Come aumentare la propria capacità di accesso al credito – OSMTV

Giovedì 28/10 sarò in diretta su OSMTV, la Business Television online di OSM, per un intervento destinato alle PMI e nel corso del quale illustrerò alcuni accorgimenti e le attenzioni che gli imprenditori devono mettere, per poter migliorare il proprio merito creditizio e, quindi, accedere a finanziamenti con maggiore facilità e a condizioni economiche migliori.

Se ti va, ti aspetto online giovedì 28 alle ore 21.00. Puntuale!

(https://www.facebook.com/groups/osmtv)

 

Nuovi affidamenti e rinnovi: la tua impresa è pronta?

E’ arrivato il momento della revisione delle posizioni bancarie. Con l’approvazione dei bilanci 2017, tutto gli imprenditori o i direttori e responsabili amministrativi e finanziari riceveranno la chiamata dal loro gestore imprese che chiede il bilancio 2017 e, “se fosse disponibile”, una situazione provvisoria del 2018, insieme a tutta una serie di altra documentazione (ne abbiamo parlato altrove).

Nulla di nuovo se non che, questa volta, le banche devono fare i conti con il nuovo principio contabile internazionale identificato come Ifrs 9 (Ifrs è un acronimo che sta per International Financial Reporting Standard) il nuovo principio contabile che, si ritiene, avrà grande impatto in materia di valutazione del rischio di credito e, conseguentemente, in materia di accantonamenti per rischi di perdite sui crediti da parte delle banche.

L’obiettivo di questo nuovo approccio è quello di arrivare ad un più tempestivo riconoscimento delle perdite attese, per le banche, al fine di rafforzare la fiducia degli investitori nei bilanci delle banche stesse. Affinché  questo accada, è necessario che queste ultime, analizzino in modo diverso e più rigoroso i loro crediti, e l’elemento qualificante (per le banche e, di conseguenza per le imprese) sono il cash flow e il modello di business.

Diciamo che è una nuova ed ulteriore tappa del processo già in atto da diversi anni, che vede le banche e le imprese misurarsi con il proprio rating. Questa volta però, potremmo assistere ad una ulteriore accelerazione che potrebbe portare – per le imprese meno “attrezzate” – ad ulteriori difficoltà e a maggiori costi per interessi ed oneri.

Infatti, questo maggior rigore richiesto alle banche nella classificazione dei propri assets, si riverbera, automaticamente, in un maggior rigore nell’assunzione dei rischi verso le aziende e verso gli strumenti finanziari oltre che nel mantenimento di posizioni che presentano possibilità di perdite elevate, in quanto le banche sono chiamate ad operare valutazioni più stringenti e provvedere ad accantonamenti e svalutazioni importanti a fronte di rischi anche solo potenziali.

Ormai tutti sappiamo che minore è la rischiosità dell’impresa, migliore è il rating che le viene attribuito, maggiori le possibilità di ottenere credito a condizioni economiche vantaggiose. Viceversa, maggiore è il rischio calcolato, peggiore il rating, minori le possibilità di ottenere finanza e penalizzanti le condizioni applicate, proprio per compensare la banca dai costi conseguenti ai maggiori accantonamenti che è chiamata ad operare. Questo almeno fin’ora. Da domani, è possibile che le posizioni che presentano maggiori gradi di rischio vengano dismesse (poste a rientro) e non più assunte.

Le imprese che ancora non si sono attrezzate, si preparino quindi ad una stagione di turbolenza e ne approfittino per uscirne migliorate, ordinate, e in linea con le attese dei mercati. Per fare questo c’è bisogno di avviare un percorso di analisi e di miglioramento, ingaggiando risorse specializzate che possano fornire la direzione e aiutare nella conduzione.

Se vuoi approfondire, verificare la tua posizione o essere assistito in questo percorso, scrivimi a info@claudioarrigoni.it. Parliamone insieme.

CREDITO ALLE PMI: COSA ASPETTARSI DAL 2018

Gli osservatori e i commentatori davano l’anno appena concluso come quello della ripresa, anche dell’erogazione del credito da parte delle banche in favore delle imprese. O almeno, questo era quello che ci si aspettava. In effetti, le statistiche dicono il contrario e i prestiti alle imprese, da gennaio a ottobre 2017, sono scesi di ulteriori 50 miliardi di Euro (Fonte Banca d’Italia), in gran parte non erogati alle PMI, vista la propensione delle Banche ad erogare alle grandi aziende, con ratios migliori, al fine di contenere l’ammontare degli accantonamenti. E’ noto, infatti, che migliore è il rating delle imprese, minori sono gli accantonamenti e viceversa.

Il punto è proprio questo, e ne ho già parlato da queste pagine: il mondo del credito è cambiato, le regole non sono più “quelle di prima”, ed è velleitario continuare ad attendere che possa tornare ad essere com’era. Inoltre, anche questo l’ho già anticipato, nuovi e importanti cambiamenti sono all’orizzonte. Anzi, alcuni sono già operativi. Mi riferisco, ad esempio, all’avvento delle nuove regole che saranno applicate dal Fondo Centrale di Garanzia, lo strumento al quale, in questi anni, le Banche hanno attinto a piene mani per fare credito alle PMI e, a volte, per rientrare dalle esposizioni sui fidi: l’accesso alla garanzia non sarà più automatico, così come non sarà automatica la sua percentuale di copertura, qualora dovesse venire concessa; di conseguenza, non sarà automatico – per le banche – ridurre i requisiti di capitale trasferendo il rischio sullo Stato (per un approfondimento, consiglio una lettura di questo contributo http://www.claudioarrigoni.it/2017/12/27/fondo-di-garanzia-pmi-cosa-cambia-dal-2018/) .

E questo non è che uno dei cambiamenti in corso. Eppure la ripresa c’è, molti di noi lo hanno visto. Ma la ripresa ha bisogno di essere finanziata, e questo è il punto. E allora, la soluzione qual è?

Ci sono grande fermento e attenzione attorno a quella che viene definita la “finanza alternativa”, nelle sue diverse accezioni: fintech, piattaforme varie, mini-bond, peer-to-peer lending, ecc. L’offerta di questi prodotti alternativi si è moltiplicata negli ultimi 24 mesi ed è in continua crescita ed i volumi di operazioni sono in aumento, anche se sono ancora lontani dall’ammontare di quanto divorato dal credit-crunch. Ma, di nuovo, questi strumenti possono davvero costituire l’alternativa alla banca per le micro e le piccole imprese? Voglio dire, avete mai provato ad accedere ad una piattaforma che tratta aste o sconti fatture ed approfondire i requisiti che sono richiesti alla Vostra impresa affinché possiate essere presi in considerazione? Oppure vi siete mai chiesti a quali condizioni (di redditività, prospettiva, dimensioni ma anche di costo) si può accedere ad un mini-bond? Non fraintendetemi, sono strumenti nei quali io credo e che, realmente, costituiscono un’alternativa, spesso risolutiva, al credito bancario. Tuttavia, non sono strumenti per tutti.

E quindi? E quindi occorre che gli imprenditori comprendano i cambiamenti che hanno attraversato e continuano ad attraversare il sistema del credito e gli altri che stanno arrivando; occorre che gli imprenditori siano loro stessi a cambiare, iniziando a correggere l’impostazione delle loro imprese per adeguarsi, in fretta, ai nuovi paradigmi. E’ necessario che imparino a conoscere se stessi, i propri conti: il bilancio a giugno, fatto perché obbligatorio e perché bisogna pagare le tasse, non basta più. C’è bisogno di inserire in azienda nuove professionalità che possano assistere l’imprenditore nel conoscere e nell’avviare il processo di cambiamento, nel tempo, di quelle che sono le modalità di approccio al credito. Cambiare si può.

Scrivimi a info@claudioarrigoni.it

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? _3_

Per quanto chi scrive non sia del tutto d’accordo, e forse neppure tu, il bilancio continua a essere una delle basi su cui la banca fonda il proprio giudizio. Perché non sono d’accordo?

Nei primi due post, abbiamo condiviso i cambiamenti importanti che hanno interessato questi ultimi anni e abbiamo concordato sulla necessità di fare un’analisi asettica della nostra azienda, dei nostri punti di forza e di miglioramento, senza farci sconti. Abbiamo rimarcato la necessità di conoscerci bene e di rappresentarci in modo corretto, perché le banche conoscono già molto di noi.

Vediamo ora di approfondire il primo degli argomenti essenziali:

Il bilancio

Per quanto chi scrive non sia del tutto d’accordo, e forse neppure tu, il bilancio continua a essere una delle basi su cui la banca fonda il proprio giudizio. Perché non sono d’accordo? Perché il bilancio è uno strumento che illustra – in modo limitato e incompleto – qual è il passato della nostra azienda, cosa è stato, ma non dice nulla sul presente o sul futuro. Non illustra i progetti, il mercato, l’innovazione, le prospettive, il cambiamento. Ma, come accennavo, anche rispetto al passato, il bilancio non basta a descriverlo, perché – normalmente – non esprime il valore del know-how, delle conoscenze e delle competenze, ma neppure i valori. Se ti è capitato di acquistare immobili e impianti con la formula del leasing, cosa esprime il tuo bilancio a questo riguardo? Quasi non c’è traccia. Prova a pensare a quanta competenza hai acquisito progettando e realizzando impianti complessi per i tuoi clienti: anche di questo, non c’è traccia nel tuo bilancio. E così di tanto altro ancora.

Detto questo, vediamo comunque di conoscere bene quel che abbiamo e di concentrarci su cosa è importante per la nostra banca.

Intanto, il bilancio deve essere ben fatto, rispettoso dei requisiti stabiliti dalla Legge e dalla dottrina, corredato dalle informazioni accessorie che la banca chiede oltre a quelle che noi abbiamo piacere che conosca. Troppo spesso, i nostri commercialisti si limitano a quanto previsto dalla norma, che recentemente ha ulteriormente ridotto la quantità e la qualità di informazioni che devono obbligatoriamente essere contenute nel fascicolo di bilancio, almeno per alcune tipologie di società. Ecco che, allora, il bilancio depositato va arricchito di tutta una serie di informazioni aggiuntive.

Tra le informazioni quantitative, la cosa più semplice sarebbe aggiungere il bilancino di verifica che ha dato origine al bilancio vero e proprio, ma può accadere che sia un elenco poco ordinato o riporti voci che possono essere eccessivamente personalizzate. Meglio quindi preparare dei dettagli ordinati delle singole voci che compongono il bilancio, almeno di quelle più indicative.

Può essere utile aggiungere alcune analisi finanziarie che evidenzino i miglioramenti rispetto agli anni precedenti, così come gli aspetti da migliorare, dei quali dimostri così di essere consapevole e ai quali stai dedicando attenzione.

Se non è già compresa nella relazione sulla gestione, è utile una breve illustrazione delle qualità del management, del mercato, delle azioni che stai mettendo in campo, delle relazioni che hai creato, ecc.

Infine, ma questo va oltre il bilancio, è opportuno sviluppare e proporre anche dei documenti previsionali che illustrino i progetti di sviluppo e descrivano, anche numericamente, i risultati attesi.

Ma attenzione, tutto questo deve essere preparato in modo professionale, coerente e credibile, altrimenti una pianificazione approssimativa rischia di trasformarsi in un elemento di negatività sul giudizio della banca.

Torniamo quindi al bilancio e vediamo di approfondire ulteriormente.

 

Il bilancio si compone di alcuni elementi, non sempre tutti obbligatori ma sempre consigliati, che sono:

  • lo stato patrimoniale
  • il conto economico
  • la nota integrativa
  • il rendiconto finanziario

Accompagnano il bilancio, la relazione sulla gestione e, se presente, la relazione del collegio sindacale.

Lo stato patrimoniale rappresenta, in modo sintetico, la composizione qualitativa e quantitativa del patrimonio dell’impresa nel giorno di chiusura del bilancio. Descrive quindi, per categorie, da cosa è composto il tuo patrimonio (immobili, piuttosto che crediti, merci in rimanenza, titoli, ma anche debiti verso i fornitori o le banche, debiti verso l’erario o verso i dipendenti, il valore dei tuoi apporti e tanto altro). Tutto questo fotografato in un istante preciso: al termine dell’ultimo giorno dell’esercizio.

Il conto economico espone invece il risultato che la tua impresa ha conseguito lungo tutto l’esercizio (l’utile o la perdita), e riepiloga i ricavi di diversa natura, così come i costi che hai dovuto sostenere, indipendentemente dal fatto che tu abbia pagato o incassato, ma per il solo fatto che tu abbia comprato o venduto.

La nota integrativa ha invece lo scopo di spiegare i criteri di valutazione dei diversi componenti del bilancio e le motivazioni che hanno condotto a scegliere un criterio anziché un altro. Inoltre riporta alcuni dettagli di come sono composte alcune voci. Insomma, ha lo scopo di aiutare a comprendere meglio il bilancio anche se, come già abbiamo accennato, può non essere sufficiente.

Poi c’è il rendiconto finanziario, obbligatorio solo per alcune tipologie di società a partire dall’1 gennaio 2016, che ha lo scopo di riassumere e spiegare i flussi di cassa che hanno interessato la gestione. Quindi, il rendiconto non esprime un “dato” in un certo momento (come lo stato patrimoniale) e neppure i costi o i ricavi di un periodo (come il conto economico), ma i flussi, i movimenti di denaro che hanno interessato la gestione, da un periodo (la fine dell’esercizio precedente) all’altro (la fine dell’esercizio che si sta analizzando). Vedremo in seguito che la norma impone una tipologia di rendiconto finanziario, anche se quest’ultimo – soprattutto nell’analisi finanziaria e bancaria – può assumere forme diverse con funzioni e approfondimenti differenti.

Accompagna il bilancio, la relazione degli amministratori, che è molto importante perché in essa sono descritti (o andrebbero descritti) gli elementi, le informazioni sulla gestione, i fatti e i giudizi di maggior interesse per il tuo osservatore, che possono spiegare “il perché” dei numeri del bilancio e molto altro ancora.

Non ti ho detto una cosa importante: non tutte le imprese sono obbligate a redigere il bilancio. Ad esempio le società di persone o le imprese individuali non sono obbligate. Eppure, se la tua impresa fa parte di queste ultime categorie, ti sarai accorto che le banche lo chiedono lo stesso. Ma, anche se non lo dovessero chiedere, tu attrezzati per farlo bene, ti servirà.

La prossima volta entreremo nel vivo degli argomenti, affronteremo il tema dell’equilibrio finanziario e osserveremo lo stato patrimoniale in una forma diversa da quella che sei abituato a vedere. Nel frattempo, ti consiglio di prendere il tuo bilancio e leggerlo, impara la terminologia e i numeri che esprime. Ci lavoreremo insieme.

Se hai necessità di un approfondimento, scrivimi a claudio@claudioarrigoni.it.

Un caro saluto.