Imprese in affanno nel saldare crediti e fatture

Continuano, anzi aumentano, la difficoltà delle imprese italiane nei pagamenti ai propri fornitori.

Era dal 2015 che la situazione era in miglioramento, ora – invece – si registra una inversione di tendenza, così come sono in aumento le insolvenze.

E’ quanto emerge da una analisi di Euler Hermes con riferimento al 2019. Le maggiori difficoltà si registrano nel settore del commercio, ma anche nel manifatturiero e nei servizi mentre, per una volta, fanno eccezione le costruzioni.

Le cause possono essere diverse, tra queste la battuta di arresto nell’economia che si è registrata lo scorso anno e che non sembra cambiare di segno in questo 2020, così come le incertezze causate dalle controverse commerciali e il generalizzato calo della domanda, alla quale aggiungere – in queste settimane – anche l’effetto del virus cinese che non mancherà di “influenzare” in modo importante l’economia cinese in primis e, di conseguenza, gran parte delle economie mondiali. Vale la pena evidenziare che, già nel 2019, il maggior numero di ritardi nei pagamenti si registrava proprio in Cina (e in India).

Con riferimento al nostro Paese, a parere di chi scrive, un’altra causa è anche da imputare al credit crunch, la continua riduzione degli affidamenti alle imprese da parte del sistema bancario, così come una aumentata attenzione alle politiche creditizie da parte di molti fornitori (in particolare di chi ricorre all’assicurazione dei crediti), che hanno portato a riduzioni di plafond/tempi di dilazione, avviando una spirale faticosa per molte PMI. A tutto questo, da questo 2020 molte imprese italiane devono fare i conti anche con le nuove norme sulla prevenzione della crisi d’impresa, le quali pongono il focus proprio – e correttamente – sui flussi di cassa e sulla sostenibilità del debito. Motivo in più perché anche le PMI si attrezzino con politiche attive di gestione dei propri crediti e implementino strumenti efficaci di previsione e gestione dei flussi di cassa prospettici.

Per approfondimenti scrivi a info@claudioarrigoni.it

COME E’ CAMBIATO L’APPROCCIO AL CREDITO BANCARIO

Il prossimo 5 giugno, sarò tra i relatori a questo appuntamento nell’ambito della SMART COMPANY ACADEMY di LODI EXPORT.

Parleremo di come è cambiato l’approccio al credito bancario, dalla crisi del 2008 ai giorni nostri, e di come le nuove norme in capo alle banche abbiano portato all’introduzione di nuove e più stringenti regole e altre seguiranno a breve e potrebbero avere un grande impatto sulle imprese. Ma parleremo anche di cosa, l’imprenditore, può concretamente fare per mantenere o migliorare il proprio merito creditizio. Affronteremo anche il tema della Centrale Rischi, di come leggerla e quali attenzioni prestare.

La partecipazione è gratuita ma soggetta a iscrizioni presso il Consorzio: Lodi Export 0371-4662607; info@lodiexport.it

Quando: 5 giugno 2019

Dove: Polo Tecnologico Padano – Lodi Via Einstein

Orario: dalle 15.00 alle 18.00

Alternative al finanziamento bancario: i mini-bond

Nel post precedente (qui), abbiamo iniziato a trattare delle alternative alla banca tradizionale per finanziare le imprese.

Oggi approfondiamo il tema dei mini-bond, uno strumento che si sta rivelando interessante per diversi aspetti.

Sostanzialmente si tratta di prestiti obbligazionari, quindi niente di “troppo” nuovo se consideriamo che, storicamente, molte sono state le SPA che hanno provveduto ad emissioni di prestiti obbligazionari, anche se – frequentemente – i sottoscrittori di tali strumenti erano gli stessi soci o i loro familiari, mentre poche e solitamente di grandi dimensioni, erano le emissioni destinate al pubblico dei risparmiatori (stiamo parlando di titoli emessi da PMI non quotate).

In generale le obbligazioni sono titoli di debito, emessi da società di capitali, quindi strumenti che consentono alle imprese di raccogliere risorse a debito. Tradizionalmente, prevedono il riconoscimento al finanziatore di un interesse (cedola) e l’obbligo alla restituzione del capitale iniziale a una certa data o secondo un piano di rimborso reso noto al momento dell’emissione (regolamento).

Le SPA non quotate possono emettere obbligazioni per un importo non superiore al doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato. E’ ammessa una eccezione nel caso le obbligazioni siano sottoscritte da investitori professionali soggetti a vigilanza (fondi, banche, finanziarie, ecc.) oppure siano destinate alla quotazione nei mercati o, ancora, qualora attribuiscano al portatore il diritto di acquisire o sottoscrivere azioni.

Le SRL possono emettere questi titoli se previsto dall’atto costitutivo e sottoscrittori possono essere esclusivamente gli investitori professionali soggetti a vigilanza. L’ammontare dell’emissione non è soggetta a limitazioni.

Non ci addentreremo nei numerosi e importanti adempimenti necessari per giungere all’emissione (infatti, a seconda delle caratteristiche dell’emissione e del pubblico cui è destinata, potrebbero essere necessari diversi elaborati e documenti, oltre al regolamento del prestito, primo tra tutti il Prospetto Informativo che deve essere sottoposto ad approvazione della CONSOB in caso di quotazione).

Ma veniamo a parlare dei mini-bond.

Intanto cominciamo con il dire che possono essere emessi dalle società non quotate, incluse le PMI di qualsiasi dimensione (purché non classificata come microimpresa).

In buona sostanza consistono in emissioni obbligazionarie ma beneficiano di alcuni specifici trattamenti, soprattutto di carattere fiscale e a determinate condizioni. Quella che, forse, è la più interessante di queste condizioni è la quotazione su mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione. In tal caso, i benefici che conseguono sono la deducibilità degli interessi passivi, delle spese di emissione e l’esenzione dell’applicazione della ritenuta sugli interessi percepiti dall’investitore con applicazione dell’imposta sostitutiva. Gli stessi benefici sono previsti nel caso i mini-bond siano sottoscritti da investitori qualificati.

Vi possono essere quindi benefici sia per l’emittente che per il sottoscrittore.

In Italia, la principale iniziativa a sostegno della diffusione dei mini-bond potrebbe essere riconducibile a Borsa Italiana, la quale ha introdotto il segmento Extra MOT, riservato ai soli investitori professionali, sul quale vengono quotati e scambiati anche mini-bond e cambiali finanziarie.

Dopo questo primo inquadramento generale, vediamo quindi di approfondire alcuni aspetti più specifici.

Intanto, abbiamo detto che, in sostanza, si tratta di prestiti obbligazionari, quindi strumenti di debito a medio/lungo termine, la cui emissione e, soprattutto, quotazione, è resa possibile ad un più vasto numero di imprese e con alcune semplificazioni rispetto alle emissioni destinate alla quotazione “tradizionale”.

L’aspetto interessante è che consentono di “affrancarsi”, almeno in parte, dal tradizionale sistema bancario.

Normalmente, le risorse raccolte con l’emissione sono destinate a piani di sviluppo aziendale, o in operazioni di investimento straordinario, a volte a ristrutturazione di altre posizioni. Attenzione, in quest’ultimo caso, e in generale, non si sta parlando di aziende in crisi. Al contrario, l’azienda deve essere in buone condizioni di salute, con buone performance e deve avere precisi e concreti piani di sviluppo.

Possono essere emesse da Società di capitali che devono avere un fatturato non inferiore a 2 milioni di euro (quindi, le “microimprese” sono escluse da questa possibilità), e il bilancio della Società emittente deve essere certificato da un revisore esterno (questa è una annotazione importante e che le imprese devono tenere in considerazione, per tempo. Accade spesso che questo aspetto finisca per costituire uno scoglio…per più di un motivo). L’accesso ai mini-bond, e al mercato Extra MOT, costituiscono un ottimo esercizio di trasparenza e di programmazione. Gli investitori, infatti, sono tutti professionali (banche, società di investimento, SGG, SICAV, ecc.) e devono poter essere messi in condizione di apprezzare la bontà e l’affidabilità dell’offerta.

Al 30 settembre 2018, le emissioni di mini-bond quotate all’Extra Mot Pro erano 334 e sono in continuo aumento. L’ammontare medio dell’emissione è di circa 6,7 milioni di euro (ma ci sono emissioni anche molto più piccole) e il rendimento offerto è leggermente superiore al 5%. Su quest’ultimo aspetto vale porre molta attenzione, in quanto il costo per interessi, ai quali vanno aggiunti i costi accessori per giungere all’emissione, alla quotazione e al mantenimento di quest’ultima, sono – mediamente – sensibilmente maggiori rispetto a quelli che potrebbero essere ottenuti attraverso i normali canali bancari e sono altresì maggiori rispetto al solo rendimento offerto agli investitori.

Il fatturato medio delle società emittenti è nell’intorno dei 100 milioni e la durata media dei prestiti è prossima ai 5 anni. Le modalità di rimborso sono per circa la metà delle emissioni con un piano di ammortamento mentre l’altra metà prevede un rimborso bullet (tutto alla scadenza).

Quali sono i soggetti coinvolti nell’emissione di un mini-bond. Una figura importante è l’advisor al quale ci si rivolge, quindi un consulente (o una società di consulenza), che collabora con la Società nella definizione della strategia, nell’analisi del business-plan, nella definizione dei contenuti dell’information memorandum, oltre che nella condivisione dei tempi. Vi è poi un consulente legale per gli aspetti formali e per la stesura, nel rispetto delle norme, dei diversi documenti. L’arranger si incarica poi del collocamento dei bond presso il mercato degli investitori. La Società di rating si preoccuperà di esprimere il giudizio di affidabilità in merito alla solvibilità dell’emittente (anche se il rating non è obbligatorio, è opportuno verificarne l’opportunità, per migliorare l’appetibilità dell’emissione). Del certificatore di bilancio abbiamo già detto. E poi c’è Borsa Italiana. Insomma, il progetto è da valutare per tempo e i costi non sono indifferenti ma il risultato che se ne ottiene può essere davvero significativo.

Se vuoi approfondire, scrivi a info@claudioarrigoni.it

Alternative al finanziamento bancario?

Canali alternativi al sistema bancario. E’ un argomento che, ormai da alcuni anni, è di attualità e se ne parla molto, anche se si vede poco, almeno tra i capannoni delle PMI.

In effetti, il tentativo di fare a meno delle banche è molto più datato, ma i risultati sono ancora, tutto sommato, modesti. Attenzione, non che i tassi di crescita dei canali alternativi non sia importante, ma in volumi oggi è ancora la banca che, più di altri, assiste il sistema imprenditoriale. Poi, non vi sarebbe da sottacere il fatto che, molto spesso, “dietro” un operatore alternativo vi siano ancora le banche o, quantomeno, i fondi delle banche.

In ogni caso, il tema di trovare un’alternativa alla banca è diventato di attualità dopo l’inizio della crisi del 2008, quando ormai era palpabile il credit crunch (anche se le banche lo negano, lo sanno bene gli imprenditori delle PMI e dell’edilizia!). Come ben ricordano i meno giovani, dal 2008 in poi, molti imprenditori si sono trovati a dover sostenere un vero e proprio assedio da parte delle banche che chiedevano (pretendevano) rientri dalle posizioni debitorie, in alcuni casi da un giorno all’altro oppure anche con piani a medio termine ma, in ogni caso, molti hanno esperimentato la fatica del rapporto con i loro partners finanziari.

Oggi non è cambiato granché: le banche sono senz’altro disponibili a concedere credito, a condizioni molto interessanti. Ma solo a chi merita. Cioè a quelle aziende che godono di merito creditizio (altro tema già ampiamente trattato in questo blog: vedi questo post e i successivi). E allora ecco che nascono, in questi ultimi pochi anni, diversi strumenti e canali di finanziamento alternativi al canale bancario.

Ma … c’è un ma. Il merito creditizio: quello è rimasto, tale e quale, anzi! A volte i canali alternativi hanno criteri di assunzione ancora più rigidi rispetto alle banche tradizionali.

E allora? E allora, banca si o banca no, il merito creditizio va costruito. Di denaro ce n’è molto ed è disponibile per gli investimenti sicuri. Appunto, sicuri. Cioè destinati a quei progetti che … meritano (e si torna qui).

Vuoi sapere come fare per avere questo benedetto “merito creditizio”? Bene, continua a seguire questo blog oppure scrivi a info@claudioarrigoni.it e chiedi un appuntamento (anche telefonico), riservato e senza impegno. E continua a seguire questo blog.

Nei prossimi post parleremo di PIR, mini-bond, fintech e strumenti alternativi al credito bancario.

Le principali agevolazioni per le imprese lombarde

Le vacanze sono terminate, è tempo di tornare a programmare il futuro delle nostre aziende. Ecco che può quindi essere utile un riepilogo delle principali agevolazioni alle quali accedere in questo periodo (di seguito le principali agevolazioni disponibili per le imprese Lombarde).

VOUCHER DIGITALE

Destinato alle PMI, finanzia gli investimenti in attrezzature tecnologiche, software, la formazione e la consulenza, il tutto finalizzato all’adozione di tecnologie 4.0.
L’importo massimo del voucher è di 15 mila euro anche se varia in base alle diverse CCIAA di competenza tra il 50% e il 70% delle spese ammissibili.

Le scadenze per la presentazione della domanda sono diverse, anche in questo caso, in base alla CCIAA di competenza: Bergamo entro il 15/10/18, Brescia entro il 18/09/2018, Como, Lecco, Sondrio e Cremona entro il 31/10/2018, Mantova entro il 31/12/2018, Milano Monza Brianza Lodi entro il 28/09/2018, Varese entro il 29/10/2018.

AL VIA 

Destinato alle PMI del settore manifatturiero, servizi e artigianato, finanzia nuovi investimenti in macchinari, impianti, attrezzature, arredi; sistemi gestionali integrati; marchi, brevetti e licenze; opere murarie.

Le agevolazioni sono diverse, inclusa la possibilità di accedere ad un fondo perduto in misura variabile in base a delle condizioni e, comunque, fino a un massimo del 15%, oltre a un finanziamento a tasso agevolato e la concessione di garanzia.

STORE EVOLUTION 

Riservato alle PMI del commercio della Lombardia, finanzia l’ammodernamento e la digitalizzazione dei negozi. L’investimento minimo deve essere di 10 mila euro e consente di ottenere un contributo fino al  50% delle spese ammissibili, con un massimo di 20 mila euro.
Aprirà il 10 settembre fino all’8 ottobre.

NUOVA SABATINI 

Destinato alle PMI, favorisce l’acquisto, anche in leasing, di macchinari, attrezzature, impianti (solo nuovi), oltre ad hardware e software.

Prevede un contributo in conto interessi sul finanziamento di durata quinquennale pari al 2,75%, maggiorato al 3,575% per alcune tipologie di beni.

IPERAMMORTAMENTO 

Aperto a tutte le imprese (non solo alle PMI), premia fiscalmente l’acquisto, anche in leasing, di beni rientranti nell’ambito Industria 4.0, consentendo di ammortizzare un valore pari al 250% del costo di acquisto del bene (140% nel caso di software e altri beni immateriali).

FINANZIAMENTI SIMEST

Valido per tutte le imprese, finanzia diverse tipologie di interventi nell’ambito dell’internazionalizzazione. Per un approfondimento vedi al seguente link http://www.claudioarrigoni.it/2018/03/05/finanziamenti-per-linternazionalizzazione/

CREDITO IMPOSTA RICERCA 

Interessa tutte le tipologie di imprese e consiste in un credito di imposta che può arrivare al 50% delle spese di ricerca e sviluppo incrementali. Si tratta quindi di un incentivo automatico, disponibile fino al 31 dicembre 2020.

LINEA INNOVAZIONE 

Destinato alle PMI e alle Midcap, purché con un organico inferiore a 3.000 dipendenti, fornisce un beneficio a progetti di innovazione di prodotto e/o di processo, con un finanziamento fino al 100% delle spese oltre a un contributo a fondo perduto a valere sul costo del finanziamento.

SME INSTRUMENT 

Contributi dalla UE destinati alle PMI a sostegno di progetti di fattibilità e di sviluppo di prodotti, prototipi, test nell’ambito dell’innovazione che possano portare ricadute significative sul mercato.
Prevede un contributo a fondo perduto fino a 50 mila euro per lo studio di fattibilità (fase 1) e fino a 2,5 milioni di euro per la realizzazione del progetto (fase 2).

Le prossime scadenze per la fase 1 sono il 5 settembre e il 7 novembre mentre per la fase 2 la scadenza è al 10 ottobre.

BONUS FORMAZIONE 4.0

Aperto a tutte le imprese, è un incentivo automatico a sostegno delle attività di formazione sul tema Industria 4.0. Prevede un credito di imposta pari al 40% delle spese ammissibili, per un massimo di 300 mila euro.

CREDITO DI IMPOSTA PER LA PUBBLICITÀ

Aperto a tutte le imprese e lavoratori autonomi, consente di beneficiare di un credito d’imposta del 75% (elevabile al 90% per PMI e start-up innovative) degli investimenti in campagne pubblicitarie. Il beneficio non è assicurato in quanto potrebbe esserci un riparto.
Le domande si possono presentare dal 22 settembre al 22 ottobre 2018 e riguardano gli investimenti compiuti dal 24/6/2017.

Vi è inoltre la possibilità di accedere ad altri bandi più specifici o minori.

Se sei interessato ad approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Un business angel per la tua start-up?

Un recente incontro con Paolo Anselmo, Presidente dell’Italian Business Angels Network Association (IBAN), promosso da Bergamo Sviluppo,  offre l’occasione per una panoramica sul tema dei business angelsin Italia (altri network di business angels presenti in Italia sono Italian Angels for Growth, Custodi di Successo, Angel Partner Group e altri).

Chi è un business angel? E’ un investitore informale in capitale di rischio, una persona fisica – da non confondere quindi con altre tipologie di investitori -, che investe risorse proprie e non di terzi. Può investire da solo o in sindacato con altri business angels, al fine di ottimizzare l’importo investito da ciascuno ma giungendo comunque all’importo complessivo necessario all’investimento, consentendo così di diversificare gli ambiti di intervento.

Normalmente ha esperienza nella conduzione di imprese e dispone di mezzi propri oltre a un buon bagaglio di conoscenze. Insomma, tutte risorse che possono risultare molto utili a chi inizia ad intraprendere e ha la necessità di competenze per impostare e condurre una impresa, risorse monetarie e conoscenze di persone che possono essere d’aiuto nei vari ambiti.

La maggior parte dei business angels è maschio (solo 1 su 5 è donna), ex manager o imprenditore, in due casi su tre è laureato, investe solo una piccola parte delle proprie disponibilità monetarie in relativamente poche aziende per volta, così da poterle seguire da vicino.

Quando investe in una start-up, il business angel si aspetta di trovare una controparte seria, competente, con un team affiatato, una visione chiara e, naturalmente, un progetto realmente innovativo.

Interviene generalmente in fase di early stage (cioè nelle prime fasi di avvio dell’impresa) e l’ammontare dell’investimento può essere molto contenuto, se sostenuto in sindacato (anche solo 10 mila euro per ogni investitore) e giungere fino a 100 o 200 mila euro.

I settori preferiti sono quelli ad alto potenziale: life science, tech, energy, fintech, biotech, elettromedicale, A.I., ecc.

E’ facile ottenere il sostegno di un business angel? Sembra di no, o meglio, la selezione è molto attenta. Da alcune osservazioni emerge che ogni 100 proposte, solo 20 circa vengono prese in considerazione e di queste solo poche unità accedono alle successive verifiche e ottengono il capitale, non sempre nella misura richiesta.

Insomma, quella del business angel è una opportunità concreta, ma anche in questo caso, è il merito che fa la differenza.

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

LA SEGNALAZIONE A SOFFERENZA IN CENTRALE RISCHI: ALCUNI ASPETTI DI LEGITTIMITA’ E DI OPPORTUNITA’

Parliamo oggi di un aspetto alquanto sgradevole.

Molte aziende si sono trovate, in questi anni, a fare i conti con il rischio o con la vera e propria segnalazionea sofferenza” in centrale rischi di Banca d’Italia. Uno spettro per qualcuna, un vero e proprio incubo per altre. O peggio, una realtà.

Ma che cos’è la sofferenza, in accezione bancaria? “Si parla di sofferenza quando il cliente è valutato in stato di insolvenza (cioè irreversibilmente incapace di saldare il proprio debito) anche se questo non è stato accertato in sede giudiziaria. La classificazione a sofferenza è il risultato della valutazione della situazione finanziaria complessiva del cliente da parte della banca” (1), Quindi, si tratta di un giudizio sulla capacità del cliente di adempiere ai propri impegni, un giudizio che, però, non è pronunciato da un giudice o da un organismo terzo bensì – in via del tutto autonoma e senza alcun contraddittorio – da una banca o da un intermediario finanziario, quindi da una delle due parti contrattuali. Il punto è che questa segnalazione, frequentemente presenta alcune conseguenze devastanti, la prima delle quali è la revoca degli affidamenti anche da parte di eventuali altri istituti finanziatori.

Come esempio, riporto una vicenda processuale sfociata in una sentenza del Tribunale di Lanciano del 12 febbraio 2018.

Una Società, giudicata solida dal punto di vista finanziario e patrimoniale ma che riteneva di aver subito usura dalla propria banca, ha promosso una causa contro la banca stessa al fine di vedere riconosciuto tale trattamento e ottenere il risarcimento che riteneva di meritare. Il punto però – e questo è un errore che troppe imprese fanno – è che la Società, nelle more della decisione del giudice, ha ritenuto di sospendere il pagamento delle rate del finanziamento in quanto ciò che si aspettava di vedersi riconosciuto era ampiamente maggiore rispetto al debito residuo nei confronti della banca. Ma il mancato pagamento  delle rate di un finanziamento, è oggetto di segnalazione in centrale rischi di Banca d’Italia e, ad un certo punto, durante la vertenza, la banca – senza preavviso – ha segnalato a sofferenza la società. Questo ha innescato una reazione a catena poiché gli altri istituti finanziatori, alla luce della segnalazione, hanno revocato gli affidamenti, portando quindi la società in crisi di liquidità.

Di fatti come questi, ne sono accaduti diversi in questi anni, anche grazie a cattivi consigli forniti alle aziende.

Nel caso di specie, tuttavia, anche la banca ha commesso un errore, riconosciuto dal Tribunale nella citata sentenza, in quanto la banca ha operato la segnalazione senza farla precedere dalla comunicazione di preavviso al debitore e agli eventuali garanti. Il Tribunale si è spinto anche oltre, richiamando una sentenza della Corte di Cassazione (n. 21428 del 2007) la quale ha sancito che non basta un mero ritardo a far scaturire la segnalazione a sofferenza ma è necessaria una valutazione e una ponderazione complessa da parte della banca, dalla quale si evinca lo stato di difficoltà e l’oggettivo rischio di riscossione del credito, senza escludere la possibilità di rientro o la ristrutturazione del debito.

Nel caso specifico, il Tribunale ha imposto alla banca la cancellazione della sofferenza. Peccato che, nel frattempo, la crisi finanziaria fosse comunque esplosa e non è automatico che le altre banche corrano a ripristinare le facilitazioni concesse.

Cosa ne consegue ai fini nostri:

l’argomento della Centrale Rischi di Banca d’Italia, è stato già scritto più volte in questo blog, è molto delicato e ad esso va dedicata la massima attenzione da parte dell’imprenditore in quanto, per le PMI, il dato di CR incide in maniera preponderante sulla valutazione del merito creditizio dell’impresa (rating).

Un’altra lezione che se ne può trarre è che, a prescindere dalle emozioni e dai cattivi consigli, il rapporto è prima regolato da un contratto, gestito da persone e di questo occorre avere contezza. Non può l’impresa farsi ragione da se, così come non lo può fare la banca. Viceversa, occorre usare intelligenza e prudenza nella gestione del rapporto, per ottenere il massimo rischiando il minimo. O almeno, conoscendo i rischi che si corrono.

In definitiva, occorre prevenire la possibilità che simili fatti possano accadere: non si può mettere a repentaglio un’azienda e le vite di tutte le persone coinvolte, dipendenti e fornitori compresi, per una questione di puntiglio. C’è un bene più grande da salvaguardare prima, e c’è tempo, dopo, per il puntiglio.

Questo, almeno, è il pensiero di chi scrive.

Se vuoi approfondire o affrontare qualche argomento, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

(1) Fonte Banca d’Italia

FINANZIAMENTI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Il tema dell’internazionalizzazione è molto sentito dalle imprese di tutto il mondo. La ripresa attuale, infatti, è da ascrivere principalmente alla domanda – soprattutto di beni strumentali – proveniente dall’estero ed è trainata da quelle imprese che non hanno mai smesso di investire in questo ambito e nell’innovazione.

L’Italia non è troppo presente al fianco delle proprie imprese nella competizione internazionale, eppure c’è la possibilità di accedere a finanziamenti interessanti per quelle imprese che intendano avviare processi strutturati in questa direzione.

Tra gli ambiti oggetto di sostegno, ci sono:

  • La partecipazione a fiere, mostre e missioni per promuovere il business all’estero
  • La realizzazione di studi di fattibilità, per aiutare le aziende nella scelta e nelle azioni conseguenti
  • Le aperture delle prime strutture commerciali all’estero e i programmi di inserimento nei mercati extra UE
  • L’assistenza tecnica per la formazione del personale locale
  • La patrimonializzazione delle PMI esportatrici.

Partecipazione a fiere, mostre e missioni

Possono accedere ai benefici le PMI (escluse quindi le grandi imprese), sia da sole che in forma associata.

L’agevolazione consiste in un finanziamento a tasso agevolato a copertura delle spese per l’area espositiva, la logistica, la promozione e le consulenze riferite alla partecipazione a fiere/mostre in Paesi extra UE. Possono beneficiare del finanziamento anche le missioni promosse dal MISE, MAECI e ICE, Confindustria e altre associazioni di categoria.

L’importo massimo del finanziamento è il 100% delle spese preventivate, con un massimo del 10% dei ricavi dell’ultimo esercizio e, in ogni caso, non oltre € 100.000,00. Il rimborso può avvenire in 3 o 5 anni, di cui 18 mesi di preammortamento.

 

Programmi di inserimento nei mercati extra UE

Possono accedere tutte le imprese e l’agevolazione consiste in un finanziamento a tasso agevolato delle spese per la realizzazione di un ufficio, show room, negozio o corner in un Paese extra UE e relative attività promozionali. Riguarda quindi aspetti squisitamente commerciali.

L’importo massimo del finanziamento arriva al 100% di quanto preventivato, comunque non può eccedere il 25% del fatturato medio dell’ultimo triennio e, in ogni caso, l’importo di 2,5 milioni di euro. Il rimborso può avvenire il 6 anni, di cui 2 di preammortamento.

 

Programmi di assistenza tecnica

A sostegno della formazione del personale, sempre con riferimento a Paesi extra UE.

Possono accedere  tutte le imprese, in forma singola o aggregata e il beneficio consiste in un finanziamento a tasso agevolato delle spese per personale, viaggi, soggiorni e consulenze, sostenute per la realizzazione di un programma di formazione del personale operativo all’estero.

L’importo massimo è sempre il 100% dell’importo delle spese preventivate, fino al 12,5% dei ricavi medi dell’ultimo triennio e, in ogni caso, con un limite finanziabile di € 300.000,00 da rimborsare in non oltre 4 anni e 6 mesi, di cui 18 mesi di preammortamento

 

Patrimonializzazione delle PMI

E’ dedicato alle sole PMI, costituite in forma di società di capitali, che nell’ultimo triennio abbiano già realizzato all’estero almeno il 35% del proprio fatturato.

Il sostegno consiste in un finanziamento finalizzato al miglioramento o mantenimento del livello di solidità patrimoniale (rapporto patrimonio netto / attività immobilizzate nette) al momento della richiesta di finanziamento “livello d’ingresso” rispetto a un “livello soglia” predeterminato. L’importo massimo finanziabile è di € 400.000,00 fino al 25% del patrimonio netto dell’impresa, rimborsabile in massimo 7 anni, di cui 1 o 2 di preammortamento.

Tutti i finanziamenti sono erogati a tasso agevolato.

 

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 10: LE GARANZIE

Negli scorsi contributi, abbiamo visto molti degli aspetti che devi conoscere (ed applicare) per presentarti opportunamente alla tua banca. Ciò che più di altro mi preme che tu comprenda, che tu e la tua impresa, se già non lo avete fatto, dovete intraprendere “un percorso” che vi conduca ad essere meritevoli del credito che andate cercando e poi comunicarlo in modo adeguato.

Ma dopo tutto questo, quando sarete di fronte al “vostro” direttore o gestore e avrete illustrato, spiegato, mostrato, ecco che molto probabilmente vi sentirete dire la fatidica frase: “si, molto bene, complimenti. Ma quali garanzie può offrire?”. E a questo punto, se non siete preparati, un po’ di smarrimento (ma anche del legittimo nervosismo) lo potreste provare.

Vediamo quindi, pur brevemente, di cosa stiamo parlando.

Intanto è importante che ti sia chiaro che, a differenza di un tempo, le garanzie non sono più l’unico elemento, o il principale, in base al quale la banca decide se accogliere o meno la tua richiesta. Mi spiego meglio: offrire l’ipoteca sul tuo immobile per ottenere della liquidità non sortirà alcun risultato se la tua proposta di business, se la tua attività, la tua impresa, la tua idea, non risulteranno meritevoli di credito. Quindi, la proposta deve “camminare” da sola, essere credibile e generare flussi di cassa adeguati al rimborso del prestito. Poi sarà la banca che ti chiederà comunque una garanzia, per mitigare eventuali elementi di rischio e, di conseguenza, gli accantonamenti a cui può essere chiamata. Ma da sola, la garanzia non basta più. Quindi, non iniziare il tuo approccio con l’argomento delle garanzie, ma con la validità del tuo business. Se poi la banca ti chiede comunque una garanzia, allora verificherai cosa potrai fare.

Intanto vediamo quali sono le principali forme di attenuazione del rischio utilizzate normalmente nei rapporti bancari:

GARANZIE REALI: l’ipoteca, il pegno, il privilegio

GARANZIE PERSONALI: la fideiussione, l’avallo

GARANZIE STATALI: ad es. Fondo Garanzia per PMI

GARANZIE CONSORTILI: i Confidi

ALTRE FORME di garanzia atipiche

Più  nel dettaglio, l’IPOTECA è una garanzia reale che grava sugli immobili, sui beni mobili registrati e sui diritti reali di godimento (usufrutto, uso, ecc.). L’ipoteca può avere ad oggetto beni di proprietà del richiedente il finanziamento o di terzi soggetti (ad esempio, il socio della srl che concede in garanzia una ipoteca sulla propria abitazione) e nasce con la sua iscrizione nei pubblici registri. In caso di mancato pagamento, il soggetto che ha concesso il prestito potrà rivalersi sul ricavato dalla vendita dell’immobile colpito dall’ipoteca (la famigerata asta) e, qualora il ricavato dovesse essere inferiore al debito, quest’ultimo rimane in capo al debitore per la differenza. In questi giorni, sta per essere approvato il “Patto Marciano”, che è una forma di garanzia un po’ diversa, di cui – eventualmente – parleremo in seguito.

Il PEGNO è anch’esso una forma di garanzia reale ma colpisce beni mobili (titoli, somme di denaro, merci, crediti, ecc.) e si concretizza con lo spossessamento del bene che, pur rimanendo di proprietà del concedente (ad esempio, del debitore) viene però introdotto nel possesso del creditore. Anche in questo caso, qualora si verificasse l’inadempimento, il creditore ha diritto di vendere i beni che ha ricevuto in garanzia.

La FIDEIUSSIONE è invece un impegno, un obbligo, personale (la persona può essere fisica o giuridica) di pagare per conto del debitore principale. Cioè, per intenderci, se la banca concede un prestito a una srl e questa si rivela inadempiente, la banca può chiedere direttamente al terzo fideiussione di provvedere al pagamento e contro il fideiussore può attivare tutte le azioni che potrebbe avviare nei confronti del debitore principale (la srl del nostro esempio): il decreto ingiuntivo, il pignoramento dei beni personali, ecc.

L’AVALLO è una forma ora poco usata e riguarda debiti assunti attraverso la sottoscrizione di cambiali.

Il FONDO CENTRALE DI GARANZIA è invece uno strumento messo a disposizione dallo Stato per sostenere le PMI che possono avere difficoltà di accesso al credito. Di questo abbiamo già parlato in precedenti contributi (http://www.claudioarrigoni.it/2017/12/27/fondo-di-garanzia-pmi-cosa-cambia-dal-2018/).

Le GARANZIE CONSORTILI sono quelle rilasciate da Enti mutualistici in favore dei propri associati. Si tratta di una forma di garanzia che presenta dei costi ma che, negli scorsi anni, è stata molto utilizzata durante la lunga crisi iniziata nel 2008.

Tra le GARANZIE ATIPICHE possiamo invece ricordarne alcune: la lettera di patronage, utilizzata soprattutto nel caso il debitore faccia parte di un gruppo. Si tratta di una dichiarazione di impegno rilasciata da una delle società del gruppo in favore di quella che sta richiedendo il finanziamento e, di solito, sostituisce la fideiussione vera e propria; la cessione del credito, normalmente utilizzata quando la facilitazione ha per oggetto l’anticipazione di crediti commerciali (anticipo fatture, factoring); il mandato all’incasso, cioè l’incarico alla banca di procedere all’incasso dei crediti (che però non sono ceduti come nel caso precedente); infine i covenants, cioè condizioni che la banca chiede siano mantenute per la durata del prestito o parte di esso e che normalmente riguardano poste o indici di bilancio. Su questo aspetto una raccomandazione: a volte gli imprenditori pongono poca attenzione ai covenants che hanno sottoscritto, salvo poi trovarsi in difficoltà quando le condizioni cambiano e la banca chiede il rientro dall’esposizione o di prestare altre garanzie.

Questo per ora. Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.

COME TI VALUTA LA TUA BANCA? 9: LA PRESENTAZIONE

Dopo una lunga pausa, riprendiamo ad occuparci di come ci valuta la nostra banca e di quali attenzioni dobbiamo porre nel rapporto con essa, in particolare ai fini dell’accesso al credito.

Abbiamo iniziato dicendoci che le banche sono cambiate (http://www.claudioarrigoni.it/2017/06/28/come-ti-valuta-la-tua-banca-1/) e che questo cambiamento è tuttora in corso e, nei prossimi mesi, ci attendiamo una ulteriore accelerazione; abbiamo visto diversi aspetti negli 8 post precedenti e nell’ultimo prima di questo (http://www.claudioarrigoni.it/2017/11/26/come-ti-valuta-la-tua-banca-8-il-business-plan/) abbiamo parlato dell’importanza delle nostre previsioni e, dopo anni passati a lamentarci che le banche osservavano solo i bilanci e non prendevano a cuore i nostri progetti e le nostre possibilità, finalmente ora hanno iniziato ad interessarsene. Però noi dobbiamo essere in grado di raccontarle, in modo corretto e coerente, ecco quindi l’importanza di un business-plan ben costruito e partecipato. Abbiamo visto anche che questo 2018 porta con se alcuni rischi, per le imprese che hanno la necessità di nuove risorse finanziarie (http://www.claudioarrigoni.it/2018/01/01/credito-alle-pmi-cosa-aspettarsi-dal-2018/). Facciamo quindi tesoro di quanto ci siamo detti e proseguiamo con un altro argomento importante: il vestito! Si, è vero, non è l’abito che fa il monaco, tuttavia – come altri ci insegnano – “non abbiamo una seconda occasione per fare una buona prima impressione”, quindi è importante che ci presentiamo alla banca in modo ordinato, pulito, adeguato. Naturalmente, non sto parlando dei vestiti che indossiamo quando il gestore imprese o il direttore vengono a trovarci (possiamo continuare ad indossare il “toni” che abbiamo messo per lavorare in officina), ma di quello con cui vestiamo la nostra richiesta alla banca.

Non mi dilungo sulla parte grafica, che comunque ha un suo effetto sul nostro interlocutore, e ti propongo una sintesi dei contenuti che il fascicolo con il quale ci presentiamo in banca deve assolutamente avere, soprattutto se non siamo ancora clienti e abbiamo bisogno di presentarci e farci conoscere.

Intanto sarà necessario fornire tutte le informazioni di base riferite alla tua impresa, quindi un’anagrafica fatta bene, l’oggetto e una breve descrizione della storia della tua attività. La mission e la vision, se già le hai, altrimenti quello può essere un bell’esercizio da fare. Essenziale poi una descrizione dell’attività, di come e dove è svolta; quali sono le persone chiave, a partire dai soci per giungere al management; è sempre utile indicare le principali certificazioni di cui disponi. Poi è necessario illustrare gli obiettivi dell’impresa, nel breve e nel medio termine, senza omettere di illustrare eventuali fattori critici. Se la tua azienda fa parte di un gruppo, è opportuno evidenziarlo e fornire le principali informazioni del gruppo di appartenenza.

Quando parli del management, descrivi brevemente le principali competenze ed i punti di forza di chi collabora con te; descrivi bene il tuo prodotto o servizio e le caratteristiche che ti distinguono dalla concorrenza. Illustra quindi il mercato, le sue dimensioni e trend e quali sono i tuoi principali concorrenti.

Un altro suggerimento: prima di illustrare i tuoi obiettivi futuri, se non sei una start-up, fornisci un’illustrazione delle performance passate descrivendo l’evoluzione dei fatturati, dei risultati e della struttura finanziaria, spiegando le motivazioni di quanto stai schematizzando.

Illustra quindi le tue strategie future, sia da un punto di vista descrittivo che numerico (…ma qui, siamo nell’ambito del business-plan), i tuoi obiettivi, i punti di forza e debolezza di questo tuo scenario.

Infine, concludi con la tua richiesta alla banca: fai attenzione che sia una richiesta “opportuna” e sostenibile, coerente – per dimensione e caratteristiche – con quanto hai descritto nel documento e con gli aspetti economici e finanziari che hai illustrato (si, lo so, pensi che sia scontato ma, credimi, non è così!)

Un tema a parte è quello delle garanzie: se anche tu non ne accenni, preparati al fatto che la banca te le chieda! Ma di questo, parleremo al prossimo contributo.

Nel frattempo, se hai bisogno di un approfondimento, scrivimi senza impegno a info@claudioarrigoni.it.