Un business angel per la tua start-up?

Un recente incontro con Paolo Anselmo, Presidente dell’Italian Business Angels Network Association (IBAN), promosso da Bergamo Sviluppo,  offre l’occasione per una panoramica sul tema dei business angelsin Italia (altri network di business angels presenti in Italia sono Italian Angels for Growth, Custodi di Successo, Angel Partner Group e altri).

Chi è un business angel? E’ un investitore informale in capitale di rischio, una persona fisica – da non confondere quindi con altre tipologie di investitori -, che investe risorse proprie e non di terzi. Può investire da solo o in sindacato con altri business angels, al fine di ottimizzare l’importo investito da ciascuno ma giungendo comunque all’importo complessivo necessario all’investimento, consentendo così di diversificare gli ambiti di intervento.

Normalmente ha esperienza nella conduzione di imprese e dispone di mezzi propri oltre a un buon bagaglio di conoscenze. Insomma, tutte risorse che possono risultare molto utili a chi inizia ad intraprendere e ha la necessità di competenze per impostare e condurre una impresa, risorse monetarie e conoscenze di persone che possono essere d’aiuto nei vari ambiti.

La maggior parte dei business angels è maschio (solo 1 su 5 è donna), ex manager o imprenditore, in due casi su tre è laureato, investe solo una piccola parte delle proprie disponibilità monetarie in relativamente poche aziende per volta, così da poterle seguire da vicino.

Quando investe in una start-up, il business angel si aspetta di trovare una controparte seria, competente, con un team affiatato, una visione chiara e, naturalmente, un progetto realmente innovativo.

Interviene generalmente in fase di early stage (cioè nelle prime fasi di avvio dell’impresa) e l’ammontare dell’investimento può essere molto contenuto, se sostenuto in sindacato (anche solo 10 mila euro per ogni investitore) e giungere fino a 100 o 200 mila euro.

I settori preferiti sono quelli ad alto potenziale: life science, tech, energy, fintech, biotech, elettromedicale, A.I., ecc.

E’ facile ottenere il sostegno di un business angel? Sembra di no, o meglio, la selezione è molto attenta. Da alcune osservazioni emerge che ogni 100 proposte, solo 20 circa vengono prese in considerazione e di queste solo poche unità accedono alle successive verifiche e ottengono il capitale, non sempre nella misura richiesta.

Insomma, quella del business angel è una opportunità concreta, ma anche in questo caso, è il merito che fa la differenza.

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Open Innovation Weekend – Blockchain e ICO: utilizzi concreti per le start up

All’interno dell’Open Innovation Weekend, venerdì 13 aprile dalle ore 17, si parlerà di blockchain e dei suoi concreti utilizzi.
Nel dettaglio verrà infatti analizzato il caso Auromoney, un progetto sviluppato a Brescia che utilizza la blockchain per gestire i depositi in oro dei clienti certificando la proprietà con il protocollo proof of gold.

Nella seconda parte dl workshop verrà presentato un nuovo strumento a disposizione delle startup: l’ICO, una nuova modalità per finanziare progetti innovativi utilizzando la blockchain attraverso l’emissione  di token.

Infine verranno analizzati gli aspetti legali dell’emissione dell’ICO e l’applicabilità della legislazione italiana con alcuni accenni al modello svizzero

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 9: LA PRESENTAZIONE

Dopo una lunga pausa, riprendiamo ad occuparci di come ci valuta la nostra banca e di quali attenzioni dobbiamo porre nel rapporto con essa, in particolare ai fini dell’accesso al credito.

Abbiamo iniziato dicendoci che le banche sono cambiate (http://www.claudioarrigoni.it/2017/06/28/come-ti-valuta-la-tua-banca-1/) e che questo cambiamento è tuttora in corso e, nei prossimi mesi, ci attendiamo una ulteriore accelerazione; abbiamo visto diversi aspetti negli 8 post precedenti e nell’ultimo prima di questo (http://www.claudioarrigoni.it/2017/11/26/come-ti-valuta-la-tua-banca-8-il-business-plan/) abbiamo parlato dell’importanza delle nostre previsioni e, dopo anni passati a lamentarci che le banche osservavano solo i bilanci e non prendevano a cuore i nostri progetti e le nostre possibilità, finalmente ora hanno iniziato ad interessarsene. Però noi dobbiamo essere in grado di raccontarle, in modo corretto e coerente, ecco quindi l’importanza di un business-plan ben costruito e partecipato. Abbiamo visto anche che questo 2018 porta con se alcuni rischi, per le imprese che hanno la necessità di nuove risorse finanziarie (http://www.claudioarrigoni.it/2018/01/01/credito-alle-pmi-cosa-aspettarsi-dal-2018/). Facciamo quindi tesoro di quanto ci siamo detti e proseguiamo con un altro argomento importante: il vestito! Si, è vero, non è l’abito che fa il monaco, tuttavia – come altri ci insegnano – “non abbiamo una seconda occasione per fare una buona prima impressione”, quindi è importante che ci presentiamo alla banca in modo ordinato, pulito, adeguato. Naturalmente, non sto parlando dei vestiti che indossiamo quando il gestore imprese o il direttore vengono a trovarci (possiamo continuare ad indossare il “toni” che abbiamo messo per lavorare in officina), ma di quello con cui vestiamo la nostra richiesta alla banca.

Non mi dilungo sulla parte grafica, che comunque ha un suo effetto sul nostro interlocutore, e ti propongo una sintesi dei contenuti che il fascicolo con il quale ci presentiamo in banca deve assolutamente avere, soprattutto se non siamo ancora clienti e abbiamo bisogno di presentarci e farci conoscere.

Intanto sarà necessario fornire tutte le informazioni di base riferite alla tua impresa, quindi un’anagrafica fatta bene, l’oggetto e una breve descrizione della storia della tua attività. La mission e la vision, se già le hai, altrimenti quello può essere un bell’esercizio da fare. Essenziale poi una descrizione dell’attività, di come e dove è svolta; quali sono le persone chiave, a partire dai soci per giungere al management; è sempre utile indicare le principali certificazioni di cui disponi. Poi è necessario illustrare gli obiettivi dell’impresa, nel breve e nel medio termine, senza omettere di illustrare eventuali fattori critici. Se la tua azienda fa parte di un gruppo, è opportuno evidenziarlo e fornire le principali informazioni del gruppo di appartenenza.

Quando parli del management, descrivi brevemente le principali competenze ed i punti di forza di chi collabora con te; descrivi bene il tuo prodotto o servizio e le caratteristiche che ti distinguono dalla concorrenza. Illustra quindi il mercato, le sue dimensioni e trend e quali sono i tuoi principali concorrenti.

Un altro suggerimento: prima di illustrare i tuoi obiettivi futuri, se non sei una start-up, fornisci un’illustrazione delle performance passate descrivendo l’evoluzione dei fatturati, dei risultati e della struttura finanziaria, spiegando le motivazioni di quanto stai schematizzando.

Illustra quindi le tue strategie future, sia da un punto di vista descrittivo che numerico (…ma qui, siamo nell’ambito del business-plan), i tuoi obiettivi, i punti di forza e debolezza di questo tuo scenario.

Infine, concludi con la tua richiesta alla banca: fai attenzione che sia una richiesta “opportuna” e sostenibile, coerente – per dimensione e caratteristiche – con quanto hai descritto nel documento e con gli aspetti economici e finanziari che hai illustrato (si, lo so, pensi che sia scontato ma, credimi, non è così!)

Un tema a parte è quello delle garanzie: se anche tu non ne accenni, preparati al fatto che la banca te le chieda! Ma di questo, parleremo al prossimo contributo.

Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.

 

Crowdfunding: eppur si muove, ma la strada è ancora lunga

Un recente articolo di MF Milano Finanza ha fatto il punto sull’andamento dello strumento Crowdfunding: nei primi 5 mesi del 2016, sono state finanziate 8 società rispetto alle 7 di tutto il 2015 e alle 4 del 2014. Poca cosa, vero, ma è un segnale che qualcosa si sta muovendo.

Il valore delle operazioni ammonta a poco più di 5,5 milioni di euro da inizio 2014, di cui 2,49 milioni soltanto nei primi 5 mesi del 2016.

Vero che sono ancora poche e autorizzate solo di recente le piattaforme operanti nel nostro paese, Tra queste Opstart, bergamasca, dinamica, giovane e che ha appena concluso una campagna interessante (http://www.opstart.it/).

Il numero totale di investitori nei primi 5 mesi del 2016 è stato di 256 unità (quasi pari a tutto il 2015, quando sono stati 263).

Tuttavia, affinché il settore possa dare un contributo significativo, è necessario semplificare e non ingessare le modalità di accesso a questo mercato. Del resto, le notizie che riguardano le 4 Banca Umbre o Toscane o le 2 Venete, dimostrano che le regole, a volte non servono.

Ecco che allora i regolamenti vanno snelliti e semplificati (viceversa, i controlli sulla veridicità delle comunicazioni di chi propone l’investimento, vanno rafforzati), anche nelle modalità di esecuzione (ad esempio consentendo l’uso della carta di credito). Poi l’accesso a questo mercato va esteso a tutte le idee di business, non solo a quelli che propongono innovazioni tecnologiche. Infatti, in motli paesi esteri, questo limite non esiste (viene facile pensare male: si vuole forse limitare questa opportunità a ragazzini e idee che le banche non sono in grado di capire? O peggio, si riservano a queste ed alle modalità istituzionali di accesso, i business importanti?). Oltre alla innovazione tecnologia, ci sarebbero molte iniziative, anche di piccole dimensioni, che potrebbero beneficiare dell’accesso a questa forma: birrifici, catene di bar, palestre, produttori di miele, organizzatori di eventi, immobili da costruire o da ristrutturare, sarti e stilisti, musicisti e gruppi musicali, artigianato locale, servizi turistici, ristoranti, servizi di vario genere, e chi più ne ha più ne metta. E’ il pubblico, l’investitore, che deve decidere chi premiare e dove investire. Ma da noi questo non è possibile. eccetera, eccetera… In Italia non possono.

In definitiva, il crowdfunding appare ancora come uno strumento esotico, attorno al quale sono stati fatti migliaia di articoli e di incontri, che evoca entusiasmi e speranze. Tuttavia, la strada è appena all’inizio e il libro è ancora tutto da scrivere.