzie (es. Enti di Garanzia) è necessario che la durata di queste venga estesa al pari di quella del finanziamento, mentre sarà automatica l’estensione della garanzia eventualmente concessa dal Fondo Centrale.

Di particolare interesse la possibilità di allungamento delle scadenze a breve termine: si tratta degli anticipi su fatture e di smobilizzo di ricevute o effetti SBF (non è prevista analoga facilitazione per gli anticipi su contratti e su importazioni). Attenzione: si tratta di un allungamento della scadenza, non di aumento del fido che, pertanto, rimane impegnato e non consentirà la presentazione di nuove fatture o Ri.ba.

L’allungamento non è automatico ma dovrà essere richiesto fattura per fattura o ricevuta per ricevuta e il credito dovrà essere certo ed esigibile. La banca potrà chiedere un diverso tasso così come un’aggiornamento delle garanzie concesse.

Infine, tenete presente che – a prescindere da quanto previsto nell’accordo ABI/Associazioni di categoria, con la Banca si può sempre cercare di trovare accordi diversi su argomenti specifici, per cui parlatene con la Vostra Banca o scrivetemi per una collaborazione: info@claudioarrigoni.it.

#andratuttobene #molamia