Decreto Rilancio: i principali contenuti

Come ormai noto, nei giorni scorsi è’ stato pubblicato il nuovo decreto chiamato DECRETO RILANCIO, che contiene una serie di interventi in diversi ambiti, finalizzati alla ripartenza dell’economia a seguito dello stop imposto dall’emergenza sanitaria per contrastare la diffusione del coronavirus Covid-19.

Di seguito una prima elencazione dei contenuti principali per le imprese, vedremo poi di approfondire le principali nei prosismi giorni.

DEBITI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE un primo stanziamento, destinato al pagamento debiti commerciali degli enti locali e delle Regioni in favore delle imprese, vedremo poi i tempi della burocrazia quanto impiegheranno ad evadere questo step;

CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO in favore delle imprese (con ricavi fino a 5 milioni di euro) parametrato al calo del fatturato di aprile 2020 rispetto al corrispondente mese del 2019 (anche in questo caso, non grandi cifre: 2000 euro per le società e di 1000 euro per l’impresa individuale,  una tantum e cumulabile col bonus INPS);

IRAP cancellati il saldo e l’acconto IRAP, riservato alle imprese con fatturato fino a 250 milioni di euro;

FONDO DI GARANZIA PER LE PMI irrobustimento della dotazione del Fondo in aggiunta a quanto previsto dal Decreto Liquidità e Cura Italia;

BOLLETTE ELETTRICHE previsto un intervento per la riduzione, nel 2020, dei costi delle bollette per utenze non domestiche in bassa tensione

ECOBONUS e SISMABONUS uno degli argomenti più interessanti, anche se bisogna approfondire meccanismi e contorni, è quello dei bonus legati al miglioramento energetico degli edifici e al loro adeguamento in tema di caratteristiche antisismiche. Si tratta di previsioni che – se saranno seguite da specifici prodotti messi a disposizione dal sistema bancario o da altri operatori finanziari  – potranno dare un impulso significativo all’edilizia e all’impiantistica. In sostanza, è previsto l’innalzamento al 110% delle detrazioni (come credito d’imposta) per una serie di interventi e secondo alcune regole specifiche (nei prossimi giorni pubblicherò un post dedicato a questi argomenti)

CANONI DI LOCAZIONE credito d’imposta per il 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione per i mesi di aprile, maggio e giugno (il credito può essere usato in compensazione oppure ceduto al locatore, al concedente o a banche);

OCCUPAZIONE SUOLO PUBBLICO esonero del pagamento di tasse e canoni (Tosap-Cosap) fino al 31 ottobre 2020, per bar e ristoranti, discoteche e altri pubblici esercizi;

SUPER AMMORTAMENTO prorogato al 31.12 (rispetto al 30.6) il termine per la consegna dei beni strumentali oggetto del super ammortamento;

RICAPITALIZZAZIONE IMPRESE incentivi finalizzati alla ricapitalizzazione di imprese che abbiano un fatturato compreso tra i 5 e i 50 milioni di euro;

STARTUP INNOVATIVE rafforzamento del sistema delle start up innovative e del trasferimento tecnologico tra mondo della ricerca e quello produttivo (finanziamenti e maggiori crediti d’imposta).

Continua a seguire nei prossimi giorni. Per approfondimenti scrivi a info@claudioarrigoni.it

Strumenti operativi per la prevenzione della crisi d’impresa

Le nuove norme in materia di prevenzione della crisi d’impresa, impongono a tutti gli imprenditori l’obbligo di un adeguato assetto organizzativo che includa l’adozione di strumenti di analisi e, soprattutto, di contabilità predittiva che consentano di rappresentare i futuri accadimenti, con una particolare attenzione ai flussi di cassa attesi.

Con Real-Time (www.rtol.it/), abbiamo promosso questo incontro che si propone di fornire una panoramica sui nuovi obblighi ma, soprattutto, sugli strumenti e le risorse a disposizione degli imprenditori per strutturare adeguatamente o rafforzare il proprio assetto organizzativo e la capacità di analisi e previsione.

DESTINATARI

  • Imprenditori
  • Manager operativi nelle aree Amministrazione, Finanza, Controllo e Pianificazione, Tesoreria
  • Consulenti d’azienda
  • Commercialisti
  • Sindaci

Maggiori informazioni e iscrizioni a questo link oppure scrivi a info@claudioarrigoni.it

Credito Adesso: uno strumento per le imprese lombarde

Lo scorso 5 settembre è stato riaperto il Bando Credito Adesso di Regione Lombardia.
Riservato alle micro imprese e alle PMI, dei settori del turismo, servizi, industria, commercio, artigianato, e agroalimentare, consente di accedere a un finanziamento chirografario abbinato a un contributo in conto interessi, destinato a sostegno del capitale circolante delle imprese ma anche dei professionisti.

Possono presentare domanda le imprese con sede operativa in Lombardia, regolarmente iscritte al Registro delle Imprese e operative da almeno 24 mesi, con ricavi medi non inferiori a 120 mila euro.

Oltre a Finlombarda (la finanziaria di Regione Lombardia) deve essere coinvolto un soggetto bancario convenzionato e il finanziamento prevede un rimborso con rata semestrale a capitale costante (alle scadenze fisse del 1° aprile e del 1° ottobre di ogni anno), senza preammortamento. Il Finanziamento non potrà superare il 15% della media dei Ricavi Tipici (ultimi due Esercizi chiusi) e il singolo Finanziamento non potrà superare la differenza media tra Attivo circolante e Disponibilità Liquide risultanti dagli ultimi due bilanci.

L’importo massimo per le PMI potrà arrivare a Euro 750.000,00 mentre il limite per le MID CAP è di 1,5 milioni; per i professionisti il limite scende a 200 mila euro.

Per approfondimenti scrivi a info@claudioarrigoni.it

Nuove regole stringenti per la classificazione a default in Centrale Rischi

Nuove istruzioni EBA, fatte proprie da ABI (Associazione bancaria italiana), in materia di classificazione a default delle posizioni bancarie. Si tratta di una importante novità che può interessare numerose aziende e che, di fatto, introduce maglie molto più strette rispetto a quanto praticato fino ad ora, per quanto riguarda la classificazione a default (sofferenza) di una posizione bancaria.

Le nuove regole prevedono che la banca deve classificare un’esposizione in default quando l’impresa è in arretrato da oltre 90 giorni su un’obbligazione creditizia “rilevante”. E’ considerata tale una esposizione che:

  • abbia un ammontare minimo di € 500;
  • e sia almeno pari all’1% dell’importo totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca finanziatrice,

E importante sottolineare che la classificazione a default di una linea presso una delle società appartenenti al gruppo bancario, comporta analoga classificazione per tutte le linee presso tutte le filiazioni del gruppo bancario. E ancora, la stessa classificazione sarà applicata anche a tutte le esposizioni dell’impresa e delle sue consociate o controllate.

Insomma, una rivoluzione significativa.

Entro lo scorso 1 giugno, le banche hanno comunicato la data a decorrere dalla quale viene data applicazione a questa nuova norma, il cui termine ultimo è l’1/1/2021: vale tuttavia la pena sottolineare che alcune banche la introdurranno già dal prossimo 1 luglio, quindi tra pochi giorni. Tra queste, ad esempio, UBI.

Ma questa è solo una delle due condizioni che consentono (impongono) la classificazione a default. Vi è anche una condizione “soggettiva” , cioè quando il debitore è considerato dalla banca come UTP (unlikeliness to pay), cioè quando la banca giudica che, senza il ricorso ad azioni, quale l’escussione delle garanzie, è improbabile che il debitore adempia integralmente alla sua obbligazione.

L’ulteriore nota che gli imprenditori devono tenere in considerazione è che la classificazione a default presso una banca, produrrà effetti negativi anche nel giudizio delle altre banche e, stante la segnalazione in Centrale Rischi di Banca d’Italia, potrà causare serie difficoltà di ulteriore accesso al credito.

Per maggiori informazioni, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Alternative al finanziamento bancario: i mini-bond

Nel post precedente (qui), abbiamo iniziato a trattare delle alternative alla banca tradizionale per finanziare le imprese.

Oggi approfondiamo il tema dei mini-bond, uno strumento che si sta rivelando interessante per diversi aspetti.

Sostanzialmente si tratta di prestiti obbligazionari, quindi niente di “troppo” nuovo se consideriamo che, storicamente, molte sono state le SPA che hanno provveduto ad emissioni di prestiti obbligazionari, anche se – frequentemente – i sottoscrittori di tali strumenti erano gli stessi soci o i loro familiari, mentre poche e solitamente di grandi dimensioni, erano le emissioni destinate al pubblico dei risparmiatori (stiamo parlando di titoli emessi da PMI non quotate).

In generale le obbligazioni sono titoli di debito, emessi da società di capitali, quindi strumenti che consentono alle imprese di raccogliere risorse a debito. Tradizionalmente, prevedono il riconoscimento al finanziatore di un interesse (cedola) e l’obbligo alla restituzione del capitale iniziale a una certa data o secondo un piano di rimborso reso noto al momento dell’emissione (regolamento).

Le SPA non quotate possono emettere obbligazioni per un importo non superiore al doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato. E’ ammessa una eccezione nel caso le obbligazioni siano sottoscritte da investitori professionali soggetti a vigilanza (fondi, banche, finanziarie, ecc.) oppure siano destinate alla quotazione nei mercati o, ancora, qualora attribuiscano al portatore il diritto di acquisire o sottoscrivere azioni.

Le SRL possono emettere questi titoli se previsto dall’atto costitutivo e sottoscrittori possono essere esclusivamente gli investitori professionali soggetti a vigilanza. L’ammontare dell’emissione non è soggetta a limitazioni.

Non ci addentreremo nei numerosi e importanti adempimenti necessari per giungere all’emissione (infatti, a seconda delle caratteristiche dell’emissione e del pubblico cui è destinata, potrebbero essere necessari diversi elaborati e documenti, oltre al regolamento del prestito, primo tra tutti il Prospetto Informativo che deve essere sottoposto ad approvazione della CONSOB in caso di quotazione).

Ma veniamo a parlare dei mini-bond.

Intanto cominciamo con il dire che possono essere emessi dalle società non quotate, incluse le PMI di qualsiasi dimensione (purché non classificata come microimpresa).

In buona sostanza consistono in emissioni obbligazionarie ma beneficiano di alcuni specifici trattamenti, soprattutto di carattere fiscale e a determinate condizioni. Quella che, forse, è la più interessante di queste condizioni è la quotazione su mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione. In tal caso, i benefici che conseguono sono la deducibilità degli interessi passivi, delle spese di emissione e l’esenzione dell’applicazione della ritenuta sugli interessi percepiti dall’investitore con applicazione dell’imposta sostitutiva. Gli stessi benefici sono previsti nel caso i mini-bond siano sottoscritti da investitori qualificati.

Vi possono essere quindi benefici sia per l’emittente che per il sottoscrittore.

In Italia, la principale iniziativa a sostegno della diffusione dei mini-bond potrebbe essere riconducibile a Borsa Italiana, la quale ha introdotto il segmento Extra MOT, riservato ai soli investitori professionali, sul quale vengono quotati e scambiati anche mini-bond e cambiali finanziarie.

Dopo questo primo inquadramento generale, vediamo quindi di approfondire alcuni aspetti più specifici.

Intanto, abbiamo detto che, in sostanza, si tratta di prestiti obbligazionari, quindi strumenti di debito a medio/lungo termine, la cui emissione e, soprattutto, quotazione, è resa possibile ad un più vasto numero di imprese e con alcune semplificazioni rispetto alle emissioni destinate alla quotazione “tradizionale”.

L’aspetto interessante è che consentono di “affrancarsi”, almeno in parte, dal tradizionale sistema bancario.

Normalmente, le risorse raccolte con l’emissione sono destinate a piani di sviluppo aziendale, o in operazioni di investimento straordinario, a volte a ristrutturazione di altre posizioni. Attenzione, in quest’ultimo caso, e in generale, non si sta parlando di aziende in crisi. Al contrario, l’azienda deve essere in buone condizioni di salute, con buone performance e deve avere precisi e concreti piani di sviluppo.

Possono essere emesse da Società di capitali che devono avere un fatturato non inferiore a 2 milioni di euro (quindi, le “microimprese” sono escluse da questa possibilità), e il bilancio della Società emittente deve essere certificato da un revisore esterno (questa è una annotazione importante e che le imprese devono tenere in considerazione, per tempo. Accade spesso che questo aspetto finisca per costituire uno scoglio…per più di un motivo). L’accesso ai mini-bond, e al mercato Extra MOT, costituiscono un ottimo esercizio di trasparenza e di programmazione. Gli investitori, infatti, sono tutti professionali (banche, società di investimento, SGG, SICAV, ecc.) e devono poter essere messi in condizione di apprezzare la bontà e l’affidabilità dell’offerta.

Al 30 settembre 2018, le emissioni di mini-bond quotate all’Extra Mot Pro erano 334 e sono in continuo aumento. L’ammontare medio dell’emissione è di circa 6,7 milioni di euro (ma ci sono emissioni anche molto più piccole) e il rendimento offerto è leggermente superiore al 5%. Su quest’ultimo aspetto vale porre molta attenzione, in quanto il costo per interessi, ai quali vanno aggiunti i costi accessori per giungere all’emissione, alla quotazione e al mantenimento di quest’ultima, sono – mediamente – sensibilmente maggiori rispetto a quelli che potrebbero essere ottenuti attraverso i normali canali bancari e sono altresì maggiori rispetto al solo rendimento offerto agli investitori.

Il fatturato medio delle società emittenti è nell’intorno dei 100 milioni e la durata media dei prestiti è prossima ai 5 anni. Le modalità di rimborso sono per circa la metà delle emissioni con un piano di ammortamento mentre l’altra metà prevede un rimborso bullet (tutto alla scadenza).

Quali sono i soggetti coinvolti nell’emissione di un mini-bond. Una figura importante è l’advisor al quale ci si rivolge, quindi un consulente (o una società di consulenza), che collabora con la Società nella definizione della strategia, nell’analisi del business-plan, nella definizione dei contenuti dell’information memorandum, oltre che nella condivisione dei tempi. Vi è poi un consulente legale per gli aspetti formali e per la stesura, nel rispetto delle norme, dei diversi documenti. L’arranger si incarica poi del collocamento dei bond presso il mercato degli investitori. La Società di rating si preoccuperà di esprimere il giudizio di affidabilità in merito alla solvibilità dell’emittente (anche se il rating non è obbligatorio, è opportuno verificarne l’opportunità, per migliorare l’appetibilità dell’emissione). Del certificatore di bilancio abbiamo già detto. E poi c’è Borsa Italiana. Insomma, il progetto è da valutare per tempo e i costi non sono indifferenti ma il risultato che se ne ottiene può essere davvero significativo.

Se vuoi approfondire, scrivi a info@claudioarrigoni.it

Crisi d’impresa e diagnosi precoce: i nuovi obblighi

Abbiamo già parlato di questo argomento diverse volte, sia qui in questo blog sia sui canali social. L’argomento torna ad essere di attualità ed è importante che gli imprenditori ne prendano coscienza e si attrezzino opportunamente, per quanto possibile.

Lo scorso 8 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto legislativo che introduce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza e che andrà a sostituire l’attuale Legge Fallimentare. Si tratta di un provvedimento che fa seguito alla Legge Delega 155/2017 nella quale, appunto, veniva dato incarico al Governo di provvedere a quanto occorra – nell’ambito delle linee guida disposte dalla Legge -, per dare attuazione alla stessa.

Il tema di fondo, il principio ispiratore, almeno enunciato, poi vedremo nei fatti come e cosa accadrà, è quello di “prevenire” la crisi o, almeno, di fornire all’impresa degli strumenti per superarla, così da assicurare la continuità aziendale. Per fare questo, si mettono in atto strumenti di “prevenzione” della crisi, cioè strumenti che possano rilevare “indizi” (che alcuni soggetti sono obbligati a rilevare e segnalare) al fine di diagnostica in maniera precoce una possibile crisi. Per intenderci, questa cosa la banca già la fa: il rating fonda gran parte del proprio valore proprio sul calcolo della possibilità di default dell’impresa entro 12 mesi (anche se, per default, in questo caso, si intende altro, ma ne abbiamo già parlato).

Ma che cosa prevede la nuova norma in itinere?

Intanto sappiamo che scompare il “fallimento”, magari non nei fatti ma nella terminologia, che sarà sostituita dall’espressione “liquidazione giudiziale”. Poi viene posta l’enfasi sulle proposte che consentano il superamento della crisi, assicurando la continuità aziendale, allo scopo di evitare l’accesso a procedure concorsuali più invasive e costose.

Quindi, il tema centrale sono le procedure di allerta: dicevamo che si tratta di misure finalizzate alla diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese così da giungere alla composizione assistita della crisi, l’attivazione delle quali non costituisce causa di risoluzione dei contratti pendenti, anche se stipulati con la PA, né di revoca degli affidamenti concessi, disponendo che sono inefficaci eventuali patti contrari. E questa è una previsione importante per dare all’imprenditore la tranquillità necessaria per affrontare la ristrutturazione della propria azienda, senza il timore di perdere appalti e affidamenti.

Quali saranno gli indicatori da monitorare? Lo stabilirà il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, ma tra questi possiamo già dire che riguarderanno gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario e quegli aspetti che potrebbero incidere sulla sostenibilità dei debiti per l’esercizio in corso o per i sei mesi successivi e sulla continuità aziendale; tra gli indici entreranno senz’altro anche i reiterati ritardi nei pagamenti, e vedremo come saranno definiti questi aspetti.

Chi sono i soggetti obbligati a segnalare la presenza di questi indizi di crisi? Gli organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione, i quali devono verificare che l’organo amministrativo monitori costantemente l’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa (nuovo obbligo finalmente posto in carico agli imprenditori), il suo equilibrio economico-finanziario ed il prevedibile andamento della gestione (e quindi si dovranno fare piani previsionali e se ne controlleranno gli scostamenti). Quando l’imprenditore riceve una segnalazione, questi dovrà, entro 30 giorni, riferire le soluzioni che intende adottare in ordine ai diversi problemi segnalati. Attenzione: la segnalazione è obbligatoria, in quanto – se chi è dovuto non provvede – si assume la responsabilità solidale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o delle azioni successivamente poste in essere dall’organo amministrativo in difformità dalle prescrizioni ricevute, a meno che esse siano conseguenza diretta di decisioni assunte prima della segnalazione stessa.

Ma non solo gli organi di controllo sono obbligati alle segnalazioni: anche l’Agenzia delle entrate, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)e l’agente della riscossione delle imposte sono tenuti alla segnalazione in caso di esposizioni debitorie di importo rilevante (e per ciascuna tipologia di debito, viene stabilito quando debba intendersi “rilevante”)

Ecco quindi che, in presenza di segnalazioni e di risposta “non adeguate” da parte dell’imprenditore, scatta l’intervento dell’organismo di composizione della crisi d’impresa (una nuova sigla, OCRI), che sarà costituito presso ciascuna Camera di Commercio e che avrà il compito di gestire la fase dell’allerta e l’eventuale procedimento di composizione assistita della crisi (vedremo se per tutte le imprese o solo per quelle maggiori, e vedremo quali criteri saranno utilizzati per distinguere le une dalle altre).

L’OCRI sarà composto da referenti della CCIAA e da un collegio degli esperti, nominato di volta in volta e da scegliersi tra gli iscritti nell’albo dei gestori della crisi e dell’insolvenza. Il debitore (e qui inizia già a cambiare il nome con il quale si identifica l’impresa e/o l’imprenditore…) sarà convocato in tempi strettissimi (15 giorni successivi alla segnalazione) davanti all’OCRI per una prima audizione riservata il cui esito, sulla base dei dati e delle informazioni raccolte, potrà essere o l’insussistenza della crisi (con la conseguente archiviazione delle segnalazioni raccolte) oppure l’individuazione di una serie di misure che possono apparire idonee al superamento della crisi, se constatata, fissando un termine entro il quale l’imprenditore deve riferire in merito alla loro attuazione. Se, alla scadenza concordata, il debitore non ha ottemperato e non ha assunto le iniziative necessarie, il collegio ne prende atto e fissa un termine non superiore a tre mesi (prorogabile fino a sei) da utilizzare per ricercare una soluzione concordata con i creditori e questa fase sarà direttamente seguita da una figura esterna all’impresa (il relatore). Se allo scadere del termine l’accordo con i creditori non è stato raggiunto e la situazione di crisi permane, al debitore sono assegnati 30 giorni di tempo per presentare una domanda di accesso ad una procedura concorsuale.

Si tratta quindi di un percorso delineato e ben tempificato, che non sempre può essere idoneo o sufficiente per risolvere una situazione di crisi che, in ogni caso, l’imprenditore è chiamato a prevenire. Per questo è necessario che le imprese si attrezzino per tempo con competenze e strumenti adeguati. A tal fine, la soluzione del fractional-manager o del temporary manager, cioè di una figura competente e con esperienza, che entri in azienda per tempo e la aiuti a strutturare un percorso di prevenzione e/o di risanamento prima che la situazione sfoci in crisi, è utile, pratica e percorribile anche per le piccole imprese.

Se vuoi saperne di più, scrivi e chiedi un appuntamento riservato e senza impegno a info@claudioarrigoni.it oppure telefona allo 035642839

Green & Circular Economy: facciamo un po’ di numeri

Cogliamo l’occasione offertaci dalla prossima edizione di Ecomondo (Rimini dal 6 al 9 novembre) per fare il punto su questo importante quanto vasto e differenziato settore, sempre più interessante per l’economia oltre che per l’ambiente.

Intanto cominciamo con il dire che l’ambito dell’economia circolare racchiude tutti i settori di attività che si occupano del recupero delle materie (trasformando quindi i rifiuti o gli scarti in nuove risorse), del “recupero” dell’energia e di tutto l’ambito dello sviluppo sostenibile, tema che dovrà sempre più assumere rilevanza per il futuro del pianeta (argomento che coinvolge la produzione, il settore alimentare ma anche l’urbanistica e il tema del governo delle città).

Volendo meglio schematizzare, potremmo dire che rientrano in quest’ambito (circular economy) le attività che hanno a che fare con:

– la gestione dei rifiuti (valorizzazione degli stessi e loro gestione integrata; le tecnologie e i macchinari per la raccolta, la movimentazione e il trattamento);

– la biobased industry (quindi tutto il tema delle bioenergie oltre a parte dell’agroalimentare);

– le bonifiche di vario genere (tema quanto mai d’attualità, se pensiamo a molte città che vedono la presenza di industrie o di vecchi insediamenti in disuso);

– la gestione del rischio idrogeologico e la prevenzione delle calamità;

– la gestione dell’acqua (tema oltremodo sensibile)

– la produzione di energia (eolico, solare, fotovoltaico, idroelettrico, ma anche i sistemi di accumulo)

– l’efficientamento energetico

– la cogenerazione

– la mobilità sostenibile (che si integra con altri ambiti e con il grande tema delle smart cities).

Ma veniamo ai numeri.

Secondo una recente pubblicazione[i] in Italia sono già 5000 le imprese che operano nella green economy e occupano circa 120 mila addetti che consentono al nostro Paese di avere il primato in Europa per percentuale di rifiuti rigenerati: il 76,9% contro il 54% della Francia o il 37% della media europea. Un bel traguardo, reso possibile anche dall’impegno di ciascuno di noi, anche se molto si può ancora fare.

Viceversa, c’è spazio per crescere in ciò che riguarda le energie rinnovabili, nonostante molto sia già stato fatto: il valore degli investimenti in questo settore, è pari a circa 2,5 miliardi nel 2017, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente, ma a livello mondiale gli investimenti hanno raggiunto i 335 miliardi, sempre nel 2017, dei quali 160 nel fotovoltaico.

La strategia energetica italiana, prevede che entro il 2030 almeno il 55% della produzione elettrica provenga da fonti rinnovabili e che il parco auto veda la presenza di 5 milioni di auto elettriche: un’autentica rivoluzione, che sta accelerando sempre più (si vedano anche le misure di contrasto all’inquinamento avviate da molte regioni del Nord Italia proprio da questo primo ottobre).

Insomma, ci si attende un investimento in rinnovabili e in efficienza di almeno 145 miliardi nei prossimi 12 anni. Un mercato assolutamente di rilievo.

Ma per affrontarlo servono idee, preparazione e risorse: umane, fisiche e finanziarie.

Se vuoi approfondire, scrivi a info@claudioarrigoni.it per un colloquio senza impegno.

 

 

[i] Ecomondo Key Energy 2018

Le principali agevolazioni per le imprese lombarde

Le vacanze sono terminate, è tempo di tornare a programmare il futuro delle nostre aziende. Ecco che può quindi essere utile un riepilogo delle principali agevolazioni alle quali accedere in questo periodo (di seguito le principali agevolazioni disponibili per le imprese Lombarde).

VOUCHER DIGITALE

Destinato alle PMI, finanzia gli investimenti in attrezzature tecnologiche, software, la formazione e la consulenza, il tutto finalizzato all’adozione di tecnologie 4.0.
L’importo massimo del voucher è di 15 mila euro anche se varia in base alle diverse CCIAA di competenza tra il 50% e il 70% delle spese ammissibili.

Le scadenze per la presentazione della domanda sono diverse, anche in questo caso, in base alla CCIAA di competenza: Bergamo entro il 15/10/18, Brescia entro il 18/09/2018, Como, Lecco, Sondrio e Cremona entro il 31/10/2018, Mantova entro il 31/12/2018, Milano Monza Brianza Lodi entro il 28/09/2018, Varese entro il 29/10/2018.

AL VIA 

Destinato alle PMI del settore manifatturiero, servizi e artigianato, finanzia nuovi investimenti in macchinari, impianti, attrezzature, arredi; sistemi gestionali integrati; marchi, brevetti e licenze; opere murarie.

Le agevolazioni sono diverse, inclusa la possibilità di accedere ad un fondo perduto in misura variabile in base a delle condizioni e, comunque, fino a un massimo del 15%, oltre a un finanziamento a tasso agevolato e la concessione di garanzia.

STORE EVOLUTION 

Riservato alle PMI del commercio della Lombardia, finanzia l’ammodernamento e la digitalizzazione dei negozi. L’investimento minimo deve essere di 10 mila euro e consente di ottenere un contributo fino al  50% delle spese ammissibili, con un massimo di 20 mila euro.
Aprirà il 10 settembre fino all’8 ottobre.

NUOVA SABATINI 

Destinato alle PMI, favorisce l’acquisto, anche in leasing, di macchinari, attrezzature, impianti (solo nuovi), oltre ad hardware e software.

Prevede un contributo in conto interessi sul finanziamento di durata quinquennale pari al 2,75%, maggiorato al 3,575% per alcune tipologie di beni.

IPERAMMORTAMENTO 

Aperto a tutte le imprese (non solo alle PMI), premia fiscalmente l’acquisto, anche in leasing, di beni rientranti nell’ambito Industria 4.0, consentendo di ammortizzare un valore pari al 250% del costo di acquisto del bene (140% nel caso di software e altri beni immateriali).

FINANZIAMENTI SIMEST

Valido per tutte le imprese, finanzia diverse tipologie di interventi nell’ambito dell’internazionalizzazione. Per un approfondimento vedi al seguente link http://www.claudioarrigoni.it/2018/03/05/finanziamenti-per-linternazionalizzazione/

CREDITO IMPOSTA RICERCA 

Interessa tutte le tipologie di imprese e consiste in un credito di imposta che può arrivare al 50% delle spese di ricerca e sviluppo incrementali. Si tratta quindi di un incentivo automatico, disponibile fino al 31 dicembre 2020.

LINEA INNOVAZIONE 

Destinato alle PMI e alle Midcap, purché con un organico inferiore a 3.000 dipendenti, fornisce un beneficio a progetti di innovazione di prodotto e/o di processo, con un finanziamento fino al 100% delle spese oltre a un contributo a fondo perduto a valere sul costo del finanziamento.

SME INSTRUMENT 

Contributi dalla UE destinati alle PMI a sostegno di progetti di fattibilità e di sviluppo di prodotti, prototipi, test nell’ambito dell’innovazione che possano portare ricadute significative sul mercato.
Prevede un contributo a fondo perduto fino a 50 mila euro per lo studio di fattibilità (fase 1) e fino a 2,5 milioni di euro per la realizzazione del progetto (fase 2).

Le prossime scadenze per la fase 1 sono il 5 settembre e il 7 novembre mentre per la fase 2 la scadenza è al 10 ottobre.

BONUS FORMAZIONE 4.0

Aperto a tutte le imprese, è un incentivo automatico a sostegno delle attività di formazione sul tema Industria 4.0. Prevede un credito di imposta pari al 40% delle spese ammissibili, per un massimo di 300 mila euro.

CREDITO DI IMPOSTA PER LA PUBBLICITÀ

Aperto a tutte le imprese e lavoratori autonomi, consente di beneficiare di un credito d’imposta del 75% (elevabile al 90% per PMI e start-up innovative) degli investimenti in campagne pubblicitarie. Il beneficio non è assicurato in quanto potrebbe esserci un riparto.
Le domande si possono presentare dal 22 settembre al 22 ottobre 2018 e riguardano gli investimenti compiuti dal 24/6/2017.

Vi è inoltre la possibilità di accedere ad altri bandi più specifici o minori.

Se sei interessato ad approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Un business angel per la tua start-up?

Un recente incontro con Paolo Anselmo, Presidente dell’Italian Business Angels Network Association (IBAN), promosso da Bergamo Sviluppo,  offre l’occasione per una panoramica sul tema dei business angelsin Italia (altri network di business angels presenti in Italia sono Italian Angels for Growth, Custodi di Successo, Angel Partner Group e altri).

Chi è un business angel? E’ un investitore informale in capitale di rischio, una persona fisica – da non confondere quindi con altre tipologie di investitori -, che investe risorse proprie e non di terzi. Può investire da solo o in sindacato con altri business angels, al fine di ottimizzare l’importo investito da ciascuno ma giungendo comunque all’importo complessivo necessario all’investimento, consentendo così di diversificare gli ambiti di intervento.

Normalmente ha esperienza nella conduzione di imprese e dispone di mezzi propri oltre a un buon bagaglio di conoscenze. Insomma, tutte risorse che possono risultare molto utili a chi inizia ad intraprendere e ha la necessità di competenze per impostare e condurre una impresa, risorse monetarie e conoscenze di persone che possono essere d’aiuto nei vari ambiti.

La maggior parte dei business angels è maschio (solo 1 su 5 è donna), ex manager o imprenditore, in due casi su tre è laureato, investe solo una piccola parte delle proprie disponibilità monetarie in relativamente poche aziende per volta, così da poterle seguire da vicino.

Quando investe in una start-up, il business angel si aspetta di trovare una controparte seria, competente, con un team affiatato, una visione chiara e, naturalmente, un progetto realmente innovativo.

Interviene generalmente in fase di early stage (cioè nelle prime fasi di avvio dell’impresa) e l’ammontare dell’investimento può essere molto contenuto, se sostenuto in sindacato (anche solo 10 mila euro per ogni investitore) e giungere fino a 100 o 200 mila euro.

I settori preferiti sono quelli ad alto potenziale: life science, tech, energy, fintech, biotech, elettromedicale, A.I., ecc.

E’ facile ottenere il sostegno di un business angel? Sembra di no, o meglio, la selezione è molto attenta. Da alcune osservazioni emerge che ogni 100 proposte, solo 20 circa vengono prese in considerazione e di queste solo poche unità accedono alle successive verifiche e ottengono il capitale, non sempre nella misura richiesta.

Insomma, quella del business angel è una opportunità concreta, ma anche in questo caso, è il merito che fa la differenza.

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

LA SEGNALAZIONE A SOFFERENZA IN CENTRALE RISCHI: ALCUNI ASPETTI DI LEGITTIMITA’ E DI OPPORTUNITA’

Parliamo oggi di un aspetto alquanto sgradevole.

Molte aziende si sono trovate, in questi anni, a fare i conti con il rischio o con la vera e propria segnalazionea sofferenza” in centrale rischi di Banca d’Italia. Uno spettro per qualcuna, un vero e proprio incubo per altre. O peggio, una realtà.

Ma che cos’è la sofferenza, in accezione bancaria? “Si parla di sofferenza quando il cliente è valutato in stato di insolvenza (cioè irreversibilmente incapace di saldare il proprio debito) anche se questo non è stato accertato in sede giudiziaria. La classificazione a sofferenza è il risultato della valutazione della situazione finanziaria complessiva del cliente da parte della banca” (1), Quindi, si tratta di un giudizio sulla capacità del cliente di adempiere ai propri impegni, un giudizio che, però, non è pronunciato da un giudice o da un organismo terzo bensì – in via del tutto autonoma e senza alcun contraddittorio – da una banca o da un intermediario finanziario, quindi da una delle due parti contrattuali. Il punto è che questa segnalazione, frequentemente presenta alcune conseguenze devastanti, la prima delle quali è la revoca degli affidamenti anche da parte di eventuali altri istituti finanziatori.

Come esempio, riporto una vicenda processuale sfociata in una sentenza del Tribunale di Lanciano del 12 febbraio 2018.

Una Società, giudicata solida dal punto di vista finanziario e patrimoniale ma che riteneva di aver subito usura dalla propria banca, ha promosso una causa contro la banca stessa al fine di vedere riconosciuto tale trattamento e ottenere il risarcimento che riteneva di meritare. Il punto però – e questo è un errore che troppe imprese fanno – è che la Società, nelle more della decisione del giudice, ha ritenuto di sospendere il pagamento delle rate del finanziamento in quanto ciò che si aspettava di vedersi riconosciuto era ampiamente maggiore rispetto al debito residuo nei confronti della banca. Ma il mancato pagamento  delle rate di un finanziamento, è oggetto di segnalazione in centrale rischi di Banca d’Italia e, ad un certo punto, durante la vertenza, la banca – senza preavviso – ha segnalato a sofferenza la società. Questo ha innescato una reazione a catena poiché gli altri istituti finanziatori, alla luce della segnalazione, hanno revocato gli affidamenti, portando quindi la società in crisi di liquidità.

Di fatti come questi, ne sono accaduti diversi in questi anni, anche grazie a cattivi consigli forniti alle aziende.

Nel caso di specie, tuttavia, anche la banca ha commesso un errore, riconosciuto dal Tribunale nella citata sentenza, in quanto la banca ha operato la segnalazione senza farla precedere dalla comunicazione di preavviso al debitore e agli eventuali garanti. Il Tribunale si è spinto anche oltre, richiamando una sentenza della Corte di Cassazione (n. 21428 del 2007) la quale ha sancito che non basta un mero ritardo a far scaturire la segnalazione a sofferenza ma è necessaria una valutazione e una ponderazione complessa da parte della banca, dalla quale si evinca lo stato di difficoltà e l’oggettivo rischio di riscossione del credito, senza escludere la possibilità di rientro o la ristrutturazione del debito.

Nel caso specifico, il Tribunale ha imposto alla banca la cancellazione della sofferenza. Peccato che, nel frattempo, la crisi finanziaria fosse comunque esplosa e non è automatico che le altre banche corrano a ripristinare le facilitazioni concesse.

Cosa ne consegue ai fini nostri:

l’argomento della Centrale Rischi di Banca d’Italia, è stato già scritto più volte in questo blog, è molto delicato e ad esso va dedicata la massima attenzione da parte dell’imprenditore in quanto, per le PMI, il dato di CR incide in maniera preponderante sulla valutazione del merito creditizio dell’impresa (rating).

Un’altra lezione che se ne può trarre è che, a prescindere dalle emozioni e dai cattivi consigli, il rapporto è prima regolato da un contratto, gestito da persone e di questo occorre avere contezza. Non può l’impresa farsi ragione da se, così come non lo può fare la banca. Viceversa, occorre usare intelligenza e prudenza nella gestione del rapporto, per ottenere il massimo rischiando il minimo. O almeno, conoscendo i rischi che si corrono.

In definitiva, occorre prevenire la possibilità che simili fatti possano accadere: non si può mettere a repentaglio un’azienda e le vite di tutte le persone coinvolte, dipendenti e fornitori compresi, per una questione di puntiglio. C’è un bene più grande da salvaguardare prima, e c’è tempo, dopo, per il puntiglio.

Questo, almeno, è il pensiero di chi scrive.

Se vuoi approfondire o affrontare qualche argomento, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

(1) Fonte Banca d’Italia