Cogliamo l’occasione offertaci dalla prossima edizione di Ecomondo (Rimini dal 6 al 9 novembre) per fare il punto su questo importante quanto vasto e differenziato settore, sempre più interessante per l’economia oltre che per l’ambiente.

Intanto cominciamo con il dire che l’ambito dell’economia circolare racchiude tutti i settori di attività che si occupano del recupero delle materie (trasformando quindi i rifiuti o gli scarti in nuove risorse), del “recupero” dell’energia e di tutto l’ambito dello sviluppo sostenibile, tema che dovrà sempre più assumere rilevanza per il futuro del pianeta (argomento che coinvolge la produzione, il settore alimentare ma anche l’urbanistica e il tema del governo delle città).

Volendo meglio schematizzare, potremmo dire che rientrano in quest’ambito (circular economy) le attività che hanno a che fare con:

– la gestione dei rifiuti (valorizzazione degli stessi e loro gestione integrata; le tecnologie e i macchinari per la raccolta, la movimentazione e il trattamento);

– la biobased industry (quindi tutto il tema delle bioenergie oltre a parte dell’agroalimentare);

– le bonifiche di vario genere (tema quanto mai d’attualità, se pensiamo a molte città che vedono la presenza di industrie o di vecchi insediamenti in disuso);

– la gestione del rischio idrogeologico e la prevenzione delle calamità;

– la gestione dell’acqua (tema oltremodo sensibile)

– la produzione di energia (eolico, solare, fotovoltaico, idroelettrico, ma anche i sistemi di accumulo)

– l’efficientamento energetico

– la cogenerazione

– la mobilità sostenibile (che si integra con altri ambiti e con il grande tema delle smart cities).

Ma veniamo ai numeri.

Secondo una recente pubblicazione[i] in Italia sono già 5000 le imprese che operano nella green economy e occupano circa 120 mila addetti che consentono al nostro Paese di avere il primato in Europa per percentuale di rifiuti rigenerati: il 76,9% contro il 54% della Francia o il 37% della media europea. Un bel traguardo, reso possibile anche dall’impegno di ciascuno di noi, anche se molto si può ancora fare.

Viceversa, c’è spazio per crescere in ciò che riguarda le energie rinnovabili, nonostante molto sia già stato fatto: il valore degli investimenti in questo settore, è pari a circa 2,5 miliardi nel 2017, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente, ma a livello mondiale gli investimenti hanno raggiunto i 335 miliardi, sempre nel 2017, dei quali 160 nel fotovoltaico.

La strategia energetica italiana, prevede che entro il 2030 almeno il 55% della produzione elettrica provenga da fonti rinnovabili e che il parco auto veda la presenza di 5 milioni di auto elettriche: un’autentica rivoluzione, che sta accelerando sempre più (si vedano anche le misure di contrasto all’inquinamento avviate da molte regioni del Nord Italia proprio da questo primo ottobre).

Insomma, ci si attende un investimento in rinnovabili e in efficienza di almeno 145 miliardi nei prossimi 12 anni. Un mercato assolutamente di rilievo.

Ma per affrontarlo servono idee, preparazione e risorse: umane, fisiche e finanziarie.

Se vuoi approfondire, scrivi a info@claudioarrigoni.it per un colloquio senza impegno.

 

 

[i] Ecomondo Key Energy 2018

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