I rischi (o le certezze) del contagio finanziario

In questo periodo, alcune società che dispongono di grandi quantità di informazioni sullo stato di salute delle aziende (come CERVED o CRIF), stanno facendo analisi per ipotizzare l’effetto del lockdown sull’economia.

Cerved non teme di interrogarsi su quante imprese italiane falliranno per crisi di liquidità dovuta al calo delle vendite e allo stop finanziario conseguente. Il tema, ancora una volta, è la liquidità, la cassa. Perché se per i dipendenti è stata prevista la cassa integrazione, per alcuni un bonus sull’affitto o altre misure di alleggerimento del danno economico, l’aspetto finanziario rimane scoperto, almeno per tutto quanto ha a che vedere con i crediti commerciali e con il finanziamento di questi. L’effetto domino conseguente alla carenza di liquidità (i mancati pagamenti) porterebbero il contagio finanziario ad altre imprese, con un effetto a catena sull’intera economia, coinvolgendo anche i pochi settori non colpiti da questa crisi. Ma questo finirebbe per estendere il contagio al settore finanziario, le banche e le istituzioni creditizie, gli investitori. Insomma, l’opposto di quanto accaduto con la crisi del 2008, che è stata innescata dalla finanza per poi si estendersi all’economia reale.

L’obiettivo della politica economica – in questa fase –, dovrebbe quindi essere quello di evitare i fallimenti e, per quanto possibile, evitare lo shock finanziario conseguente alla mancanza di liquidità.

Cerved ha analizzato i bilanci di 720 mila le società di capitali italiane, che coprono circa il 55% dei dipendenti occupati  e che generano un valore aggiunto pari a un terzo del Pil italiano (solo un terzo…). Su questi numeri, ha ipotizzato due scenari

  • uno cauto, secondo il quale l’emergenza durerebbe fino a giugno per poi tornare alla normalità (e ai livelli pre-COVID) a partire da settembre;
  • uno pessimistico, per il quale l’emergenza continuerebbe per tutto l’anno, con un isolamento delle diverse economie internazionali.

Elaborando una serie di informazioni, l’analisi si pone l’obiettivo di individuare le imprese che entreranno in crisi di liquidità a causa del cash flow negativo, conteggiarle e stimare il mese in ciò dovrebbe accadere. Nota bene: ben 186 mila società facenti parte del campione, con circa 2 milioni di dipendenti, presentavano le caratteristiche del cash flow negativo già prima della crisi portata dall’emergenza sanitaria! Di queste non è stato tenuto conto nelle analisi successive.

Lo studio porterebbe a ritenere che, nel primo scenario, quello meno grave, 124 mila delle imprese analizzate entrerebbero in crisi di liquidità raggiungendo il picco nel mese di luglio. Questo numero salirebbe a 176 mila nel caso nel secondo caso, con picco a dicembre, con un costo sociale di 2,8 milioni di lavoratori a rischio nel primo caso e di 3,8 milioni nel secondo (ma ricordo che l’analisi si limita a 1/3 delle imprese che depositano i bilanci e alle quali vanno aggiunte tutte le società di persone e le ditte individuali).

La moratoria sui prestiti dovrebbe mitigare in parte questi effetti, ma il rischio è che molte imprese potrebbero uscire dal mercato già nei primi mesi della crisi.

Viene poi stimato il fabbisogno di liquidità necessario per scongiurare queste ipotesi, considerando che i debiti finanziari (cioè i soli debiti verso banche e finanziatori) di queste imprese ammontano a 136 miliardi (cifra che le banche non possono permettersi di mettere a perdita) ai quali si sommano 161 miliardi di debiti commerciali (fornitori).

Altre analisi più empiriche, partono invece dal PIL italiano, stimato nell’intorno di 1.800 miliardi. Ipotizzando che due terzi delle imprese siano ferme per uno o due mesi, aggiungendo la necessità della ripartenza, stimano il fabbisogno di liquidità (a brevissimo) in almeno 300 miliardi (nell’ipotesi ottimistica che l’economia possa riprendersi da maggio/giugno).

Insomma, comunque la si guardi, i numeri sono veramente da capogiro ed è difficile prevedere cosa potrà accadere, anche perché molto dipende dai tempi dell’emergenza sanitaria e, al momento, è difficile stimare quando sarà l’uscita dal tunnel e in quali condizioni ci troveremo allora.

E tu, che misure hai preso per la tua azienda? Per approfondimenti, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

 

 

Fonte: Cerved – Covid 19 e sostenibilità delle imprese

 

I tools dell’imprenditore in tempo di Coronavirus: la moratoria sui finanziamenti

Mi sembra doveroso, in questo momento, non far mancare alcuni suggerimenti pratici agli imprenditori: strumenti di immediato utilizzo, applicabili in questo momento di grande incertezza e turbolenza.

Non sappiamo quanto durerà e quanto tempo ci vorrà perché l’economia possa riprendersi, per questo – per quanto possibile – attrezziamoci.

Il tema principale è quello della cassa: torneremo a parlare di questo, intanto parliamo di moratoria e degli altri contenuti del recente accordo Abi/Associazioni di Categoria.

In sostanza, vengono ampliate le possibilità di accesso alla moratoria su mutui e leasing contratti dalle PMI con il sistema bancario.

C’è tempo fino a dicembre 2020 ma il consiglio è di muoversi immediatamente per richiedere :

  • La sospensione fino a 12 mesi del pagamento della quota capitale di mutui e leasing già in essere al 31 gennaio 2020;
  • L’allungamento del finanziamento fino al 100% della durata residua al momento della domanda (con il massimo di 20 anni per i mutui ipotecari e 10 anni per i chirografari)
  • L’allungamento fino a 270 giorni delle scadenze previste per i finanziamenti a breve
  • l’allungamento fino a 120 delle scadenze per il credito agrario di conduzione.

Attenzione, non esistono automatismi, cioè la banca non è obbligata a concedere la moratoria e ogni caso sarà valutato a se, per questo prima si fa la domanda prima si avrà la risposta (l’accordo contiene la raccomandazione che la risposta venga fornita entro 30 giorni, ma la tempistica sarà da verificare in effettivo)

Se il finanziamento o il leasing presenta rate scadute da non più di 90 giorni è possibile comunque chiedere la moratoria, includendo anche tali rate. Non devono essere state richieste moratorie o rimodulazioni negli ultimi 24 mesi.

Se il finanziamento è assistito da garanzie (es. Enti di Garanzia) è necessario che la durata di queste venga estesa al pari di quella del finanziamento, mentre sarà automatica l’estensione della garanzia eventualmente concessa dal Fondo Centrale.

Di particolare interesse la possibilità di allungamento delle scadenze a breve termine: si tratta degli anticipi su fatture e di smobilizzo di ricevute o effetti SBF (non è prevista analoga facilitazione per gli anticipi su contratti e su importazioni). Attenzione: si tratta di un allungamento della scadenza, non di aumento del fido che, pertanto, rimane impegnato e non consentirà la presentazione di nuove fatture o Ri.ba.

L’allungamento non è automatico ma dovrà essere richiesto fattura per fattura o ricevuta per ricevuta e il credito dovrà essere certo ed esigibile. La banca potrà chiedere un diverso tasso così come un’aggiornamento delle garanzie concesse.

Infine, tenete presente che – a prescindere da quanto previsto nell’accordo ABI/Associazioni di categoria, con la Banca si può sempre cercare di trovare accordi diversi su argomenti specifici, per cui parlatene con la Vostra Banca o scrivetemi per una collaborazione: info@claudioarrigoni.it.

#andratuttobene #molamia

BCE: in Europa troppe banche. E quindi?

“Personalmente credo in Europa ci siano troppe banche”. Cosi si è espresso il presidente del Consiglio di vigilanza della Bce Andrea Enria in una intervista concessa a SKY.

Un’affermazione che dovrebbe interessare molte imprese e imprenditori che fanno ricorso al credito bancario per sostenere i propri investimenti e il proprio circolante. Crediamo, infatti, che chi fa impresa da qualche tempo abbia già avuto modo di sperimentare l’effetto delle concentrazioni bancarie sui propri affidamenti: molto raramente, e solo per imprese con tutti “i numeri” a posto, l’ammontare complessivo degli affidamenti è rimasto lo stesso. Più frequentemente, invece, è successo che – di colpo o gradatamente – nelle situazioni in cui due o più banche fuse assistevano la stessa impresa, questa si sia trovata a dover affrontare una riduzione degli affidamenti.  Le conseguenze possono essere diverse ma, quasi in ogni caso, gli scompensi si sentono.

In sostanza, la politica di disintermediazione continua e si accentuerà in un futuro ormai prossimo. E quindi? Quindi bisogna che gli imprenditori comincino a pensare di poter fare a meno delle Banche, almeno per come le abbiamo storicamente conosciute. E la ricetta non è una sola e deve essere personalizzata per ogni diversa realtà. Si tratta di avviare un percorso che coinvolge molti fattori e va avviato al più presto.

Se vuoi approfondire, scrivi e chiedi un colloquio gratuito: info@claudioarrigoni.it

Credito Adesso: uno strumento per le imprese lombarde

Lo scorso 5 settembre è stato riaperto il Bando Credito Adesso di Regione Lombardia.
Riservato alle micro imprese e alle PMI, dei settori del turismo, servizi, industria, commercio, artigianato, e agroalimentare, consente di accedere a un finanziamento chirografario abbinato a un contributo in conto interessi, destinato a sostegno del capitale circolante delle imprese ma anche dei professionisti.

Possono presentare domanda le imprese con sede operativa in Lombardia, regolarmente iscritte al Registro delle Imprese e operative da almeno 24 mesi, con ricavi medi non inferiori a 120 mila euro.

Oltre a Finlombarda (la finanziaria di Regione Lombardia) deve essere coinvolto un soggetto bancario convenzionato e il finanziamento prevede un rimborso con rata semestrale a capitale costante (alle scadenze fisse del 1° aprile e del 1° ottobre di ogni anno), senza preammortamento. Il Finanziamento non potrà superare il 15% della media dei Ricavi Tipici (ultimi due Esercizi chiusi) e il singolo Finanziamento non potrà superare la differenza media tra Attivo circolante e Disponibilità Liquide risultanti dagli ultimi due bilanci.

L’importo massimo per le PMI potrà arrivare a Euro 750.000,00 mentre il limite per le MID CAP è di 1,5 milioni; per i professionisti il limite scende a 200 mila euro.

Per approfondimenti scrivi a info@claudioarrigoni.it

Nuovi affidamenti e rinnovi: la tua impresa è pronta?

E’ arrivato il momento della revisione delle posizioni bancarie. Con l’approvazione dei bilanci 2017, tutto gli imprenditori o i direttori e responsabili amministrativi e finanziari riceveranno la chiamata dal loro gestore imprese che chiede il bilancio 2017 e, “se fosse disponibile”, una situazione provvisoria del 2018, insieme a tutta una serie di altra documentazione (ne abbiamo parlato altrove).

Nulla di nuovo se non che, questa volta, le banche devono fare i conti con il nuovo principio contabile internazionale identificato come Ifrs 9 (Ifrs è un acronimo che sta per International Financial Reporting Standard) il nuovo principio contabile che, si ritiene, avrà grande impatto in materia di valutazione del rischio di credito e, conseguentemente, in materia di accantonamenti per rischi di perdite sui crediti da parte delle banche.

L’obiettivo di questo nuovo approccio è quello di arrivare ad un più tempestivo riconoscimento delle perdite attese, per le banche, al fine di rafforzare la fiducia degli investitori nei bilanci delle banche stesse. Affinché  questo accada, è necessario che queste ultime, analizzino in modo diverso e più rigoroso i loro crediti, e l’elemento qualificante (per le banche e, di conseguenza per le imprese) sono il cash flow e il modello di business.

Diciamo che è una nuova ed ulteriore tappa del processo già in atto da diversi anni, che vede le banche e le imprese misurarsi con il proprio rating. Questa volta però, potremmo assistere ad una ulteriore accelerazione che potrebbe portare – per le imprese meno “attrezzate” – ad ulteriori difficoltà e a maggiori costi per interessi ed oneri.

Infatti, questo maggior rigore richiesto alle banche nella classificazione dei propri assets, si riverbera, automaticamente, in un maggior rigore nell’assunzione dei rischi verso le aziende e verso gli strumenti finanziari oltre che nel mantenimento di posizioni che presentano possibilità di perdite elevate, in quanto le banche sono chiamate ad operare valutazioni più stringenti e provvedere ad accantonamenti e svalutazioni importanti a fronte di rischi anche solo potenziali.

Ormai tutti sappiamo che minore è la rischiosità dell’impresa, migliore è il rating che le viene attribuito, maggiori le possibilità di ottenere credito a condizioni economiche vantaggiose. Viceversa, maggiore è il rischio calcolato, peggiore il rating, minori le possibilità di ottenere finanza e penalizzanti le condizioni applicate, proprio per compensare la banca dai costi conseguenti ai maggiori accantonamenti che è chiamata ad operare. Questo almeno fin’ora. Da domani, è possibile che le posizioni che presentano maggiori gradi di rischio vengano dismesse (poste a rientro) e non più assunte.

Le imprese che ancora non si sono attrezzate, si preparino quindi ad una stagione di turbolenza e ne approfittino per uscirne migliorate, ordinate, e in linea con le attese dei mercati. Per fare questo c’è bisogno di avviare un percorso di analisi e di miglioramento, ingaggiando risorse specializzate che possano fornire la direzione e aiutare nella conduzione.

Se vuoi approfondire, verificare la tua posizione o essere assistito in questo percorso, scrivimi a info@claudioarrigoni.it. Parliamone insieme.

Venticelli o tifoni? Tre situazioni da monitorare

Dopo una crisi lunga dieci anni non ancora conclusa, e una moltitudine di default, finalmente sembra che si vedano alcuni spiragli per una piccola ripresa. Almeno per alcuni settori. Ma, c’è già un ma! Molte delle imprese che sono giunte sin qui e hanno attraversato la tempesta senza affondare, ci sono arrivate a volte malconce, a volte senza più fiato, ma ce l’hanno fatta. Altre, invece, dopo il naufragio hanno giocato il tutto per tutto ripartendo nella loro corsa. Sia le une sia le altre, avrebbero bisogno di “tranquillità” e di un aiuto, alle prime per riprendere fiato e “digerire” l’indigestione di insoluti e perdite maturate negli anni; alle seconde per irrobustirsi e poter finalmente iniziare a correre. Sì, è vero, forse mai come in questo tempo ci sono misure e incentivi a sostegno dell’imprenditoria o, meglio, di parte della imprenditoria, quella “più evoluta”, quella che innova, quella esporta. Per l’industria e per le attività economiche più tradizionali nulla.

Viceversa, ci sono dei venti che si stanno muovendo da diverse direzioni e che, se non colti per tempo, potrebbero trasformarsi in cicloni pronti a spazzare via le piccole barchette e le imbarcazioni già malconce.

Lasciando perdere quindi le metafore,  di cosa sto parlando? Di almeno tre fattori che, da direzioni e con motivazioni diverse, si stanno tutti concentrando intorno e a danno della PMI:

  • La riforma della Legge Fallimentare
  • Il giro di vite della BCE sui crediti deteriorati delle banche
  • La riforma delle modalità di riscossione delle imposte, in particolare dell’IVA

Si tratta di tre avvenimenti contemporanei che si stanno abbattendo sulle nostre imprese in questo periodo.

Partiamo dall’ultimo, la riscossione dell’IVA. Come sappiamo, la comunicazione dei dati IVA da annuale è diventata trimestrale. Non torniamo qui a spiegare il meccanismo di funzionamento dell’IVA e dell’obbligo al versamento che ne deriva in capo alle imprese a prescindere dalla effettiva riscossione della stessa e neppure disconosciamo il diritto dell’amministrazione finanziaria ad incassare le somme a debito dell’impresa e risultanti dalla comunicazione. Limitiamoci quindi a costatare che – in questi anni difficili, nei quali, oltre alle difficoltà generate dalla crisi, si è assistito a un generale credit-crunch a carico delle PMI -, molte delle imprese che sono sopravvissute lo hanno fatto utilizzando gli strumenti che la norma fiscale metteva a disposizione delle imprese al fine di dilazionare nel tempo l’esborso finanziario conseguente alle dichiarazioni. Oggi, invece, il “tempo” non c’è più o è divenuto molto più contenuto, come sanno bene quelle aziende che hanno già ricevuto gli avvisi con le richieste di versamento dell’IVA del primo e del secondo trimestre 2017.

L’altro argomento che potrebbe trasformarsi in una nuova difficoltà per molte imprese, è il preannunciato giro di vite della BCE in materia di crediti deteriorati nei portafogli delle banche, dei quali circa 1/3 interessa proprio le banche italiane. E’ infatti circolata nelle scorse settimane l’ipotesi di un intervento della BCE finalizzato a rafforzare i criteri con cui sono coperti i crediti deteriorati, con la conseguenza che i maggiori accantonamenti che sarebbero richiesti, finirebbero col ridurre la possibilità delle banche di erogare nuovi prestiti.

Ma l’argomento che deve avere l’attenzione di tutti gli imprenditori, e sul quale torneremo nei prossimi giorni, è quello della cosiddetta nuova Legge Fallimentare. Tra le molte novità introdotte, mi preme ora segnalare che la nuova norma prevede – con lo scopo di evitare il default (!) -, una fase preventiva di allerta, che può essere attivabile direttamente dall’impresa o d’ufficio dal Tribunale su segnalazione da parte dei creditori pubblici. Il fisco e l’Inps sono obbligati a segnalare al Tribunale eventuali “difficoltà” dell’impresa nell’adempimento delle proprie obbligazioni. A quel punto, un organismo che sarà costituito presso le Camere di Commercio si incaricherà di assistere le imprese debitrici e entro 6 mesi si dovrà giungere ad una soluzione concordata con i creditori. C’è poi tutta un’altra serie di previsioni, alcune anche favorevoli e interessanti. Ma il punto è: che effetto avrà, nei confronti del sistema finanziario che sostiene l’impresa interessata, la segnalazione e la sua sottoposizione ai controlli da parte del nuovo organismo? E’ presto per dirlo, ma sarà un argomento da tenere monitorato e che, insieme agli altri due che abbiamo indicato sopra, può essere foriero di problematiche significative.

La morale? Correre ai ripari, da subito, per evitare problematiche future importanti. Migliorare la programmazione finanziaria, ottimizzare da subito le forme tecniche di finanziamento, adottare piani di diluizione del debito che consentano di rispettare gli impegni nei confronti del fisco e mantenere in buona salute la Centrale Rischi. Insomma, non aspettare.

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it