Come aumentare la propria capacità di accesso al credito – OSMTV

Giovedì 28/10 sarò in diretta su OSMTV, la Business Television online di OSM, per un intervento destinato alle PMI e nel corso del quale illustrerò alcuni accorgimenti e le attenzioni che gli imprenditori devono mettere, per poter migliorare il proprio merito creditizio e, quindi, accedere a finanziamenti con maggiore facilità e a condizioni economiche migliori.

Se ti va, ti aspetto online giovedì 28 alle ore 21.00. Puntuale!

(https://www.facebook.com/groups/osmtv)

 

I tools dell’imprenditore in tempi di coronavirus – 2

Secondo appuntamento con alcuni suggerimenti immediatamente applicabili in questo periodo di grande incertezza.

Intanto, ricordo la moratoria per i finanziamenti. Alcune banche la stanno già proponendo ai loro clienti, altre stanno raccogliendo le dichiarazioni di interesse. Se non l’avete fatto parlatene subito alla vostra banca e verificate con essa l’eventuale effetto che può avere sul vostro rating e sulla classificazione della vostra posizione: se non è una priorità, non preoccupatevene, pensate a trattenere tutta la liquidità di cui potreste avere bisogno. Se invece avete in programma investimenti irrimandabili, parliamone. Su questi aspetti torneremo nei prossimi giorni, anche alla luce dei contenuti del decreto odierno, in corso di pubblicazione.

Se avete linee di credito, affidamenti non utilizzati, è il momento di farlo: il bene più prezioso in questo momento è la liquidità. Quindi se avete linee in stad-by attivatele, se avete tiraggi di mutuo che avete rinviato, chiedetene l’erogazione, se disponete di linee per anticipi su contratti e ne sussistono le condizioni, attivatele. Inoltre, valutate di aprire conti correnti su basi attive, meglio se presso Istituti con i quali non avete rapporti affidati, per veicolarvi parte della liquidità per le prossime settimane e i prossimi mesi (ma cum judicio! Parliamone).

Immagino che molte delle attività rimaste aperte, se non sono direttamente impegnate nella realizzazione e nel commercio di oggetti di prima necessità o destinati in qualche modo a combattere l’epidemia in corso, stiano sperimentando un calo di fatturato. Per le altre, quelle che hanno chiuso, il calo è nei fatti. Non sappiamo se il 3 aprile potremo riaprire e non sappiamo quanto tempo ci vorrà per tornare ad un livello di attività accettabile. Probabilmente alcune attività dovranno cambiare completamente il loro approccio o forse spariranno, mentre altre ne nasceranno (pensiamo alla sanificazione dei locali e degli oggetti). Ma prima del 3 aprile, c’è il 31 marzo, con le scadenze di fine mese! E’ possibile che parte dei vostri clienti abbiano difficoltà a farvi fronte: in questo caso potreste aspettarvi degli insoluti, magari su partite anticipate dalla banca.  Siete in grado di reggerli? E per gli insoluti del 30 aprile? Attenzione al possibile effetto domino. Per questo, mi ripeto, la liquidità è l’elemento da perseguire con la massima determinazione.

Se non vi fosse possibile pagare l’F24 entro il 20 marzo (mi riferisco alla scadenza originaria del 16 marzo e nel caso in cui la tua impresa non sia tra quelle che possono rinviare il pagamento fino al 31 maggio), fate ricorso allo strumento del ravvedimento operoso appena vi sarà possibile.

Se avete cambiali in circolazione che giungeranno all’incasso nei prossimi giorni o settimane, questo è un problema perché, al momento, non risulta alcunché a questo riguardo. Quindi – se ipotizzate difficoltà nel coprire quell’esborso -, la cosa da fare è cercare di negoziare da subito con il creditore uno spostamento della data di incasso. Lo stesso se avete degli assegni in circolazione (si lo so, gli assegni post-datati non esistono per definizione).

Torno un istante sul tema del fine mese, degli incassi attesi e dei pagamenti ai vostri fornitori: gestite bene questa fase. Iniziate col chiamare i vostri clienti e cercate di capire quali intenzioni e quali possibilità hanno di rispettare le scadenze dei vostri crediti. Quindi fate i conti euro per euro e cercate di capire di quante risorse potete disporre e quanti e quali siano i vostri impegni; classificateli e se avete situazioni che ritenente di non potere sostenere, iniziate da subito ad avvertire i vostri fornitori o creditori e trovate con loro una soluzione condivisa.

Per quanto riguarda la liquidità di Stato (almeno quanto sembra emergere dal decreto in attesa per oggi 16 marzo), poca cosa (salvo la parte che riguarda il blocco degli affidamenti e delle scadenze). Ci torneremo nei prossimi giorni.

Dal lato dei costi del personale, verificate se vi è possibile accedere alla cassa integrazione in deroga, qualora sia necessario o si prolunghi il fermo delle attività oltre il periodo di consumo di eventuali ferie accumulate (ma come sapete bene, anche se il dipendente è in ferie lo stipendio glielo dovete e, per questo, vi serve la liquidità).

Questo per ora. Nelle prossime ore approfondiremo il decreto varato oggi dal Governo.

Per approfondimenti scrivetemi a info@direzioneafc.com oppure a info@claudioarrigoni.it

 

 

 

BCE: in Europa troppe banche. E quindi?

“Personalmente credo in Europa ci siano troppe banche”. Cosi si è espresso il presidente del Consiglio di vigilanza della Bce Andrea Enria in una intervista concessa a SKY.

Un’affermazione che dovrebbe interessare molte imprese e imprenditori che fanno ricorso al credito bancario per sostenere i propri investimenti e il proprio circolante. Crediamo, infatti, che chi fa impresa da qualche tempo abbia già avuto modo di sperimentare l’effetto delle concentrazioni bancarie sui propri affidamenti: molto raramente, e solo per imprese con tutti “i numeri” a posto, l’ammontare complessivo degli affidamenti è rimasto lo stesso. Più frequentemente, invece, è successo che – di colpo o gradatamente – nelle situazioni in cui due o più banche fuse assistevano la stessa impresa, questa si sia trovata a dover affrontare una riduzione degli affidamenti.  Le conseguenze possono essere diverse ma, quasi in ogni caso, gli scompensi si sentono.

In sostanza, la politica di disintermediazione continua e si accentuerà in un futuro ormai prossimo. E quindi? Quindi bisogna che gli imprenditori comincino a pensare di poter fare a meno delle Banche, almeno per come le abbiamo storicamente conosciute. E la ricetta non è una sola e deve essere personalizzata per ogni diversa realtà. Si tratta di avviare un percorso che coinvolge molti fattori e va avviato al più presto.

Se vuoi approfondire, scrivi e chiedi un colloquio gratuito: info@claudioarrigoni.it

Nuove regole stringenti per la classificazione a default in Centrale Rischi

Nuove istruzioni EBA, fatte proprie da ABI (Associazione bancaria italiana), in materia di classificazione a default delle posizioni bancarie. Si tratta di una importante novità che può interessare numerose aziende e che, di fatto, introduce maglie molto più strette rispetto a quanto praticato fino ad ora, per quanto riguarda la classificazione a default (sofferenza) di una posizione bancaria.

Le nuove regole prevedono che la banca deve classificare un’esposizione in default quando l’impresa è in arretrato da oltre 90 giorni su un’obbligazione creditizia “rilevante”. E’ considerata tale una esposizione che:

  • abbia un ammontare minimo di € 500;
  • e sia almeno pari all’1% dell’importo totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca finanziatrice,

E importante sottolineare che la classificazione a default di una linea presso una delle società appartenenti al gruppo bancario, comporta analoga classificazione per tutte le linee presso tutte le filiazioni del gruppo bancario. E ancora, la stessa classificazione sarà applicata anche a tutte le esposizioni dell’impresa e delle sue consociate o controllate.

Insomma, una rivoluzione significativa.

Entro lo scorso 1 giugno, le banche hanno comunicato la data a decorrere dalla quale viene data applicazione a questa nuova norma, il cui termine ultimo è l’1/1/2021: vale tuttavia la pena sottolineare che alcune banche la introdurranno già dal prossimo 1 luglio, quindi tra pochi giorni. Tra queste, ad esempio, UBI.

Ma questa è solo una delle due condizioni che consentono (impongono) la classificazione a default. Vi è anche una condizione “soggettiva” , cioè quando il debitore è considerato dalla banca come UTP (unlikeliness to pay), cioè quando la banca giudica che, senza il ricorso ad azioni, quale l’escussione delle garanzie, è improbabile che il debitore adempia integralmente alla sua obbligazione.

L’ulteriore nota che gli imprenditori devono tenere in considerazione è che la classificazione a default presso una banca, produrrà effetti negativi anche nel giudizio delle altre banche e, stante la segnalazione in Centrale Rischi di Banca d’Italia, potrà causare serie difficoltà di ulteriore accesso al credito.

Per maggiori informazioni, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Alternative al finanziamento bancario?

Canali alternativi al sistema bancario. E’ un argomento che, ormai da alcuni anni, è di attualità e se ne parla molto, anche se si vede poco, almeno tra i capannoni delle PMI.

In effetti, il tentativo di fare a meno delle banche è molto più datato, ma i risultati sono ancora, tutto sommato, modesti. Attenzione, non che i tassi di crescita dei canali alternativi non sia importante, ma in volumi oggi è ancora la banca che, più di altri, assiste il sistema imprenditoriale. Poi, non vi sarebbe da sottacere il fatto che, molto spesso, “dietro” un operatore alternativo vi siano ancora le banche o, quantomeno, i fondi delle banche.

In ogni caso, il tema di trovare un’alternativa alla banca è diventato di attualità dopo l’inizio della crisi del 2008, quando ormai era palpabile il credit crunch (anche se le banche lo negano, lo sanno bene gli imprenditori delle PMI e dell’edilizia!). Come ben ricordano i meno giovani, dal 2008 in poi, molti imprenditori si sono trovati a dover sostenere un vero e proprio assedio da parte delle banche che chiedevano (pretendevano) rientri dalle posizioni debitorie, in alcuni casi da un giorno all’altro oppure anche con piani a medio termine ma, in ogni caso, molti hanno esperimentato la fatica del rapporto con i loro partners finanziari.

Oggi non è cambiato granché: le banche sono senz’altro disponibili a concedere credito, a condizioni molto interessanti. Ma solo a chi merita. Cioè a quelle aziende che godono di merito creditizio (altro tema già ampiamente trattato in questo blog: vedi questo post e i successivi). E allora ecco che nascono, in questi ultimi pochi anni, diversi strumenti e canali di finanziamento alternativi al canale bancario.

Ma … c’è un ma. Il merito creditizio: quello è rimasto, tale e quale, anzi! A volte i canali alternativi hanno criteri di assunzione ancora più rigidi rispetto alle banche tradizionali.

E allora? E allora, banca si o banca no, il merito creditizio va costruito. Di denaro ce n’è molto ed è disponibile per gli investimenti sicuri. Appunto, sicuri. Cioè destinati a quei progetti che … meritano (e si torna qui).

Vuoi sapere come fare per avere questo benedetto “merito creditizio”? Bene, continua a seguire questo blog oppure scrivi a info@claudioarrigoni.it e chiedi un appuntamento (anche telefonico), riservato e senza impegno. E continua a seguire questo blog.

Nei prossimi post parleremo di PIR, mini-bond, fintech e strumenti alternativi al credito bancario.

Nuovi affidamenti e rinnovi: la tua impresa è pronta?

E’ arrivato il momento della revisione delle posizioni bancarie. Con l’approvazione dei bilanci 2017, tutto gli imprenditori o i direttori e responsabili amministrativi e finanziari riceveranno la chiamata dal loro gestore imprese che chiede il bilancio 2017 e, “se fosse disponibile”, una situazione provvisoria del 2018, insieme a tutta una serie di altra documentazione (ne abbiamo parlato altrove).

Nulla di nuovo se non che, questa volta, le banche devono fare i conti con il nuovo principio contabile internazionale identificato come Ifrs 9 (Ifrs è un acronimo che sta per International Financial Reporting Standard) il nuovo principio contabile che, si ritiene, avrà grande impatto in materia di valutazione del rischio di credito e, conseguentemente, in materia di accantonamenti per rischi di perdite sui crediti da parte delle banche.

L’obiettivo di questo nuovo approccio è quello di arrivare ad un più tempestivo riconoscimento delle perdite attese, per le banche, al fine di rafforzare la fiducia degli investitori nei bilanci delle banche stesse. Affinché  questo accada, è necessario che queste ultime, analizzino in modo diverso e più rigoroso i loro crediti, e l’elemento qualificante (per le banche e, di conseguenza per le imprese) sono il cash flow e il modello di business.

Diciamo che è una nuova ed ulteriore tappa del processo già in atto da diversi anni, che vede le banche e le imprese misurarsi con il proprio rating. Questa volta però, potremmo assistere ad una ulteriore accelerazione che potrebbe portare – per le imprese meno “attrezzate” – ad ulteriori difficoltà e a maggiori costi per interessi ed oneri.

Infatti, questo maggior rigore richiesto alle banche nella classificazione dei propri assets, si riverbera, automaticamente, in un maggior rigore nell’assunzione dei rischi verso le aziende e verso gli strumenti finanziari oltre che nel mantenimento di posizioni che presentano possibilità di perdite elevate, in quanto le banche sono chiamate ad operare valutazioni più stringenti e provvedere ad accantonamenti e svalutazioni importanti a fronte di rischi anche solo potenziali.

Ormai tutti sappiamo che minore è la rischiosità dell’impresa, migliore è il rating che le viene attribuito, maggiori le possibilità di ottenere credito a condizioni economiche vantaggiose. Viceversa, maggiore è il rischio calcolato, peggiore il rating, minori le possibilità di ottenere finanza e penalizzanti le condizioni applicate, proprio per compensare la banca dai costi conseguenti ai maggiori accantonamenti che è chiamata ad operare. Questo almeno fin’ora. Da domani, è possibile che le posizioni che presentano maggiori gradi di rischio vengano dismesse (poste a rientro) e non più assunte.

Le imprese che ancora non si sono attrezzate, si preparino quindi ad una stagione di turbolenza e ne approfittino per uscirne migliorate, ordinate, e in linea con le attese dei mercati. Per fare questo c’è bisogno di avviare un percorso di analisi e di miglioramento, ingaggiando risorse specializzate che possano fornire la direzione e aiutare nella conduzione.

Se vuoi approfondire, verificare la tua posizione o essere assistito in questo percorso, scrivimi a info@claudioarrigoni.it. Parliamone insieme.

Venticelli o tifoni? Tre situazioni da monitorare

Dopo una crisi lunga dieci anni non ancora conclusa, e una moltitudine di default, finalmente sembra che si vedano alcuni spiragli per una piccola ripresa. Almeno per alcuni settori. Ma, c’è già un ma! Molte delle imprese che sono giunte sin qui e hanno attraversato la tempesta senza affondare, ci sono arrivate a volte malconce, a volte senza più fiato, ma ce l’hanno fatta. Altre, invece, dopo il naufragio hanno giocato il tutto per tutto ripartendo nella loro corsa. Sia le une sia le altre, avrebbero bisogno di “tranquillità” e di un aiuto, alle prime per riprendere fiato e “digerire” l’indigestione di insoluti e perdite maturate negli anni; alle seconde per irrobustirsi e poter finalmente iniziare a correre. Sì, è vero, forse mai come in questo tempo ci sono misure e incentivi a sostegno dell’imprenditoria o, meglio, di parte della imprenditoria, quella “più evoluta”, quella che innova, quella esporta. Per l’industria e per le attività economiche più tradizionali nulla.

Viceversa, ci sono dei venti che si stanno muovendo da diverse direzioni e che, se non colti per tempo, potrebbero trasformarsi in cicloni pronti a spazzare via le piccole barchette e le imbarcazioni già malconce.

Lasciando perdere quindi le metafore,  di cosa sto parlando? Di almeno tre fattori che, da direzioni e con motivazioni diverse, si stanno tutti concentrando intorno e a danno della PMI:

  • La riforma della Legge Fallimentare
  • Il giro di vite della BCE sui crediti deteriorati delle banche
  • La riforma delle modalità di riscossione delle imposte, in particolare dell’IVA

Si tratta di tre avvenimenti contemporanei che si stanno abbattendo sulle nostre imprese in questo periodo.

Partiamo dall’ultimo, la riscossione dell’IVA. Come sappiamo, la comunicazione dei dati IVA da annuale è diventata trimestrale. Non torniamo qui a spiegare il meccanismo di funzionamento dell’IVA e dell’obbligo al versamento che ne deriva in capo alle imprese a prescindere dalla effettiva riscossione della stessa e neppure disconosciamo il diritto dell’amministrazione finanziaria ad incassare le somme a debito dell’impresa e risultanti dalla comunicazione. Limitiamoci quindi a costatare che – in questi anni difficili, nei quali, oltre alle difficoltà generate dalla crisi, si è assistito a un generale credit-crunch a carico delle PMI -, molte delle imprese che sono sopravvissute lo hanno fatto utilizzando gli strumenti che la norma fiscale metteva a disposizione delle imprese al fine di dilazionare nel tempo l’esborso finanziario conseguente alle dichiarazioni. Oggi, invece, il “tempo” non c’è più o è divenuto molto più contenuto, come sanno bene quelle aziende che hanno già ricevuto gli avvisi con le richieste di versamento dell’IVA del primo e del secondo trimestre 2017.

L’altro argomento che potrebbe trasformarsi in una nuova difficoltà per molte imprese, è il preannunciato giro di vite della BCE in materia di crediti deteriorati nei portafogli delle banche, dei quali circa 1/3 interessa proprio le banche italiane. E’ infatti circolata nelle scorse settimane l’ipotesi di un intervento della BCE finalizzato a rafforzare i criteri con cui sono coperti i crediti deteriorati, con la conseguenza che i maggiori accantonamenti che sarebbero richiesti, finirebbero col ridurre la possibilità delle banche di erogare nuovi prestiti.

Ma l’argomento che deve avere l’attenzione di tutti gli imprenditori, e sul quale torneremo nei prossimi giorni, è quello della cosiddetta nuova Legge Fallimentare. Tra le molte novità introdotte, mi preme ora segnalare che la nuova norma prevede – con lo scopo di evitare il default (!) -, una fase preventiva di allerta, che può essere attivabile direttamente dall’impresa o d’ufficio dal Tribunale su segnalazione da parte dei creditori pubblici. Il fisco e l’Inps sono obbligati a segnalare al Tribunale eventuali “difficoltà” dell’impresa nell’adempimento delle proprie obbligazioni. A quel punto, un organismo che sarà costituito presso le Camere di Commercio si incaricherà di assistere le imprese debitrici e entro 6 mesi si dovrà giungere ad una soluzione concordata con i creditori. C’è poi tutta un’altra serie di previsioni, alcune anche favorevoli e interessanti. Ma il punto è: che effetto avrà, nei confronti del sistema finanziario che sostiene l’impresa interessata, la segnalazione e la sua sottoposizione ai controlli da parte del nuovo organismo? E’ presto per dirlo, ma sarà un argomento da tenere monitorato e che, insieme agli altri due che abbiamo indicato sopra, può essere foriero di problematiche significative.

La morale? Correre ai ripari, da subito, per evitare problematiche future importanti. Migliorare la programmazione finanziaria, ottimizzare da subito le forme tecniche di finanziamento, adottare piani di diluizione del debito che consentano di rispettare gli impegni nei confronti del fisco e mantenere in buona salute la Centrale Rischi. Insomma, non aspettare.

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it