Nuova Legge Fallimentare: l’importanza del CFO esterno per la prevenzione e la gestione della crisi.

Del nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza si è parlato in passato e, finalmente, si inizia ad approfondire, anche grazie ad alcuni autorevoli contributi da parte di professionisti e di studiosi della materia.

La novità è che lo scorso 8 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto legislativo che fa seguito alla Legge Delega155/2017. Ne abbiamo parlato tempestivamente (clicca qui per il post); ora ci limitiamo a ricordare che il principio alla base della riforma è quello di favorire la messa in atto di strumenti volti a “prevenire” la crisi. Ma questo è possibile solo se i sintomi sono stati colti per tempo. Altrimenti, se la crisi è conclamata, bisogna procedere alla “composizione” della stessa, e quindi lo scopo della norma diventa quello di offrire all’impresa strumenti per cercare di superare la crisi, mirando alla continuità aziendale.

Ecco quindi che, per la prima fase, il tema è è quello delle procedure di allerta, cioè di quelle verifiche che dovrebbero consentire una diagnosi precoce delle possibili difficoltà dell’impresa. Ma quando la diagnosi è formulata, allora anche la patologia è riscontrata. La prevenzione consente invece di evitare l’insorgere della patologia. Ma fuor di metafora, vediamo quali possono essere le diverse fasi nelle quali l’impresa si possa trovare:

1        Una prima fase nella quale l’azienda opera “normalmente”, ritenendo di operare correttamente, in bonis;

2        Una fase non ancora di tensione ma nella quale già si possono individuare alcune disfunzioni che, se non corrette per tempo, potrebbero sfociare in tensioni, se non ancora in crisi;

3        Se le tensioni aumentano, si può innescare uno stato di crisi e una concreta possibilità di incapacità di far fronte regolarmente e in modo normale ai propri impegni;

4        Ecco quindi il tentativo di composizione assistita della crisi, con l’intervento degli organi previsti dalla nuova normativa (OCRI). Ma il momento forte di questa fase, è la messa in campo di tutti i suggerimenti e le raccomandazioni che saranno fornite dall’organismo; suggerimenti e raccomandazioni che devono essere implementate dall’impresa al proprio interno.

5        Se gli interventi si riveleranno efficaci, assisteremo all’uscita dalla fase acuta della crisi e la ripresa di una nuova normalità. Altrimenti si dovranno attivare le procedure concorsuali previste.

Senza entrare nel merito delle possibili cause di crisi (che possono essere le più disparate, dal mercato, al prodotto; dall’efficienza alla tecnologia; dai costi ai prezzi; dalle risorse finanziarie agli investimenti; dai mancati incassi a uno squilibrio finanziario di altro genere), quello che è certo è che, in tutte queste fasi, inclusa la prima, cioè quando si ritiene di operare “nella normalità”, è essenziale la presenza continua di una funzione deputata alla gestione finanziaria e al controllo delle performance. Un monitoraggio obiettivo e puntuale, insieme alla visione e alla costruzione delle condizioni di solidità, sono imprescindibili. Ma il punto è, spesso, l’imprenditore è impegnato sui fronti esterni o interni (commerciale, produzione, innovazione, ecc.) e, pur avendone magari la sensibilità e la competenza, fa fatica ad essere presente, in modo sufficientemente distaccato, anche in questo ambito. Almeno, questo è quello che frequentemente accade nelle micro, piccole e medie imprese. In tutti questi casi, è essenziale un presidio professionale della funzione. Ma, se malauguratamente, si dovessero riscontrare elementi di criticità o, peggio, una crisi conclamata,  a maggior ragione è necessario che la funzione sia presidiata e che l’imprenditore sia assistito quasi quotidianamente nel presidio di quest’area.

A questo scopo, può essere molto opportuna la presenza di una figura “nuova”, esterna all’azienda, anche per segnare quell’elemento di discontinuità (una discontinuità di stile, di comportamenti, di abitudini e di scelte) volto ad assicurare che le raccomandazioni e i suggerimenti imposti dall’organismo possano trovare la possibilità di essere implementati.

Tale presidio professionale può essere molto efficacemente fornito dal fractional-manager, meglio di un CFO (o un direttore finanziario) in outsourcing e part-time. Una figura apicale che sa interpretare i segnali e orientare l’impresa alle necessarie soluzioni. E questo è necessario, opportuno e, soprattutto, possibile, anche nelle piccole e medie imprese, anche a gestione familiare, consentendo di assicurare la necessaria attenzione, il necessario presidio e la messa in atto delle azioni conseguenti, per il tempo che effettivamente occorre, con un impegno commisurato alla dimensione dell’impresa e dei suoi bisogni, con un costo che è di gran lunga inferiore a quello di un manager assunto a tempo pieno e con un contratto da dirigente.

Ma anche commercialisti e revisori, proprio in considerazione degli obblighi e delle responsabilità che su di essi incombono, potrebbero ben avvalersi di figure professionali esterne da offrire ai loro clienti, sia in fase di conduzione in bonis che, ancor più, in caso di crisi.

Se vuoi saperne di più, scrivimi per un appuntamento riservato e senza impegno a claudio@claudioarrigoni.it oppure telefona allo 035642839.

Crisi d’impresa e diagnosi precoce: i nuovi obblighi

Abbiamo già parlato di questo argomento diverse volte, sia qui in questo blog sia sui canali social. L’argomento torna ad essere di attualità ed è importante che gli imprenditori ne prendano coscienza e si attrezzino opportunamente, per quanto possibile.

Lo scorso 8 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto legislativo che introduce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza e che andrà a sostituire l’attuale Legge Fallimentare. Si tratta di un provvedimento che fa seguito alla Legge Delega 155/2017 nella quale, appunto, veniva dato incarico al Governo di provvedere a quanto occorra – nell’ambito delle linee guida disposte dalla Legge -, per dare attuazione alla stessa.

Il tema di fondo, il principio ispiratore, almeno enunciato, poi vedremo nei fatti come e cosa accadrà, è quello di “prevenire” la crisi o, almeno, di fornire all’impresa degli strumenti per superarla, così da assicurare la continuità aziendale. Per fare questo, si mettono in atto strumenti di “prevenzione” della crisi, cioè strumenti che possano rilevare “indizi” (che alcuni soggetti sono obbligati a rilevare e segnalare) al fine di diagnostica in maniera precoce una possibile crisi. Per intenderci, questa cosa la banca già la fa: il rating fonda gran parte del proprio valore proprio sul calcolo della possibilità di default dell’impresa entro 12 mesi (anche se, per default, in questo caso, si intende altro, ma ne abbiamo già parlato).

Ma che cosa prevede la nuova norma in itinere?

Intanto sappiamo che scompare il “fallimento”, magari non nei fatti ma nella terminologia, che sarà sostituita dall’espressione “liquidazione giudiziale”. Poi viene posta l’enfasi sulle proposte che consentano il superamento della crisi, assicurando la continuità aziendale, allo scopo di evitare l’accesso a procedure concorsuali più invasive e costose.

Quindi, il tema centrale sono le procedure di allerta: dicevamo che si tratta di misure finalizzate alla diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese così da giungere alla composizione assistita della crisi, l’attivazione delle quali non costituisce causa di risoluzione dei contratti pendenti, anche se stipulati con la PA, né di revoca degli affidamenti concessi, disponendo che sono inefficaci eventuali patti contrari. E questa è una previsione importante per dare all’imprenditore la tranquillità necessaria per affrontare la ristrutturazione della propria azienda, senza il timore di perdere appalti e affidamenti.

Quali saranno gli indicatori da monitorare? Lo stabilirà il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, ma tra questi possiamo già dire che riguarderanno gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario e quegli aspetti che potrebbero incidere sulla sostenibilità dei debiti per l’esercizio in corso o per i sei mesi successivi e sulla continuità aziendale; tra gli indici entreranno senz’altro anche i reiterati ritardi nei pagamenti, e vedremo come saranno definiti questi aspetti.

Chi sono i soggetti obbligati a segnalare la presenza di questi indizi di crisi? Gli organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione, i quali devono verificare che l’organo amministrativo monitori costantemente l’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa (nuovo obbligo finalmente posto in carico agli imprenditori), il suo equilibrio economico-finanziario ed il prevedibile andamento della gestione (e quindi si dovranno fare piani previsionali e se ne controlleranno gli scostamenti). Quando l’imprenditore riceve una segnalazione, questi dovrà, entro 30 giorni, riferire le soluzioni che intende adottare in ordine ai diversi problemi segnalati. Attenzione: la segnalazione è obbligatoria, in quanto – se chi è dovuto non provvede – si assume la responsabilità solidale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o delle azioni successivamente poste in essere dall’organo amministrativo in difformità dalle prescrizioni ricevute, a meno che esse siano conseguenza diretta di decisioni assunte prima della segnalazione stessa.

Ma non solo gli organi di controllo sono obbligati alle segnalazioni: anche l’Agenzia delle entrate, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)e l’agente della riscossione delle imposte sono tenuti alla segnalazione in caso di esposizioni debitorie di importo rilevante (e per ciascuna tipologia di debito, viene stabilito quando debba intendersi “rilevante”)

Ecco quindi che, in presenza di segnalazioni e di risposta “non adeguate” da parte dell’imprenditore, scatta l’intervento dell’organismo di composizione della crisi d’impresa (una nuova sigla, OCRI), che sarà costituito presso ciascuna Camera di Commercio e che avrà il compito di gestire la fase dell’allerta e l’eventuale procedimento di composizione assistita della crisi (vedremo se per tutte le imprese o solo per quelle maggiori, e vedremo quali criteri saranno utilizzati per distinguere le une dalle altre).

L’OCRI sarà composto da referenti della CCIAA e da un collegio degli esperti, nominato di volta in volta e da scegliersi tra gli iscritti nell’albo dei gestori della crisi e dell’insolvenza. Il debitore (e qui inizia già a cambiare il nome con il quale si identifica l’impresa e/o l’imprenditore…) sarà convocato in tempi strettissimi (15 giorni successivi alla segnalazione) davanti all’OCRI per una prima audizione riservata il cui esito, sulla base dei dati e delle informazioni raccolte, potrà essere o l’insussistenza della crisi (con la conseguente archiviazione delle segnalazioni raccolte) oppure l’individuazione di una serie di misure che possono apparire idonee al superamento della crisi, se constatata, fissando un termine entro il quale l’imprenditore deve riferire in merito alla loro attuazione. Se, alla scadenza concordata, il debitore non ha ottemperato e non ha assunto le iniziative necessarie, il collegio ne prende atto e fissa un termine non superiore a tre mesi (prorogabile fino a sei) da utilizzare per ricercare una soluzione concordata con i creditori e questa fase sarà direttamente seguita da una figura esterna all’impresa (il relatore). Se allo scadere del termine l’accordo con i creditori non è stato raggiunto e la situazione di crisi permane, al debitore sono assegnati 30 giorni di tempo per presentare una domanda di accesso ad una procedura concorsuale.

Si tratta quindi di un percorso delineato e ben tempificato, che non sempre può essere idoneo o sufficiente per risolvere una situazione di crisi che, in ogni caso, l’imprenditore è chiamato a prevenire. Per questo è necessario che le imprese si attrezzino per tempo con competenze e strumenti adeguati. A tal fine, la soluzione del fractional-manager o del temporary manager, cioè di una figura competente e con esperienza, che entri in azienda per tempo e la aiuti a strutturare un percorso di prevenzione e/o di risanamento prima che la situazione sfoci in crisi, è utile, pratica e percorribile anche per le piccole imprese.

Se vuoi saperne di più, scrivi e chiedi un appuntamento riservato e senza impegno a info@claudioarrigoni.it oppure telefona allo 035642839

Venticelli o tifoni? Tre situazioni da monitorare

Dopo una crisi lunga dieci anni non ancora conclusa, e una moltitudine di default, finalmente sembra che si vedano alcuni spiragli per una piccola ripresa. Almeno per alcuni settori. Ma, c’è già un ma! Molte delle imprese che sono giunte sin qui e hanno attraversato la tempesta senza affondare, ci sono arrivate a volte malconce, a volte senza più fiato, ma ce l’hanno fatta. Altre, invece, dopo il naufragio hanno giocato il tutto per tutto ripartendo nella loro corsa. Sia le une sia le altre, avrebbero bisogno di “tranquillità” e di un aiuto, alle prime per riprendere fiato e “digerire” l’indigestione di insoluti e perdite maturate negli anni; alle seconde per irrobustirsi e poter finalmente iniziare a correre. Sì, è vero, forse mai come in questo tempo ci sono misure e incentivi a sostegno dell’imprenditoria o, meglio, di parte della imprenditoria, quella “più evoluta”, quella che innova, quella esporta. Per l’industria e per le attività economiche più tradizionali nulla.

Viceversa, ci sono dei venti che si stanno muovendo da diverse direzioni e che, se non colti per tempo, potrebbero trasformarsi in cicloni pronti a spazzare via le piccole barchette e le imbarcazioni già malconce.

Lasciando perdere quindi le metafore,  di cosa sto parlando? Di almeno tre fattori che, da direzioni e con motivazioni diverse, si stanno tutti concentrando intorno e a danno della PMI:

  • La riforma della Legge Fallimentare
  • Il giro di vite della BCE sui crediti deteriorati delle banche
  • La riforma delle modalità di riscossione delle imposte, in particolare dell’IVA

Si tratta di tre avvenimenti contemporanei che si stanno abbattendo sulle nostre imprese in questo periodo.

Partiamo dall’ultimo, la riscossione dell’IVA. Come sappiamo, la comunicazione dei dati IVA da annuale è diventata trimestrale. Non torniamo qui a spiegare il meccanismo di funzionamento dell’IVA e dell’obbligo al versamento che ne deriva in capo alle imprese a prescindere dalla effettiva riscossione della stessa e neppure disconosciamo il diritto dell’amministrazione finanziaria ad incassare le somme a debito dell’impresa e risultanti dalla comunicazione. Limitiamoci quindi a costatare che – in questi anni difficili, nei quali, oltre alle difficoltà generate dalla crisi, si è assistito a un generale credit-crunch a carico delle PMI -, molte delle imprese che sono sopravvissute lo hanno fatto utilizzando gli strumenti che la norma fiscale metteva a disposizione delle imprese al fine di dilazionare nel tempo l’esborso finanziario conseguente alle dichiarazioni. Oggi, invece, il “tempo” non c’è più o è divenuto molto più contenuto, come sanno bene quelle aziende che hanno già ricevuto gli avvisi con le richieste di versamento dell’IVA del primo e del secondo trimestre 2017.

L’altro argomento che potrebbe trasformarsi in una nuova difficoltà per molte imprese, è il preannunciato giro di vite della BCE in materia di crediti deteriorati nei portafogli delle banche, dei quali circa 1/3 interessa proprio le banche italiane. E’ infatti circolata nelle scorse settimane l’ipotesi di un intervento della BCE finalizzato a rafforzare i criteri con cui sono coperti i crediti deteriorati, con la conseguenza che i maggiori accantonamenti che sarebbero richiesti, finirebbero col ridurre la possibilità delle banche di erogare nuovi prestiti.

Ma l’argomento che deve avere l’attenzione di tutti gli imprenditori, e sul quale torneremo nei prossimi giorni, è quello della cosiddetta nuova Legge Fallimentare. Tra le molte novità introdotte, mi preme ora segnalare che la nuova norma prevede – con lo scopo di evitare il default (!) -, una fase preventiva di allerta, che può essere attivabile direttamente dall’impresa o d’ufficio dal Tribunale su segnalazione da parte dei creditori pubblici. Il fisco e l’Inps sono obbligati a segnalare al Tribunale eventuali “difficoltà” dell’impresa nell’adempimento delle proprie obbligazioni. A quel punto, un organismo che sarà costituito presso le Camere di Commercio si incaricherà di assistere le imprese debitrici e entro 6 mesi si dovrà giungere ad una soluzione concordata con i creditori. C’è poi tutta un’altra serie di previsioni, alcune anche favorevoli e interessanti. Ma il punto è: che effetto avrà, nei confronti del sistema finanziario che sostiene l’impresa interessata, la segnalazione e la sua sottoposizione ai controlli da parte del nuovo organismo? E’ presto per dirlo, ma sarà un argomento da tenere monitorato e che, insieme agli altri due che abbiamo indicato sopra, può essere foriero di problematiche significative.

La morale? Correre ai ripari, da subito, per evitare problematiche future importanti. Migliorare la programmazione finanziaria, ottimizzare da subito le forme tecniche di finanziamento, adottare piani di diluizione del debito che consentano di rispettare gli impegni nei confronti del fisco e mantenere in buona salute la Centrale Rischi. Insomma, non aspettare.

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it