Come aumentare la propria capacità di accesso al credito – OSMTV

Giovedì 28/10 sarò in diretta su OSMTV, la Business Television online di OSM, per un intervento destinato alle PMI e nel corso del quale illustrerò alcuni accorgimenti e le attenzioni che gli imprenditori devono mettere, per poter migliorare il proprio merito creditizio e, quindi, accedere a finanziamenti con maggiore facilità e a condizioni economiche migliori.

Se ti va, ti aspetto online giovedì 28 alle ore 21.00. Puntuale!

(https://www.facebook.com/groups/osmtv)

 

Il caso GM Parte 1 – Quella volta che una bella impresa ha rischiato grosso!

GM (i nomi sono di fantasia, la storia no), è una impresa che opera nel settore della meccanica. Un giorno, primi mesi del 2017, vengono da me due signori, i due soci, presentati da una conoscenza comune mia e di Corrado, uno dei due soci.

Corrado, il socio più anziano, si occupava della parte amministrativa e finanziaria, mentre Marcello pensava esclusivamente a vendere. Il loro problema era che l’azienda non andava bene e non capivano perché: si vendeva ma meno di un tempo; Marcello, demoralizzato, si stava spegnendo e pensava di gettare la spugna; Corrado sembrava combattesse con le banche e con gli insoluti ma senza una strategia; marginalità nulla o negativa; idee per il futuro, nessuna.

E’ stato un incontro lungo e difficile, dove sono emerse alcune riflessioni e ho lanciato alcune provocazioni. Già da subito sono iniziate a emergere alcune differenze tra i soci e alcune divergenze di pensiero. Altre differenze e forti contrasti emersero nelle settimane successive, incluso l’appalesarsi di una serie di manchevolezze, fino al punto che, in Società, rimase solo Marcello. Corrado, quindi, fuori dalla Società e, con lui, le due risorse che presidiavano l’area amministrazione e finanza. Un altro problema!

In quelle settimane, avevo conosciuto e catalogato i principali problemi della GM: nessuna gestione della tesoreria predittiva; nessuna qualità delle rilevazioni; confusione; insoluti fuori misura (e, su alcuni Istituti, con percentuali mai viste); crediti non riscossi; fidi revocati e altri a rientro; nessuna idea delle marginalità; debiti verso fornitori fuori controllo; altro.

In quella confusione totale, Marcello si trova quindi solo, con un’intera area allo sfascio, con le banche che lo stanno aggredendo, fidi revocati da più parti, rientri e i principali fornitori che faticano a continuare a fare credito. Che fare? Intanto, Marcello – che è rispettoso di clienti e fornitori, orientato alla soluzione dei problemi -, dopo un primo momento di sconforto, vede il suo errore: aver lasciato intere parti di azienda interamente nelle mani del socio e non averci messo naso e testa. Ma, immediatamente dopo, inizia a intuire che, forse, questa è anche l’occasione per prendere finalmente in mano le redini della sua azienda e provare a cambiare le cose. Certo, i problemi sono molti e lo stimolo principale di Marcello, ciò che più di ogni altra cosa lo induce ad assumersi la responsabilità e proseguire, è il desiderio, il bisogno, di “sistemare” tutti, di pagare chi deve, soddisfare le banche, non abbandonare i dipendenti. E così un giorno mi chiama, mi dice alcune cose e mi chiede se me la sento di proseguire ad assisterlo nonostante quelle condizioni. Ed ecco che, da allora, sono passati più di tre anni e la collaborazione continua. Ma cosa abbiamo fatto, quali azioni abbiamo intrapreso? Continuiamo il racconto nei prossimi giorni.

Un breve riepilogo di cosa è stato fatto ed è successo fin qui:

I soci si sono trovati davanti alla loro realtà e, la conseguenza, è stata quella di specchiarsi e rivelare a se stessi che così non poteva proseguire. Per quanto doloroso, è stato un momento di verità necessario che ha permesso loro di vedere l’azienda da una prospettiva diversa rispetto a quella che – in fondo, per comodità -, avevano scelto.

Qualcuno ha finalmente preso decisioni gravi e difficili. Ha fatto il “lavoro duro”, quello emozionale, guardando in faccia ciò che faceva paura.

Sono stati analizzati i fatti e individuato ciò che non funzionava. Ho aiutato un imprenditore a trovare fiducia, rialzare la testa, decidere.

Continua a seguirmi e, se ti va, scrivimi: info@claudioarrigoni.it

Il tuo cliente non accetta la cessione del credito? Un mito da sfatare

Il ricorso al factoring si è rivelato, e lo sarà di più in futuro, opportuno e necessario per molte imprese, anche in sostituzione del credito bancario.

Ma frequentemente gli imprenditori muovono obiezioni a questo strumento: è caro, richiede troppo tempo, “ma il mio cliente non accetta la cessione del credito” sono le più frequenti.

Prendiamo in considerazione l’ultima. È una obiezione frequente che, a volte (con una frequenza maggiore di quel che si creda) in realtà nasconde un timore, una “paura” del fornitore, più che una reale posizione contraria del cliente. Altre volte, invece, è effettivamente vera, vuoi perché il contratto sottostante la fornitura vieta espressamente la cessione del credito, vuoi perché il cliente è una realtà importante che ha propri accordi con una compagnia interna al gruppo o convenzionata, vuoi perché, semplicemente, il cliente preferisce non impegnarsi con un riconoscimento di debito per potersi mantenere una certa elasticità nei pagamenti e un maggiore controllo sul fornitore.

La “paura” del fornitore (che si genera “auto-obiezioni”) è invece quella di mostrare un segnale di debolezza al proprio cliente (avere la necessità di cedere i crediti per poter incassare immediatamente le fatture), rendendogli nota la propria necessità di credito, cosa che non avviene nella pratica dell’anticipo fatture senza notifica o nell’anticipo delle ricevute bancarie. Ma il nostro fornitore dimentica che, molto probabilmente, anche il cliente fa altrettanto ricorso al credito, con gli stesso o altri strumenti (salvo pochi casi di aziende particolarmente virtuose).

Dunque, come possono agire le aziende per poter incassare monetizzare i propri crediti sfruttando questa opportunità?

Se l’impresa cedente ha dei buoni valori e un buon andamentale, si può chiedere al Factor di valutare la cessione del credito in forma non notificata, quindi senza che il cliente sappia della cessione del proprio credito (o meglio, senza che al cliente venga chiesto di sottoscrivere il riconoscimento). Questa forma di credito, sta crescendo nella sua diffusione anche grazie alla possibilità concessa ai Factor di accedere alla garanzia del Fondo Centrale.

E’ evidente come, questa possibilità, faccia venir meno anche l’obiezione riferita al “tempo” cioè al numero di giorni necessario per vedere monetizzati i crediti sul proprio conto. Infatti, venendo meno l’intervento del cliente e dei suoi tempi, l’accredito è molto veloce.

Quanto al prezzo che dire: vogliamo fare i conti per bene, insieme? In molti casi, nella mia esperienza, il factoring si è dimostrato di gran lunga più economico rispetto alla banca tradizionale. Senza considerare i benefici conseguenti.

Come capire se la tua azienda è idonea per la cessione del credito non notificata?

Parlane con me e facciamo insieme una verifica.

Scrivimi a claudio.arrigoni@fmediafinance.it

DECRETO RILANCIO: CREDITI DI IMPOSTA PER I CONFERIMENTI DI CAPITALE

CREDITI DI IMPOSTA PER I CONFERIMENTI DI CAPITALE

DECRETO RILANCIO: l’articolo 26 contiene una disposizione finalizzata a favorire il rafforzamento e la patrimonializzazione delle imprese. Nello specifico, la misura è riferita a società di capitali e cooperative, con ricavi compresi tra 5 e 50 milioni di euro, che abbiano subito una riduzione dei ricavi nei mesi di marzo e aprile 2020 di almeno il 33% rispetto allo stesso periodo del 2019. Per queste imprese, in caso di aumento di capitale a pagamento effettuato tra il 19.05.2020 e il 31.12.2020, sono previsti ben due crediti di imposta:

  • Un primo credito d’imposta del 20% a favore dell’investitore; quindi, l’imprenditore o l’investitore che sottoscriva e versi un aumento di capitale in denaro avrà diritto a un credito, da detrarre dalle proprie imposte, del 20% dell’ammontare versato. Ad esempio, l’investitore o l’imprenditore che versi in azienda 100 mila euro, avrà diritto a un credito di 20 mila da detrarre dall’IRPEF da versare. Una sola condizione e un solo limite: la partecipazione va detenuta fino al 31.12.2023 e la detrazione si calcola su versamenti fino 2 milioni di euro di investimento;
  • Un secondo credito d’imposta del 50% a favore delle società conferitarie calcolato sulle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto al lordo delle perdite, fino al 30% dell’aumento di capitale deliberato e versato.

Altra previsione alla quale fare attenzione è che il beneficiario decade dalle agevolazioni, con obbligo di restituzione del credito fruito oltre interessi legali, nel caso di distribuzione di riserve di qualsiasi tipo rispettivamente prima del 31.12.2023 e del 01.01.2024.

Per approfondimenti, scrivi a info@claudioarrigoni.it

Credito Adesso: uno strumento per le imprese lombarde

Lo scorso 5 settembre è stato riaperto il Bando Credito Adesso di Regione Lombardia.
Riservato alle micro imprese e alle PMI, dei settori del turismo, servizi, industria, commercio, artigianato, e agroalimentare, consente di accedere a un finanziamento chirografario abbinato a un contributo in conto interessi, destinato a sostegno del capitale circolante delle imprese ma anche dei professionisti.

Possono presentare domanda le imprese con sede operativa in Lombardia, regolarmente iscritte al Registro delle Imprese e operative da almeno 24 mesi, con ricavi medi non inferiori a 120 mila euro.

Oltre a Finlombarda (la finanziaria di Regione Lombardia) deve essere coinvolto un soggetto bancario convenzionato e il finanziamento prevede un rimborso con rata semestrale a capitale costante (alle scadenze fisse del 1° aprile e del 1° ottobre di ogni anno), senza preammortamento. Il Finanziamento non potrà superare il 15% della media dei Ricavi Tipici (ultimi due Esercizi chiusi) e il singolo Finanziamento non potrà superare la differenza media tra Attivo circolante e Disponibilità Liquide risultanti dagli ultimi due bilanci.

L’importo massimo per le PMI potrà arrivare a Euro 750.000,00 mentre il limite per le MID CAP è di 1,5 milioni; per i professionisti il limite scende a 200 mila euro.

Per approfondimenti scrivi a info@claudioarrigoni.it

Alternative al finanziamento bancario: i mini-bond

Nel post precedente (qui), abbiamo iniziato a trattare delle alternative alla banca tradizionale per finanziare le imprese.

Oggi approfondiamo il tema dei mini-bond, uno strumento che si sta rivelando interessante per diversi aspetti.

Sostanzialmente si tratta di prestiti obbligazionari, quindi niente di “troppo” nuovo se consideriamo che, storicamente, molte sono state le SPA che hanno provveduto ad emissioni di prestiti obbligazionari, anche se – frequentemente – i sottoscrittori di tali strumenti erano gli stessi soci o i loro familiari, mentre poche e solitamente di grandi dimensioni, erano le emissioni destinate al pubblico dei risparmiatori (stiamo parlando di titoli emessi da PMI non quotate).

In generale le obbligazioni sono titoli di debito, emessi da società di capitali, quindi strumenti che consentono alle imprese di raccogliere risorse a debito. Tradizionalmente, prevedono il riconoscimento al finanziatore di un interesse (cedola) e l’obbligo alla restituzione del capitale iniziale a una certa data o secondo un piano di rimborso reso noto al momento dell’emissione (regolamento).

Le SPA non quotate possono emettere obbligazioni per un importo non superiore al doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato. E’ ammessa una eccezione nel caso le obbligazioni siano sottoscritte da investitori professionali soggetti a vigilanza (fondi, banche, finanziarie, ecc.) oppure siano destinate alla quotazione nei mercati o, ancora, qualora attribuiscano al portatore il diritto di acquisire o sottoscrivere azioni.

Le SRL possono emettere questi titoli se previsto dall’atto costitutivo e sottoscrittori possono essere esclusivamente gli investitori professionali soggetti a vigilanza. L’ammontare dell’emissione non è soggetta a limitazioni.

Non ci addentreremo nei numerosi e importanti adempimenti necessari per giungere all’emissione (infatti, a seconda delle caratteristiche dell’emissione e del pubblico cui è destinata, potrebbero essere necessari diversi elaborati e documenti, oltre al regolamento del prestito, primo tra tutti il Prospetto Informativo che deve essere sottoposto ad approvazione della CONSOB in caso di quotazione).

Ma veniamo a parlare dei mini-bond.

Intanto cominciamo con il dire che possono essere emessi dalle società non quotate, incluse le PMI di qualsiasi dimensione (purché non classificata come microimpresa).

In buona sostanza consistono in emissioni obbligazionarie ma beneficiano di alcuni specifici trattamenti, soprattutto di carattere fiscale e a determinate condizioni. Quella che, forse, è la più interessante di queste condizioni è la quotazione su mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione. In tal caso, i benefici che conseguono sono la deducibilità degli interessi passivi, delle spese di emissione e l’esenzione dell’applicazione della ritenuta sugli interessi percepiti dall’investitore con applicazione dell’imposta sostitutiva. Gli stessi benefici sono previsti nel caso i mini-bond siano sottoscritti da investitori qualificati.

Vi possono essere quindi benefici sia per l’emittente che per il sottoscrittore.

In Italia, la principale iniziativa a sostegno della diffusione dei mini-bond potrebbe essere riconducibile a Borsa Italiana, la quale ha introdotto il segmento Extra MOT, riservato ai soli investitori professionali, sul quale vengono quotati e scambiati anche mini-bond e cambiali finanziarie.

Dopo questo primo inquadramento generale, vediamo quindi di approfondire alcuni aspetti più specifici.

Intanto, abbiamo detto che, in sostanza, si tratta di prestiti obbligazionari, quindi strumenti di debito a medio/lungo termine, la cui emissione e, soprattutto, quotazione, è resa possibile ad un più vasto numero di imprese e con alcune semplificazioni rispetto alle emissioni destinate alla quotazione “tradizionale”.

L’aspetto interessante è che consentono di “affrancarsi”, almeno in parte, dal tradizionale sistema bancario.

Normalmente, le risorse raccolte con l’emissione sono destinate a piani di sviluppo aziendale, o in operazioni di investimento straordinario, a volte a ristrutturazione di altre posizioni. Attenzione, in quest’ultimo caso, e in generale, non si sta parlando di aziende in crisi. Al contrario, l’azienda deve essere in buone condizioni di salute, con buone performance e deve avere precisi e concreti piani di sviluppo.

Possono essere emesse da Società di capitali che devono avere un fatturato non inferiore a 2 milioni di euro (quindi, le “microimprese” sono escluse da questa possibilità), e il bilancio della Società emittente deve essere certificato da un revisore esterno (questa è una annotazione importante e che le imprese devono tenere in considerazione, per tempo. Accade spesso che questo aspetto finisca per costituire uno scoglio…per più di un motivo). L’accesso ai mini-bond, e al mercato Extra MOT, costituiscono un ottimo esercizio di trasparenza e di programmazione. Gli investitori, infatti, sono tutti professionali (banche, società di investimento, SGG, SICAV, ecc.) e devono poter essere messi in condizione di apprezzare la bontà e l’affidabilità dell’offerta.

Al 30 settembre 2018, le emissioni di mini-bond quotate all’Extra Mot Pro erano 334 e sono in continuo aumento. L’ammontare medio dell’emissione è di circa 6,7 milioni di euro (ma ci sono emissioni anche molto più piccole) e il rendimento offerto è leggermente superiore al 5%. Su quest’ultimo aspetto vale porre molta attenzione, in quanto il costo per interessi, ai quali vanno aggiunti i costi accessori per giungere all’emissione, alla quotazione e al mantenimento di quest’ultima, sono – mediamente – sensibilmente maggiori rispetto a quelli che potrebbero essere ottenuti attraverso i normali canali bancari e sono altresì maggiori rispetto al solo rendimento offerto agli investitori.

Il fatturato medio delle società emittenti è nell’intorno dei 100 milioni e la durata media dei prestiti è prossima ai 5 anni. Le modalità di rimborso sono per circa la metà delle emissioni con un piano di ammortamento mentre l’altra metà prevede un rimborso bullet (tutto alla scadenza).

Quali sono i soggetti coinvolti nell’emissione di un mini-bond. Una figura importante è l’advisor al quale ci si rivolge, quindi un consulente (o una società di consulenza), che collabora con la Società nella definizione della strategia, nell’analisi del business-plan, nella definizione dei contenuti dell’information memorandum, oltre che nella condivisione dei tempi. Vi è poi un consulente legale per gli aspetti formali e per la stesura, nel rispetto delle norme, dei diversi documenti. L’arranger si incarica poi del collocamento dei bond presso il mercato degli investitori. La Società di rating si preoccuperà di esprimere il giudizio di affidabilità in merito alla solvibilità dell’emittente (anche se il rating non è obbligatorio, è opportuno verificarne l’opportunità, per migliorare l’appetibilità dell’emissione). Del certificatore di bilancio abbiamo già detto. E poi c’è Borsa Italiana. Insomma, il progetto è da valutare per tempo e i costi non sono indifferenti ma il risultato che se ne ottiene può essere davvero significativo.

Se vuoi approfondire, scrivi a info@claudioarrigoni.it

Alternative al finanziamento bancario?

Canali alternativi al sistema bancario. E’ un argomento che, ormai da alcuni anni, è di attualità e se ne parla molto, anche se si vede poco, almeno tra i capannoni delle PMI.

In effetti, il tentativo di fare a meno delle banche è molto più datato, ma i risultati sono ancora, tutto sommato, modesti. Attenzione, non che i tassi di crescita dei canali alternativi non sia importante, ma in volumi oggi è ancora la banca che, più di altri, assiste il sistema imprenditoriale. Poi, non vi sarebbe da sottacere il fatto che, molto spesso, “dietro” un operatore alternativo vi siano ancora le banche o, quantomeno, i fondi delle banche.

In ogni caso, il tema di trovare un’alternativa alla banca è diventato di attualità dopo l’inizio della crisi del 2008, quando ormai era palpabile il credit crunch (anche se le banche lo negano, lo sanno bene gli imprenditori delle PMI e dell’edilizia!). Come ben ricordano i meno giovani, dal 2008 in poi, molti imprenditori si sono trovati a dover sostenere un vero e proprio assedio da parte delle banche che chiedevano (pretendevano) rientri dalle posizioni debitorie, in alcuni casi da un giorno all’altro oppure anche con piani a medio termine ma, in ogni caso, molti hanno esperimentato la fatica del rapporto con i loro partners finanziari.

Oggi non è cambiato granché: le banche sono senz’altro disponibili a concedere credito, a condizioni molto interessanti. Ma solo a chi merita. Cioè a quelle aziende che godono di merito creditizio (altro tema già ampiamente trattato in questo blog: vedi questo post e i successivi). E allora ecco che nascono, in questi ultimi pochi anni, diversi strumenti e canali di finanziamento alternativi al canale bancario.

Ma … c’è un ma. Il merito creditizio: quello è rimasto, tale e quale, anzi! A volte i canali alternativi hanno criteri di assunzione ancora più rigidi rispetto alle banche tradizionali.

E allora? E allora, banca si o banca no, il merito creditizio va costruito. Di denaro ce n’è molto ed è disponibile per gli investimenti sicuri. Appunto, sicuri. Cioè destinati a quei progetti che … meritano (e si torna qui).

Vuoi sapere come fare per avere questo benedetto “merito creditizio”? Bene, continua a seguire questo blog oppure scrivi a info@claudioarrigoni.it e chiedi un appuntamento (anche telefonico), riservato e senza impegno. E continua a seguire questo blog.

Nei prossimi post parleremo di PIR, mini-bond, fintech e strumenti alternativi al credito bancario.

Le principali agevolazioni per le imprese lombarde

Le vacanze sono terminate, è tempo di tornare a programmare il futuro delle nostre aziende. Ecco che può quindi essere utile un riepilogo delle principali agevolazioni alle quali accedere in questo periodo (di seguito le principali agevolazioni disponibili per le imprese Lombarde).

VOUCHER DIGITALE

Destinato alle PMI, finanzia gli investimenti in attrezzature tecnologiche, software, la formazione e la consulenza, il tutto finalizzato all’adozione di tecnologie 4.0.
L’importo massimo del voucher è di 15 mila euro anche se varia in base alle diverse CCIAA di competenza tra il 50% e il 70% delle spese ammissibili.

Le scadenze per la presentazione della domanda sono diverse, anche in questo caso, in base alla CCIAA di competenza: Bergamo entro il 15/10/18, Brescia entro il 18/09/2018, Como, Lecco, Sondrio e Cremona entro il 31/10/2018, Mantova entro il 31/12/2018, Milano Monza Brianza Lodi entro il 28/09/2018, Varese entro il 29/10/2018.

AL VIA 

Destinato alle PMI del settore manifatturiero, servizi e artigianato, finanzia nuovi investimenti in macchinari, impianti, attrezzature, arredi; sistemi gestionali integrati; marchi, brevetti e licenze; opere murarie.

Le agevolazioni sono diverse, inclusa la possibilità di accedere ad un fondo perduto in misura variabile in base a delle condizioni e, comunque, fino a un massimo del 15%, oltre a un finanziamento a tasso agevolato e la concessione di garanzia.

STORE EVOLUTION 

Riservato alle PMI del commercio della Lombardia, finanzia l’ammodernamento e la digitalizzazione dei negozi. L’investimento minimo deve essere di 10 mila euro e consente di ottenere un contributo fino al  50% delle spese ammissibili, con un massimo di 20 mila euro.
Aprirà il 10 settembre fino all’8 ottobre.

NUOVA SABATINI 

Destinato alle PMI, favorisce l’acquisto, anche in leasing, di macchinari, attrezzature, impianti (solo nuovi), oltre ad hardware e software.

Prevede un contributo in conto interessi sul finanziamento di durata quinquennale pari al 2,75%, maggiorato al 3,575% per alcune tipologie di beni.

IPERAMMORTAMENTO 

Aperto a tutte le imprese (non solo alle PMI), premia fiscalmente l’acquisto, anche in leasing, di beni rientranti nell’ambito Industria 4.0, consentendo di ammortizzare un valore pari al 250% del costo di acquisto del bene (140% nel caso di software e altri beni immateriali).

FINANZIAMENTI SIMEST

Valido per tutte le imprese, finanzia diverse tipologie di interventi nell’ambito dell’internazionalizzazione. Per un approfondimento vedi al seguente link http://www.claudioarrigoni.it/2018/03/05/finanziamenti-per-linternazionalizzazione/

CREDITO IMPOSTA RICERCA 

Interessa tutte le tipologie di imprese e consiste in un credito di imposta che può arrivare al 50% delle spese di ricerca e sviluppo incrementali. Si tratta quindi di un incentivo automatico, disponibile fino al 31 dicembre 2020.

LINEA INNOVAZIONE 

Destinato alle PMI e alle Midcap, purché con un organico inferiore a 3.000 dipendenti, fornisce un beneficio a progetti di innovazione di prodotto e/o di processo, con un finanziamento fino al 100% delle spese oltre a un contributo a fondo perduto a valere sul costo del finanziamento.

SME INSTRUMENT 

Contributi dalla UE destinati alle PMI a sostegno di progetti di fattibilità e di sviluppo di prodotti, prototipi, test nell’ambito dell’innovazione che possano portare ricadute significative sul mercato.
Prevede un contributo a fondo perduto fino a 50 mila euro per lo studio di fattibilità (fase 1) e fino a 2,5 milioni di euro per la realizzazione del progetto (fase 2).

Le prossime scadenze per la fase 1 sono il 5 settembre e il 7 novembre mentre per la fase 2 la scadenza è al 10 ottobre.

BONUS FORMAZIONE 4.0

Aperto a tutte le imprese, è un incentivo automatico a sostegno delle attività di formazione sul tema Industria 4.0. Prevede un credito di imposta pari al 40% delle spese ammissibili, per un massimo di 300 mila euro.

CREDITO DI IMPOSTA PER LA PUBBLICITÀ

Aperto a tutte le imprese e lavoratori autonomi, consente di beneficiare di un credito d’imposta del 75% (elevabile al 90% per PMI e start-up innovative) degli investimenti in campagne pubblicitarie. Il beneficio non è assicurato in quanto potrebbe esserci un riparto.
Le domande si possono presentare dal 22 settembre al 22 ottobre 2018 e riguardano gli investimenti compiuti dal 24/6/2017.

Vi è inoltre la possibilità di accedere ad altri bandi più specifici o minori.

Se sei interessato ad approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Un business angel per la tua start-up?

Un recente incontro con Paolo Anselmo, Presidente dell’Italian Business Angels Network Association (IBAN), promosso da Bergamo Sviluppo,  offre l’occasione per una panoramica sul tema dei business angelsin Italia (altri network di business angels presenti in Italia sono Italian Angels for Growth, Custodi di Successo, Angel Partner Group e altri).

Chi è un business angel? E’ un investitore informale in capitale di rischio, una persona fisica – da non confondere quindi con altre tipologie di investitori -, che investe risorse proprie e non di terzi. Può investire da solo o in sindacato con altri business angels, al fine di ottimizzare l’importo investito da ciascuno ma giungendo comunque all’importo complessivo necessario all’investimento, consentendo così di diversificare gli ambiti di intervento.

Normalmente ha esperienza nella conduzione di imprese e dispone di mezzi propri oltre a un buon bagaglio di conoscenze. Insomma, tutte risorse che possono risultare molto utili a chi inizia ad intraprendere e ha la necessità di competenze per impostare e condurre una impresa, risorse monetarie e conoscenze di persone che possono essere d’aiuto nei vari ambiti.

La maggior parte dei business angels è maschio (solo 1 su 5 è donna), ex manager o imprenditore, in due casi su tre è laureato, investe solo una piccola parte delle proprie disponibilità monetarie in relativamente poche aziende per volta, così da poterle seguire da vicino.

Quando investe in una start-up, il business angel si aspetta di trovare una controparte seria, competente, con un team affiatato, una visione chiara e, naturalmente, un progetto realmente innovativo.

Interviene generalmente in fase di early stage (cioè nelle prime fasi di avvio dell’impresa) e l’ammontare dell’investimento può essere molto contenuto, se sostenuto in sindacato (anche solo 10 mila euro per ogni investitore) e giungere fino a 100 o 200 mila euro.

I settori preferiti sono quelli ad alto potenziale: life science, tech, energy, fintech, biotech, elettromedicale, A.I., ecc.

E’ facile ottenere il sostegno di un business angel? Sembra di no, o meglio, la selezione è molto attenta. Da alcune osservazioni emerge che ogni 100 proposte, solo 20 circa vengono prese in considerazione e di queste solo poche unità accedono alle successive verifiche e ottengono il capitale, non sempre nella misura richiesta.

Insomma, quella del business angel è una opportunità concreta, ma anche in questo caso, è il merito che fa la differenza.

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

LA SEGNALAZIONE A SOFFERENZA IN CENTRALE RISCHI: ALCUNI ASPETTI DI LEGITTIMITA’ E DI OPPORTUNITA’

Parliamo oggi di un aspetto alquanto sgradevole.

Molte aziende si sono trovate, in questi anni, a fare i conti con il rischio o con la vera e propria segnalazionea sofferenza” in centrale rischi di Banca d’Italia. Uno spettro per qualcuna, un vero e proprio incubo per altre. O peggio, una realtà.

Ma che cos’è la sofferenza, in accezione bancaria? “Si parla di sofferenza quando il cliente è valutato in stato di insolvenza (cioè irreversibilmente incapace di saldare il proprio debito) anche se questo non è stato accertato in sede giudiziaria. La classificazione a sofferenza è il risultato della valutazione della situazione finanziaria complessiva del cliente da parte della banca” (1), Quindi, si tratta di un giudizio sulla capacità del cliente di adempiere ai propri impegni, un giudizio che, però, non è pronunciato da un giudice o da un organismo terzo bensì – in via del tutto autonoma e senza alcun contraddittorio – da una banca o da un intermediario finanziario, quindi da una delle due parti contrattuali. Il punto è che questa segnalazione, frequentemente presenta alcune conseguenze devastanti, la prima delle quali è la revoca degli affidamenti anche da parte di eventuali altri istituti finanziatori.

Come esempio, riporto una vicenda processuale sfociata in una sentenza del Tribunale di Lanciano del 12 febbraio 2018.

Una Società, giudicata solida dal punto di vista finanziario e patrimoniale ma che riteneva di aver subito usura dalla propria banca, ha promosso una causa contro la banca stessa al fine di vedere riconosciuto tale trattamento e ottenere il risarcimento che riteneva di meritare. Il punto però – e questo è un errore che troppe imprese fanno – è che la Società, nelle more della decisione del giudice, ha ritenuto di sospendere il pagamento delle rate del finanziamento in quanto ciò che si aspettava di vedersi riconosciuto era ampiamente maggiore rispetto al debito residuo nei confronti della banca. Ma il mancato pagamento  delle rate di un finanziamento, è oggetto di segnalazione in centrale rischi di Banca d’Italia e, ad un certo punto, durante la vertenza, la banca – senza preavviso – ha segnalato a sofferenza la società. Questo ha innescato una reazione a catena poiché gli altri istituti finanziatori, alla luce della segnalazione, hanno revocato gli affidamenti, portando quindi la società in crisi di liquidità.

Di fatti come questi, ne sono accaduti diversi in questi anni, anche grazie a cattivi consigli forniti alle aziende.

Nel caso di specie, tuttavia, anche la banca ha commesso un errore, riconosciuto dal Tribunale nella citata sentenza, in quanto la banca ha operato la segnalazione senza farla precedere dalla comunicazione di preavviso al debitore e agli eventuali garanti. Il Tribunale si è spinto anche oltre, richiamando una sentenza della Corte di Cassazione (n. 21428 del 2007) la quale ha sancito che non basta un mero ritardo a far scaturire la segnalazione a sofferenza ma è necessaria una valutazione e una ponderazione complessa da parte della banca, dalla quale si evinca lo stato di difficoltà e l’oggettivo rischio di riscossione del credito, senza escludere la possibilità di rientro o la ristrutturazione del debito.

Nel caso specifico, il Tribunale ha imposto alla banca la cancellazione della sofferenza. Peccato che, nel frattempo, la crisi finanziaria fosse comunque esplosa e non è automatico che le altre banche corrano a ripristinare le facilitazioni concesse.

Cosa ne consegue ai fini nostri:

l’argomento della Centrale Rischi di Banca d’Italia, è stato già scritto più volte in questo blog, è molto delicato e ad esso va dedicata la massima attenzione da parte dell’imprenditore in quanto, per le PMI, il dato di CR incide in maniera preponderante sulla valutazione del merito creditizio dell’impresa (rating).

Un’altra lezione che se ne può trarre è che, a prescindere dalle emozioni e dai cattivi consigli, il rapporto è prima regolato da un contratto, gestito da persone e di questo occorre avere contezza. Non può l’impresa farsi ragione da se, così come non lo può fare la banca. Viceversa, occorre usare intelligenza e prudenza nella gestione del rapporto, per ottenere il massimo rischiando il minimo. O almeno, conoscendo i rischi che si corrono.

In definitiva, occorre prevenire la possibilità che simili fatti possano accadere: non si può mettere a repentaglio un’azienda e le vite di tutte le persone coinvolte, dipendenti e fornitori compresi, per una questione di puntiglio. C’è un bene più grande da salvaguardare prima, e c’è tempo, dopo, per il puntiglio.

Questo, almeno, è il pensiero di chi scrive.

Se vuoi approfondire o affrontare qualche argomento, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

(1) Fonte Banca d’Italia