Dopo aver inquadrato l’argomento, esserci avvicinati allo Stato Patrimoniale e al Conto Economico e aver visto alcuni primi indici che possono aiutarci a capire com’è vista (o com’è) la nostra azienda, proseguiamo con alcuni altri aspetti.

Questa volta ci occuperemo di flussi di cassa ma, prima di addentrarci in questo, diamo ancora un’occhiata a due grandezze, una desumibile dallo Stato Patrimoniale riclassificato e una dal Conto Economico riclassificato:

la PFN (Posizione finanziaria netta) e

il MOL (Margine operativo lordo o EBITDA).

Il MOL, è spesso visto come un’approssimazione della cassa generata dalla nostra attività (vedremo in seguito che non è sempre così, anzi…); ecco quindi che un’osservazione che potrebbe essere interessante è quella che mette a confronto la cassa generata (il MOL, al denominatore) con la Posizione Finanziaria Netta (PFN, cioè i debiti finanziari al netto dei crediti). Ne viene il seguente indice:

PFN (POSIZIONE FINANZIARIA NETTA)/MOL (MARGINE OPERATIVO LORDO)  

Il risultato di questa frazione, esprime il rapporto tra l’indebitamento finanziario e la cassa generata dall’attività della nostra impresa e dovrebbe quindi esprimere in quanti anni siamo in grado di rimborsare i debiti finanziari. Ad esempio, se la PFN è 100 e il MOL è 25, allora si potrebbe essere indotti a ritenere che in 4 anni di attività, a parità di risultato, la nostra impresa potrebbe rimborsare tutti i debiti finanziari. Teniamo questa considerazione, che riprenderemo in seguito, e andiamo oltre.

 

IL CASH FLOW

La cassa non mente mai” è un vecchio detto, sempre di grande attualità e va sempre tenuto ben presente. Infatti, se altri fattori possono essere influenzati (compreso il MOL) da valutazioni, aspettative, “manovre” e quant’altro, la cassa, cioè il denaro, è un fatto squisitamente numerico, una conta, insomma, un dato che esprime una maggiore “certezza” rispetto ad altri valori. Almeno nella maggior parte dei casi.

Vi sono diverse modalità e diversi gradi di approfondimento e obiettivi d’indagine intorno al CASH FLOW (letteralmente, FLUSSO DI CASSA): in quest’occasione vedremo alcune prime approssimazioni e una prima versione di rendiconto finanziario, mentre in futuri appuntamenti approfondiremo altri schemi al fine di isolare alcune specifiche figure di flusso di cassa.

Intanto cominciamo col dire che, nell’immaginario comune, una prima approssimazione – da parte dei non addetti ai lavori – potrebbe indicare il CASH FLOW come il Risultato dell’esercizio (l’utile o la perdita). In realtà, non è proprio così, perché nella determinazione del risultato dell’esercizio influiscono molte variabili non monetarie, cioè molte voci che non hanno una effettiva manifestazione di entrata o di uscita di cassa: pensiamo agli ammortamenti, agli accantonamenti, al TFR, e molte altre voci che, nonostante influenzino il risultato d’esercizio, non hanno generato un incasso o un pagamento (un’entrata o un’uscita) nel corso dell’esercizio.

Quindi, il risultato d’esercizio NON E’ un indicatore del flusso di cassa.

In una certa prassi consolidata, anche in ambito bancario, si apportano quindi alcune rettifiche, aggiungendo al risultato d’esercizio tutti i costi che non danno origine ad una uscita monetaria (ammortamenti, quota TFR, accantonamenti, ecc.) e il risultato, viene chiamato … cash flow. Peccato che questa sia solo una pallida approssimazione. Abbiamo già detto di come il risultato economico possa essere oggetto di molte “valutazioni” o manovre o di come il fatto economico non necessariamente costituisca anche, nello stesso momento, un fatto finanziario. Per capirci, ripropongo un esempio: se la nostra impresa ha comprato della merce a 100, pagandola, e la mette a magazzino. Ha pagato stipendi per 10 e accantonato TFR per 1. Ipotizziamo anche che la merce sia stata venduta solo il 30/12, al prezzo di 150, con incasso a 60 giorni. Il nostro conto economico iper-semplificato porterà ricavi per 150, costi per 100 + 10 + 1 = 111, e un utile d’esercizio di 39. Applicando le due approssimazioni sin qui viste, saremmo pensati a ritenere che il cash flow sia pari a 40 (utile di 39 + accantonamento TFR per 1), cioè che la gestione della nostra impresa abbia prodotto “cassa” per 40. In effetti, invece, non è così, perché abbiamo concesso una dilazione al nostro cliente, mentre abbiamo pagato la merce che abbiamo acquistato e gli stipendi. Il flusso di cassa non è quindi di + 40 bensì di – 110.

Insomma, nessuna delle due formule di calcolo sin qui proposte, sono idonee a calcolare effettivamente qual è il flusso di cassa (denaro) prodotto o consumato dalla nostra impresa in un dato periodo.

 

Il RENDICONTO FINANZIARIO

Ecco quindi che ci serve un altro strumento, il Rendiconto finanziario, uno strumento che ha lo scopo di presentare, misurare, descrivere i flussi finanziari avvenuti nel corso dell’esercizio.

Purtroppo, o per fortuna, ci sono diversi schemi e diversi approcci a questo strumento: quello obbligatorio per alcuni tipi di società, altri schemi proposti dalla dottrina, lo schema utilizzato dalle Banche per analizzare le nostre società (il CEBI) e altri schemi utilizzati dagli analisti finanziari. In questo documento, vedremo il Rendiconto Finanziario CEBI, quello usato dalle banche ed elaborato dalla Centrale dei Bilanci. In uno studio che pubblicherò successivamente, utilizzeremo e approfondiremo un altro schema, ancora più preciso e significativo.

IL RENDICONTO FINANZIARIO SECONDO CEBI

Il rendiconto consente di isolare i flussi finanziari derivanti dalle diverse gestioni della nostra impresa: operativa/caratteristica; investimenti; finanziamento. Consente di distinguere le fonti interne da quelle esterne e ciò che è misurato è la variazione di liquidità. Non vengono presi in considerazione i movimenti contabili che non prevedono movimenti di denaro.

Ecco quindi lo schema del rendiconto finanziario CEBI:

 

RENDICONTO FINANZIARIO

 
+ MOL
+ SALDO RICAVI E ONERI DIVERSI
+ CAPITALIZZAZIONE DI ONERI PLURIENNALI
+ VARIAZIONE FONDO TFR (accantonamento – utilizzo=
– UTILIZZO FONDO RISCHI
+ ALTRE VARIAZIONI (es. variazione risconti; variazione partite per imposte anticipate; ecc.)
= AUTOFINANZIAMENTO ANTE GESTIONE FINANZIARIA ED IMPOSTE
+ PROVENTI FINANZIARI LORDI
– ONERI FINANZIARI LORDI
+/- PROVENTI e ONERI STRAORDINARI LORDI
– IMPOSTE
– DIVIDENTI E ALTRE DISTRIBUZIONI
= AUTOFINANZIAMENTO NETTO (a)
+ VARIAZIONE RIMANENZE
+ VARIAZIONE CREDITI COMMERCIALI e DIVERSI
– VARIAZIONE DEBITI COMMERCIALI e DIVERSI
= VARIAZIONE CIRCOLANTE OPERATIVO FUNZION. (b)
= SALDO DELLA GESTIONE (a – b)
– INVESTIMENTI IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
– INVESTIMENTI IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
+ DISINVESTIMENTI IN IMMOBILIZZAZIONI
– VARIAZ. ALTRE IMMOBILIZZAZIONI OPERATIVE
= SALDO FINANZIARIO LORDO
– INVESTIMENTI IN PARTECIPAZIONI
+ DISINVESTIMENTI IN PARTECIPAZIONI
– VARIAZIONE IMMOB. CREDITI FINANZ. E TITOLI
= SALDO FINANZIARIO NETTO
+ AUMENTI NETTI DI CAPITALE
+ CONTRIBUTI CAPITALIZZATI
= VARIAZIONE DEBITI FINANZIARI NETTI
+ VARIAZIONE PRESTITI OBBLIGAZIONARI
+ VARIAZIONE DEBITI MLT FINANZ. V/BANCHE
+ VARIAZIONE DEBITI MLT FINANZ. V/TERZI
= SALDO FINANZIARIO A BREVE TERMINE
+ VARIAZIONE DEBITI B.T. FINANZ. V/BANCHE
+ VARIAZIONE DEBITI B.T. FINANZ. V/TERZI
= VARIAZIONE NETTA DI LIQUIDITA’ (1)
(1) DI CUI: VARIAZ. ATTIVITA’ FIN. NON IMMOB.
(1) DI CUI: VARIAZ. DISPONIBILITA’ LIQUIDE
(1) DI CUI: VARIAZ. TESORERIA INTERGRUPPO

Del MOL, che costituisce il punto di partenza del calcolo, abbiamo già detto.

L’AUTOFINANZIAMENTO ANTE GESTIONE FINANZIARIA esprime le “potenziali” risorse finanziarie generate dalla gestione operativa della tua impresa dalla gestione operativa

L’AUTOFINANZIAMENTO NETTO rappresenta invece il “potenziale” di risorse finanziarie nette generate dall’impresa, dopo aver “pagato” le fonti di finanziamento: le banche, lo Stato e i soci.

Rettificando questo valore con la Variazione del circolante operativo (elemento fondamentale, lo abbiamo già accennato in precedenza e ci torneremo più avanti, quando vedremo come costruire il “nostro” rendiconto finanziario) otteniamo il valore effettivo delle risorse finanziarie generate, cioè quello che qui viene chiamato SALDO NETTO DELLA GESTIONE.

Il SALDO FINANZIARIO LORDO si ottiene deducendo dal Saldo Netto dalla Gestione gli Investimenti in immobilizzazioni, al netto dei disinvestimenti: rappresenta il fabbisogno di finanza esterna (ex post) prima delle decisioni di investimenti finanziari.

Deducendo da questo valore l’ammontare degli investimenti, al netto dei disinvestimenti, di ottiene il SALDO FINANZIARIO NETTO che rappresenta (se negativo) il fabbisogno di finanza esterna che ex post l’impresa ha affrontato nell’esercizio. Se invece è positivo indica il surplus di risorse che l’impresa ha avuto a disposizione nel periodo.

Aggiungendo al SFN gli aumenti di capitale ed i contributi ricevuti si ottiene la VARIAZIONE DEI DEBITI FINANZIARI NETTI, cioè il fabbisogno residuo coperto con la variazione dei debiti finanziari netti (al netto della liquidità).
Il SALDO FINANZIARIO A BREVE TERMINE se negativo, esprime il residuo fabbisogno di finanza dopo che l’impresa ha attinto da fonti a medio e lungo termine (azioni, contributi e debiti) e corrisponde alla variazione dei debiti finanziari netti a breve termine.

In definitiva, abbiamo visto come la dinamica finanziaria – che come abbiamo già detto, non mente – venga analizzata nel dettaglio e come “la cassa” sia l’elemento essenziale da tenere sempre sotto controllo.

La prossima volta parleremo di un elemento che può influire sulla “cassa”: i rischi!

Nel frattempo, se hai necessità di un approfondimento o se vuoi sottopormi il tuo caso, scrivimi a info@claudioarrigoni.it

Un saluto!

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