A distanza di 16 anni dalla sua introduzione, il D.Lgs risulta ancora in gran parte sconosciuto alla grande maggioranza delle Società e, dove noto, viene spesso visto come una ulteriore incombenza di scarsa utilità.

Vediamo quindi, brevemente, cosa disciplina questa norma ormai consolidata nel nostro ordinamento giuridico.

Il d. lgs. 231/2001 ha introdotto la responsabilità amministrativa dell’ente (impresa, per quanto ci riguarda), per i reati commessi a suo vantaggio o nel suo interesse. Quindi, in sostanza, alla responsabilità personale della persona che commette il reato, si aggiunge (e non si sostituisce) una responsabilità in capo alla Società o all’impresa in generale.

Soggiacciono a tale normativa le società e gli enti dotati o meno di personalità giuridica, siano anche solo associazioni o ditte individuali, indipendentemente dalle dimensioni e dalle attività svolte, al fine di ricomprendere tutti coloro che esercitino attività di impresa. Gli unici soggetti giuridici che rimangono esclusi dall’ambito di applicazione della norma sono lo Stato, gli enti pubblici territoriali o non economici nonché gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

Ma di quale responsabilità si parla? Di quella che origina in caso di commissione di uno dei reati individuati dalla normativa (c.d. “reati presupposto”) da parte di soggetti funzionalmente legati all’ente, ossia dai vertici aziendali, da personale dipendente o che comunque intrattenga rapporti di subordinazione a qualsiasi titolo con l’ente, da consulenti e collaboratori esterni. Quindi, in caso di reati commessi da chiunque operi nell’interesse o per conto dell’impresa.

Tra le fattispecie di reato richiamate dal d. lgs. 231/2001 (che sono in continuo aumento), vi sono, tra gli altri, reati contro la Pubblica Amministrazione, reati contro la persona, reati informatici, delitti di criminalità organizzata, reati societari, condotte di riciclaggio nonché, di recente introduzione, illeciti penali in violazione della sicurezza sul lavoro, reati in violazione del diritto d’autore e reati ambientali (inerenti, tra l’altro, la gestione dei rifiuti industriali, lo scarico di acque reflue e inquinamento del suolo e del sottosuolo).

Come viene sanzionato il reato commesso dalla società? Attraverso la sua possibile soggezione a sanzioni pecuniarie e a sanzioni interdittive, anche in via cautelare.

Queste ultime possono assumere una portata ampiamente gravosa per l’ente, potendo addirittura comportare l’interdizione dall’esercizio dell’attività, oppure la sospensione di licenze o concessioni, ecc.

E’ possibile evitare questa responsabilità? Si, ma affinché questo possa essere dimostrato, è necessario che

  • l’organo dirigente abbia attuato, prima della commissione del reato, un Modello di Organizzazione idoneo a prevenire i reati;
  • che vigili sull’effettiva applicazione del modello e che il compito di vigilare sia stato conferito ad un organismo indipendente, il cosiddetto Organismo di Vigilanza.

Rimane invece completamente inalterato il profilo della responsabilità personale degli autori del reato.

In cosa consiste il modello organizzativo: è l’insieme delle regole e delle procedure organizzative dell’ente volte a prevenire la commissione dei reati. La legge non ne prevede alcuna obbligatorietà riguardo alla sua adozione, tuttavia l’approvazione di un Modello idoneo a prevenire i reati costituisce causa di esclusione o limitazione della responsabilità dell’ente ai sensi del d.lgs. n. 231/2001.

Per essere efficace, è necessario che il modello sia realizzato in perfetta aderenza all’impresa alla quale è riferito, studiato appositamente al fine di identificare le aree di rischio e le possibili azioni per evitare in concreto che i reati possano essere commessi.

Quanto previsto dal Modello deve poi essere attuato in concreto all’interno dell’impresa ed è necessario che venga verificata questa effettiva osservanza dello stesso. A tal fine è necessario che sia istituito un apposito Organismo di Vigilanza indipendente, che deve essere messo in condizione di svolgere efficacemente i propri compiti.

La legge non prevede l’obbligo di adozione del modello organizzativo tuttavia, la sua ‘adozione comporta sicuramente alcuni costi ma anche una serie di vantaggi significativi per la società o l’ente. Intanto consente di prevenire reati e, quand’anche venissero commessi da organi, dipendenti o consulenti, costituisce causa di esclusione della responsabilità dell’impresa; inoltre costituisce una garanzia di affidabilità nelle relazioni commerciali con i partner; infine costituisce un importante elemento premiante nella valutazione (e nell’attribuzione del punteggio) del rating di legalità.

In allegato, proponiamo un approfondimento dell’avv. Matteo Fasola, per “231compliance.it”, dedicato alle nuove linee ANAC in materia di anticorruzione.

Allegato

(pdf, 324 kb)

 

Per maggiori informazioni, scrivete a info@claudioarrigoni.it

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