Open Day OSM Lombardia

Metti solidi fondamenta alla tua impresa!

Venerdì 9 aprile 2021 sarò tra gli speaker dell’Open day di OSM Lombardia (https://osmpartnerlombardia.it/) e parleremo di come gli imprenditori che adottano sistemi innovati di gestione dei collaboratori e del management riportano un incremento del fatturato a doppia cifra, una forte carica positiva e un team di collaboratori sempre più autonomo.

Durante la Open Day avrai la possibilità di conoscere gli strumenti e le azioni di management che più impattano sulla tua attività.

Approfondisci a questo link:

https://mailchi.mp/6834730ed31f/finanza-aziendale-parlane-con-noi

Il tuo cliente non accetta la cessione del credito? Un mito da sfatare

Il ricorso al factoring si è rivelato, e lo sarà di più in futuro, opportuno e necessario per molte imprese, anche in sostituzione del credito bancario.

Ma frequentemente gli imprenditori muovono obiezioni a questo strumento: è caro, richiede troppo tempo, “ma il mio cliente non accetta la cessione del credito” sono le più frequenti.

Prendiamo in considerazione l’ultima. È una obiezione frequente che, a volte (con una frequenza maggiore di quel che si creda) in realtà nasconde un timore, una “paura” del fornitore, più che una reale posizione contraria del cliente. Altre volte, invece, è effettivamente vera, vuoi perché il contratto sottostante la fornitura vieta espressamente la cessione del credito, vuoi perché il cliente è una realtà importante che ha propri accordi con una compagnia interna al gruppo o convenzionata, vuoi perché, semplicemente, il cliente preferisce non impegnarsi con un riconoscimento di debito per potersi mantenere una certa elasticità nei pagamenti e un maggiore controllo sul fornitore.

La “paura” del fornitore (che si genera “auto-obiezioni”) è invece quella di mostrare un segnale di debolezza al proprio cliente (avere la necessità di cedere i crediti per poter incassare immediatamente le fatture), rendendogli nota la propria necessità di credito, cosa che non avviene nella pratica dell’anticipo fatture senza notifica o nell’anticipo delle ricevute bancarie. Ma il nostro fornitore dimentica che, molto probabilmente, anche il cliente fa altrettanto ricorso al credito, con gli stesso o altri strumenti (salvo pochi casi di aziende particolarmente virtuose).

Dunque, come possono agire le aziende per poter incassare monetizzare i propri crediti sfruttando questa opportunità?

Se l’impresa cedente ha dei buoni valori e un buon andamentale, si può chiedere al Factor di valutare la cessione del credito in forma non notificata, quindi senza che il cliente sappia della cessione del proprio credito (o meglio, senza che al cliente venga chiesto di sottoscrivere il riconoscimento). Questa forma di credito, sta crescendo nella sua diffusione anche grazie alla possibilità concessa ai Factor di accedere alla garanzia del Fondo Centrale.

E’ evidente come, questa possibilità, faccia venir meno anche l’obiezione riferita al “tempo” cioè al numero di giorni necessario per vedere monetizzati i crediti sul proprio conto. Infatti, venendo meno l’intervento del cliente e dei suoi tempi, l’accredito è molto veloce.

Quanto al prezzo che dire: vogliamo fare i conti per bene, insieme? In molti casi, nella mia esperienza, il factoring si è dimostrato di gran lunga più economico rispetto alla banca tradizionale. Senza considerare i benefici conseguenti.

Come capire se la tua azienda è idonea per la cessione del credito non notificata?

Parlane con me e facciamo insieme una verifica.

Scrivimi a claudio.arrigoni@fmediafinance.it

I tools dell’imprenditore in tempi di coronavirus – 2

Secondo appuntamento con alcuni suggerimenti immediatamente applicabili in questo periodo di grande incertezza.

Intanto, ricordo la moratoria per i finanziamenti. Alcune banche la stanno già proponendo ai loro clienti, altre stanno raccogliendo le dichiarazioni di interesse. Se non l’avete fatto parlatene subito alla vostra banca e verificate con essa l’eventuale effetto che può avere sul vostro rating e sulla classificazione della vostra posizione: se non è una priorità, non preoccupatevene, pensate a trattenere tutta la liquidità di cui potreste avere bisogno. Se invece avete in programma investimenti irrimandabili, parliamone. Su questi aspetti torneremo nei prossimi giorni, anche alla luce dei contenuti del decreto odierno, in corso di pubblicazione.

Se avete linee di credito, affidamenti non utilizzati, è il momento di farlo: il bene più prezioso in questo momento è la liquidità. Quindi se avete linee in stad-by attivatele, se avete tiraggi di mutuo che avete rinviato, chiedetene l’erogazione, se disponete di linee per anticipi su contratti e ne sussistono le condizioni, attivatele. Inoltre, valutate di aprire conti correnti su basi attive, meglio se presso Istituti con i quali non avete rapporti affidati, per veicolarvi parte della liquidità per le prossime settimane e i prossimi mesi (ma cum judicio! Parliamone).

Immagino che molte delle attività rimaste aperte, se non sono direttamente impegnate nella realizzazione e nel commercio di oggetti di prima necessità o destinati in qualche modo a combattere l’epidemia in corso, stiano sperimentando un calo di fatturato. Per le altre, quelle che hanno chiuso, il calo è nei fatti. Non sappiamo se il 3 aprile potremo riaprire e non sappiamo quanto tempo ci vorrà per tornare ad un livello di attività accettabile. Probabilmente alcune attività dovranno cambiare completamente il loro approccio o forse spariranno, mentre altre ne nasceranno (pensiamo alla sanificazione dei locali e degli oggetti). Ma prima del 3 aprile, c’è il 31 marzo, con le scadenze di fine mese! E’ possibile che parte dei vostri clienti abbiano difficoltà a farvi fronte: in questo caso potreste aspettarvi degli insoluti, magari su partite anticipate dalla banca.  Siete in grado di reggerli? E per gli insoluti del 30 aprile? Attenzione al possibile effetto domino. Per questo, mi ripeto, la liquidità è l’elemento da perseguire con la massima determinazione.

Se non vi fosse possibile pagare l’F24 entro il 20 marzo (mi riferisco alla scadenza originaria del 16 marzo e nel caso in cui la tua impresa non sia tra quelle che possono rinviare il pagamento fino al 31 maggio), fate ricorso allo strumento del ravvedimento operoso appena vi sarà possibile.

Se avete cambiali in circolazione che giungeranno all’incasso nei prossimi giorni o settimane, questo è un problema perché, al momento, non risulta alcunché a questo riguardo. Quindi – se ipotizzate difficoltà nel coprire quell’esborso -, la cosa da fare è cercare di negoziare da subito con il creditore uno spostamento della data di incasso. Lo stesso se avete degli assegni in circolazione (si lo so, gli assegni post-datati non esistono per definizione).

Torno un istante sul tema del fine mese, degli incassi attesi e dei pagamenti ai vostri fornitori: gestite bene questa fase. Iniziate col chiamare i vostri clienti e cercate di capire quali intenzioni e quali possibilità hanno di rispettare le scadenze dei vostri crediti. Quindi fate i conti euro per euro e cercate di capire di quante risorse potete disporre e quanti e quali siano i vostri impegni; classificateli e se avete situazioni che ritenente di non potere sostenere, iniziate da subito ad avvertire i vostri fornitori o creditori e trovate con loro una soluzione condivisa.

Per quanto riguarda la liquidità di Stato (almeno quanto sembra emergere dal decreto in attesa per oggi 16 marzo), poca cosa (salvo la parte che riguarda il blocco degli affidamenti e delle scadenze). Ci torneremo nei prossimi giorni.

Dal lato dei costi del personale, verificate se vi è possibile accedere alla cassa integrazione in deroga, qualora sia necessario o si prolunghi il fermo delle attività oltre il periodo di consumo di eventuali ferie accumulate (ma come sapete bene, anche se il dipendente è in ferie lo stipendio glielo dovete e, per questo, vi serve la liquidità).

Questo per ora. Nelle prossime ore approfondiremo il decreto varato oggi dal Governo.

Per approfondimenti scrivetemi a info@direzioneafc.com oppure a info@claudioarrigoni.it

 

 

 

Sei un imprenditore? Partecipa a un breve sondaggio anonimo: un omaggio per te.

Questo breve sondaggio (solo 6 domande) vuole verificare quali siano le tue priorità in questo ambito. Il sondaggio è assolutamente anonimo e non impegnativo; poche domande di immediata risposta.

Inoltre, solo se lo vorrai, in cambio del tuo tempo ti offriamo la verifica della Centrale Rischi di Banca d’Italia della tua impresa (CR Test), che ti verrà fornita in modo totalmente gratuito e senza alcun collegamento con le tue risposte al sondaggio (che continuerà a rimanere anonimo). Per richiederla ti basterà scrivere a info@direzioneafc.com: ti forniremo tutte le indicazioni necessarie.

Per partecipare, vai a questo link: https://www.sondaggio-online.com/s/5fb4d5a

Grazie per la tua partecipazione!

COME E’ CAMBIATO L’APPROCCIO AL CREDITO BANCARIO

Il prossimo 5 giugno, sarò tra i relatori a questo appuntamento nell’ambito della SMART COMPANY ACADEMY di LODI EXPORT.

Parleremo di come è cambiato l’approccio al credito bancario, dalla crisi del 2008 ai giorni nostri, e di come le nuove norme in capo alle banche abbiano portato all’introduzione di nuove e più stringenti regole e altre seguiranno a breve e potrebbero avere un grande impatto sulle imprese. Ma parleremo anche di cosa, l’imprenditore, può concretamente fare per mantenere o migliorare il proprio merito creditizio. Affronteremo anche il tema della Centrale Rischi, di come leggerla e quali attenzioni prestare.

La partecipazione è gratuita ma soggetta a iscrizioni presso il Consorzio: Lodi Export 0371-4662607; info@lodiexport.it

Quando: 5 giugno 2019

Dove: Polo Tecnologico Padano – Lodi Via Einstein

Orario: dalle 15.00 alle 18.00

CRISI D’IMPRESA E INSOLVENZA: I NUOVI OBBLIGHI PER LE SRL

Cause, effetti e benefici della riforma del codice – D.LGS 14/2019

Dalla normativa all’obbligo del check up aziendale.
Cosa fare per cogliere le opportunità veicolate dalla nuova direttiva.

Sei un’azienda con un fatturato o un attivo patrimoniale superiore a 2 Milioni di Euro?

Allora devi esserci.

Il nuovo Codice sulla Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza amplia ed estende, anche alle piccole Srl, l’obbligo di adeguate misure e strumenti di gestione volti a garantire l’adozione del modello organizzativo più efficace per una gestione sana ed affidabile.

Iscriviti gratuitamente a questo link

Alternative al finanziamento bancario: i mini-bond

Nel post precedente (qui), abbiamo iniziato a trattare delle alternative alla banca tradizionale per finanziare le imprese.

Oggi approfondiamo il tema dei mini-bond, uno strumento che si sta rivelando interessante per diversi aspetti.

Sostanzialmente si tratta di prestiti obbligazionari, quindi niente di “troppo” nuovo se consideriamo che, storicamente, molte sono state le SPA che hanno provveduto ad emissioni di prestiti obbligazionari, anche se – frequentemente – i sottoscrittori di tali strumenti erano gli stessi soci o i loro familiari, mentre poche e solitamente di grandi dimensioni, erano le emissioni destinate al pubblico dei risparmiatori (stiamo parlando di titoli emessi da PMI non quotate).

In generale le obbligazioni sono titoli di debito, emessi da società di capitali, quindi strumenti che consentono alle imprese di raccogliere risorse a debito. Tradizionalmente, prevedono il riconoscimento al finanziatore di un interesse (cedola) e l’obbligo alla restituzione del capitale iniziale a una certa data o secondo un piano di rimborso reso noto al momento dell’emissione (regolamento).

Le SPA non quotate possono emettere obbligazioni per un importo non superiore al doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato. E’ ammessa una eccezione nel caso le obbligazioni siano sottoscritte da investitori professionali soggetti a vigilanza (fondi, banche, finanziarie, ecc.) oppure siano destinate alla quotazione nei mercati o, ancora, qualora attribuiscano al portatore il diritto di acquisire o sottoscrivere azioni.

Le SRL possono emettere questi titoli se previsto dall’atto costitutivo e sottoscrittori possono essere esclusivamente gli investitori professionali soggetti a vigilanza. L’ammontare dell’emissione non è soggetta a limitazioni.

Non ci addentreremo nei numerosi e importanti adempimenti necessari per giungere all’emissione (infatti, a seconda delle caratteristiche dell’emissione e del pubblico cui è destinata, potrebbero essere necessari diversi elaborati e documenti, oltre al regolamento del prestito, primo tra tutti il Prospetto Informativo che deve essere sottoposto ad approvazione della CONSOB in caso di quotazione).

Ma veniamo a parlare dei mini-bond.

Intanto cominciamo con il dire che possono essere emessi dalle società non quotate, incluse le PMI di qualsiasi dimensione (purché non classificata come microimpresa).

In buona sostanza consistono in emissioni obbligazionarie ma beneficiano di alcuni specifici trattamenti, soprattutto di carattere fiscale e a determinate condizioni. Quella che, forse, è la più interessante di queste condizioni è la quotazione su mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione. In tal caso, i benefici che conseguono sono la deducibilità degli interessi passivi, delle spese di emissione e l’esenzione dell’applicazione della ritenuta sugli interessi percepiti dall’investitore con applicazione dell’imposta sostitutiva. Gli stessi benefici sono previsti nel caso i mini-bond siano sottoscritti da investitori qualificati.

Vi possono essere quindi benefici sia per l’emittente che per il sottoscrittore.

In Italia, la principale iniziativa a sostegno della diffusione dei mini-bond potrebbe essere riconducibile a Borsa Italiana, la quale ha introdotto il segmento Extra MOT, riservato ai soli investitori professionali, sul quale vengono quotati e scambiati anche mini-bond e cambiali finanziarie.

Dopo questo primo inquadramento generale, vediamo quindi di approfondire alcuni aspetti più specifici.

Intanto, abbiamo detto che, in sostanza, si tratta di prestiti obbligazionari, quindi strumenti di debito a medio/lungo termine, la cui emissione e, soprattutto, quotazione, è resa possibile ad un più vasto numero di imprese e con alcune semplificazioni rispetto alle emissioni destinate alla quotazione “tradizionale”.

L’aspetto interessante è che consentono di “affrancarsi”, almeno in parte, dal tradizionale sistema bancario.

Normalmente, le risorse raccolte con l’emissione sono destinate a piani di sviluppo aziendale, o in operazioni di investimento straordinario, a volte a ristrutturazione di altre posizioni. Attenzione, in quest’ultimo caso, e in generale, non si sta parlando di aziende in crisi. Al contrario, l’azienda deve essere in buone condizioni di salute, con buone performance e deve avere precisi e concreti piani di sviluppo.

Possono essere emesse da Società di capitali che devono avere un fatturato non inferiore a 2 milioni di euro (quindi, le “microimprese” sono escluse da questa possibilità), e il bilancio della Società emittente deve essere certificato da un revisore esterno (questa è una annotazione importante e che le imprese devono tenere in considerazione, per tempo. Accade spesso che questo aspetto finisca per costituire uno scoglio…per più di un motivo). L’accesso ai mini-bond, e al mercato Extra MOT, costituiscono un ottimo esercizio di trasparenza e di programmazione. Gli investitori, infatti, sono tutti professionali (banche, società di investimento, SGG, SICAV, ecc.) e devono poter essere messi in condizione di apprezzare la bontà e l’affidabilità dell’offerta.

Al 30 settembre 2018, le emissioni di mini-bond quotate all’Extra Mot Pro erano 334 e sono in continuo aumento. L’ammontare medio dell’emissione è di circa 6,7 milioni di euro (ma ci sono emissioni anche molto più piccole) e il rendimento offerto è leggermente superiore al 5%. Su quest’ultimo aspetto vale porre molta attenzione, in quanto il costo per interessi, ai quali vanno aggiunti i costi accessori per giungere all’emissione, alla quotazione e al mantenimento di quest’ultima, sono – mediamente – sensibilmente maggiori rispetto a quelli che potrebbero essere ottenuti attraverso i normali canali bancari e sono altresì maggiori rispetto al solo rendimento offerto agli investitori.

Il fatturato medio delle società emittenti è nell’intorno dei 100 milioni e la durata media dei prestiti è prossima ai 5 anni. Le modalità di rimborso sono per circa la metà delle emissioni con un piano di ammortamento mentre l’altra metà prevede un rimborso bullet (tutto alla scadenza).

Quali sono i soggetti coinvolti nell’emissione di un mini-bond. Una figura importante è l’advisor al quale ci si rivolge, quindi un consulente (o una società di consulenza), che collabora con la Società nella definizione della strategia, nell’analisi del business-plan, nella definizione dei contenuti dell’information memorandum, oltre che nella condivisione dei tempi. Vi è poi un consulente legale per gli aspetti formali e per la stesura, nel rispetto delle norme, dei diversi documenti. L’arranger si incarica poi del collocamento dei bond presso il mercato degli investitori. La Società di rating si preoccuperà di esprimere il giudizio di affidabilità in merito alla solvibilità dell’emittente (anche se il rating non è obbligatorio, è opportuno verificarne l’opportunità, per migliorare l’appetibilità dell’emissione). Del certificatore di bilancio abbiamo già detto. E poi c’è Borsa Italiana. Insomma, il progetto è da valutare per tempo e i costi non sono indifferenti ma il risultato che se ne ottiene può essere davvero significativo.

Se vuoi approfondire, scrivi a info@claudioarrigoni.it

Un business angel per la tua start-up?

Un recente incontro con Paolo Anselmo, Presidente dell’Italian Business Angels Network Association (IBAN), promosso da Bergamo Sviluppo,  offre l’occasione per una panoramica sul tema dei business angelsin Italia (altri network di business angels presenti in Italia sono Italian Angels for Growth, Custodi di Successo, Angel Partner Group e altri).

Chi è un business angel? E’ un investitore informale in capitale di rischio, una persona fisica – da non confondere quindi con altre tipologie di investitori -, che investe risorse proprie e non di terzi. Può investire da solo o in sindacato con altri business angels, al fine di ottimizzare l’importo investito da ciascuno ma giungendo comunque all’importo complessivo necessario all’investimento, consentendo così di diversificare gli ambiti di intervento.

Normalmente ha esperienza nella conduzione di imprese e dispone di mezzi propri oltre a un buon bagaglio di conoscenze. Insomma, tutte risorse che possono risultare molto utili a chi inizia ad intraprendere e ha la necessità di competenze per impostare e condurre una impresa, risorse monetarie e conoscenze di persone che possono essere d’aiuto nei vari ambiti.

La maggior parte dei business angels è maschio (solo 1 su 5 è donna), ex manager o imprenditore, in due casi su tre è laureato, investe solo una piccola parte delle proprie disponibilità monetarie in relativamente poche aziende per volta, così da poterle seguire da vicino.

Quando investe in una start-up, il business angel si aspetta di trovare una controparte seria, competente, con un team affiatato, una visione chiara e, naturalmente, un progetto realmente innovativo.

Interviene generalmente in fase di early stage (cioè nelle prime fasi di avvio dell’impresa) e l’ammontare dell’investimento può essere molto contenuto, se sostenuto in sindacato (anche solo 10 mila euro per ogni investitore) e giungere fino a 100 o 200 mila euro.

I settori preferiti sono quelli ad alto potenziale: life science, tech, energy, fintech, biotech, elettromedicale, A.I., ecc.

E’ facile ottenere il sostegno di un business angel? Sembra di no, o meglio, la selezione è molto attenta. Da alcune osservazioni emerge che ogni 100 proposte, solo 20 circa vengono prese in considerazione e di queste solo poche unità accedono alle successive verifiche e ottengono il capitale, non sempre nella misura richiesta.

Insomma, quella del business angel è una opportunità concreta, ma anche in questo caso, è il merito che fa la differenza.

Se vuoi approfondire, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Nuovi affidamenti e rinnovi: la tua impresa è pronta?

E’ arrivato il momento della revisione delle posizioni bancarie. Con l’approvazione dei bilanci 2017, tutto gli imprenditori o i direttori e responsabili amministrativi e finanziari riceveranno la chiamata dal loro gestore imprese che chiede il bilancio 2017 e, “se fosse disponibile”, una situazione provvisoria del 2018, insieme a tutta una serie di altra documentazione (ne abbiamo parlato altrove).

Nulla di nuovo se non che, questa volta, le banche devono fare i conti con il nuovo principio contabile internazionale identificato come Ifrs 9 (Ifrs è un acronimo che sta per International Financial Reporting Standard) il nuovo principio contabile che, si ritiene, avrà grande impatto in materia di valutazione del rischio di credito e, conseguentemente, in materia di accantonamenti per rischi di perdite sui crediti da parte delle banche.

L’obiettivo di questo nuovo approccio è quello di arrivare ad un più tempestivo riconoscimento delle perdite attese, per le banche, al fine di rafforzare la fiducia degli investitori nei bilanci delle banche stesse. Affinché  questo accada, è necessario che queste ultime, analizzino in modo diverso e più rigoroso i loro crediti, e l’elemento qualificante (per le banche e, di conseguenza per le imprese) sono il cash flow e il modello di business.

Diciamo che è una nuova ed ulteriore tappa del processo già in atto da diversi anni, che vede le banche e le imprese misurarsi con il proprio rating. Questa volta però, potremmo assistere ad una ulteriore accelerazione che potrebbe portare – per le imprese meno “attrezzate” – ad ulteriori difficoltà e a maggiori costi per interessi ed oneri.

Infatti, questo maggior rigore richiesto alle banche nella classificazione dei propri assets, si riverbera, automaticamente, in un maggior rigore nell’assunzione dei rischi verso le aziende e verso gli strumenti finanziari oltre che nel mantenimento di posizioni che presentano possibilità di perdite elevate, in quanto le banche sono chiamate ad operare valutazioni più stringenti e provvedere ad accantonamenti e svalutazioni importanti a fronte di rischi anche solo potenziali.

Ormai tutti sappiamo che minore è la rischiosità dell’impresa, migliore è il rating che le viene attribuito, maggiori le possibilità di ottenere credito a condizioni economiche vantaggiose. Viceversa, maggiore è il rischio calcolato, peggiore il rating, minori le possibilità di ottenere finanza e penalizzanti le condizioni applicate, proprio per compensare la banca dai costi conseguenti ai maggiori accantonamenti che è chiamata ad operare. Questo almeno fin’ora. Da domani, è possibile che le posizioni che presentano maggiori gradi di rischio vengano dismesse (poste a rientro) e non più assunte.

Le imprese che ancora non si sono attrezzate, si preparino quindi ad una stagione di turbolenza e ne approfittino per uscirne migliorate, ordinate, e in linea con le attese dei mercati. Per fare questo c’è bisogno di avviare un percorso di analisi e di miglioramento, ingaggiando risorse specializzate che possano fornire la direzione e aiutare nella conduzione.

Se vuoi approfondire, verificare la tua posizione o essere assistito in questo percorso, scrivimi a info@claudioarrigoni.it. Parliamone insieme.

CODICE LEI: LA TUA AZIENDA LO HA GIA’ CHIESTO?

A partire da questo 2018 le imprese, oltre ai fondi, che svolgono operazioni finanziarie, devono ottemperare a nuovi obblighi in materia di trasparenza e stabilità dei mercati finanziari. Tra questi, si annovera anche l’obbligatorietà della richiesta di attribuzione del cosiddetto codice LEI, un acronimo che sta per Legal Entity Identifier: un codice univoco, composto da 20 caratteri, che identifica le parti nelle transazioni finanziarie effettuate in tutti i mercati finanziari del mondo.

Tutto prende il via dai lavori del G-20 attraverso il Financial Stability Board (FSB) allo scopo di potenziare la gestione del rischio sistemico globale.

In Italia, la gestione operativa dell’assegnazione dei codici è affidata a InfoCamere, la Società di Unioncamere, e la richiesta di attribuzione del codice va effettuata telematicamente. L’attribuzione del codice ha validità un anno dalla data del rilascio e può essere rinnovata annualmente … previo pagamento. Il primo anno, il costo è di 122,00 euro, mentre l’onere per il rinnovo è di 84,50 euro + IVA.

Il Codice LEI è quindi necessario per il compimento di operazioni finanziarie, quali – ad esempio – la compravendita di azioni e obbligazioni, la negoziazione di opzioni, derivati, swap e sono da intendersi rientranti nella disciplina anche la sottoscrizione di mutui con strumenti finanziari sottostanti.

La richiesta di attribuzione del codice LEI si può fare collegandosi al sito www.LEI-Italy.infocamere.it