Imprese in affanno nel saldare crediti e fatture

Continuano, anzi aumentano, la difficoltà delle imprese italiane nei pagamenti ai propri fornitori.

Era dal 2015 che la situazione era in miglioramento, ora – invece – si registra una inversione di tendenza, così come sono in aumento le insolvenze.

E’ quanto emerge da una analisi di Euler Hermes con riferimento al 2019. Le maggiori difficoltà si registrano nel settore del commercio, ma anche nel manifatturiero e nei servizi mentre, per una volta, fanno eccezione le costruzioni.

Le cause possono essere diverse, tra queste la battuta di arresto nell’economia che si è registrata lo scorso anno e che non sembra cambiare di segno in questo 2020, così come le incertezze causate dalle controverse commerciali e il generalizzato calo della domanda, alla quale aggiungere – in queste settimane – anche l’effetto del virus cinese che non mancherà di “influenzare” in modo importante l’economia cinese in primis e, di conseguenza, gran parte delle economie mondiali. Vale la pena evidenziare che, già nel 2019, il maggior numero di ritardi nei pagamenti si registrava proprio in Cina (e in India).

Con riferimento al nostro Paese, a parere di chi scrive, un’altra causa è anche da imputare al credit crunch, la continua riduzione degli affidamenti alle imprese da parte del sistema bancario, così come una aumentata attenzione alle politiche creditizie da parte di molti fornitori (in particolare di chi ricorre all’assicurazione dei crediti), che hanno portato a riduzioni di plafond/tempi di dilazione, avviando una spirale faticosa per molte PMI. A tutto questo, da questo 2020 molte imprese italiane devono fare i conti anche con le nuove norme sulla prevenzione della crisi d’impresa, le quali pongono il focus proprio – e correttamente – sui flussi di cassa e sulla sostenibilità del debito. Motivo in più perché anche le PMI si attrezzino con politiche attive di gestione dei propri crediti e implementino strumenti efficaci di previsione e gestione dei flussi di cassa prospettici.

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Pagamenti: Bergamo al secondo posto per puntualità

Interessanti i dati diffusi da Studio Pagamenti, sulla base di una indagine realizzata da Cribis D&B, mirata a rilevare le provincie con le aziende migliori e peggiori pagatrici in Italia.

In generale, viene evidenziato un miglioramento nella puntualità e, come contraltare, si registra una lieve diminuzione nei ritardi, almeno in quelli che lo studio considera “gravi”.

A livello nazionale, il 35,4% delle imprese paga le fatture a scadenza e il 51,5% entro un mese di ritardo. E’ un buon dato anche se ancora distante dai livelli del 2010, rispetto ai quali i pagamenti in ritardo di oltre il mese dalla scadenza continuano ad essere oltre il doppio e quelli effettuati regolarmente in scadenza sono inferiori del 4,3%.

Sono comunque informazioni interessanti e, tutto sommato, incoraggianti, segno di un maggior rigore e di una minore disponibilità a concedere credito fuori dai plafond assegnati, il che costringe i clienti a rispettare con maggiore attenzione le scadenze concordate. E questo è un bene.

Oltre a questo, però, lo studio rileva un miglioramento degli indici di solidità economica e “commerciale” delle aziende, grazie anche alla maggiore apertura al mercato internazionale.

Tutto questo però non arriva da solo ma grazie anche agli investimenti e all’introduzione di procedure di risk management in molte aziende, che hanno usato la gestione del credito come uno dei parametri di segmentazione della clientela, rendendo poi la puntualità dei pagamenti uno degli elementi chiave per ottimizzare i flussi di cassa e migliorare i processi interni. Monitoraggio costante della clientela, adozione di strategie per la riduzione degli insoluti, efficientamento delle procedure sono state chiavi di questo miglioramento che oggi si registra.

Volendo poi segmentare da un punto di vista geografico il dato generale, ancora una volta le imprese del nord si confermano mediamente più puntuali, migliorando ulteriormente le loro performance con un 44,4% che paga alla scadenza (il 25% in più rispetto alla media nazionale) mentre i ritardi gravi sono solo del 7,4%. Situazione opposta per il sud e le isole, dove solo il 22,7% è virtuoso e ben il 21,4% fatica a saldare i debiti con i fornitori. Bene anche il nord ovest (41,7% di pagamenti alla scadenza, 8,4% oltre il mese di ritardo), situazione intermedia per il centro Italia (31,5% di imprese puntuali, 15,1% i cattivi pagatori).

Ancor più nel dettaglio, è la Lombardia ad aggiudicarsi il primo posto in fatto di puntualità con il 45,5% di imprese virtuose. Seguono, per completare le prime posizioni, l’Emilia Romagna (45,3%) e il Veneto (44,9%). Ultima Sicilia, con solo il 19,1% di pagamenti regolari, contro un 23,2% di gravi ritardi, seguita da Calabria (20,9%) e Campania (21%)

Sondrio è la città più puntuale d’Italia seguita, appunto, da Bergamo, Lecco, Belluno, Brescia, Trento e altre città del Nord. In fondo alla classifica Enna e Caltanissetta.

Infine, le micro imprese sono le più puntuali nel saldo delle fatture. Ben il 37% salda i debiti alla scadenza ma il 13,8% accumula ritardi gravi, a differenza delle grandi imprese, ritardatarie (gravi) solo nel 6,1% dei casi