Il settore agroalimentare italiano sta crescendo ed ha una vivacità che si esprime in diversi ambiti e con diverse profondità. In particolare, sta avendo molto successo sui mercati internazionali, e le esportazioni hanno raggiunto i 41 miliardi di euro nel 2017.

I prodotti più ricercati all’estero sono i formaggi, i salumi, i dolci e gli spumanti, ma anche alcune altre tipologie di beni stanno registrando performance importanti.

I principali mercati di destinazione, sono la Germania, gli USA, la Francia, il Regno Unito e il Giappone, mentre importanti tassi crescita si registrano verso la Russia, la Cina e altre destinazioni.

Le richieste sono orientate verso i prodotti “a marchio” ma sono sempre più in crescita le attenzioni verso i prodotti DOP e IGP e l’Italia è una “miniera” di prodotti tipici e tradizionali. E in questo ambito, la Lombardia non è seconda a nessuno, con i suoi vini, formaggi e altri prodotti, tutelati o meno dai diversi strumenti dai molti acronimi (DOP, IGP, DOCG, DOC e IGT).

Osservando i formaggi, ben 14 sono quelli prodotti in Lombardia e che hanno ottenuto il riconoscimento DOP, ma molti altri sono ben riconosciuti e apprezzati pur senza essere DOP o avere altre forme di tutela istituzionale. Lo stesso vale per i vini, produzione per la quale la Lombardia vanta ben 5 DOCG, 21 DOC e 15 IGT.

Ma l’agroalimentare di qualità presenta un’ulteriore valenza: quella turistica! Vini e formaggi sono, infatti, prodotti in zone molto diverse e, spesso, ricche di valori ambientali e paesaggistici che ben si prestano a integrazioni tra cibo e conoscenza dei luoghi e delle tradizioni. Ecco quindi la nascita di numerosi percorsi enogastronomici, le strade del vino e del cibo o dei sapori. Certo, tutto questo mal si concilia con la grande industria e, al contrario, si presta per valorizzare produzioni e situazioni “più piccole”, ma questo è un valore, almeno in quest’ambito. Nella sola Lombardia, ci sono ben 190 aziende vitivinicole e 150 produttori tipici coinvolti lungo le strade dei sapori, con 208 agriturismi e 50 alberghi a disposizione (Fonte: Regione Lombardia). E allora ecco che l’economia genera altra economia, in un sistema che – se ben gestito – procura ricadute importanti su territori a volte anche difficili o lontane dai grandi centri.

Ecco quindi che l’agroalimentare lombardo ha spazi per l’export (sicuramente sono più facilitati i grandi produttori) ma anche per un mercato interno che presenta una vivacità crescente e che, proprio per sopperire alla dimensione piccola di alcune realtà, trae linfa da aggregazioni e da iniziative condivise.

Un esempio di questo arriva dalla Val Brembana (Bg), dove alcune piccole aziende si sono unite in un’associazione per valorizzare I FORMAGGI PRINCIPI DELLE OROBIE, 7 formaggi prodotti in ambiti e con caratteristiche specifiche. Si tratta di 2 DOP (lo Strachitunt della ValTaleggio e il Formai de Mut dell’Alta Val Brembana), 3 presidi Slow Food (lo Stracchino all’antica delle Valli Orobiche, l’Agrì di Valtorta e lo Storico Ribelle) e altri due formaggi con una loro netta riconoscibilità (il Branzi FTB e i Formaggi di capra orobica). Dopo il successo della manifestazione FORME realizzata a Bergamo nello scorso mese di ottobre, stanno lavorando lungo un percorso di valorizzazione che parte dalla riscoperta e dalla tutela delle razze, passa per l’alimentazione, la lavorazione del latte e la stagionatura e conservazione dei prodotti, per arrivare quindi al mercato.

Ma continueremo a parlarne in seguito.

Intanto, se vuoi approfondire, scrivimi a claudio@claudioarrigoni.it

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