Come aumentare la propria capacità di accesso al credito – OSMTV

Giovedì 28/10 sarò in diretta su OSMTV, la Business Television online di OSM, per un intervento destinato alle PMI e nel corso del quale illustrerò alcuni accorgimenti e le attenzioni che gli imprenditori devono mettere, per poter migliorare il proprio merito creditizio e, quindi, accedere a finanziamenti con maggiore facilità e a condizioni economiche migliori.

Se ti va, ti aspetto online giovedì 28 alle ore 21.00. Puntuale!

(https://www.facebook.com/groups/osmtv)

 

Open Day OSM Lombardia

Metti solidi fondamenta alla tua impresa!

Venerdì 9 aprile 2021 sarò tra gli speaker dell’Open day di OSM Lombardia (https://osmpartnerlombardia.it/) e parleremo di come gli imprenditori che adottano sistemi innovati di gestione dei collaboratori e del management riportano un incremento del fatturato a doppia cifra, una forte carica positiva e un team di collaboratori sempre più autonomo.

Durante la Open Day avrai la possibilità di conoscere gli strumenti e le azioni di management che più impattano sulla tua attività.

Approfondisci a questo link:

https://mailchi.mp/6834730ed31f/finanza-aziendale-parlane-con-noi

Il tuo cliente non accetta la cessione del credito? Un mito da sfatare

Il ricorso al factoring si è rivelato, e lo sarà di più in futuro, opportuno e necessario per molte imprese, anche in sostituzione del credito bancario.

Ma frequentemente gli imprenditori muovono obiezioni a questo strumento: è caro, richiede troppo tempo, “ma il mio cliente non accetta la cessione del credito” sono le più frequenti.

Prendiamo in considerazione l’ultima. È una obiezione frequente che, a volte (con una frequenza maggiore di quel che si creda) in realtà nasconde un timore, una “paura” del fornitore, più che una reale posizione contraria del cliente. Altre volte, invece, è effettivamente vera, vuoi perché il contratto sottostante la fornitura vieta espressamente la cessione del credito, vuoi perché il cliente è una realtà importante che ha propri accordi con una compagnia interna al gruppo o convenzionata, vuoi perché, semplicemente, il cliente preferisce non impegnarsi con un riconoscimento di debito per potersi mantenere una certa elasticità nei pagamenti e un maggiore controllo sul fornitore.

La “paura” del fornitore (che si genera “auto-obiezioni”) è invece quella di mostrare un segnale di debolezza al proprio cliente (avere la necessità di cedere i crediti per poter incassare immediatamente le fatture), rendendogli nota la propria necessità di credito, cosa che non avviene nella pratica dell’anticipo fatture senza notifica o nell’anticipo delle ricevute bancarie. Ma il nostro fornitore dimentica che, molto probabilmente, anche il cliente fa altrettanto ricorso al credito, con gli stesso o altri strumenti (salvo pochi casi di aziende particolarmente virtuose).

Dunque, come possono agire le aziende per poter incassare monetizzare i propri crediti sfruttando questa opportunità?

Se l’impresa cedente ha dei buoni valori e un buon andamentale, si può chiedere al Factor di valutare la cessione del credito in forma non notificata, quindi senza che il cliente sappia della cessione del proprio credito (o meglio, senza che al cliente venga chiesto di sottoscrivere il riconoscimento). Questa forma di credito, sta crescendo nella sua diffusione anche grazie alla possibilità concessa ai Factor di accedere alla garanzia del Fondo Centrale.

E’ evidente come, questa possibilità, faccia venir meno anche l’obiezione riferita al “tempo” cioè al numero di giorni necessario per vedere monetizzati i crediti sul proprio conto. Infatti, venendo meno l’intervento del cliente e dei suoi tempi, l’accredito è molto veloce.

Quanto al prezzo che dire: vogliamo fare i conti per bene, insieme? In molti casi, nella mia esperienza, il factoring si è dimostrato di gran lunga più economico rispetto alla banca tradizionale. Senza considerare i benefici conseguenti.

Come capire se la tua azienda è idonea per la cessione del credito non notificata?

Parlane con me e facciamo insieme una verifica.

Scrivimi a claudio.arrigoni@fmediafinance.it

Incentivi e contributi per la trasformazione digitale delle imprese

E’ il momento di approfittare degli incentivi per la trasformazione digitale delle PMI.

Parte il 15 dicembre la possibilità di presentare le domande di agevolazione a sostegno di processi di Digital Transformation.

La dote è di 100 milioni di euro destinati a sostenere la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle micro, piccole e medie imprese, attraverso l’applicazione di tecnologie avanzate previste nell’ambito di Impresa 4.0 e di quelle relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera.

Il beneficio è riservato alle MPMI operanti nel settore manifatturiero  e/o in quello dei servizi diretti alle imprese manifatturiere, nel settore turistico, per le imprese impegnate nella digitalizzazione della fruizione dei beni culturali, che dispongano di almeno due bilanci approvati e depositati e con ricavi delle vendite e delle prestazioni pari ad almeno 100 mila euro.

Gli investimenti agevolabili dovranno avere un importo minimo di 50 mila euro, mentre i benefici saranno riservati a progetti di importo fino a 500 mila euro.

Gli interventi dovranno riguardare; -) Tecnologie 4.0, ad esempio advanced manufacturing solutions, additive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e vertical, industrial internet, cloud, cybersecurity, big data e analytics; -) l’adozione di Soluzioni tecnologiche digitali di filiera, ad esempio l’ ottimizzazione della gestione della catena di distribuzione e della gestione delle relazioni, software, piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica, altre tecnologie, quali sistemi di e-commerce, sistemi di pagamento mobile e via internet, fintech, sistemi elettronici per lo scambio di dati (electronic data interchangeEDI), geolocalizzazione, tecnologie per l’in-store customer experience, system integration applicata all’automazione dei processi, blockchain, intelligenza artificiale, internet of things.

L’agevolazione si compone di un contributo a fondo perduto pari al 10% e di un finanziamento agevolato del 50%.

Approfondisci chiedendo un contatto qui!

DECRETO RILANCIO: CREDITI DI IMPOSTA PER I CONFERIMENTI DI CAPITALE

CREDITI DI IMPOSTA PER I CONFERIMENTI DI CAPITALE

DECRETO RILANCIO: l’articolo 26 contiene una disposizione finalizzata a favorire il rafforzamento e la patrimonializzazione delle imprese. Nello specifico, la misura è riferita a società di capitali e cooperative, con ricavi compresi tra 5 e 50 milioni di euro, che abbiano subito una riduzione dei ricavi nei mesi di marzo e aprile 2020 di almeno il 33% rispetto allo stesso periodo del 2019. Per queste imprese, in caso di aumento di capitale a pagamento effettuato tra il 19.05.2020 e il 31.12.2020, sono previsti ben due crediti di imposta:

  • Un primo credito d’imposta del 20% a favore dell’investitore; quindi, l’imprenditore o l’investitore che sottoscriva e versi un aumento di capitale in denaro avrà diritto a un credito, da detrarre dalle proprie imposte, del 20% dell’ammontare versato. Ad esempio, l’investitore o l’imprenditore che versi in azienda 100 mila euro, avrà diritto a un credito di 20 mila da detrarre dall’IRPEF da versare. Una sola condizione e un solo limite: la partecipazione va detenuta fino al 31.12.2023 e la detrazione si calcola su versamenti fino 2 milioni di euro di investimento;
  • Un secondo credito d’imposta del 50% a favore delle società conferitarie calcolato sulle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto al lordo delle perdite, fino al 30% dell’aumento di capitale deliberato e versato.

Altra previsione alla quale fare attenzione è che il beneficiario decade dalle agevolazioni, con obbligo di restituzione del credito fruito oltre interessi legali, nel caso di distribuzione di riserve di qualsiasi tipo rispettivamente prima del 31.12.2023 e del 01.01.2024.

Per approfondimenti, scrivi a info@claudioarrigoni.it

I rischi (o le certezze) del contagio finanziario

In questo periodo, alcune società che dispongono di grandi quantità di informazioni sullo stato di salute delle aziende (come CERVED o CRIF), stanno facendo analisi per ipotizzare l’effetto del lockdown sull’economia.

Cerved non teme di interrogarsi su quante imprese italiane falliranno per crisi di liquidità dovuta al calo delle vendite e allo stop finanziario conseguente. Il tema, ancora una volta, è la liquidità, la cassa. Perché se per i dipendenti è stata prevista la cassa integrazione, per alcuni un bonus sull’affitto o altre misure di alleggerimento del danno economico, l’aspetto finanziario rimane scoperto, almeno per tutto quanto ha a che vedere con i crediti commerciali e con il finanziamento di questi. L’effetto domino conseguente alla carenza di liquidità (i mancati pagamenti) porterebbero il contagio finanziario ad altre imprese, con un effetto a catena sull’intera economia, coinvolgendo anche i pochi settori non colpiti da questa crisi. Ma questo finirebbe per estendere il contagio al settore finanziario, le banche e le istituzioni creditizie, gli investitori. Insomma, l’opposto di quanto accaduto con la crisi del 2008, che è stata innescata dalla finanza per poi si estendersi all’economia reale.

L’obiettivo della politica economica – in questa fase –, dovrebbe quindi essere quello di evitare i fallimenti e, per quanto possibile, evitare lo shock finanziario conseguente alla mancanza di liquidità.

Cerved ha analizzato i bilanci di 720 mila le società di capitali italiane, che coprono circa il 55% dei dipendenti occupati  e che generano un valore aggiunto pari a un terzo del Pil italiano (solo un terzo…). Su questi numeri, ha ipotizzato due scenari

  • uno cauto, secondo il quale l’emergenza durerebbe fino a giugno per poi tornare alla normalità (e ai livelli pre-COVID) a partire da settembre;
  • uno pessimistico, per il quale l’emergenza continuerebbe per tutto l’anno, con un isolamento delle diverse economie internazionali.

Elaborando una serie di informazioni, l’analisi si pone l’obiettivo di individuare le imprese che entreranno in crisi di liquidità a causa del cash flow negativo, conteggiarle e stimare il mese in ciò dovrebbe accadere. Nota bene: ben 186 mila società facenti parte del campione, con circa 2 milioni di dipendenti, presentavano le caratteristiche del cash flow negativo già prima della crisi portata dall’emergenza sanitaria! Di queste non è stato tenuto conto nelle analisi successive.

Lo studio porterebbe a ritenere che, nel primo scenario, quello meno grave, 124 mila delle imprese analizzate entrerebbero in crisi di liquidità raggiungendo il picco nel mese di luglio. Questo numero salirebbe a 176 mila nel caso nel secondo caso, con picco a dicembre, con un costo sociale di 2,8 milioni di lavoratori a rischio nel primo caso e di 3,8 milioni nel secondo (ma ricordo che l’analisi si limita a 1/3 delle imprese che depositano i bilanci e alle quali vanno aggiunte tutte le società di persone e le ditte individuali).

La moratoria sui prestiti dovrebbe mitigare in parte questi effetti, ma il rischio è che molte imprese potrebbero uscire dal mercato già nei primi mesi della crisi.

Viene poi stimato il fabbisogno di liquidità necessario per scongiurare queste ipotesi, considerando che i debiti finanziari (cioè i soli debiti verso banche e finanziatori) di queste imprese ammontano a 136 miliardi (cifra che le banche non possono permettersi di mettere a perdita) ai quali si sommano 161 miliardi di debiti commerciali (fornitori).

Altre analisi più empiriche, partono invece dal PIL italiano, stimato nell’intorno di 1.800 miliardi. Ipotizzando che due terzi delle imprese siano ferme per uno o due mesi, aggiungendo la necessità della ripartenza, stimano il fabbisogno di liquidità (a brevissimo) in almeno 300 miliardi (nell’ipotesi ottimistica che l’economia possa riprendersi da maggio/giugno).

Insomma, comunque la si guardi, i numeri sono veramente da capogiro ed è difficile prevedere cosa potrà accadere, anche perché molto dipende dai tempi dell’emergenza sanitaria e, al momento, è difficile stimare quando sarà l’uscita dal tunnel e in quali condizioni ci troveremo allora.

E tu, che misure hai preso per la tua azienda? Per approfondimenti, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

 

 

Fonte: Cerved – Covid 19 e sostenibilità delle imprese

 

Sei un imprenditore? Partecipa a un breve sondaggio anonimo: un omaggio per te.

Questo breve sondaggio (solo 6 domande) vuole verificare quali siano le tue priorità in questo ambito. Il sondaggio è assolutamente anonimo e non impegnativo; poche domande di immediata risposta.

Inoltre, solo se lo vorrai, in cambio del tuo tempo ti offriamo la verifica della Centrale Rischi di Banca d’Italia della tua impresa (CR Test), che ti verrà fornita in modo totalmente gratuito e senza alcun collegamento con le tue risposte al sondaggio (che continuerà a rimanere anonimo). Per richiederla ti basterà scrivere a info@direzioneafc.com: ti forniremo tutte le indicazioni necessarie.

Per partecipare, vai a questo link: https://www.sondaggio-online.com/s/5fb4d5a

Grazie per la tua partecipazione!

Imprese in affanno nel saldare crediti e fatture

Continuano, anzi aumentano, la difficoltà delle imprese italiane nei pagamenti ai propri fornitori.

Era dal 2015 che la situazione era in miglioramento, ora – invece – si registra una inversione di tendenza, così come sono in aumento le insolvenze.

E’ quanto emerge da una analisi di Euler Hermes con riferimento al 2019. Le maggiori difficoltà si registrano nel settore del commercio, ma anche nel manifatturiero e nei servizi mentre, per una volta, fanno eccezione le costruzioni.

Le cause possono essere diverse, tra queste la battuta di arresto nell’economia che si è registrata lo scorso anno e che non sembra cambiare di segno in questo 2020, così come le incertezze causate dalle controverse commerciali e il generalizzato calo della domanda, alla quale aggiungere – in queste settimane – anche l’effetto del virus cinese che non mancherà di “influenzare” in modo importante l’economia cinese in primis e, di conseguenza, gran parte delle economie mondiali. Vale la pena evidenziare che, già nel 2019, il maggior numero di ritardi nei pagamenti si registrava proprio in Cina (e in India).

Con riferimento al nostro Paese, a parere di chi scrive, un’altra causa è anche da imputare al credit crunch, la continua riduzione degli affidamenti alle imprese da parte del sistema bancario, così come una aumentata attenzione alle politiche creditizie da parte di molti fornitori (in particolare di chi ricorre all’assicurazione dei crediti), che hanno portato a riduzioni di plafond/tempi di dilazione, avviando una spirale faticosa per molte PMI. A tutto questo, da questo 2020 molte imprese italiane devono fare i conti anche con le nuove norme sulla prevenzione della crisi d’impresa, le quali pongono il focus proprio – e correttamente – sui flussi di cassa e sulla sostenibilità del debito. Motivo in più perché anche le PMI si attrezzino con politiche attive di gestione dei propri crediti e implementino strumenti efficaci di previsione e gestione dei flussi di cassa prospettici.

Per approfondimenti scrivi a info@claudioarrigoni.it

Obblighi di controllo nelle piccole SRL: variati i limiti

Un emendamento al decreto Sblocca Cantieri innalza i limiti

Del tema del nuovo codice della crisi e dell’insolvenza (D.Lgs 14/2019), ne abbiamo parlato più volte anche in questo blog (approfondisci qui e qui) oltre che in diversi incontri pubblici.

Abbiamo più volte raccomandato agli imprenditori di non farsi trarre in inganno dal tema dell’obbligatorietà dell’organo di controllo, come se quello fosse l’unico e più importante tema della nuova riforma. Infatti non è così, la nuova norma è vasta e impone, innanzitutto, un cambiamento culturale da parte degli imprenditori, e le imposizioni e le responsabilità sono estese, anche in assenza del collegio sindacale o del revisore, che nulla aggiungono e nulla tolgono al valore della norma.

Fatta questa doverosa premessa, va aggiunto che un emendamento al c.d. Decreto Sblocca Cantieri ha modificato i limiti superati i quali diviene obbligatorio, anche per le SRL, dotarsi di un organo di controllo. I nuovi limiti sono quindi i seguenti:

– fatturato superiore a 4 milioni di Euro
– totale attivo superiore a 4 milioni di Euro
– numero dipendenti superiore a 20

E’ sufficiente il superamento di uno solo di questi limiti perché il collegio sindacale o il revisore o la società di revisione diventino obbligatorie. La norma originaria fissava tali limiti esattamente alla metà di quelli attuali.

Il resto della norma rimane invariato.
Per approfondimenti scrivi a info@claudioarrigoni.it