David RockefellerVoglio qui proporre una breve storia della famiglia Rockefeller, proposta da Giuseppe Turani in occasione dei 100 anni, il giugno scorso, dell’ancora vivente “David Rockefeller, il banchiere più anziano del mondo e probabilmente anche il più ricco” che ” ha deciso di festeggiare il suo compleanno donando un’oasi naturale di quattro milioni di metri quadrati allo stato del Maine. E questo è solo uno dei suoi infiniti gesti di beneficenza.

Per capire da dove arrivi tanta generosità (tipica di questa famiglia) bisogna risalire al nonno, John Davison Rockefeller, il fondatore dell’impero. John Davison arriva nell’Oklahoma ai tempi della corsa al petrolio, ma arriva tardi. Tutti i terreni sono già stati dati in concessione. Per lui non c’è niente.

Ma non si perde d’animo. Allora gli oleodotti non c’erano. Il petrolio veniva mandato nelle grandi metropoli dentro barili (gli stessi che servivano per il whisky) con i treni. Rockefeller vede subito l’affare: prenota tutti i trasporti che gli riesce di prenotare. Così gli altri estraggono il petrolio, ma lui ha il monopolio del trasporto. Senza di lui il petrolio non si muove.

Diventa ovviamente ricchissimo, anche perché è spietato negli affari. Fonda la famigerata Standard Oil of New Jersey. Famigerata perché ha di fatto il monopolio del petrolio negli Stati Uniti e a un certo punto l’autorità antitrust americana è talmente indignata che deciderà di spezzarla in tanti pezzettini: nascono così le famose sette sorelle del petrolio.

John D., nel frattempo, è diventato l’uomo più ricco d’America, ma anche il più odiato. Da qui la decisione di fare molta beneficienza. Si è soliti dire che John D. ha passato la prima metà della sua vita a accumulare denaro, la seconda a distribuirlo nel tentativo di farsi amare dai suoi concittadini. Secondo gli storici non ci è riuscito. Quando è morto era ancora odiatissimo. E questo benché, al ritiro dagli affari, abbia tenuto per sé solo 20 milioni di dollari, donandone in giro 540.

La famiglia si è sempre portata dietro il marchio di una fortuna immensa costruita però con pratiche monopolistiche e con tantissima cattiveria. E quindi ha continuato a fare beneficienza. Il padre di David era solito iniziare il pranzo ricordando la parabola del Buon Samaritano che dona agli altri. E aveva anche deciso che i profitti generati dai trust intestati ai figli non finissero nel patrimonio dei medesimi, ma venissero donati per opere buone.

Di David Rockefeller si ricorda che, secondo stime abbastanza recenti, dovrebbe essere titolare di un patrimonio di 3,2 miliardi di dollari. E ha seguito le orme del padre e del nonno. Alla Chase, banca di sua proprietà e che ha diretto a lungo, aveva fatto approvare un programma aziendale in base al quale il 2 per cento dei profitti veniva destinato a beneficienza. Era un repubblicano moderato. Ai tempi della presidenza di Eisenhower lanciò una sottoscrizione per raccogliere fondi per assistere i profughi palestinesi: raccolse in tutto otto milioni di dollari (in appena quattro mesi) che poi consegnò all’Onu. Senza avere cariche ufficiali per anni è stato una sorta di ambasciatore americano in giro per il mondo.

Oltre alla beneficienza, David (uno dei grandi amici di Gianni Agnelli in America) ha dato molto anche alla cultura: il suo cognome sta su numerosissime biblioteche universitarie sparse per gli Stati Uniti, E ha dato soldi a musei e ospedali. Si è sempre occupato del Moma, che è il più importante museo di New York. Sua l’idea di fondare la Trilateral e altri centri internazionali di politica.

Ormai gli eredi di John Davison sono 250. E tutti si portano dietro il marchio dei troppi soldi. Anni fa proprio una figlia di David, Eileen (che si era cambiata addirittura il cognome) ha scritto un libro (essere Rockefeller, diventare se stessi) in cui spiega appunto perché il denaro non compri la felicità. Proprio per questo, forse, David e tutti i suoi antenati hanno continuato a distribuirne a piene mani, sperando in un sorriso degli americani.” (di Giuseppe Turani, www.uominiebusiness.it).
E’ singolare come, a distanza di secoli, ancora resista questa diffidenza, o invidia o, più in generale, astio verso una famiglia che – forse insieme ad alcune colpe, da un certo punto di vista -, ha senz’altro il merito di aver contribuito in modo essenziale alla nascita dell’industria petrolifera negli USA e poi nel mondo. Più di cento anni or sono.
Nel bene o nel male, dipende dai punti di vista, la vita per come la conosciamo noi, la mobilità, la possibilità di viaggiare, anche l’inquinamento forse, ma anche la corsa al pronto soccorso con un’ambulanza, sono il frutto di scelte coraggiose, di visione di alcuni, pochi, uomini. John Davison in primis e suo figlio David poi, sono tra questi.

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