“Con la locuzione business intelligence (BI) ci si può solitamente riferire a: un insieme di processi aziendali per raccogliere dati ed analizzare informazioni strategiche; la tecnologia utilizzata per realizzare questi processi; le informazioni ottenute come risultato di questi processi.” Questa è la definizione sintetica che da Wikipedia. Ma forse, definirla non è così semplice.

Sicuramente è un insieme di cose, o meglio, un sistema composto da modelli, metodi, processi, persone e strumenti. E poi, dalla capacità di osservare, scomporre e ricomporre le informazioni aziendali così da osservarle da diverse angolature in funzione degli scopi che quell’osservazione si pone.

Più semplicemente, ma in maniera efficace, potremmo anche definirla come un processo di trasformazione di dati in informazioni. Quindi, prima occorre sapere di avere a disposizione dei dati, sapere dove trovarli e poi come trovarli. Una volta ottenuti, ecco la prima utilizzazione dell’intelligenza: la trasformazione dei dati in informazioni. Potremmo anche parlare di una “metodologia che permette di vedere ciò che è nascosto” (anche se vederlo, a volte non basta, occorre poi comprenderlo nelle sue diverse dimensioni).

In sintesi, la Business Intelligence consiste nella capacità di vedere, ottenere e conoscere numerosi dettagli informativi e risposte, ciascuno rispetto a specifici obiettivi di analisi, operando intelligentemente su uno stesso insieme di dati già a nostra disposizione ma, magari, non raccolto o trattato per altri aspetti.

Un sistema il cui scopo consiste nel rendere automatico i processi di misurazione, controllo ma, soprattutto, analisi dei risultati e delle performance, mixando informazioni di diversa natura e provenienza, fino ad ottenere report e informazioni strategiche. Da dove provengono le informazioni? Dalle masse di dati presenti su database o anche archivi destrutturati, spesso non utilizzati o lasciati su moduli cartacei che, però, grazie agli strumenti della BI, vengono recuperati, catalogati e trasformati in informazioni utilizzabili.

Storicamente i beneficiari della business intelligence erano la direzione aziendale e il controllo di gestione. Ma oggi, ne beneficiano molti altri ambiti: dagli incaricati della progettazione, ai responsabili della produzione; dal marketing alla logistica, e così via. L’interconnessione portata da Industria 4.0 aumenterà a dismisura il numero e la qualità di informazioni disponibili in tempo reale, a tutto vantaggio della programmazione e della possibilità di comprendere fenomeni e indirizzarli: si pensi alla machine learning, all’utilizzo dell’intelligenza artificiale: una prateria che abbiamo appena iniziato a percorrere e della quale possiamo solo immaginare la dimensione e lo sbocco.

Un buon sistema di Business Intelligence richiede quindi strumenti per la raccolta dei dati, la loro pulizia e la loro validazione, la successiva elaborazione, aggregazione e analisi. Il tutto il più possibile (anzi esclusivamente) in maniera automatizzata. Alla proprietà, alla direzione, al controller, agli utilizzatori di queste informazioni, competerà la loro lettura, la loro comprensione, e a loro sarà richiesta la capacità di trarne il valore strategico. Queste le nuove sfide del controllo di gestione e dei manager di questo scorcio d’inizio millennio.

Ne parleremo ancora in seguito, perché è un argomento vasto e ricco di applicazioni.

Nel frattempo, se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

 

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